[letti per voi] – Le notti bianche, di Fedor Dostoevskij

Vi è qualcosa di indicibilmente commovente nella nostra natura pietroburghese quando, al sopraggiungere della primavera, essa all’improvviso rivela tutta la sua potenza, tutte le forze donatele dal cielo, si agghinda, si adorna di variopinti fiori.. Involontariamente mi richiama alla mente l’immagine di una fanciulla languida e malaticcia che voi guardate a volte con compassione, a volte pietosa tenerezza, e a volte poi semplicemente non notate, ma che a un tratto, in un batter d’occhio, diventa, in modo inspiegabile, indicibilmente bella e voi, colpito, inebriato, vi chiedete senza volerlo: quale forza ha fatto lampeggiare di un simile fuoco quegli occhi tristi e pensosi?

(F. Dostoevskij)

Le notti bianche

Fëdor Dostoevskij

libroTitolo: Le notti bianche – Autore: Fëdor Dostoevskij – Edizioni: Tascabili Bompiani – Anno: 1988 – pp.: 100


“Le notti bianche” è il secondo libro di Fëdor Dostoevskij, pubblicato nel 1848.

Questo racconto è particolare: esistono solo due protagonisti (il giovane sognatore e Nàstenka), mentre l’intera città, Pietroburgo, è praticamente dietro un velo. Dostoevskij l’ha concepita così per far risaltare meglio la solitudine del protagonista. Questi è un giovane sognatore, imbevuto di sentimenti che ha alimentato negli anni con le letture romantiche dell’epoca, che è praticamente solo: vive nel mondo immaginario e fantastico della sua mente, senza alcun legame reale.

Sembra che il racconto sia autobiografico. Lo stesso autore infatti confesserà che: nella mia gioventù, mi sono talmente perduto nelle fantasticherie da lasciar passare senza accorgermene tutta la mia giovinezza”.

Il racconto si articola in quattro notti, durante le quali la storia evolve e con essa il rapporto tra i protagonisti (il sognatore e Nàstenka).

Tutto nasce con la passeggiata notturna del giovane uomo.

Costui è timido e ha un carattere passionale e sensibile ma è incapace di vivere davvero una vita piena per quella timidezza che rende difficile il suo rapporto con gli altri. Pertanto egli si rifugia sovente nel suo mondo fantastico, nei suoi sogni.

Durante quella prima notte il giovane incontra Nàstenka. L’uomo rimane colpito dall’atteggiamento mesto e pensieroso della ragazza ma passa oltre. Quando però la giovane viene importunata da un malintenzionato egli interviene e i due entrano in contatto.

Nel rivolgersi per la prima volta ad un altro individuo (Nàstenka) e creando un legame immediato con lei, il protagonista si rende conto in modo doloroso e folgorante, di quante cose della vita abbia ha perduto, rifugiandosi a vivere nel mondo immaginario.

“Con quanta facilità, con quanta naturalezza si viene creando quel fiabesco, fantastico mondo! Come se tutto ciò non fosse una chimera! In verità, son pronto a credere, in certi momenti, che tutta quella vita non sia un eccitamento dei sensi, non sia un miraggio, non un inganno dell’immaginazione ma che sia una realtà viva, vera, efficiente!”

Nàstenka, attratta e incuriosita dal carattere passionale e sensibile dell’uomo e grazie alle sue doti, riesce a far breccia nei sentimenti di lui e ad alimentarne le confidenze. La ragazza è solare, sincera e, pur se nel suo animo alberga una grande pena, risulta essere una buona ascoltatrice.

L’incontro della prima notte diventa l’inizio di una conoscenza più profonda e, vinta la barriera della timidezza, le parole del protagonista nelle sere successive diventano un fiume in piena…

“…invano il sognatore fruga, come nella cenere, nei suoi vecchi sogni, cercando in quella cenere una sia pur piccola scintilla per ravvivarle, e con il rinnovato fuoco riscaldare il cuore intirizzito e far risuscitare in esso tutto quanto vi era prima di così caro, che toccava l’anima, che faceva ribollire il sangue, che strappava le lacrime dagli occhi e con tanta magnificenza ingannava!”

Durante quegli appuntamenti notturni, il nostro sognatore si lascia andare a confidenze su di sé e sulla sua vita, fatta prettamente di attese e sogni e tanta solitudine. In discorsi appassionati egli cerca di illustrare alla giovane il suo stato d’animo. Così, il rapporto fra i due protagonisti diventa sempre più intimo. 

Nàstenka prova un sincero sentimento di amicizia verso quest’uomo così particolare, mentre il giovane arriva ad ammettere che vivere da sognatore non è affatto facile, come confida alla giovane amica in questo bel passaggio del libro, perché:

“Sentirete, Nàstenka (mi pare che non mi stancherò mai di chiamarvi Nàstenka!), sentirete che in quegli angoletti vivono delle strane persone: i sognatori. Il sognatore, se occorre dare di lui una precisa definizione, non è un uomo ma, vedete, è piuttosto un essere di genere neutro. Si stabilisce per lo più in qualche angolo inaccessibile, come se volesse nascondersi persino alla luce del giorno e, una volta installato nella sua tana, vi si attacca come una lumaca al guscio…”

 

Purtroppo però Nàstenka è legata a un amore lontano: un ex inquilino della casa della nonna che un anno prima le aveva promesso di partire in cerca di fortuna e di ritornare a prenderla in sposa. Eppure, nonostante la sua attesa paziente e il fedele amore, la giovane è oppressa dai dubbi: sa per certo che il suo innamorato è in città ma egli non si è ancora fatto vedere. Mille angosce le straziano l’anima, ma è grazie all’amicizia con il protagonista che riesce a non cadere nella disperazione.

E proprio quando Nàstenka decide di voler dimenticare il suo inaffidabile innamorato e accetta l’amore del devoto amico, nell’ultima notte di questo breve storia, il racconto sembra prendere una piega romantica. Ma  ecco che invece il destino (e l’autore) cambiano le carte in tavola, generando un nuovo tormento nell’anima del giovane uomo.

Quando siamo infelici, sentiamo più intensamente l’infelicità altrui; il sentimento non si dissolve, ma si concentra…

 

Al nostro sognatore non resta che accettare la scelta dell’amata e rimanere chiuso nel suo sentimento, mentre la vita estranea scorre.

Bellissime sono le ultime sue frasi, quasi un inno all’amore eterno, l’inno di un cuore che si è preservato dalla malignità e dalle recriminazioni della vita grazie proprio alla potenza dei sogni, e  che riesce a pronunciare parole di questa elevata poesia:

Sia sempre luminoso il tuo cielo, sia sempre sereno e calmo il tuo dolce sorriso e tu sia sempre benedetta per il minuto di felicità e beatitudine che hai dato a un cuore ignoto, solitario e grato!

Mio Dio! Un intero minuto di beatitudine! E’ forse poco, sia pure in una intera vita umana?

Un racconto che scava nell’animo umano dei protagonisti, che si mettono a nudo con una sincerità disarmante.

Si legge d’un fiato e ne consiglio la lettura a tutti!

∼ Loriana ∼


L’Autore – info

dostoevskjiLo scrittore russo Fedor Mikhailovic Dostoevskij nasce a Mosca il giorno 11 novembre 1821. Fedor accantona gli studi di ingegneria militare e rifiuta di proseguire la carriera in questo campo perché interessato alla letteratura. Inizia a fare traduzioni dal francese ma le entrate economiche sono poche. Vive in povertà e soffre di salute cagionevole. Nel 1846 dà alle stampe il suo primo libro, “Povera gente”, che riceverà notevoli elogi. Nel 1847 inizia a soffrire di attacchi epilettici, questo starà un problema con cui dovrà convivere per tutta la vita. L’autore inizia a frequentare i circoli rivoluzionari e nel 1849 viene arrestato e condannato alla pena di morte, pena poi commutata per volere dell’imperatore Nicola I a quattro anni di lavori forzati: Dostoevskij va quindi in Siberia. Questa esperienza dura, al limite della sopravvivenza lo segna fisicamente e moralmente. Scontata la sua pena viene inviato a Semipalatinsk in qualità di soldato semplice; dopo la morte dello zar diventerà ufficiale. Si sposa con Maria e nel 1859, per motivi di salute, viene congedato e si trasferisce a Pietroburgo. Torna così a scrivere. Nasce così il suo secondo romanzo, “Il sosia”, che narra la storia di uno sdoppiamento di personalità. Questo suo lavoro però non raccoglie il consenso del primo romanzo. Continua a scrivere e in una sola notte termina “Romanzo in nove lettere”. Fedor Dostoevskij muore il 28 gennaio 1881, in seguito ad un peggioramento dell’enfisema polmonare di cui è affetto. La sua sepoltura, nel convento Aleksandr Nevskij, è accompagnata da una folla immensa.

Tra le sue opere più note vi sono “Memorie dal sottosuolo”, “Delitto e castigo”, “L’idiota”, “Il giocatore”, “I fratelli Karamazov”.

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9 thoughts on “[letti per voi] – Le notti bianche, di Fedor Dostoevskij

  1. questo libro l’ho consumato pe quante volte l’ho riletto, tutto d’un fiato, o notte per notte, a seconda dell’ispirazione…. mi mozza il fiato al solo pensiero, che quasi quasi toro a rileggerlo! 🙂

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