[MaglaxWriters] – “Rimembranze” di Fausto Pirrello

RIMEMBRANZE COPRimembranze

Fausto Pirrello

Accarezzo questo rigonfiamento sotto pelle come fosse la cosa più cara che ho.

Poco importa la scossa di dolore che provo allo sfiorare delle dita, ho sempre rifiutato di farmi rimuovere questo corpo estraneo sottocutaneo.

Il mio sistema immunitario aveva inizialmente cercato di rigettarlo, di cacciare quest’ospite indesiderato.

In seguito il mio corpo si è rassegnato, lo ha accettato anche se non del tutto.

Il liquido che circonda questa reliquia di un avvenimento passato è il modo che hanno le mie membra di dire “sei dentro di me, ma non sei parte di me”.

Ogni tanto, dopo un lungo periodo in cui magari riesco a non pensare a quel giorno, basta una fortuita leggera pressione sull’escrenza e il dolore riporta tutto alla mente.

Non importa quanto in fondo tu seppellisca un ricordo, fosse anche sotto pelle, basta che tu lo sfiori e sentirai nuovamente il dolore.

Nulla si crea, nulla si distrugge… tutto si ricorda.

 

 

Il tutto nei miei ricordi si svolge alla velocità della luce.

Curioso, dato che si parla del giorno in cui ci fu l’eclissi, e il fulcro era proprio l’assenza di luce.

 

“Venite a casa mia per vedere lo spettacolo” recitava il messaggio.

 

Io arrivai qualche minuto prima degli altri.

La porta era stata lasciata aperta per consentirci di entrare.

Faceva sempre così.

Curioso, dato che lui non lasciava mai entrare nessuno dentro di sé.

 

Lo trovai chino sul tavolo da lavoro.

Senza neanche salutarmi iniziò il suo monologo.

Ricordo ancora benissimo quasi tutte le sue parole, e quando ho qualche difficoltà di memoria sfioro l’escrescenza.

 

 

“A volte ho l’impressione che la mia vita sia volata, veloce come una scheggia.

Contando anche gli anni bisestili ho visto il sole sorgere undicimila volte.

È l’unica certezza che si ha sempre, e ora questa eclissi imminente mi ha insegnato a non dare per scontato neppure il sole.

È sempre stato là e ora ho paura di non averne goduto abbastanza.

So già che in quei pochi minuti di buio rimpiangerò di non aver sfruttato a pieno gli anni di luce.

Ma l’uomo che si accorge di quello che aveva solo quando l’ha perso è una storia vecchia quanto l’universo.

Quante donne avrei sposato solo dopo che con loro era finita.

Non sono mai diventato un marito dopo aver detto sì, ma ho contratto matrimonio un sacco di volte dopo aver detto addio.

E sai che ti dico? Donne e universo non sono cose poi così diverse.

Con entrambe quando esprimi il massimo sforzo per arrivare alla conquista, puoi star certo di ricevere un sonoro rifiuto.

Attratti solamente dall’indifferenza.

L’universo è una puttanella e puoi conquistarti i suoi favori solo fingendo che non te ne freghi niente.”

 

Nel mentre maneggiava uno zainetto, solo che invece di metterselo sulla schiena, lo posizionò davanti.

Sembrava una donna incinta, solo che quando diceva “parto” intendeva un’altra cosa.

 

“E se fosse tutto causa del mio vivere veloce?

Ho passato gran parte del mio tempo a studiare per aver di cosa vivere, accorgendomi solo ora che non ho cosa vivere e neppure con chi farlo.

Passi la vita a cercare il posto fisso, quando l’unica cosa che vuoi è perderti in qualcuno.

 

Ho speso gran parte del mio tempo a costruirmi una morale, un codice di comportamento che mi indirizzasse in tutte le  mie scelte, una guida per le strade da intraprendere.

E ora non ho nessun compagno di viaggio.

Passi la vita a cercare di diventare un uomo tutto di un pezzo, quando l’unica cosa che vuoi è lasciare negli altri un pezzo di te.

 

Ho provato più volte a cambiare città per darmi una scossa, ma i demoni non hanno fissa dimora, sono dei bagagli che ti porti dietro e che appesantiscono il tuo viaggio.

E quando ogni sera che torni a casa sono gli unici ad aspettarti, cominci ad apprezzare la loro compagnia.

Passi tutta la vita a cercare quattro mura dove vivere, quando l’unica cosa che vuoi è abbattere i muri degli altri.”

 

Lo vedevo armeggiare col cellulare.

Solo che quando diceva di volerci mandare un “messaggio” intendeva un’altra cosa.

 

“Sai  sono diverse le leggende antiche che spiegano l’eclissi.

I Vichinghi immaginavano una coppia di cani celesti che inseguivano Sole e Luna per poterla mordere: quando uno dei due ci riusciva, ecco che si verificava l’eclissi.

In Vietnam erano una rana o un rospo a divorare il Sole o la Luna.

In cinese, la parola più antica per descrivere l’eclissi è “shih”, che significa ‘mangiare’.

È  incredibile come anche quando si guardino le stelle non si riesca ad andare oltre il proprio stomaco.”

 

I suoi toni cominciavano a infervorarsi.

Solo che quando diceva di “accendersi” intendeva un’altra cosa.

 

“Sai qual è l’unico punto dell’universo dal quale non puoi vedere la Terra? Dal pianeta Terra.

E ciò mi ha fatto pensare.

Ho cominciato a guardare le cose da lontano e non più dall’epicentro dove accadevano.

E il vuoto che sento dentro non è altro che lo specchio del vuoto che lascio nelle persone.

Quello che ci dà una forma completa non è che l’insieme di pezzi che lasciamo negli altri.

Siamo mosaici.”

 

L’eclissi era entrata nel pieno.

Gli altri erano appena arrivati.

La città, tra chi guardava lo spettacolo e chi non aveva ancora avuto il tempo di accendere la luce, era immersa nell’oscurità.

Rivolto a tutti disse.

 

“Per una volta sarò quelli che tutti guardano.

L’unica luce nel buio.

Il sole ci ha traditi, ma ci sono io a splendere per voi.

Non avrò mai più dubbi di aver lasciato qualcosa di me in voi.

Ma non lo faccio solo per me, d’ora in poi ogni volta che vi mancherò vi basterà rivedervi tutti assieme.

Vi regalo un motivo per restare assieme.

Mi disintegro per creare unione.”

 

Una fortissima luce prese il posto del nostro amico, il boato che ci rese sordi per un po’ ci evitò la fatica di trovare qualcosa da dire.

L’inutile sforzo dell’urlare.

Quando diceva che avrebbe “brillato” intendeva un’altra cosa.

 

 
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