[ospiti] – Giovanna Avignoni nel salotto letterario di Scintille d’Anima: quattro chiacchiere con l’autrice

GIOVANNA AVIGNONI

Eccoci qui per una breve intervista a Giovanna Avignoni, autrice di “Sono nato troppo presto”, di cui ho pubblicato proprio oggi la recensione (qui).

Se i temi trattati nel suo romanzo vi hanno emozionati e incuriositi, ora è il momento di conoscere meglio questa brava e sensibile scrittrice.

cop intervistaScintille d’Anima – La prima domanda è: perché scrivi?

Giovanna Avignoni – Scrivo perché lo faccio da sempre ma, fino allo scorso anno, non avevo mai avuto il coraggio di pubblicare. Ho deciso di farlo anche e soprattutto grazie all’incoraggiamento di mio marito che, da subito, ha creduto in me.

Da piccola scrivevo i miei pensieri su un diario segreto, poi ho iniziato a scrivere per me stessa ma non ho tenuto nulla, è andato tutto perso.

Scrivo perché racconto me stessa. Scrivo perché la scrittura è un canale privilegiato: ognuno può donare ai lettori la propria interiorità a sua volta, chi legge, può ritrovare se stesso nelle storie che gli sono state affidate.

Scintille d’Anima – Parliamo ora del tuo romanzo “Sono nato troppo presto”. La domanda d’obbligo, per soddisfare la mia curiosità e quella dei nostri lettori, è: la storia di Fabio, ti è stata ispirata da un fatto reale?

Giovanna Avignoni – Questo libro nasce dai tanti momenti che ho vissuto con bambini “speciali” e dalla storia che sto vivendo dallo scorso anno, perché in classe ho un bimbo diversamente abile.
Il romanzo già era dentro di me da tempo, ma questa realtà ne è stata la scintilla! Un pomeriggio, senza rendermene conto, ho iniziato a scrivere: le dita correvano veloci sulla tastiera del mio computer come se fosse Fabio stesso a farlo. Fabio, che significa “colui che sa aspettare”, da Quinto Fabio Massimo il temporeggiatore, era impaziente di raccontarmi la sua storia e io ne sono stata solo la portatrice.

Scintille d’Anima – Quanto ti ha aiutato nella stesura del tuo romanzo le competenze che hai come insegnante?

Giovanna Avignoni – La conoscenza dell’uso della struttura morfosintattica mi è stata, senza alcun dubbio, di grande aiuto.

La capacità di “scovare” gli errori a colpo d’occhio e la lettura di testi scritti da più persone, mi hanno facilitato molto.

Scintille d’Anima – Nel tuo libro affronti il tema complesso e delicato della disabilità mentale, regalando al tuo Fabio un futuro diverso da quello purtroppo vero di tanti altri bambini nelle sue condizioni. Nella tua esperienza di insegnante quante storie come Fabio hai conosciuto?

Giovanna Avignoni – Ho conosciuto tanti bimbi come Fabio. Ho iniziato a lavorare come insegnante specializzata a soli venti anni. Ho affrontato situazioni importanti cercando sempre di mettermi nei panni del bambino e delle loro famiglie. Diciamo che ho lavorato con il cuore senza, però, dimenticare di affrontare tutto con metodologie e mezzi mirati. Ogni bimbo è diverso, ognuno ha bisogno di un percorso personalizzato, anche quei bambini che sembrano non aver bisogno di nessuno… forse sono i più bisognosi. Anche Guido, il fratello forte del protagonista del mio romanzo, aveva bisogno degli altri.

Scintille d’Anima – Fabio migliora grazie agli interventi degli educatori e agli stimoli che gli vengono offerti. Puoi dirci le più indicate per patologie come quelle di Fabio?

Giovanna Avignoni – Penso che sia fondamentale affrontare la disabilità con professionalità, nulla può essere improvvisato quando si tratta di bambini, figuriamoci in casi come quelli di Fabio. E’ necessario lavorare in maniera sinergica con la famiglia e i sanitari, condividere i successi, i dubbi e le strategie di lavoro. L’uso delle tecnologie aiuta molto, il materiale strutturato è fondamentale, ma anche utilizzare semplici oggetti di vita quotidiana aiuta, a volte, a trovare la chiave.

Il rapporto con gli altri bambini, poi, è alla base del successo.

Scintille d’Anima – Nel tuo romanzo hai dato la forza al tuo protagonista di trasformare in luce le cose e le persone attorno a sé e credo che tu lo abbia fortemente voluto per dare un messaggio di speranza. Ma nella realtà bisogna fare i conti la discriminazione del diverso (tanti sono i fatti di cronaca di violenza o bullismo o discriminazione per chi non omologa, sia omosessuale, sia di etnia diversa, sia disabile o semplicemente più timido e fragile degli altri) che è una delle forti criticità di questa società.

Come si deve operare affinché la discriminazione non attecchisca negli animi dei nostri studenti, dei più giovani, per far in modo che davvero la storia di Fabio possa ripetersi?

Giovanna Avignoni – Lavoro nella scuola da trent’anni e posso affermare con certezza che i bambini non considerano la diversità come un ostacolo. I bimbi sono la forza di chi opera con loro: ho lavorato in classi dove erano inseriti bimbi autistici, psicotici, con sindrome di iperattività, provocatori oppositivi, con ritardi medi e gravissimi, con gravi disturbi del linguaggio, ma ho sempre avuto classi compatte, come una squadra. I bimbi guardano il mondo con “gli occhi belli”.

E’ fondamentale parlare chiaro con tutti i genitori e condividere con loro il progetto educativo che si intende portare avanti, bisogna essere chiari e farsi vedere competenti e preparati.

La legge 517 del 1977 ha aperto la testa a chi cercava di non vedere! Ora infatti si tende a lavorare sul diversamente abile come ricchezza, come spinta a fare, ciò crea la coesione nella classe, sembra strano ma è proprio così! Anche attraverso il gioco si arriva al percorso ottimale e alla progettazione! Molto spesso gli altri bambini vengono chiamati ad aiutarci in questo.

Io ho scritto questo romanzo sperando che la debole voce di Fabio entri nei cuori delle persone e che il cerchio si allarghi “come un sasso nello stagno”.

Scintille d’Anima – Amore, incoraggiamento, pazienza, rispetto, sollecitazioni positive. Questi sono gli ingredienti che ho trovato nella tua storia.

C’è qualche altro elemento che mi è sfuggito? Vuoi aggiungerne altri?

Giovanna Avignoni – Empatia, entusiasmo, forza, tanta forza, coraggio, preparazione e un pizzico di “follia”, quella buona, che non guasta mai.

Scintille d’Anima – Puoi raccontare ai nostri lettori l’evoluzione della pubblicazione del tuo “Sono nato troppo presto” e dei riconoscimenti di pubblico e critica che ha ricevuto?

Giovanna Avignoni – Ho autopubblicato il mio primo romanzo, ma anche il secondo, nel 2014 con Youcanprint. Ancora non mi sono pentita della mia scelta, non credo nelle Case editrici a pagamento, né penso che avrei avuto la stessa libertà di movimento se avessi pubblicato con un piccolo editore.

A marzo 2014 Fabio ha iniziato a farsi conoscere e i lettori hanno apprezzato da subito.

A febbraio 2015, con mia grande sorpresa e felicità, sono stata chiamata per la finale del Concorso letterario nazionale Sanremo Writers 2015 e non nascondo che la cosa mi rende orgogliosa.

Ho ricevuto parecchie recensioni positive da parte di scrittori, giornalisti e blogger e ringrazio tutti per la passione e le loro belle parole. Intorno a me gravitano persone fantastiche che mi spingono, con le loro parole e i loro gesti, a continuare. A queste persone sono grata.

Scintille d’Anima – “Come una bolla”, l’altro tuo romanzo tratta argomenti simili o ti sei discostata da queste tematiche?

Giovanna Avignoni – “Come una bolla” parla di una bellissima quindicenne: palese il fatto che tratti di adolescenza.

La mia formazione, sono laureata in Scienze dell’Educazione e in Scienze Pedagogiche, mi aiuta a scegliere gli argomenti. Accanto alla mia formazione, però, aggiungerei anche una certa capacità di guardare gli altri, osservandone i comportamenti, gli sguardi, la parole dette e quelle non espresse. Da sempre, fin da bambina, ho guardato le persone cercando di scoprirne la storia e ciò che, spesso, nascondono dietro una “maschera”.

Scintille d’Anima – Stai lavorando a un nuovo progetto? Ce ne vuoi parlare?

Giovanna Avignoni – Sì, nei pochi ritagli di tempo sto scrivendo un terzo romanzo la cui tematica mi risulta abbastanza faticosa: la protagonista è una ragazza che sta cercando in se stessa la sua storia, rincorrendola attraverso una strada faticosa e impervia.

Scintille d’Anima – Quali sono i prossimi appuntamenti di Giovanna Avignoni come scrittrice?

Giovanna Avignoni – Sono tornata da poco dal Salone del libro di Torino dove, grazie al gruppo S.E.U diretto dalla fantastica autrice Laura Santella, ho vissuto momenti indimenticabili in compagnia di altri autori,.

Il 29 maggio presenterò i miei romanzi presso la biblioteca comunale “Elsa Morante” di Ostia Lido, nell’ambito dell’iniziativa Il maggio dei libri.

A novembre parteciperò al Pisa Book festival.

Scintille d’Anima – Grazie Giovanna per le risposte sincere e approfondite che mi hai dato… 😀

Giovanna Avignoni – Loriana, ti ringrazio per le belle domande che mi hai voluto rivolgere…

Scintille d’Anima – Giovanna, mi ha fatto piacere averti come ospite nel mio salotto letterario, per la stima che ho di te come persona e come autrice.

Invito tutti a rimanere su questa pagina, perché l’appuntamento prosegue! Ora, infatti, la parola passa a voi lettori che potrete rivolgere le vostre domande alla scrittrice che resterà con noi per circa un’ora con la promessa di rispondere a tutti!

Apro quindi ufficialmente la chat, invito a partecipare e intanto predispongo pasticcini e bevande virtuali per tutti! 😀

pasticcini

ORE 15.00: LA CHAT E’ APERTA

BENVENUTI! SCRIVETE E COMMENTATE SOTTO QUESTO POST…

 

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77 thoughts on “[ospiti] – Giovanna Avignoni nel salotto letterario di Scintille d’Anima: quattro chiacchiere con l’autrice

  1. L’intervista mi sembra tanto esaustiva che una domanda in più sarebbe quasi di troppo, ma ci provo: scrivi per te stessa e scrivi per il sociale. Cosa ne pensi del mondo letterario?

    • Il titolo di un libro è fondamentale, penso che sia uno specchio che deve riflettere la storia. Il protagonista nasce pretermine, circa tre mesi prima e così piccolo affronta con tenacia la vita che sembra volerlo abbandonare… troppo presto

  2. Innanzitutto saluto l’autrice e le faccio i miei complimenti per il tema trattato. La storia di Fabio ha del miracoloso, esprime un coraggio pari alla voglia di vivere. Secondo lei puo’ essere felice un futuro uomo come Fabio che data la sua condizione probabilmente non potra’ mai vivere l’amore con una donna? E poi: qual e’ la sua opinione sul padre di Fabio? Grazie. Laura

    • Io spero che la visione del diversamente abile cambi nell’immaginario collettivo. un disabile, per definizione, è colui privo di abilità, il diversamente abile è quella persona che ha abilità diverse. Esistono varie forme di intelligenza, non più solo quella misurata dal Q.I. Gardner e Goleman ce lo hanno insegnato. Anche un diversamente abile può avere vita felice e trovare l’amore e un lavoro.

      Per quanto riguarda il padre di Fabio, io non me la sento di dare giudizi. Ho conosciuto padri di bimbi nati troppo presto che hanno dato e danno l’anima par la propria creatura e madri che sono scappate…

      • Buonasera Caterina, ho sempre amato scrivere. I miei genitori mi hanno donato un diario segreto, e da allora non ho più smesso. Insegno da molti anni e, ormai, la scrittura fa parte della mia quotidianità. Mi è sempre piaciuto leggere e… da quando avevo sei anni, non ho più smesso. il mio idolo era Jo. Mi sentivo come lei e come Jo di “Piccole donne” divoravo libri (e mele) stesa sul tappeto della mia cameretta.
        Leggere è fondamentale, secondo me.

  3. MARZIO PELLEGRINI, tramite facebook, invia questa domanda all’Autrice: “Ciao Giovanna, interessante la trama del romanzo; ancor più interessante è sapere se hai cercato uno stile in particolare (e quindi perché?) o se lo hai scritto così come veniva, dettato dall’ispirazione.”

  4. Non racconti solo una storia, ci metti dentro una parte importante del tuo lavoro quotidiano, degli errori a cui hai assistito, delle piccole grandi conquiste ottenute assieme a validi collaboratori. E’ difficile raccontarsi e raccontare in questo modo?

    • Monica, il vero Fabio non esiste… ho conosciuto tanti Fabio nella mia vita.
      Fabio significa “Colui che sa aspettare”, così io, con questo mio romanzo ho voluto dar voce a chi non ne ha, gettando un sasso e allargando il cerchio “Come un sasso nello stagno”. Vuoi sapere la mamma di Fabio cosa pensa? Che ho mirato dritto al cuore del lettore, senza fare male.

  5. DEMETRA RAPOSA, tramite facebook, manda questo lungo messaggio: “Ciao Giovanna e Loriana , vorrei chiedere alla autrice: pensi di scrivere anche una storia autobiografica? Penso che sarebbe una cosa belle per te se usavi scrivere un diario e cose che ti ispiravano dal tuo mondo. Ti faccio questa domanda perche’ anche a me piace scrivere cose vissute oppure mi ispiro dalla mia vita. Per il tuo libro credo che e’ un bellissimo tema complimenti ! Credo che un insegnante deve sempre aiutare i bambini che per qualche ragione non riescono ad ambientarsi bene in classe e nella scuola … Ti e’ mai capitato nella scuola incontrare allievi cosi? come li hai affrontati?”

    • Buonasera Demetra, non penso che scriverò mai una mia autobiografia, sono molto riservata. Nei miei libri, comunque, trasferisco parte di me e comunico le mie emozioni, come se raccontassi me stessa. Ho avuto la gioia di avere alunni come Fabio e ne sono fiera. Il loro sorriso, la loro capacità di amare appaga l’anima.

      • Riporto qui l’ulteriore commento di DEMETRA, lasciato su facebook: “Grazie per la risposta e mi fa piacere il tuo modo di pensare verso persone come Fabio .Sicuramente persone cosi sanno aiutare molto e far sentire loro molto bene ! Si a volte e’ imbarazzante scrivere per se stessi ma il fatto che tu riesca a far uscire te atraverso quello che scrivi e’ molto bello ! Piacere di aver parlato con te e ti auguro tanto successo con il tuo libro .” Demetra.

  6. MATTEO IACOBUCCI, tramite facebook, invia le sue domande all’Autrice, ecco la prima: “Che cosa vuol dire davvero dar vita a una storia? Credo che vada oltre il semplice processo creativo e volevo sapere cosa significa esattamente per lei scrivere. Quanta incidenza hanno le sensazioni a breve e a lungo termine? “

    • Buonasera Matteo, dar vita ad una storia, secondo me, è come dar vita ad una propria creatura. Non si può non amarla essendo questa, una parte di te. Per me scrivere è una forma di guarigione, quasi di catarsi. Mi sento bene e le mie emozioni passano direttamente su carta. i ricordi a breve e a lungo termine? Beh, quelli sono fondamentali.

    • La lettura dei classici è fondamentale, ma sto scoprendo autori “di nicchia” che sono fantastici. Io penso che lo stile, comunque, vada da sé, ognuno deve avere il proprio.

  7. DANIEL DI BENEDETTO, posta la sua domanda nell’evento correlato a questa intervista. Eccola: “Faccio io una domanda, sperando di non risultare troppo banale…
    Giovanna parla di recensioni positive da parte di giornalisti, blogger e semplici lettori.
    Le critiche, se arrivano, come sono vissute? Come qualcosa di comunque costruttivo, per migliorare e migliorarsi, oppure in maniera negativa (del tipo “ecco, non sono capace a scrivere, meglio se faccio altro…”)

    Grazie mille, saluto Giovanna”

    • Ciao Daniel, le critiche negative non sono ancora arrivate… ma le aspetto con lo spirito pronto ad accettarle per migliorarmi. L’autoreferenzialità non è mai positiva, bisogna saper ascoltare gli altri e crescere con loro.
      Non credo che mi abbatterò, quindi, in seguito ad una critica negativa, ma proverò a guardarle con gli occhi aperti al dialogo.

  8. Ciao Giovanna e complimenti per la tematica trattata. Ho letto la recensione di Loriana e nei brani estrapolati mi ha colpito l’uso della prima persona, una scrittura in forma di diario che accresce il coinvolgimento del lettore: viene mantenuta per tutta la narrazione?

    • Buonasera Gianluca,
      sì, lo stile narrativo viene mantenuto in tutta la narrazione. E’ sempre Fabio che, pur non avendo una potente voce, parla al lettore. La sua voce è debole, ma forte allo stesso tempo, grida al mondo la sua storia. A volte non serve urlare per farsi ascoltare, anzi…

    • sì, molto bello il clima del Salotto letterario, ma non sarebbe così senza la partecipazione attenta e interessata di tutti che, nonostante vari impegni quotidiani, cercano sempre di passare anche solo per un saluto *felice-io!* 😀

  9. In ritardissimo, a causa degli impegni e del traffico cittadino! Forse è troppo tardi per rivolgere una domanda a Giovanna, ma ho letto l’intervista e leggerò le risposte alle domande che le hanno rivolto gli altri prima di me, Vorrei solo dire a Giovanna che è bello trovare insegnanti che davvero cercano di mettersi nei panni dei bambini, specialmente di quelli più deboli. Non tutti lo fanno davvero, nel profondo.

    • Buonasera Chiara,
      ho sempre amato donare agli altri ciò che ho. Da bambina non vedevo l’ora che arrivassero i compleanni dei miei cugini per far loro un regalo, magari realizzato da me. secondo me l’insegnamento è un dono. Ogni giorno io insegno ai bimbi a donare agli altri ciò che di buono si ha e a entrare in empatia con l’altro. Riconoscere l’altro significa distaccarsi dal proprio io e riconoscere un “Altro da sé”… ma qui entriamo in merito a discorsi filosofici che è meglio siano fatti da chi ne sa di più. Kant affermava che un buon insegnante deve essere dotato di “buon senso pedagogico” e che tale dote sia innata, altre scuole di pensiero altrettanto importanti, sostenevano che il buon senso pedagogico si può acquisire. Detto tra noi, il la penso come Kant…

  10. Carissimi, l’appuntamento sta per arrivare a conclusione. Passo di nuovo con il vassoio dei pasticcini e con un the caldo fumante, per chi ne volesse ancora un po’. Vi informo che tra cinque minuti chiudiamo il Salotto, quindi chi di voi vuol fare l’ultima domanda a Giovanna Avignoni può farlo in questo ultimo lasso di tempo… ❤

  11. Ringrazio Antonio Borghesi per il commento postato alle 15,00. Grazie “dal cuore”<3
    Ringrazio tutti voi per l'attenzione e per le belle domande.
    Un grande GRAZIE a Loriana. A te un ringraziamento particolare ❤ 🙂

  12. Ringrazio di cuore tutti voi che siete stati presenti oggi.
    Come ho scritto nell’introduzione a questo evento ci tengo molto a ospitare autori emergenti perchè in Italia ci sono molti scrittori poco famosi che meritano una vetrina e ho deciso di creare uno spazio speciale nel mio blog per questo motivo! 😀
    E’ quindi per tutto ciò che oggi sono stata felice e soddisfatta dell’appuntamento programmato, perché Giovanna Avignoni è una scrittrice di talento e una gran donna e sono contenta di aver contribuito a farla conoscere a nuovi lettori! ❤
    Ringrazio l'autrice per la sua presenza qui oggi e per la disponibilità dimostrata anche rispetto ai problemi tecnici che hanno fatto slittare l'evento di qualche ora, rispetto alla programmazione iniziale.
    L'ultimo GRAZIE speciale va tutti voi! ❤ Questo Salotto letterario sarebbe vuoto senza la vostra partecipazione interessata e entusiasta e di questo vi rendo onore, con davvero molta riconoscenza.
    Un abbraccio virtuale a tutti e… alla prossima! :-*

    • Grazie, vi saluto con una citazione tratta da “La gabbianella e il gatto” di Sepulveda. “Vola solo chi osa farlo”. Fabio non si è chiuso nella disperazione ma, con l’aiuto di familiari e amici, ha osato volare.

      Un grazie immenso a Loriana, un abbraccio virtuale a tutti voi ❤

  13. Ai ritardatari ricordo che l’Autrice si è impegnata a ripassare a rispondere alle domande giunte fuori tempo massimo, quindi se vi siete persa la chat potete comunque fare le vostre domande: Giovanna Avignoni passerà a rispondere anche domani! 😀

  14. Spero di arrivare in tempo, vorrei esprimere la mia stima a Giovanna, come scrittrice e come donna, e augurarle sempre più successo. Le chiedo cosa si prova ad essere un modello per tanti che sognano di scrivere.

    • Buongiorno Emma, sono felice e imbarazzata in egual misura di essere considerata come un modello da seguire. Secondo me è insito in ogni uomo il bisogno di avere dei riferimenti: grazie ai neuroni a specchio i neonati iniziano a mettersi “nei panni di” e acquistano sicurezza imitando i genitori, mantenendo una sorta di “adorazione ” per tutta l’infanzia, con la crescita, sempre per strani scherzi del nostro cervello, gli adolescenti si allontanano dai modelli familiari e imitano i pari, dando pena ai genitori, con la maturazione piena delle strutture cerebrali si torna, quasi sempre, alle origini e si assumono quei comportamenti appresi durante la fanciullezza e mai dimenticati. Almeno questa è la norma. Essere un modello, però, non significa essere rigidi e autoreferenziali. Un modello può adattarsi al contesto e diventarne parte. Ebbene, concludendo, sono felice di essere un modello da imitare, ma ad un patto: voglio essere un modello aperto al confronto, umile e pronto a mettermi in discussione, aperta al dialogo e allo scambio. È questo il tipo di modello che perseguono e spero di apparire come tale. Ti ringrazio per la stima: ti garantisco che la cosa è reciproca ♡

  15. Ciao Giovanna, purtroppo sono arrivata in ritardo per la chat on line, ma ho avuto modo di apprezzare tramite le tue risposte sia la scrittrice che la donna. Ho una domanda da porti: quale è stato il momento che ti emozionato di più nella tua vita da insegnante e quale come scrittrice. Non ho letto ancora i tuoi libri, ma lo farò quanto prima. Auguri sinceri per tutto!

    • Buongiorno Mary,
      il momento che non dimenticherò mail risale a venticinque anni fa quando un bimbo autistico, che non parlava, mi ha guardato negli occhi chiamandomi “mamma”… nel cuore e nella mente il ricordo è ancora vivo e si fa sentire, soprattutto nei sogni notturni. Come scrittrice mi emoziona, ogni giorno di più, l’affetto dei miei lettori.

  16. Buonasera, ho letto la Sua intervista,argomento molto interessante e molto difficile. A me e’ capitato da piccola di aver conosciuto una ragazza, figlia di amici dei miei, che purtroppo era ritardata. Ho avuto modo di conoscerla molto bene trascorrendo quasi tutte le vacanze estive con lei. Era una ragazza molto sensibile che voleva a tutti i costi comportarsi come mi comportavo io. A questo punto Le chiedo. Secondo Lei si rendono conto dei problemi che hanno, come cercano di affrontarli? Voi come li aiutate a farli credere che possono fare tutto quello che fanno i ragazzi normali, senza farli sentire diversi? Ci tenevo molto a commentare questa intervista perché’ ho avuto in un certo senso un esperienza simile. Grazie mille

    • Buongiorno Francesca,
      chi ha una disabilità se ne rende conto e soffre della propria condizione. Lo sa, però, cosa ha di diverso rispetto ai cosiddetti “normali”? Riesce a sorridere dei piccoli passi, delle piccole cose e lo fa trasmettendo all’altro la propria gioia senza troppi “filtri”. Avere in classe un bimbo diversamente abile è una ricchezza che va apprezzata.

  17. SILVIA COSSIO, tramite facebook fa all’Autrice questa domanda/commento: “Affronta argomenti impegnativi cm la disabilità infantile. Le faccio i miei complimenti per aver dato risalto a qst tipo di problemi che ahimè vengono spesso sottovalutati.”

  18. Buongiorno Silvia, il mestiere di insegnante non si riduce al lavoro in classe, né nella trasmissione di conoscenze. Dietro c’è molto di più. Un buon insegnante si mette nei panni degli alunni e dei loro genitori, dà fiducia e speranza, non mortifica e parte dal bisogno di ogni bambino. È un lavoro difficile e faticoso, ma è anche meraviglioso. Io insegno da molti anni, ho avuto e ho anche situazioni difficili, la mattina, però mi sveglio sempre con il sorriso e quando sono in classe, dimentico tutti i miei pensieri (sono anche mamma, moglie e figlia). Sono molti i docenti bravi, che lavorano con gioia, passione e apertura verso gli altri. È vero che le istituzioni, spesso non ci supportano e non danno importanza a quella che, per lungo tempo, è stata una figura da rispettare… ma questa è un’altra storia.

  19. LILIANA GHEORGHE, tramite messaggio su fb, invia all’Autrice una domanda: “volevo chiedere se fa l’insegnante di sostegno nella realtà e perché sceglie temi forti, come l’abbandono da parte del padre, vicino ad una disabilità che già di per sé è un tema forte.”

  20. Buonasera Liliana Gheorghe,
    in parte ho già risposto alla sua domanda in alcune risposte precedenti. Sono stata insegnante di sostegno per anni, ma ora pur lavorando su classe da molto tempo, lavoro in equipe con tutte i colleghi del team. Si opera in maniera sinergica, ognuno con le proprie competenze e peculiarità. Il bambino con disabilità, infatti, in vista di una didattica inclusiva, non può e non deve essere affidato solo al lavoro dell’insegnante di sostegno.
    Per quanto riguarda la genitorialità , ho avuto esperienze di tutti i tipi, madri e padri che sono fuggiti, nonni vicari dei figli, coppie solidi stime e forti.

  21. Pingback: [letti per voi] – Come una bolla, di Giovanna Avignoni | Scintille d'Anima

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