[recensione] – La leggenda del santo bevitore, di J. Roth

Care lettrici e cari lettori, oggi vi invito a leggere il bellissimo libro di Joseph Roth, “La leggenda del santo bevitore” un racconto che mi ha molto colpita. Vado subito a parlarvene…

COPERTINAJoseph Roth, “La leggenda del santo bevitore”

Newton Compton Editori – 2014 – pagine 127 – 1,90 euro

Trama:  Andreas, un clochard, vive sotto i ponti di Parigi. Quando un misterioso passante gli dona una piccola somma di denaro, egli la accetta promettendo di restituirla la domenica successiva con un’offerta in chiesa. Ogni volta che ha in tasca il denaro sufficiente per saldare il suo debito, però, Andreas non resiste alla tentazione di usarlo per rincorrere vizi e piaceri e la restituzione di quei duecento franchi diventa la sua tormentata ragione di esistere. Da questo racconto, tradotto in tutto il mondo e considerato il testamento letterario di Roth, è tratto l’omonimo film di Ermanno Olmi, Leone d’Oro a Venezia ne 1988.

Recensione: Commovente, delicato e capace, nella sua voluta semplicità narrativa, di arrivare a scandagliare l’animo umano in profondità. Sembra quasi una parabola della vita e le traversie del barbone e ubriacone Andreas, piegato dalla vita ma che mantiene incredibilmente ancora un cuore intatto, non corrotto dagli eventi passati, ci vengono narrate con un’efficacia che ci spinge a fare il tifo per lui.

Anche le sue continue scivolate nell’oblio e le ricadute nel vizio, ce lo rendono caro grazie proprio alla sua bontà d’animo e a quel modo d’approcciarsi agli altri, quasi fanciullesco.

“E dopo aver sprecato con leggerezza l’esperienza fondamentale data a un uomo e a una donna non sapevano più cosa farsene nemmeno l’uno dell’altra. Così scelsero l’unica cosa che resta agli uomini del nostro tempo quando non sanno cosa fare: andare al cinema. Ed eccoli seduti, non al buio, nemmeno nell’oscurità, in quella che a malapena poteva essere definita una penombra. E si tenevano la mano, la ragazza e il nostro amico Andreas. Ma la sua stretta era indifferente e lui stesso ne soffrì. Ne soffrì per primo. Perciò, durante l’intervallo, decise di andare a bere qualcosa con la bella ragazza nel foyer, e andarono nel foyer e bevvero. Il film non lo interessava più. Fecero ritorno in albergo provando un grande senso di oppressione.”

Purtroppo nel suo cammino il protagonista incontrerà persone a cui era legato, che lo ripagheranno con la stessa ingratitudine d’allora; mentre altri personaggi incontrati per caso, sembrano angeli mascherati e con la loro generosità nei suoi confronti compiono miracoli d’amore che ripagano l’anziano barbone di tanti anni di sofferenze.

“Si riconobbero subito. Ancora in piedi nell’atrio, si scambiarono vecchi ricordi di scuola, poi andarono a cena insieme. Tra i due regnava grande allegria. Mangiarono insieme e fu così che il famoso calciatore fece al malandato amico la seguente domanda:

“Come mai sei ridotto così male, e cosa sono questi stracci che hai addosso?”

“Sarebbe terribile se ti raccontassi cosa è successo”, risposte Andreas “E rovinerebbe la gioia del nostro incontro. Non sprechiamo tempo su questo argomento, parliamo piuttosto di qualcosa di allegro”.

“Io ho molti vestiti”, disse il famoso calciatore. “Mi farebbe piacere dartene uno. Eravamo compagni di banco e mi lasciavi copiare. Cosa vuoi che sia un vestito per me! Dove te lo mando?”

“Non puoi mandarmelo”, replicò Andreas, “per la semplice ragione che non ho un indirizzo. Da un po’ di tempo vivo sotto i ponti della Senna”.

“Allora ti predo una camera”, disse il famoso calciatore, “così potrò regalarti un vestito. Vieni!”.

Finito di mangiare se ne andarono e i calciatore affittò una camera, costava venticinque franchi al giorno e si trovava nelle vicinanze della splendida chiesa di Parigi conosciuta con il nome di Madeleine.”

In fondo, sembra dirci l’autore, alcuni miracoli quotidiani possono essere compiuti da persone luminose, che decidono di rendere felici le persone che incontrano sulla loro strada.

Le ultime pagine inducono il lettore alla commozione. Da leggere.

Loriana

 

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