[letti per voi] – Sono nato troppo presto, di Giovanna Avignoni

bannerBuongiorno a tutti cari lettori.

Siamo ancora a maggio e maggio è il mese dei libri e dell’evento #ioleggounemergente! banner

Nell’ambito di questa iniziativa quindi vi parlerò di un libro di una scrittrice emergente a cui voglio dare spazio e vetrina, perché lo merita.

“Sono nato troppo presto” di Giovanna Avignoni

libro

Titolo: “Sono nato troppo presto” – Autore: Giovanna Avignoni – Editore: Youcanprint – Anno: 2014 – Pagine: 192 pp. – Prezzo: 11,05 euro cartaceo – 0,99 ebook – Acquistalo qui

Per tutto maggio il formato ebook a 0,99 centesimi. http://m.ciao.it/Sono_nato_troppo_presto_Giovanna_Avignoni__4497219 http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/libri-per-bambini-e-ragazzi/sono-nato-troppo-presto-ebook.html http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/sono-nato-troppo-presto.html


Trama/Sinossi

Le paure, la rabbia, le sconfitte, i progressi, le conquiste e l’amore vissute da un bambino che diventa uomo tra realtà e fantasia. Un tumulto di emozioni, commozione e felicità fino alle lacrime.


La mia recensione

Delicato.

Ecco il primo aggettivo che userò per definire questo romanzo: delicato, perché scritto con una sensibilità davvero unica.

Coraggioso.

Ecco il secondo aggettivo che userò per definire questo romanzo: coraggioso, perché affronta un argomento difficile, che può scatenare polemiche e far scivolare la trama in uno smielato sentimentalismo.

Delicata, sensibile e coraggiosa, ecco com’è l’autrice romana Giovanna Avignoni, insegnante nella vita reale, autrice affermata e pluripremiata (è stata tra gli autori selezionati per Sanremo libri 2015, ad esempio).

La Avignoni narra con penna lieve la storia di Fabio, bimbo nato troppo presto assieme al suo gemello Guido che, a causa delle complicazioni alla nascita, ha riportato danni gravi a livello fisico e neurologico.

Un bimbo cerebroleso grave, dato per spacciato da molti medici e specialisti ma che, grazie all’amore e alle cure della sua famiglia, riesce a trovare gli strumenti giusti per raggiungere la propria dimensione, per diventare – anche se con i propri tempi e modi – una persona completa: Fabio e basta.

Avrei voluto gridarlo, ma la fermata dell’autobus era tanto lontana e i miei pensieri, le mie parole correvano, correvano a fatica, senza poterla mai raggiungere.

Che buffo, anche le mie parole avevano una gamba più piccola.

(…)

Celebroleso grave…”

Non sentivo più chiamarmi così da qualche tempo. Una delle maestre lo aveva appena sussurrato nell’orecchio dell’altra ma io lo avevo sentito bene, forte, chiaro. Mi aveva fatto male, come tutte le volte.

Io sono Fabio” avrei voluto gridare, ma la nebbia aveva completamente coperto la fermata dell’autobus e le mie parole stavano lì, ferme, terrorizzate.

Lo aiutano in questo suo percorso educatori scolastici e terapisti (la ragazza piccolina dagli occhi grandi), gli amici (Chiara, sua compagna di banco, la ballerina della favola del soldatino di stagno), il medico dalle mani grandi e le unghie sporche – il primo che crede davvero in lui e nelle sue capacità di ripresa.

Era bello quel quadro, mi emozionava guardarlo.

Era misterioso: le forbici, un taglio con il passato, i melograni, la ricchezza del presente, la vita.

La candela un futuro incerto, in balia del vento.

Presente, passato e futuro ecco cosa voleva rappresentare il medico pittore nel suo bellissimo quadro.

Per alcuni ero un cerebroleso grave, ma per il mio medico pittore ero solo un bambino tanto sensibile dotato di una spiccata intelligenza creativa.

Il piccolo Fabio ha accanto una famiglia straordinaria: la mamma forte e delicata (la mamma bambina che non piange mai e dorme sotto un piumone di fiori), il suo gemello Guido (che per lungo tempo è stato il tramite di Fabio con il mondo esterno), la silenziosa nonna sempre presente e lo straordinario nonno (uomo dalla sensibilità unica, che sa trovare le parole giuste al momento giusto).

La vita con due gemelli è difficile, faticosa. A volte impossibile.

La vita con due gemelli nati prematuri, di cui uno disabile, penserete voi, non è una vita.

Invece no.

I coriandoli di mio nonno la rallegravano ogni giorno. Non c’erano coriandoli neri.

Mio nonno aveva bruciato tutti i fogli neri e ne aveva mandato lontano il fumo.

Il nonno è una figura fondamentale in tutta la storia, un uomo che si fa carico della sofferenza della propria figlia, abbandonata dal compagno appena dopo il parto, dopo la sentenza della menomazione di uno dei due figli…

Era sola la mia mamma, mio padre se ne era andato perché aveva troppa paura.

Se ne era andato gridando che amava mia madre disperatamente, ma le sue braccia filiformi, terminanti con dita lunghe e sottili, non avrebbero mai potuto sopportare il peso di una vita così faticosa e piena di interrogativi.

Amava mia madre, ma era troppo debole per sopportare una vita con un figlio disabile.

Il nonno, un uomo che…

Ha guardato il suo orologio con pazienza e ha visto scorrere il tempo lentamente.

Il tempo scorreva e lui vedeva cambiare il viso di mia madre: sua figlia aveva un disperato bisogno di aiuto.

Non riusciva ad odiare mio padre, il compagno di sua figlia, per ciò che aveva fatto.

Anche lui, mio nonno, aveva tanta paura, gli mancava il fiato e la terra sotto i piedi era molle, fragile, terribilmente delicata.

Ma lui doveva essere forte per dare forza alla sua “bimba” che doveva affrontare una vita nuova.

La forza di Fabio è la sua famiglia, un nido dove lui cresce nell’amore e nel rispetto, tanto da fortificarsi nello spirito e nel carattere…

Guido aveva bisogno del mio aiuto, lui così forte, così intelligente, aveva bisogno di me.

Nella nostra camera non mancavano di certo fogli e colori, ma io impugnai una matita e, ignaro dello sguardo meravigliato di tutta la mia famiglia, inizia ad abbozzare una casa.

Volevo che fosse proprio come quella che stava a scuola, appesa al muro: la casa del mio papà.

Il risultato finale fu una specie di casupola più storta che dritta ma doveva essere più bella di quanto mi sembrasse perché prese posto proprio accanto al disegno di guido, sfrattando un altro disegno della mia mamma.

Tutti stavamo lì, fermi, ad osservare i miei due piccoli tesori.

Accanto a Fabio, dentro per la verità, altre figure fondamentali in questo suo percorso di crescita: Pinocchio, il pezzo di legno che un giorno ha deciso di essere qualcosa di più di ciò che tutti pensavano fosse e per questo si è trasformato in burattino, aiuterà in questo il bambino: sarà lui a mettersi alla fermata d’autobus delle parole inespresse di Fabio, per dar ordine e fluidità ai suoi pensieri e contribuire alla sua comunicazione orale.

C’è anche l’intervento straordinario di Peter Pan che, in un momento di confusione, arriva provvidenzialmente per trovare la soluzione giusta.

Tutti a combattere contro il cattivo mago infermiere che si era divertito su quello sfortunato neonato durante la nascita, come raccontava il nonno ai due gemelli bambini. Così, con il loro aiuto, anche Fabio inizia a parlare. E l’Autrice riesce a trasmettere in modo perfetto – con parole volutamente semplici perché è il piccolo Fabio a raccontare – le difficoltà nell’uso della parola, nell’esprimere concetti e emozioni in forma orale. Eccone alcuni passaggi, che ho trovato davvero significativi:

Poi, piano piano, i pensieri si rialzarono, si diedero la mano e, finalmente, uno di loro prese quell’autobus sul quale non erano mai riusciti a salire.

Mamma…”

Ero riuscito a pronunciare la parola mamma.

Dolce come lo zucchero filato che nonno mi comprava alle giostre nei giorni di festa, morbida come le guance di Guido, profumata come la casa dei nonni. Dolce, tenera, profumata ma forte, terribilmente forte.

La mia prima parola.

(…)

Sembrava provenire da lontano quella timida vocina, ma c’era.

Era un “io” piccolo piccolo, che si era fatto strada, infilandosi tra i pensieri accalcati alla fermata dell’autobus e seguendo la scia profumata lasciata dalla parola mamma che si era fatta spazio a forza, fra le altre parole immobili, qualche attimo prima.

(…)

Stava in fila insieme alle mie parole zoppe che si accalcavano alla fermata dell’autobus e le aiutava a salire. Con il suo aiuto molte parole presero l’autobus ed io iniziai a parlare.

Scritto come un racconto in prima persona, volutamente con momenti tentennanti e altalenanti che danno veridicità alla narrazione da parte del protagonista, il romanzo è commovente, non cadendo mai nella tentazione di indurre nel lettore il sentimento della compassione.

Una bella storia positiva di coraggio che fra riflettere sul ruolo della scuola e dell’educazione – soprattutto verso quegli individui con patologie gravi d’apprendimento – che, grazie a sistemi educativi e tecniche all’avanguardia, può permettere un percorso pieno e completo a tutti. A tutti i Fabio che per superficialità vengono troppo spesso abbandonati al proprio destino, con diagnosi che sembrano più condanne e che, invece, dovrebbero avere assistenza e aiuto per trovare la strada per realizzare se stessi.

Perché, come dice spesso il protagonista con orgoglio, rifacendosi all’insegnamento del nonno, Fabio è Fabio. Non il cerebroleso grave, ma Fabio. Punto.

       avignoni1 avignoni2

Da leggere, perché emoziona e fa riflettere.

Da leggere perché è un’ottima prova di questa brava autrice che con penna delicata racconta una storia che troppo spesso rimane incompiuta, ma che vorremmo si realizzasse molto più spesso per tutti i Fabio che cercano di essere se stessi. Punto.

∼ Loriana ∼


giovanna-sanL’autrice: Giovanna Avignoni

Romana, insegnante e scrittrice. Ha all’attivo due romanzi: “Sono nato troppo presto” e “Come una bolla”.

Il romanzo “Sono nato troppo presto” è stato selezionato nella rosa dei finalisti nell’edizione 2015 di Sanremo Writers.

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7 thoughts on “[letti per voi] – Sono nato troppo presto, di Giovanna Avignoni

  1. Uno dei libri più belli che abbia mai letto. Mi ha spalancato una finestra su un mondo che non ho mai conosciuto e solo qualche volta sfiorato senza comprenderlo. L’unico libro che mi abbia commosso.

  2. Pingback: [ospiti] – Giovanna Avignoni nel salotto letterario di Scintille d’Anima: quattro chiacchiere con l’autrice | Scintille d'Anima

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