[recensione] – Quando dal cielo cadevano le stelle, di Sofia Domino

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Quando dal cielo cadevano le stelle, Sofia Domino. Copertina.Il Romanzo di Sofia Domino “QUANDO DAL CIELO CADEVANO LE STELLE”

Autore: Sofia Domino – Genere: Narrativa – Editore: Autopubblicato – Pagine: 495 pp. – Prezzo: € 1,99

L’autrice, nelle sue note di chiusura dice: “Ho sempre voluto raccontare della ferocia dei nazisti, delle sofferenze che i prigionieri hanno subito nei campi di concentramento e delle speranze che ogni persona nutriva durante la Seconda Guerra Mondiale”. 

Il lavoro della giovane e talentuosa scrittrice (che ha svolto anche un’accurata ricerca storica e raccolta di testimonianze) è egregiamente riuscito. Il lettore è trascinato nella vita, nelle gioie e nelle tragedie personali dei protagonisti, divenendone parte e percependo, con lo stesso sbigottimento della giovane Lia, l’incredulità per una violenza così feroce, alimentata da quell’odio assurdo che ha permesso di sterminare un intero popolo e arrivando a provare la stessa indignazione della giovane di fronte all’orrore della Shoah.

La storia di Lia è un monito affinché ciò non accada mai più e un memento indelebile per non dimenticare

.

Cari lettori vi consiglio questo libro al quale assegno 5 stelle meritatissime!

Approfondiamo ora un po’ la trama del libro… 

Lia vive a Roma, ha tredici anni, vuole studiare, diventare medico e viaggiare ed è piena di sogni e voglia di vivere; ma è ebrea e siamo in piena Seconda Guerra Mondiale.

Vive nascosta da ormai tre anni assieme alla sua famiglia (suo padre Daniele, sua madre Giuditta, sua nonna Miriam, il fratello maggiore Tommaso e il piccolo Chalom), in una minuscola cantina, grazie alla complicità di una famiglia romana di amici (i Parisi). Il mondo di Lia si riduce a pochi metri quadri e tanto buio, a silenzi pieni di paura e poche ore di spensieratezza, durante le visite serali degli amici.

La sua vita precedente fatta di amiche, di scuola, studio e spensieratezza è stata spazzata via, ormai è solo un lontano ricordo. Ma proprio questi ricordi sbiaditi di una normale serena vita saranno quelli ai quali la giovane si aggrapperà, per non essere travolta dalla disperazione.

Lia è convinta che prima o poi tutto finirà, che tutti loro ritorneranno a vivere la vita di prima. La ragazzina non riesce ad accettare la violenza e la cattiveria, non riesce a comprendere perché lei e gli altri della sua famiglia, possano essere perseguitati e privati della possibilità di vivere, per il semplice fatto di essere ebrei. Perché Lia si sente una ragazzina come le altre e non capisce quale sia la differenza. Non capisce come si possa arrivare a provare odio. Non capisce come ci si possa accanire in una guerra di morte e distruzione, quando la vita in realtà è una cosa meravigliosa. «Questa situazione non durerà per sempre.»

E’ grazie a questa forza d’animo che Lia diventa luce forte di speranza in mezzo a tutta la disperazione di guerra. Quando le cose peggiorano, quando Roma viene bombardata, quando sono costretti a uscire per le strade rischiando di essere arrestati per andare in un altro nascondiglio e poi in un altro, ancora, Lia è la ragazzina coraggiosa che riesce a infondere fiducia e speranza agli altri membri della famiglia, affranti e afflitti per il precipitare della situazione.

Nonostante la tragedia, la disperazione e i bombardamenti Lia non smette di voler immaginare il cielo sopra di sé. Ma non lo vuole solo immaginare, lo vuole caparbiamente ricordare, lo vuole vedere e, soprattutto, vuole sapere che colore ha ora e quanto brillano le sue stelle, sopra una Roma bombardata. Infatti, lo chiede curiosa all’amico del padre, durante una delle sue visite serali nella cantina buia: “Com’è il cielo?”. E il signor Parisi le racconterà, qualche sera dopo, di aver guardato le stelle proprio per lei, proprio per poterle dare una risposta. Questo è uno dei passaggi più toccanti del romanzo, offre la portata dell’amore per la vita che Lia ha e di come riesca a riportare anche gli altri a una speranza primitiva e potente.

Lia, poi, per un breve periodo avrà il piacere di osservare quel cielo tanto amato dalla piccola finestra della mansarda, che dividerà con un’altra famiglia ebrea, la famiglia di Hadas. E proprio questa mansarda diventerà per la ragazzina il luogo più caro, perché qui condividerà pensieri ed emozioni con il suo amico Hadas, che diventerà una presenza sempre più importante per lei, dapprima amico e confidente, poi il vero primo grande amore. Nelle loro lunghe conversazioni la domanda ricorrente della giovane è: “Perché?”. Perché quest’accanimento e quest’odio così rabbioso nei confronti del mio popolo? Perché essere privata della mia vita, della mia libertà? In nome di cosa, tutto questo, quando la vita è così meravigliosa?”. E, alla domanda di Hadas su cosa vorrà fare dopo la guerra, la sua risposta spiazzante e sincera è: “vorrò vivere.”

Ma la guerra avanza inesorabile e anche noi lettori assistiamo impotenti al precipitare degli eventi e all’aggravarsi della condizione degli ebrei nella Capitale. Gli Urovitz devono a spostarsi nuovamente in cerca di un nascondiglio più sicuro. Assieme ad altre famiglie ebree trovano riparo presso un monastero, ma dopo il susseguirsi di rastrellamenti e perquisizioni in tutta Roma da parte dei tedeschi, le famiglie rifugiate sono costrette a fuggire altrove. La famiglia di Lia decide di ritornare nella loro casa, credendola ormai sicura. Ed è invece proprio qui che la mattina del 16 ottobre 1943, vengono catturati durante il più grande rastrellamento del Ghetto di Roma da parte della Gestapo. Tutti gli ebrei vengono deportati ad Auschwitz e qui Lia dovrà far ricorso a tutta la sua voglia di vivere e ai ricordi più belli per attraversare l’orrore dei campi di sterminio: subire il disconoscimento della propria identità e umanità, la fame, il freddo, i patimenti, i dolori e le violenze, le percosse, lo sfinimento fisico dei lavori forzati, la malattia, la morte, la follia dell’odio razziale e della crudele malvagità delle SS.
«Era ancora una persona chi veniva continuamente picchiata, umiliata e privata della dignità? Era una persona chi era stata obbligata a spogliarsi e lavarsi sotto l’acqua troppo calda o troppo fredda, e che era stata tatuata con un numero perdendo il suo nome?»

E’ solo grazie alla determinazione e all’amore per la vita che Lia trova la forza di un’incrollabile speranza. La forza per sopravvivere ogni volta un giorno in più, nonostante l’orrore in cui è precipitata. Lia, quindi, non si rassegna e continua a infondere fiducia e speranza alle altre prigioniere del campo. I suoi sogni diventano luce per tutte quelle donne che non ne hanno più (e anche per noi lettori, che avanziamo attoniti fra le pagine terribili della Shoah).

Anche qui Lia diventa il faro di speranza e di coraggio: il suo esempio impedirà a tante altre deportate di lasciarsi andare alla disperazione e alla morte nei vari campi di concentramento, che la ragazza attraverserà da Auschwitz a Mauthausen, tra la Germania e la Polonia. Più di una, infatti, alzerà di nuovo gli occhi al cielo per ritrovare un po’ di bellezza e umanità, oltre le pieghe del terribile genocidio, proprio come faceva Lia…

Consiglio nuovamente a tutti questa lettura, per riflettere, emozionarsi, indignarsi e non dimenticare… quindi, buona lettura!

Loriana per Magla l’Isola del libro

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2 thoughts on “[recensione] – Quando dal cielo cadevano le stelle, di Sofia Domino

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