[letti per voi] – L’estate dei bucaneve, di Marta Tempra

bannerbucaneveTitolo: “L’estate dei bucaneve” – Autore: Marta Tempra – Editore: Arpeggio libero – genere: raccolta di racconti – Anno: 2014 – Pagine: 120 – prezzo: 12 euro

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Dalla IV di copertina Centro di cura Buon Respiro. La Bimba è lì ormai da qualche anno, ma il suo lavoro da infermiera ancora non l’ha anestetizzata contro il dolore quando uno degli anziani pazienti se ne va. E così, quando l’ospite della 309 le chiede un ultimo favore, accetta di ascoltare la sua storia, una storia intrisa di ricordi e di mistero, che affonda le sue radici nelle grigie sponde del lago e ruota attorno a un’enigmatica figura, il Pittore di Anime. Una storia che troverà proprio in lei la chiave per svelare segreti sepolti da anni. Una storia che le cambierà la vita.

Imarta tempranfo sull’Autrice Marta Tempra, 22 anni e un grande talento nella scrittura e studi scientifici universitari. Ha già pubblicato “L’istante fra due battiti” e questo è il suo secondo volume di racconti brevi, sempre edito da Arpeggio Libero.

Ha un suo blog e assieme ad altre autrici gestisce la pagina web e facebook di Magla, l’isola del libro.


La mia recensione

Il libro è una raccolta di racconti, questa è la descrizione del volume in IV di copertina:

“Impressioni, un mosaico di storie, racconti e poesie di diverso genere, che come in un quadro impressionista uniranno le loro singole pennellate a comporre un’unica emozione.”

E l’aspettativa non viene disattesa: attimi di vita che vibrano, tutte disposte a comporre una melodia più complessa, dove il lettore può emozionarsi.

Un libro da leggere. Per lo stile e la poesia che vi è nascosta dentro. Per la grande capacità della giovane e talentuosa autrice nel far emergere schegge d’esistenza in cui ognuno di noi si può riconoscere/ritrovare. Per i pensieri e le emozioni che parlano un po’ di noi e che, con maestria, Marta Tempra ferma tra le pagine. Perché questo volume è Emozione pura. 

Nel racconto più lungo, “L’estate dei bucaneve” che da il titolo al volume, un anziano malato torna indietro nel tempo e si confida con la giovane infermiera della clinica, quasi in una lunga confessione. Scopriamo, negli istanti che l’uomo narra alla giovane, il destino che si compie all’ombra di un grande errore, un errore che si amplierà nella coscienza dell’uomo, fino a diventare spettro divoratore di ogni anfratto della sua anima. 

L’infermiera, Bimba come la chiama il vecchio, diventerà la custode di questo segreto e ne sarà profondamente cambiata…

 Vi riporto alcuni passaggi evocativi:

 …i bucaneve erano pochi, sparsi come nuvole in cielo, ognuno tanto perso dentro se stesso da rimanere lontano anche a distanza di un metro. (…) Anche io quel giorno ero lì, bucaneve in mezzo ad altri bucaneve, solitario tra i solitari.

 

 ***

In quel quadro c’erano più particolari che nella mia stessa memoria.

Quel bambino ero io.

Non so per quanto tempo rimasi lì, immobile come sabbia trasformata in vetro da un’ondata di fuoco, e altrettanto fragile… e difatti basta un rumore, il fischio di un gabbiano, per farmi esplodere in mille schegge acuminate.

 

 ***

Il mondo era ormai scomparso, la spiaggia, le acque scure del lago, tutto si era ristretto ai nostri corpi e a quel poco di materia con cui eravamo in contatto, sabbia, aria, oscurità. Tutto finiva dove finivamo noi. Oltre, il mondo cessava semplicemente di esistere.

 

La difficoltà dell’anziano uomo al sopravvivere ai propri ricordi e agli errori, viene descritta con nettezza, tre-righe-tre senza scampo, portando il lettore a un’immedesimazione quasi totale:

Avevamo tutti le nostre cicatrici, il nostro carico di mostruosità addosso impossibile tornare indietro, dopo ciò che avevamo vissuto. Eravamo uomini d’ombra, che l’ombra si portavano appresso.

 

Con l’esperienza e il ricordo trasmessole dall’uomo, l’infermiera Bimba decide di unire fili invisibili di un destino crudele, andando in cerca di un’altra anima, di un’altra vita, legata dal destino a quella dell’uomo e tormentata allo stesso modo, dagli stessi fantasmi. 

Marta Tempra ce ne fa una breve descrizione:

…lo guarda e per la prima volta vede una somiglianza, tra loro: una stessa ombra annidata tra le pupille, la costante tensione di chi vive braccato. E capisce cosa li rende simili.

 

Altri racconti brevi sono inclusi in questa raccolta, tra i tanti vi cito quelli che mi hanno colpito di più, vuoi per il modo in cui sono scritti, vuoi per l’argomento trattato: In una notte d’inverno, Arrivederci alla prossima alba, Apocalisse, Penombra, Lungo le rotaie, Dissolvenza

Trovo in Penombra – il racconto secondo me più bello fra i tanti – una capacità poetica sorprendende, prosa che si fa verso, per far vibrare l’anima del lettore.

 Mi basta chiudere gli occhio per sentirli accanto a me, sentirti accanto a me: la tua mano nella mia, il tuo calore che filtra attraverso l’effimera barriera del guanto, della pelle, dell’anima. Che filtra attraverso di me, restituendomi l’uomo che ero, disperdendo l’ombra che sono diventato. (…)

 

Un lieve calore, una timida fiammella si accende, e mi accorgo che anche in penombra si può vedere, si può camminare, si può vivere.

 

Qui a seguire aggingo stralci degli altri racconti, che è quasi sbagliato definire in questo modo. Li chiamerei invece distillati di attimi di vita sospesi, strappati a protagonisti diversi: una giovane mamma, una ragazza in cerca di sé stessa, uomini senza più domani. Differenti anime di varia umanità, che l’autrice sa sapientemente descrivere nei loro mutamenti interiori:

La notte è fredda, il sudore scivola sulla mia pelle come brina sui fili d’erba. (In una notte d’inverno)

 

 ***

Sdraiata nel vento

come una piuma o una foglia 

immobile e docile 

ai raggi del sole 

lo assorbo, mi avvolgo 

di luce rovente. 

Dentro

la vita 

rinasce. 

(Arrivederci alla prossima alba)

  ***

Ci stringiamo più stretti, a chiudere il buco.

Ma non si può eludere la morte, se morte è il grido di tutto ciò che ti circonda. (Apocalisse)

  

***

Il treno, cigolando, si mette lentamente in marcia.

Così come i miei pensieri.

Non li poi seminare, i pensieri. Puoi anestetizzarli, stordirli nel frenetico trantran della giornata, ma sono sempre lì, un passo dietro di te, pronti ad approfittare del primo momento di quiete porta, un tutt’uno con qualcosa di più grande di te che sembra accoglierti dentro di sé.

Ed è così che dolcemente lasci questa vita. (dissolvenza) emergere subdolamente ai margini della coscienza, dapprima nebulosi, via via sempre più lucidi. (Lungo le rotaie)

 

 ***

 

 Mentre il suo sguardo vacuo torna a fissare il pavimento, una parte di lei resta qui, tra queste righe, come un pezzo di scenografia dimenticato sul palco dopo il dramma. (Lungo le rotaie)

  ***

Certo, non esiste più un “io”, un’entità a sé. Sei parte del tutto, sei il tutto. Il tuo respiro è quello dell’aria che ti circonda, il tuo cuore pulsa attorno a te come se fossi chiuso dentro di esso, e al contempo sei libero, ibero veramente, senza più corpo, identità, un tutt’uno con qualcosa più grande di te che sembra accoglierti dentro di sé.

Ed è così che dolcemente lasci questa vita. (Dissolvenza)

 

Insomma, se non l’avete capito, la lettura di questo libro è consigliatissima! ;-P

 ∼ Loriana ∼

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One thought on “[letti per voi] – L’estate dei bucaneve, di Marta Tempra

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