Giornata della Memoria: per non dimenticare

10409244_1583477218534754_744750474536195873_nIn questi ultimi anni abbiamo assistito a un revisionismo storico che va osteggiato continuando a ricordare gli eventi talmente agghiaccianti che l’umanità tende a voler dimenticare.

E’ un compito che spetta a tutti, affinché tutto ciò non possa più verificarsi.

Le cronache, purtroppo, riportano notizie troppo simili a quelle accadute nel passato, in varie parti del mondo (Palestina, Kurdistan e altri).

Proprio per questo bisogna focalizzare la nostra attenzione a capirne le cause e impedire che la storia si possa ripetere, ancora una volta.

Appunto a questo scopo, in questa Giornata della Memoria, vi presenterà alcuni stralci tratti da vari libri che raccontano l’Olocausto, romanzi famosi e meno conosciuti. Per non dimenticare.

Spero apprezzerete…


Quando dal cielo cadevano le stelle, Sofia Domino. Copertina.Il libro “Quando dal cielo cadevano le stelle” della brava Sofia Domino, un’autrice emergente nel panorama dell’editoria italiana, racconta il genocidio degli ebrei, narrando le vicende della giovane Lia che, un po’ come Anna Frank, vive con sgomento e incredulità l’orrore che lentamente le stravolgerà la vita. A differenza de Il diario di Anna Frank però, gli eventi si svolgono in una Roma sotto bombardamenti e molti luoghi inseriti nel romanzo potranno essere riconosciuti dai lettori. L’Autrice ha anche inserito note a pié di pagina per dare ulteriori informazioni storiche.

Trovo che questo romanzo possa essere valutato per l’impiego nelle scuole, soprattutto per i nostri studenti, perché riesce a coinvolgere e a far partecipare il lettore alle vicende dell’Olocausto.

Una domanda fra tutte la giovane Lia si pone, quasi affranta di fronte all’ineluttabilità dell’orrore perpetrato dai nazisti:

“Perché?”. Perché quest’accanimento e quest’odio così rabbioso nei confronti del mio popolo? Perché essere privata della mia vita, della mia libertà? In nome di cosa, tutto questo, quando la vita è così meravigliosa?”

[Sofia Domino, Quando dal cielo cadevano le stelle]

L’animo umano fatica a comprendere il perché di tanta crudeltà: viene annichilito dall’orrore. Hitler e il suo esercito organizzarono scientemente non solo un omicidio di massa ai danni di ebrei, zingari, prigionieri politici, omosessuali e altre etnie, ma perpetrarono anche il vile annullamento dell’essere umano.

Nei campi di concentramento infatti si veniva marchiati con un numero, con la volontà di togliere dignità all’uomo in prigionia. Uomini e donne subivano le più atroci torture e le umiliazioni più terribili. Non c’è politica nè ideologia che tenga di fronte a una barbarie così grande.

indexRaccontare l’orrore e la distruzione della dignità umana è stato il compito assunto di Primo Levi.

Dopo aver letto il suo romanzo “Se questo è un uomo” non si può più ignorare l’Eccidio, perché lo si vive pagina dopo pagina, con viscerale partecipazione ed emotività.

La strategia di ridurre gli uomini a larve, senza più pensieri né sentimenti, viene raccontata con nettezza dallo scrittore:

Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.

[Primo Levi, Se questo è un uomo]

 

***

 

Noi giacevamo in un mondo di morti e di larve.

[Primo Levi, Se questo è un uomo]

 

***

 

L’ultima traccia di civiltà era sparita intorno a noi e dentro di noi.

Credo che lui stesso abbia dimenticato il suo nome, certo si comporta come se così fosse. Quando parla, quando guarda, dà l’impressione di essere vuoto interiormente, nulla più che un involucro, come certe spoglie di insetti che si trovano in riva agli stagni, attaccate con un filo ai sassi, e il vento le scuote.

[Primo Levi, Se questo è un uomo]

Primo Levi scrive una condanna a fuoco dell’Olocausto. In queste brevi righe c’è tutta la sofferenza, lo strazio, la rabbia e la rassegnazione di chi è uscito indenne dall’inferno e tenta di ricostruire, pezzo per pezzo, la propria vita, il proprio essere uomo, la propria dignità dopo l’orrore.

Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere quest’offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati in fondo. Più già di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile. Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.

[Primo Levi, Se questo è un uomo]

annafrankNel famosissimo “Il diario di Anna Frank”, ritrovato postumo a fine guerra dal padre – unico sopravvissuto – dopo la morte della giovane nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, la giovane ebrea racconta sogni, desideri e speranze comuni a tante adolescenti della sua età.

L’animo umano non ha confini, né razza, né religione: è uguale per tutti. Per questo diventa doloroso e partecipativo il procedere nella lettura, perché i pensieri di Anna sono uno specchio in cui tutti possono riconoscersi.

Questo è uno dei motivi per cui il romanzo è diventato uno dei più letti in tutto il mondo, perché pone l’attenzione sul valore della vita umana, una vita fatta di emozioni, sogni, desideri, amore e sentimenti di generosità e comprensione. Una vita che viene smembrata di tutto ciò per trasformarsi in un numero marchiato sulla pelle, dove non esiste né umanità né dignità.

Eppure, pur se consapevole dell’orrore della guerra e dello sterminio che i nazisti stavano compiendo sulla sua gente, la giovane Anna perseverava nel mantenere la speranza. Così, infatti, scriveva nel suo diario:

Non penso a tutta la miseria,

ma alla bellezza che rimane ancora.

[Anna Frank, Il diario di Anna Frank]

I pensieri positivi e la determinazione a sopravvivere, purtroppo, non salveranno i sei milioni di ebrei dallo sterminio. Morti nei campi di concentramento per stenti, per l’abbrutimento della propria umanità o vittime della violenza e della ferocia nazista. Uccisi in camere a gas, sottoposti ad esperimenti crudeli, costretti a lavorare e marciare fino allo sfinimento. Senza pietà.

Ad Anna non basterà il grande amore per la vita a farla resistere. Così come per la giovane Lia: le umiliazioni e il dolore soffocheranno la sua determinazione ad aspettare il giorno della liberazione. Entrambe scivoleranno nel loro ineluttabile destino con rassegnata resa.

Ma per tanti che non ebbero più voce, molti altri diventarono testimoni dell’Olocausto, come Primo Levi che, nel suo romanzo, scrive un’accusa universale, a imperitura memoria:

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

[Primo Levi, Se questo è un uomo]

 

Testimoniare sempre, perché, dice ancora Levi:

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.

 

Concludo il mio articolo con la canzone Auschwitz scritta dal grande cantautore  Francesco Guccini  che, con delicatezza e rabbia, ci porta direttamente nell’orrore e ci rende capaci di non dimenticare…

∼ Loriana ∼

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