[forum] – Parliamo di… LE PAROLE E IL LORO POTERE EVOCATIVO

Parliamo di…

LE PAROLE E IL LORO POTERE EVOCATIVO

Già, evocativo. Perché ogni parola, al di là del reale significato semantico, acquisisce un significato personale secondo il vissuto di chi le introietta dentro sé.
Ecco, allora, che la parola felicità ha una valenza per una persona e ne ha una diversa per un’altra. Chissà cosa determina l’acquisizione del valore di un termine piuttosto che di un altro, di una parola specifica piuttosto che di un’altra similare, affine. E’ qualcosa legato a ciò che siamo? A qualche ricordo del passato, a qualche persona a noi speciale, a un’emozione collegata? Possiamo amare una parola per un motivo e amarne un’altra per un motivo diverso. Per le stesse ragioni possiamo arrivare a odiarle, alcune parole. Credo che quando entriamo in comunicazione con l’altro dovremmo sforzarci di capire – oltre alle parole – la valenza reale e personale che ognuno di essi dà ai termini che usa.
Possiamo scoprire che “Aggrapparsi”, “Aspettare”, “Accogliere” possono essere terrificanti per chi non ha ancora compiuto un percorso di crescita personale.
Allora, parlando di parole, vi dico le mie, divise per categorie: quelle che spaventano, quelle che si rigettano/si odiano, quelle che si amano/accolgono, quelle dal potere evocativo.

Le parole che mi spaventano: APATIA – GUERRA – VERTIGINE – CIMA – FURIA – LOCUSTA – SPETTRO
 

Le parole che odio: PREPOTENZA – INTRUSIONE – LADRO – ANNIENTAMENTO – ILLUSIONE – SCHIFO – MATTANZA – DECOMPOSIZIONE – LIQUAME

INDIVIDUALISMO 
[Barbara C. + Martina B. + Enrica Kikka C.]

STUPRATORE  [AnnaMaria P.]

SUPERFICIALITA’
[Barbara C. + Martina B. + Enrica Kikka C.]

IPOCRISIA  [AnnaMaria P.] 

ODIO [Adriana G. + Andrea B. + Maria Pia S.]


STUPIDITA’

 [Barbara C. + Martina B. + Enrica Kikka C.]

MESCHINITA’ 

[Barbara C. + Martina B. + Enrica Kikka C.]

SCHIFO 

[Charlotte R. + Adriana G. + Andrea B. + Maria Pia S.]





Le parole che amo: SCHEGGE – LUMINOSO – ARGENTINO – DIFFONDERE – RISPETTO – ORGOGLIO – DIGNITA’ – EQUITA’ – FARFALLA

AMORE [Paolo M.B. + Anna Maria P.]
UMILTA’ [AnnaMaria P.]
SOLIDARIETA’ [Barbara C. + Enrica Kikka C.]
CONDIVISIONE [Barbara C. + Enrica Kikka C.]
LEALTA’ [Barbara C. + Enrica Kikka C.]
COCCOLE [Adriana G. + Andrea B. + Maria Pia S.]
LUMINOSITA’ [Anna Maria P.]
RISPETTO [Charlotte R. + Adriana G. + Andrea B. + Maria Pia S.]
EQUITA'[Barbara C. + Enrica K.C. + Charlotte R.]

La parole dal potere evocativo: ANIMA – LUCCICHIO – VIAGGIO – RIMPIANTO – RICORDO – CASSETTO – STANZINO – LIBERTA’ – SPINA DORSALE


…Anima è la parte più bella e profonda nuda e pulsante di me stessa.

…Luccichio indica un bagliore intenso ma lieve, leggero. Qualcosa di bello e positivo, non invadente. 

…Viaggio è la predisposizione mentale all’esperienza arricchente dello scoprire, del viaggiare, del conoscere, del confrontarsi.

…Rimpianto è qualcosa di me stessa e del mio passato che non voglio più ricreare: la vita va vissuta, non fatta scorrere via. 

…Ricordo è doloroso e caldo assieme, un attimo passato, un bel ricordo che però è associato al sentimento trascorso che non riesci a trattenere con te, perché si àncora al passato temporale

Spina dorsale è quel qualcosa che ognuno di noi ha che lo guida nella vita, che lo sprona a fare e che gli impedisce di autodistruggersi.

…Cassetto/Stanzino sono parole che uso spesso associandole alla mia anima. Lo Stanzino è il luogo dove l’anima mia si rifugia per curarsi e proteggersi, quando la vita le ha dato troppo dolore. Lo stanzino è buio e insonorizzato: lì posso urlare quanto voglio, graffiarmi, sbattere i pugni, insomma far emergere tutto il dolore e la rabbia che ho, nessuno mi sentirà e io potrà farlo senza dover spiegare niente a nessuno e avere sensi di colpa.
Cassetto è una parola uso spesso associandole alla mia anima. Il cassetto è un luogo positivo dove custodisco ricordi, gioie, emozioni e sogni.

…Libertà è l’ovvio significato di potersi esprimere e realizzare al meglio senza costrizioni.

Per quanto mi riguarda si può notare un filo unico – generale per le 4 serie di parole.
Per quelle di cui ho PAURA il filo è l’esperienza personale (ho paura dell’altezza, ho il terrore delle cavallette, ho insofferenza verso il non fare e l’apatia, l’incompiuto, ho il terrore della violenza).
Per quelle che ODIO, il filo conduttore è la morte, infatti quasi tutte le parole si riconducono ad essa – come se temessi di non riuscire a compiere me stessa in questa vita e mi sembri che il tempo non sia mai abbastanza.
Per quelle che AMO, invece, il filo è l’etereo, lo spirituale: infatti sono quasi tutte legate a sentimenti o concetti elevati.
Per quelle dal POTERE EVOCATIVO… beh, è ovvio, hanno un significato speciale per me.


e…. per voi?
   [Loriana/Charlotte]

Aggiungiamo nuove parole, questo è il contributo di Daniele… Daniele ha inserito parole forti e importanti, legate a valori e ideali… grazie!

amicizia coraggio forza sincerità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo invece è il contributo di Silvia… anche in questo caso sono tutte parole positive, legate a passioni o a cose che ci fanno stare bene 🙂

bacio destino libro scrittura speranza viaggio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Annalisa apporta il proprio commento che aggiunge profondità alla riflessione sul senso delle parole:

L’importanza di ogni singola parola acquista oggi molto più valore di prima, poiché, in passato si parlava solo al telefono o da vicino. Oggi, con l’era dei cellulari e dei social network bisogna prestare attenzione alle parole usate perché non sono accompagnate dall’intonazione della voce. In molti casi è l’intonazione della voce che fa comprendere il motivo di quell’utilizzo e il modo con cui si usa. Andando al valore dell’utilizzo, be’ dipende dall’importanza che ha nelle singole parlate locali. Esistono sì, anche parole che per il loro suono creano una specie di idiosincrasia, intesa come antipatia verso quel suono. E comunque di parole legate al proprio vivere o essere ce ne sono.

 

Annalisa ci invia anche questa bella citazione, tratta da una canzone di Mango, molto attinente al tema, che qui condivido con tutti voi…

paroleJohn D. Baylecorn ha apportato a questo forum un giudizio di qualità con il suo contributo, del quale lo ringraziamo davvero con riconoscenza!

La connessione tra il mondo interiore e il mondo esteriore di una persona è incredibilmente connesso, sensibilmente più di quanto si possa pensare.
Per certi versi siamo letteralmente i creatori dell’universo, ognuno di noi.
Questa è un’affermazione forte, che tende a spostare tutte le responsabilità degli eventi che ci riguardano su noi stessi, anche quelli che sembra impossibile far risalire a noi.
Generalmente viene usata soprattutto nell’ambito del pensiero positivo (vale a dire santoni dissoluti, motivatori strambi nell’immaginario collettivo), ma ha un fondo di verità talmente affascinante e concreto che non deve essere sottovalutato.
La nostra mente è potente, concreta, fluida. Non conosce limiti se non quelli che noi stessi le poniamo.
Ed uno dei limiti che le poniamo è quello comunicativo.
Pensiamo che sia difficile comunicare le cose agli altri e che nessuno potrà mai capire davvero cosa pensiamo.
Ma questo diventa vero nel momento in cui tutti noi decidiamo che è vero.

Se io scrivo ALBERO chiunque legga quella parola avrà chiaro nella mente una sua immagine di ALBERO che sarà diversa dalle altre (ed unica, dato che in tutto l’universo nessuno sembra di in grado di visualizzare le stesse immagini di un altro).
Questo difficilmente crea problemi. Nessuno potrebbe arrabbiarsi per le diverse immagini di Albero.

La questione diventa problematica nel momento in cui scrivo la parola FELICITÀ.
A questo punto entra in gioco una dimensione diversa.
La felicità sul piano spirituale, più profondo… Tutti sappiamo (o intuiamo cosa possa essere).
Ma sul piano concreto? Un bel casino. Perché ognuno di noi può raggiungere la felicità concreta per vie diverse.
Ed è qui che nasce il problema. Lungo la strada che dal “bisogno” della felicità (che è universale e privo di forma) alla sua realizzazione concreta (personale e con una forma) tendiamo a diventare come l’oggetto che ci rende felici. Personali e con una forma.
Ci separiamo dagli altri e ci allontaniamo, ponendoci a distanza.
È qui che nasce il bisogno di “spiegare” e viene meno quello di “comunicare”.
Spiegare le cose indica una condizione di disequilibrio infatti.

Nel mondo delle parole accade questo. Il linguaggio dovrebbe avere uno scopo comunicativo, dovrebbe essere un mezzo.
Troppo spesso finisce per diventare lo scopo ultimo. La questione di principio per cui si sente il bisogno di avere l’ultima parola.
E queste lo rende un mezzo parziale, che raggiunge solo parte del suo obbiettivo.
Questo perché diventa più facile spiegare perché si è felici piuttosto che comunicarlo, esattamente come è più facile sapere cosa rende felici piuttosto che esserlo per davvero.

P.s. un po lunghetto ma spero di aver reso l’idea!

 

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