[ospiti] – RICCARDO GAVIOSO e “Numeri a perdere”

Care lettrici e cari lettori, oggi voglio parlarvi di un libro che consiglio a tutti. Si tratta di…

“NUMERI A PERDERE” di Riccardo Gavioso

(Edizioni Arpeggio Libero, 2014)

 Decidere di pubblicare un libro di racconti brevi e articoli giornalistici, non è scelta facile ma, anzi, atipica e assolutamente in controtendenza. Ancora di più se il contenuto degli scritti è di tipo sociale e affronta temi scottanti, con i quali la nostra società stenta a fare i conti e ad analizzarsi sul serio per trovare delle soluzioni concrete. Nascondere la polvere sotto il tappeto è il modo migliore per far finta di niente. E invece l’autore punta i fari proprio su questi temi scomodi, e lo fa con un’ottima capacità di analisi e di fare informazione.

La prefazione, un’accusa senza retorica nei confronti del giornalismo televisivo dedito ormai solo a fare sensazionalismo senza realmente informare, fa da elemento portante a tutto il suo lavoro. “Quanto alla strage di Beslan, gli avvoltoi come potevano lasciarsi sfuggire tutti quei martoriati corpi di bambini… infatti hanno indugiato a lungo, anche se nessuno vi ha spiegato che partendo dagli zar, passando per baffone, per arrivare agli eredi di baffone, lo sport preferito dei governanti Russi è stato il massacro e la deportazione dei Ceceni (…) A Beslan non è stato fatto del giornalismo, nemmeno quello pessimo. Si è andati a zonzo in caccia della bambolina insanguinata che, come ‘Bertolini’, fa lievitare tirature e ascolti.”

Il testo d’introduzione, tratto da alcuni passaggi della famosa canzone Cyrano di Francesco Guccini, rende chiaro quale sia l’intento dello scrittore:

“venite pure avanti, / voi con il naso corto, / signori imbellettati, / io più non vi sopporto / infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio / perché con questa spada / vi uccido quando voglio. / facciamola finita, / venite tutti avanti / nuovi protagonisti, / politici rampanti; / venite portaborse, / ruffiani e mezze calze, / feroci conduttori / di trasmissioni false / che avete spesso fatto / del qualunquismo un arte; / coraggio liberisti, / buttate giù le carte / tanto ci sarà sempre / chi pagherà le spese / in questo benedetto / assurdo bel paese. / non me ne frega niente / se anch’io sono sbagliato, / spiacere e’ il mio piacere, / io amo essere odiato; / coi furbi e i prepotenti / da sempre mi balocco / e al fin della licenza / io non perdono e tocco.”

 Il volume, come ho già anticipato, è composto da articoli di taglio giornalistico che vanno a illustrare le varie realtà seguiti, o a volte anticipati, da racconti brevi utili a trascinare il lettore dentro la notizia.

Qui l’autore condue chi legge dentro spaccati di vita vera e non lo fa mai in modo prepotente e coercitivo, ma sempre con assoluta delicatezza e con la grande sensibilità di chi sa di stare accompagnando i lettori, un passo dopo l’altro, a sprofondare in realtà terrificanti: fatte di dolore cupo e pieno di rabbia, quello cioè che nasce di fronte alle ingiustizie.

Così anche io, legata a questo muto patto di fiducia verso lo scrittore, mi sono addentrata tra le pagine di questi orrori, orrori generati dalla nostra attuale società: le incoerenze, la mancanza di valori, la ricerca del profitto a tutti i costi. E quando ne sono uscita mi sono ritrovata cambiata dentro, nel modo di vedere, di sentire, di riflettere. Tra tutti i racconti tre sono quelli che mi hanno colpita di più: L’angelo, Propensione per le tempeste e 5 Panetti di burro.

Con uno stile ricercato e limpido, e un modo di dare le informazioni chiaro e schietto, l’autore ci apre le porte e ci conduce, con dovizia di informazioni e particolari giornalistici sconosciuti ai più, dentro la realtà dei meninos de rua (i bambini di strada brasiliani) o nel breve attimo che precede lo scoppio della bomba atomica a Hiroshima e che, in pochi secondi, cancellò tutto: esistenze, emozioni, colori “un rumore era parso rimbalzare sulla cerchia di colline che chiudeva la città. Ma era così tenue: il male ama il frastuono, il Male Necessario preferisce sussurrare all’orecchio”. Un male che per le due città nipponiche venne dal cielo e portò morte e distruzione, senza instillare però alcun rimpianto da parte del pilota che sganciò la bomba, Paul Tibbets.

Nelle pagine successive lo scrittore ci fa precipitare nella montagna di rifiuti e di uomini e donne e bambini disperati che, quotidianamente, si aggirano tra liquami e immondizia, a Payatas, alla ricerca di qualcosa di utile alla loro sopravvivenza. Riccardo Gavioso ci regala anche pagine di condanna sociale per la violenza sulle donne “E’ utile che oggi molti uomini facciano un esame di coscienza, che ripensino al loro atteggiamento nei confronti di mogli, figlie e compagne. E soprattutto si rendano conto che, anche se girano con tre cellulari in tasca, seguiti e guidati da un satellite, il medioevo è dietro l’angolo”.

Poi, sempre con tocco delicato e sensibilità, ci porta in Argentina, accanto alle donne di Plaza De Mayo, che ancora aspettano giustizia. L’autore ci racconta anche del valore filosofico di una partita di scacchi e come questa può essere la genesi di una sconfitta più grande, quella della vita. E ancora, ci illustra la coraggiosa resistenza di un anziano professore, la cui ribellione viene soffocata da un regime in cui la libertà d’espressione è solo un contenitore vuoto. Qui ho trovato un passaggio d’accusa molto forte e, purtroppo, vero. Il poliziotto, rivolto al professore, dice parole al vetriolo con una rassegnazione sconcertante: “Lei ha svolto in modo irreprensibile le mansioni affidatele: un’esemplare eccezione in un paese che, nonostante tutti gli sforzi, continua a dare saggi d’inefficienza burocratica. Lei ha insegnato storia e ama la letteratura, e lei m’insegna che i totalitarismi hanno avuto lunga vita quando hanno potuto contare su un dissenso autorevole e consitente. Su una valvola che, dando libero sfogo alla pressione popolare, eviti eccessivi accumuli di violenza e consenta al locomotore di viaggiare sicuro trascinandosi dietro il paese.”

Il nostro viaggio prosegue in una regione appestata e distrutta dalla mafia, dove interessi economici rovinano un intero ecosistema e dove Gavioso punta i riflettori sull’incapacità di questa nostra società, che si atteggia a sociale e multietnica, ma che è invece incapace di una vera civile inclusione con la diversità. Ne sono esempi i racconti Senza filtro e Non c’è problema, vi condanno io!: il primo finisce relativamente bene, con un allontanamento rassegnato, il secondo si conclude invece in modo tragico, con un lancio dal quarto piano del giovane Matteo. Nel primo racconto un passaggio mi ha molto colpita: è la riflessione che la vecchia zingara fa di fronte alle scuse della giovane italiana che, dopo tanto tempo, è andata a cercare Anja, piena di rimorso per essersi adeguata a ciò che gli altri si aspettavano da lei (il ripudio della sua amicizia con la giovane studentessa rom). La vecchia, di fronte al senso di colpa della ragazza riesce a pronunciare una frase che va oltre la rabbia e la rassegnazione, una frase di luce di speranza, che tutti dovremmo essere capaci di mettere in pratica, l’anziana dice infatti che “non sempre possiamo evitare di fare del male agli altri, che non sempre possiamo rimediare al male che abbiamo fatto, ma, se lo riconosciamo come tale, è il male a fare del bene a noi…” poi, invita la giovane a “tornare a trovarla…”. Qual è, quindi, il vero senso di una società fondata sui valori della cultura? Quello che ci fa arroccare di fronte alle nostre consuetudini, in difesa contro chi è diverso… oppure quello che porta a dire a un’anziana analfabeta parole di perdono e saggezza nei confronti di chi le ha fatto del male?

L’autore ci catapulta poi nella sporcizia del mondo, portandoci nella sfavillante Usa, per scoprire quanto la vita di un uomo conti meno della sua assicurazione. Affronta i valori dell’educazione, della libertà, della solitudine, della disperazione per una vita persa e rinnegata da senza tetto.

In un racconto breve ma potente come uno schiaffo, ci narra come in un paese in guerra di terra d’Africa, l’esistenza dei bambini sia fatta solo di morte e violenza: è la vita dei bambini-soldato, utilizzati dai regimi dittatoriali e dalle forze paramilitari come armi di guerra, con il valore della loro vita pari a zero. Come appena poco più di 5 panetti di burro vale la vita di un giovane intellettuale russo, confinato ai lavori forzati nel Gulag.

Vi segnalo alcuni stralci del libro, oltre a quelli che vi ho illustrato fin qui, perché li ho trovati interessanti e che mi sono appuntata proprio per voi:

“Molti di noi sono genitori, molti sono buoni genitori e persone sensibili. So che molti, alla fine di quest’articolo, si chiederanno cosa avrebbe fatto il proprio figlio se si fosse trovato su quel marciapiede con un telefonino in mano. Sono quasi certi di saperlo, e probabilmente hanno ragione, ma questa non è un’epoca di certezze…”

 “Qual è il valore di una vita, non è domanda cui sia facile rispondere. Il valore di una vita dovrebbe essere molto elevato. L’uomo può produrre la vita… può estrarre quintali d’oro, costruire decine di case o dipingere centinaia di capolavori, se è stato scelto dal talento. Questa semplice dimostrazione dovrebbe portarci a concludere che la vita è il bene più prezioso, e che il suo valore sia troppo elevato da quantificare. Ma le cose non stanno esattamente così. Per esempio nel Darfur, e in quasi tutta l’Africa, una vita umana non vale nemmeno i dieci dollari di un kit per le vaccinazioni…”

 [poliziotto] – “Lei è un idealista, professore, io non lo sono… Certo, persone come lei sono belle da guardare e suggestive da narrare, ma non servono… non servono. Lei è un uomo che se si ritrovasse tra le mani quattro mattoni e un paio d’ore di tempo, inizierebbe a costruire una cattedrale; io le metterei in un quadrato, accenderei un fuocherello e ci arrostirei sopra qualcosa… La vita è così breve, professore.”     [professore] – “Io poserò i miei quattro mattoni, e a chi raccoglierà la cazzuola ne resteranno quattro in meno da posare… è già molto, mi creda…”

“Numeri a perdere” è un libro certamente fuori dai canoni commerciali ma assolutamente da leggere per l’indubbio valore letterario dello stesso e anche per un motivo in più: rendere onore alla scelta coraggiosa dell’autore e del suo editore.

copertina libro r. gaviosoTitolo: Numeri a perdere – Autore: Riccardo Gavioso – Editore: Arpeggio Libero, 2014 – Pagine: 114 – Prezzo: 12 euro – Acquistalo qui: Arpeggio Libero  o su ibs

Complimenti a Riccardo Gavioso per il suo lavoro e per profonde emozioni che ha suscitato in me! … e ora qualche domanda all’autore…

cop intervista

Domanda (d) – Chi è Riccardo Gavioso?

Risposta (r) Un “uomo qualunque” che ha recepito il consiglio di muoversi “in direzione ostinata e contraria”: finirà per essere stato pompiere da giovane e incendiario da vecchio.

 

(d) – Parlaci della tua formazione letteraria e giornalistica…

(r) Classici russi e italiani, per poi arrivare ai contemporanei. Nomi: Gogol, Boll, Buzzati, Calvino, Sgorlon e De Luca. Un giorno, ho risposto a uno che mi chiedeva se conoscevo dei buoni manuali di scrittura, di averne letti circa 4.000… non sarò stato molto simpatico, ma spero di avergli dato una mano 😉
Giornalismo: blogger, quindi autodidatta.

(d) – Come nasce l’idea di strutturare il libro in questo modo?

(r) Nessun merito: è tutto di Fabio Dessole, uomo e editore straordinario!

(d) – In questo volume la scrittura giornalistica si intreccia con quella narrativa: un’ottima prova d’autore. Vuoi raccontarci qualcosa in più sulla nascita di questi tuoi scritti? Sono nati in contemporanea oppure è stato fatto un lavoro di collegamento successivo tra loro?

(r) – Gli “articoli”, rigorosamente tra virgolette visto che mi sono costati la scomunica dall’Ordine dei Giornalisti al massimo livello, sono frutto del mio lavoro di blogger di qualche anno fa. I racconti sono quasi tutti nuovi e sono stati scritti per abbinarsi agli articoli… ops, mi sono scappate le virgolette. 😉

(d) – Ci vuole una buona dose di coraggio…

(r) – Il coraggio, e molto, l’hanno avuto quelli che si sono sporcati col mondo e mi hanno offerto la spunto per rielaborare il loro lavoro.

(d) – Come anticipavo anche all’interno della mia recensione, tre racconti tra i tanti mi hanno colpito in modo prepotente e forte. Nel primo, L’Angelo, ho trovato l’accusa più netta, rispetto a tutti i tuoi altri scritti: l’angelo della vendetta è la tua personale condanna senza appello al sistema della corruzione che sovverte i valori etici e morali e li sottomette al lucro e al denaro. Nel secondo, Propensione per le tempeste, la figura dell’anziano professore ha uno spessore morale ed etico che sembra elevarsi e sostenere tutto il tuo lavoro, come se proprio egli fosse il mentore di ciò che denunci: un uomo che, pur se ormai vecchio e stanco, non rinuncia ad esporsi in prima persona per difendere il valore assoluto della libertà di pensiero. La sua figura è come un monito per ciascuno di noi, a non voltarsi dall’altra parte, a diventare parte attiva e positiva di questa società da cambiare. Nel terzo, 5 Panetti di burro, hai reso pienamente l’idea di come la vita umana conti meno della propria singola sopravvivenza. Il suo valore, quindi, cambia ed è soggettivo rispetto alla realtà nella quale si è precipitati… Vuoi dirci qualcosa di più di questi racconti?

(r) – Tra Propensione e L’Angelo ci sono circa quindici anni di differenza e come vino non sono invecchiato bene, ora sono aspro come l’aceto… spero almeno di essere balsamico! Mentre la tua lettura di Panetti di Burro è assolutamente perfetta e posso solo aggiungere che qualcuno resta perplesso vedendomi lottare contro il negazionismo e poi trovarmi a fianco dei palestinesi, scrivere con il medesimo orrore di lager e di gulag, ma io temo sia un problema loro: verità e idee arricchiscono l’uomo, le ideologie possono farne un pericoloso fantoccio.

(d) – Questa tua ultima affermazione la condivido al 100%! E ora… un’ultima curiosità, hai dedicato il libro anche a Vik, Vittorio Arrigoni. Perché?

(r) – Perché è un amico: mi rifiuto di scrivere di lui al passato perché è ancora molto presente nella mia vita e in quella di tantissimi altri. 

Ringrazio l’autore per la sua disponibilità e gli faccio nuovamente i miei complimenti per il suo bel libro!      Loriana

logo CHAT…e ora, care lettrici e cari lettori, Riccardo Gavioso è on-line per rispondere alle vostre domande e curiosità. Invito tutti voi ad approfittate di questa occasione e ad intervenite numerosi! Pronti?… Via alle domande! 🙂

 

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64 thoughts on “[ospiti] – RICCARDO GAVIOSO e “Numeri a perdere”

  1. Devo iniziare a ringraziare due persone, anche se sono molte quelle con cui sono in debito. Ovviamente la padrona di casa per aver messo la sua meravigliosa penna a disposizione del mio libro e Giusy Del Vento, che mi ha convinto a pubblicare il libro da cui poi è nato Numeri a Perdere 🙂

  2. Ciao Riccardo, non ho ancora comprato il tuo libro, ma lo farò presto e con piacere. Volevo chiederti quale articolo che descrivi sul tuo libro ti ha più emozionato e quale più indignato.

    • Scusami, ma sto lavorando con un minuscolo computer e avevo saltato la tua bellissima domanda 😦
      Quello che mi tocca di più è quello sui senzatetto, è stato scritto un po’ di tempo fa, ma tutte le vole che lo tocco mi fa un effetto strano, anche se, per mia natura, sono più facile alla rabbia che alla commozione
      Quello che mi fa più rabbia è quello sulla Sanità Americana e sulle sterilizzazioni forzate, perchè pensare che la vita di un uomo o di un bambino non valga una carta di credito o un cavillo, o valga trecento dollari, mi fa pensare che non siamo più in grado di riconoscere il nazista della porta accanto.
      Detto così sembra un po’ forte, ma se leggerete gli articoli è possibile che sarete molto, molto, più indulgenti con la mia affermazione 😉

  3. Ciao, Riccardo!
    Come ben sai ho letto il tuo libro e ne sono rimasta folgorata. I tuoi scritti sono affilati e micidiali e non esitano a fare nome e cognome.
    Hai mai pensato che forse il tuo lavoro possa dare fastidio a qualcuno?

  4. Quanto della tua Torino ha influito sul modo di aprirti al pubblico con la scrittura? Quanto può incidere secondo te un buon libro su chi lo legge? Grazie Giusy

  5. Eccomi qua (ancora a digiuno).
    Sto finendo di leggere il libro di Riccardo, ma conosco molto bene il suo valore umano e artistico.
    Una domanda: Numeri a perdere è un libro che si divide tra narrativa e giornalismo. A quale faccia della medaglia sei più affezionato? In quale invece senti che vorresti/potresti dare di più?

  6. Ciao Riccardo, io non ho domande da porti, piuttosto voglio farti i complimenti: perché nonostante tu cerchi di sminuirti e nasconderti, dall’elaborata risposta si capisce quale grande uomo tu sia!
    Mitico!

  7. Un grande autore diceva che aveva la certezza di aver fatto un buon lavoro quando il suo libro dava fastidio a qualcuno. Fatte le debite proporzioni e, visto che il mio può vantare il biasimo dell’ordine dei giornalisti (volutamente minuscolo) ma anche quello di pseudo amanti del fantasy, finisce che mi convinco di aver fatto un discreto lavoro 🙂

    • Hai fatto un grandissimo lavoro. L’ordine dei giornalisti, come tutti del resto, preferisce il conformismo, il qualunquismo e vari ismi.
      Cosa ne pensi del giornalismo odierno?

      • Difficile dire qualcosa senza cadere nello scontato. Certo mancanza di grandi firme, servilismo e arroganza, ma quello che mi da veramente fastidio è il fatto di usare la notizia per un tot e poi buttarla nel cestino e amen. Sette anni fa, vestivamo i blog e noi stessi di arancione per la Birmania, qualcuno ne ha più sentito parlare… gli stilisti hanno deciso che il colore eri fuori moda.
        Per coniare un termine lo definirei consumismo informativo 😉

  8. Cara Marta, domanda straordinaria, che mi sono posto spesso anch’io. Ho da poco trovato la risposta: mi sento un narratore… un narratore che ha usato il giornalismo per passione e per avere la possibilità di fare il narratore. Credo sia la risposta più sincera!

  9. Gentile Riccardo, complimenti per questa bella e peculiare pubblicazione! Ho trovato particolarmente suggestivo il passo riportato da Loriana dei “quattro mattoni” con cui il suo professore costruirebbe una cattedrale: Riccardo Gavioso, se potesse, quale “cattedrale” s’impegnerebbe ad edificare e a chi lascerebbe poi la “cazzuola”?

  10. Ciao Riccardo, eccomi ci sono anch’io 🙂 In questi giorni ho letto il tuo bellissimo libro e sono rimasta molto colpita, ho avuto anche la fortuna di essere lì con te alla tua presentazione 🙂 Vorrei sapere qual è il racconto che ti rispecchia di più.Ti faccio ancora tantissimi complimenti 🙂

    • Carissima Barbara, sto invecchiando male e col tempo divento cattivo (non sono un grande vino, evidentemente :). L’Angelo, come dicevo a Loriana, lo sento più vicino del professore di Propensione… so che non è bello, ma con gli amici ho giurato di essere sincero!

  11. Ciao Riccardo ammetto di non conoscere il tuo libro ma leggendo questo articolo mi sono incuriosita. Volevo chiederti definisci il tuo libro un saggio do inchiesta? E come mai hai optato per questo genere e non per il tranquillo romanzo? Grazie

    • Ciao Silvia e grazie della domanda. E’ un libro di narrativa: io amo i racconti, e sembra che ultimamente stiano tornando di moda. Nei racconti lo stile non può essere aggressivo, ma l’integrazione con gli articoli mi ha consentito di tirare fuori il peggio di me 🙂
      L’idea è del mio editore, che ringrazio, ed era talmente folle che mi è piaciuta subito.
      Il libro è una sorta di giro del mondo e di sedici tragedie nascoste sotto il tappeto: un romanzo non mi avrebbe consentito di muovermi così agilmente..

  12. Monica, in un mondo di nani e ballerine è possibile che qualcuno spicchi di qualche centimetro. I grandi sono i poeti… non è che ne conosci qualcuno? 🙂
    Un amico diceva “Restiamo umani”… dico, a mia volta, che ci sto provando, quindi lavori in corso 🙂

  13. Ciao Matteo, non ho modelli di riferimento, ma ho molti autori che amo… temo, inconsciamente, di aver rubato qualcosa a ognuno di loro e a ognuno di voi.
    Tre nomi: Gogol, Boll, Buzzati 😉
    Mi ribadisco le domande… disturbo bipolare?

    • Caro autore io invece ribadisco la mia domanda: “Quanto della tua Torino ha influito sul modo di aprirti al pubblico con la scrittura? Quanto può incidere secondo te un buon libro su chi lo legge? Grazie Giusy”

      • Il posto in cui vivi non può non lasciarti il suo odore sulla pelle e farne una tua caratteristica, ma la mia scrittura è nata nomade e ama andare in giro per il mondo… low coast, naturalmente 😉
        Io credo di essere una persona molto diversa da quella che ero una trentina di anni fa, e mi sento cambiato, se me lo concedi, in meglio, da molti straordinari libri. Sembra banale, ma per me è vero, quindi lo scrivo volentieri 😉

  14. Pingback: [ospiti] – RICCARDO GAVIOSO e “Numeri a perdere” sul blog “Scintille d’anima” | Annalisa Caravante

  15. Ciao Riccardo. Complimenti vivissimi per la tua pubblicazione. Purtroppo non ho ancora letto il tuo libro ma volevo farti una domanda: come ti sei sentito, cosa hai provato a creare dei racconti su fatti realmente accaduti?

    -Valerio

    • Ciao Valerio, altra bella domanda: per certi versi è più facile, per altri versi più difficile: Un grande diceva che dal letame nascono i fior, e io mi sono messo di fronte alla doppia prospettiva di scrivere del letame e di narrare dei fior. Non credo in queste cose, ma avere come segno zodiacale i Gemelli, può essere che mi abbia aiutato… 😉

  16. Un angelo, una bufala, un mattone, un essere umano. Sono tanti, vari e originali i punti di vista usati nei tuoi racconti. Come mai hai deciso di donare la voce anche a chi non ce l’ha?

    • Il libro stesso credo che nasca dall’ambizione di dare una voce a chi non ce l’ha. Forse perchè ho sempre trovato quelli a cui non è data voce decisamente più interessanti di quelli che l’affidano a un microfono e quasi sempre finiscono per parlarsi addosso 😉

  17. Ciao Riccardo. Non ti conosco e non conosco il tuo libro, ma mi piace ciò che fai.
    Sono interessato a ciò che succede nel mondo al di là dei telegiornali e quotidiani e volevo sapere se le nostre teorie sono simili.
    A chi appartiene il sapere? Intendo il sapere nel senso più ampio del termine diviso tra cultura e informazione.
    Daniele

    • Ciao Daniele, ti ringrazio. Il sapere, come l’aria e l’acqua dovrebbe essere patrimonio di tutti, ma ben sappiamo che anche per aria e acqua le cose non stanno così. Il sapere é merce preziosa e ciò che è prezioso finisce per essere nella disponibilità dei potenti, ma questo ce lo aveva spiegato talmente bene Orwell, che mi devo fermare qui.
      Le cose sono andate talmente avanti, che, come dice un mio personaggio, anche chi tenta di cantare fuori dal coro rischia di fare il gioco di chi il coro lo dirige. Il dissenso può essere una valvola di sfogo necessaria per il potere 😦

  18. buon pomeriggio Riccardo e buon pomeriggio a Loriana e a tutti i suoi ospiti,faccio a Riccardo una domanda particolare, vorrei sapere a quale lettore è indirizzato il tuo lavoro e perchè chi si appresta a trascorrere un breve periodo di vacanza dovrebbe scegliere questo libro tra quelli da portare in valigia .

    • In presentazione scherzo dicendo che abbiamo tentato di abbinare il malox alla vendita del libro e che le case farmacuetiche ci hanno risposto picche… forse perchè, a suo tempo, avevo dato loro pubblicamente degli assassini… ultimamente, c’è gente che si offende davvero per niente 🙂
      Seriamente,
      E’ un libro duro, difficile da digerire, non una piacevole lettura da spiaggia, ma, siccome le spiagge sono in giro per il mondo, potrebbe capitarvi che dietro il chioschetto delle bibite, ben nascosto dal chioschetto stesso, ci sia qualcuna delle cose che non vogliono farvi vedere e che questo libro invece vuole farvi vedere. 😉

      • la mia è stata una dolce provocazione che tu hai accolto con grande ironia e te ne ringrazio , non potevo desiderare altra risposta … chissà, magari cercando relax sotto l’ombrellone ci si può imbattere in quelle verità ben nascoste che uno scrittore -giornalista con tanto lavoro e una modesta somma di denaro ci offre di vedere … io scelgo di guardare dietro il chiosco e VOI?

  19. Ciao Lory, ciao Riccardo. Caro amico e collega, non ho domande da fare, non ho letto ancora il tuo libro, ma leggendo la recensione di Ginevra, ho visto che hai trattato anche della Terra dei fuochi. A nome di chi come me ci vive (Acerra fa parte del così detto “Triangolo della morte”) ti ringrazio molto. D’estate di notte dobbiamo chiuderci dentro per non sentire i miasmi di roghi non lontani, ancora oggi, e hai paura che ogni respiro possa togliertene tanti altri. Inoltre vorrei aggiungere che Tonia, l’angelo a cui è dedicato Canta per me, è una bambina di sei anni morta per un tumore e come lei tanti altri combattono contro la morte. Io la vedo ancora nei pensieri quando entrava nel negozio del padre, bella, bionda occhi azzurri e ora non c’è più. Grazie per aver ricordato che spesso, forse sempre, chiudiamo gli occhi per non vedere. “A volte siamo come dei bambini soli, che giocano per non capire che amano far finta” per citare un brano di Mango che poi conclude “è un girotondo e tutti giù per terra”. In bocca al lupo. Sei in gamba. Faremo una presentazione insieme a Napoli. Promesso.

    • Grazie Annalisa, è uno dei racconti del libro a cui mi sono affezzionato di più: forse per il fatto che sia narrato in prima persona da una bufala, forse perchè questo mi ha portato a narrare in modo suadente, cosa che non mi è abituale, forse perchè parla di una meravigliosa terra stuprata senza ritegno e che solo grazie al meraviglioso spirito della sua gente troverà, ne sono certo, il coraggio di rialzarsi. Un maestro diceva che la grandezza di un uomo si vede nella sua capacità di rialzarsi… e le terre sono fatte di uomini.
      Per la presentazione, sarebbe un immenso piacere! 🙂

  20. Una lettrice della mia pagina di facebook di Scintille d’anima, incuriosita dall’evento su fb di questa presentazione mi ha appena incaricato di dirti che (parla Pamela Fiorini ora): “è nata in me una curiosità e che quando divento curiosa, poi voglio scoprire…. grazie a voi!” 🙂
    Ecco.. messaggio recapitato! Tu, Roberto, vuoi rispondere in qualche modo anche a lei?

  21. Io il libro l’ho comprato e per questa estate non potrei consigliare una lettura migliore, diversa è vero ma proprio per questo motivo, produttiva e generatrice di riflessioni idee e umanità.

  22. Sono in linea fino alle 17: se ho saltato qualcuno, mi scuso e, se mi fa un cenno, sono pronto a rimediare.
    Ringrazio tutti quelli che mi hanno regalato parte del loro tempo e delle domande davvero interessanti 🙂

    • Bene, direi che potete quindi scrivere ancora ulteriori domande (se ne avete, dopo questo torrente in piena!) 😉
      Se arriveranno ulteriori domande in ritardo, ho già la promessa dell’autore che ripasserà di qui per rispondere nei prossimi giorni. 🙂 Quindi, non v’attardate, c’è ancora una mezz’ora scarsa!

    • Ciao Gloria.
      la avedo uguale a quella di adesso, solo leggermente più gradevole e incasinata. Sono arrivato tardi alla pubblicazione, con un libro particolare, che sembra essere partito bene e essere in grado di dare dei buoni numeri e ripagare chi ha avuto fiducia in me. Ma voi giovani fate bene a puntare in alto, avete il talento e il tempo per farlo. Faccio il tifo per voi e mi farò bello alle vostre presentazioni ricordando i nostri primi tempi insieme 😉

  23. Prima di chiudere, volevo farti ancora una volta i complimenti e augurarti tanto tanto successo, perché te lo meriti. Lo so, sono ripetitiva, però parlo con il cuore!
    A presto.

  24. Arriviamo a chiusura di questa bella presentazione! Sono contenta che Riccardo Gavioso abbia avuto una partecipazione così attenta ed entusiasta di lettori e pubblico… l’autore sta ultimando le ultime risposte. Sono certa che vi avrà intrigato con il suo carisma e con la sua raccolta di racconti. Vi abbraccio tutti e vi ringrazio… Alla prossima!

  25. Danilo Scastiglia, tramite facebook, chiede: “Riccardo, quello che affascina del tuo libro è il voler finalmente far parlare i fatti e non il chiacchiericcio od il sentito dire che molto spesso pseudo giornalisti usano per scrivere. Come ti poni a riguardo?”

    • Ciao Danilo, i fatti parlano, non sussurrano, non urlano… parlano, parlano chiaro e in modo comprensibile a tutti. Ma tu pensa che i massimi livelli del giornalismo ci tengono a dissociarsi pubblicamente dal mio piccolo libro. Pachidermi che fuggono di fronte a un insignificante moschino… credo che ti possa dare l’idea del senso della realtà che ha questa gente. Se un giorno avrò il piacere d’incontrati, ti faccio fare due belle risate…

    • Io sono un piccolo autore fortunato. La mia fortuna è quella di avere un editore coraggioso e assolutamente rispettoso dei suoi autori.
      C’è del vero nel fatto che ogni uomo ha il suo prezzo, e temo valga anche per chi scrive, ma col passare degli anni scopri che la cosa più preziosa che hai è la stima di tanti… il prezzo è molto più alto del mio valore, quindi non dovrebbero esserci problemi;)

      Grazie per le domande molto stimolanti e spero di poterti conoscere presto.

  26. Pingback: [recensioni] – Numeri a perdere, di Riccardo Gavioso | Scintille d'Anima

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