[recensione] Sotto le Nuvole – di Loriana Lucciarini (poesie)

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Paolo Beretta: recensione a “Sotto le nuvole”  – LA LUCE IN UN CIELO SENZA STELLE… Esistono infiniti modi di scrivere e infinite ragioni per farlo, la scrittura è prima di tutto un fatto personale. Può essere allo stesso modo viatico e lamento espiatorio; inno di giubilo e cronaca di una caduta; singhiozzo di rimpianto, disperata ricerca di una luce e saluto di una nuova alba. Testimonianza, infine, di un equilibrio e una dignità ritrovati. In “Sotto le nuvole”, di Loriana Lucciarini, il lettore compie il percorso lineare che va dal buio sordo e profondo di un ventre d’abbandono e sconforto alla luce di una rinnovata fiducia in se stessi. L’autrice lo conduce per mano attraverso l’esperienza della solitudine e del disincanto, snocciolando versi che hanno il respiro raccolto di una litania necessaria. Con altrettanto lucida e serena disillusione, ella gli svela la via della felicità attraverso l’accettazione di sé e dei propri limiti, del proprio bagaglio di esperienze, passate e future, della ricchezza che la vita, comunque, ancor più nel male che nel bene, permette a ognuno di scoprire. Il proprio destino, voluto o imposto che sia. In tutto ciò, Loriana Lucciarini ci guida senza cerimoniali. Non brucia dolore sull’altare dell’arte per trarne prezioso incenso profumato con il rischio di offuscare e allontanare l’origine della propria presa di coscienza. Niente artifici, dunque, né sovrastrutture. La sua parola, così semplice e immediata, a tratti puro flusso di pensieri, nitidi e ricorrenti, e la sua voce, così dolce, ancorché forgiata dalla frusta del rancore e dell’autocommiserazione, dalle eco infinite del ricordo e dal pungolo feroce del rimpianto, placata solo dal sollievo di una fiducia ritrovata, ci conduce, pacata, attraverso la terra delle ombre. Non accelera il passo, non si infrange nell’urlo (raro esempio il verso “la vita bastarda ha vinto / e io ho perso”), non ha fretta di arrivare, perché lo sa, l’ha capito: non c’è motivo di sottrarsi al proprio destino. Costi quel che costi: la serenità apparente che precede la prossima caduta, l’enorme fatica di percorre l’arido solco della disillusione, tutto il tempo che ci vuole. Perché anche il tempo, atroce tiranno di interminabili notti insonni e giorni senza luce, un domani, all’alba del poi, sarà fedele alleato nell’abbraccio alla vita ritrovata nell’accettazione di sé. Perché, in fondo, è solo lì che si deve arrivare: “Dal te non si fugge / Dal te, invece, si ritorna”.
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