[ospiti] – Intervista a Federica Gaspari

HEADEREccoci qui per una breve intervista a Federica Gaspari, autrice della raccolta di racconti “Di morte e di vita, di sangue e d’amore”, di cui ho pubblicato proprio oggi la recensione (qui).

Mettetevi comodi, c’è posto per tutti, noi partiamo!  😀

cop intervista

Scintille d’Anima – Com’è nata la tua passione per la scrittura?

Federica Gaspari – Da quando ho memoria c’è sempre stata. Ho iniziato a scrivere prima di iniziare le elementari. Scrivevo pensierini, storie brevi o più lunghe. Diciamo che è una cosa che ho sempre fatto, anche se tra alti e bassi. Al liceo curavo la rubrica libri del giornalino scolastico, all’università ho mollato tutto perché mi sentivo parecchio in competizione con il mio ragazzo dell’epoca, che scriveva e aveva spesso buoni riscontri nei concorsi letterari. Io mi sentivo inferiore e per questo ho preferito lasciar perdere. Ho ricominciato nell’autunno del 2013, su consiglio dell’uomo che frequentavo in quel periodo. Nonostante tutto devo ringraziarlo, perché è grazie a lui che ho avuto il coraggio di riprendere la penna in mano e, di conseguenza, conoscere molte persone valide, come il mio caro amico Gianluca Ingaramo, il primo “collega” scrittore con cui ho avuto il piacere di confrontarmi, prima di mEEtale e di tutto il resto.

Scintille d’Anima – C’è qualche libro che ha ispirato qualche tuo racconto? Perché?

Federica Gaspari –  Devo dire che non mi baso mai su qualcosa in particolare quando scrivo. Anzi, per meglio dire, mi baso su tutto: esperienze di vita (molte) mie e degli altri, film, letture, musica, racconti, storie carpite nei treni o in coda alla posta. Tutto quello che scrivo è liberamente ispirato, tutto mi ispira.

Scintille d’Anima – Hai partecipato a vari concorsi e pubblichi in modo costante sulla piattaforma mEEtale, mettendo in lettura gratuita i tuoi scritti. Come affronti il confronto con altri scrittori? Quali stimoli hai ricevuto da questo? In cosa sei migliorata?

Federica Gaspari – Sicuramente confrontarmi con gli altri autori è stato molto utile. Come ho già detto il mio primo collega lettore è stato Gianluca Ingaramo. A lui devo davvero molto: mi ha aiutata, consigliata, spronata. Poi è arrivato mEEtale e lì ogni commento è stato utile per capire cosa poteva piacere e cosa no, su cosa dovevo concentrarmi maggiormente e in cosa ero più brava. Senza dubbio il confronto è utile, ma ci vogliono anche una buona dose di autocritica e un impegno costante.

Scintille d’Anima – Come sei arrivata alla pubblicazione di questa tua prima antologia?

Federica Gaspari – Assolutamente per caso. Anche qui galeotto fu mEEtale. A gennaio sono stata contattata da un editor che aveva letto i miei racconti ed era interessato, l’8 marzo ero già pubblicata. È stato tutto fin troppo rapido, non ho ancora capito bene cosa sia successo.

In realtà non avevo alcuna intenzione di pubblicare quei racconti, anche perché da quando li ho scritti sono cambiata molto, sia come stile che come persona, ma l’ho visto come un possibile trampolino di lancio per le mie opere future e ne ho approfittato: non è mai un male avere la possibilità di farsi conoscere un po’.

Scintille d’Anima – Cosa senti di dire agli scrittori che sono in cerca di pubblicazione? Qualche consiglio?

Federica Gaspari – Siate cauti, siate accorti, pensate bene a quello che fate. Ragionate, prendetevi tempo e non fatevi prendere dall’entusiasmo, non fatevi mettere fretta da qualcuno. Se possibile consultate un esperto prima di firmare qualsiasi tipo di contratto, c’è anche chi offre consulenze legali gratuite: è meglio essere sicuri al 100% di cosa comporti apporre il vostro nome su quel pezzo di carta prima di fare cose di cui potreste pentirvi.

Per il resto, posso dirvi solo di continuare a scrivere, non fermatevi dopo che avrete pubblicato la prima opera e non fermatevi se ve la rifiutano: correggete, modificate, rileggete a distanza di tempo. Confrontatevi con gli altri, sempre, studiate la grammatica italiana e leggete, leggete tanto.

Scintille d’Anima – Hai nuovi progetti in cantiere? Ce ne vuoi parlare?

Federica Gaspari – Ho tre romanzi conclusi e altri in via di conclusione, racconti in ogni dove, un blog da gestire che mi occupa parecchio tempo. Spero di riuscire a pubblicare presto qualcosa di nuovo, soprattutto per dimostrare che me la cavo anche con le storie un po’ più lunghe e articolate. Al momento sono al lavoro su un fantasy e su un paio di thriller… ma non vi svelo altro.

***  ***

Federica Gaspari – Ti ringrazio per lo spazio e il tempo che mi hai dedicato, Loriana. È davvero un piacere essere ospite del tuo salotto.

Scintille d’Anima – E’ stato un piacere anche per me averti qui nel mio blog! 😀

Invito tutti a rimanere su questa pagina, perché l’appuntamento prosegue! Tra breve, precisamente dalle ore 14.00 la parola passa a voi lettori che potrete rivolgere le vostre domande all’Autrice, che resterà con noi all’incirca fino alle 16.00 con la promessa di rispondere a tutti!

Io intanto predispongo pasticcini e bevande virtuali per tutti, voi mettetevi comodi e non mancate! A tra poco! 😀

Scrivete le vostre domande e/o commenti direttamente sotto questo post, facendo “Risposta”

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81 thoughts on “[ospiti] – Intervista a Federica Gaspari

      • Ciao Silvia e grazie per la domanda. La crisi della lettura c’è, senza dubbio, e colpisce di certo più gli autori esordienti che i grandi autori. Leggere è impegnativo, occupa tempo, richiede energie e concentrazione, al giorno d’oggi non tutti hanno il tempo e la voglia di impegnarsi a leggere un romanzo, soprattutto se vi è una trasposizione cinematografica della stessa storia. Spesso, poi, c’è anche un problema di fantasia e immaginazione: è complesso ricreare nella mente le immagini descritte nelle storie che si leggono e credo che sempre più spesso le persone vi rinuncino. Per non parlare poi dei problemi con la lingua italiana: sempre più di frequente mi capita di sentire di ragazzi che abbandonano la lettura di un libro perché “troppo difficile”. Non ho ancora capito se sia cambiata così tanto la scuola, la proprietà di linguaggio in generale o se sia una questione di svogliatezza.

      • Ciao Ilenia, grazie della domanda. La mia antologia è uscita da appena tre mesi (pubblicata l’8 marzo 2015) e sono ancora agli inizi con tutto: ho appena avuto il primo report di vendita e non ho idea se sia buono o no, ad esempio. Per rispondere alla seconda domanda: scrivo sempre, quando ho tempo e ispirazione. Solitamente prima di mezzanotte chiudo tutto, spengo il PC per paura che si trasformi in una zucca, e riprendo il giorno dopo. Quindi ecco, di notte non scrivo, ma scrivo volentieri la sera, dopo cena.

      • Ciao Luigi. Spesso mi ispiro a eventi reali, o a come li interpreto nella mia testa. Mi spiego meglio. Spesso vivo gli eventi nella mia testa, immaginando come le persone possano interpretare certe cose, cosa possano pensare, “cosa direbbero se…”. Quindi mi ispiro a quello che mi succede o succede agli altri, per poi inventarmi tutto il resto. Molte volte mi ritrovo ispirata da parti di discorsi sentiti per caso al supermercato, in fila alla posta, in treno, solo perché mi sono rimasti impressi. Ad esempio ricordo ancora un ragazzo che in treno un anno e mezzo fa si vantava del suo nuovo blackberry, come se fosse un imprenditore consumato: non sai che film mentali mi sono fatta su quel tipo!

      • Ciao Isa Bel. Beh, il mio libro è “bello, bello in modo assurdo” (citazione dal film Zoolander). A parte gli scherzi, lo consiglierei perché è leggibile e diversamente interpretabile. Può essere adatto a ragazzi di 17 anni come a persone più adulte, a gente con una certa cultura o meno, perché ognuno lo può interpretare a suo modo, entrando più o meno in profondità nelle brevi storie che ho scritto. Può essere una lettura rapida e “fresca” per chi lo vuole, può essere molto di più per chi saprà cogliere quel qualcosa che ogni racconto contiene.

  1. Ciao Federica, sono contento di trovarti qui e grazie per la citazione nell’intervista: è stato il nostro ottimismo a rendere possibile questo sostegno reciproco. Ne approfitto per un paio di domande veloci. Quanto è importante per te la musica, che vedo presente in molte tue opere? Da dove nasce l’idea di inserire citazioni musicali a far parte integrante della narrazione?
    In bocca al lupo per l’antologia e per gli altri tuoi scritti intanto io, senza farmi scoraggiare dal caldo africano, riempio la mia con un paio dei pasticcini virtuali di Loriana, che sono ipocalorici e squisiti. Un abbraccio a entrambe!

    • Gianluca, carissimo, la musica per me è tutto. Come diceva il tuo caro amico Friedrich “La vita senza musica sarebbe un errore”, o una cosa del genere. La mia vita procede con una colonna sonora continua, musica di vario genere, ultimamente metal in primis. Le citazioni musicali le inserisco perché spesso una canzone riesce a dire più di mille pagine di narrazione, perché in me smuovono pensieri, ricordi, emozioni, che spero di far provare anche a chi mi legge. Poi, ovviamente, c’è anche una parte di divulgazione: amo far conoscere al mondo musica che magari pochi conoscono e apprezzano (il metal non è solo rumore, come molti pensano).

  2. Gianluca è più educato, ha chiesto il permesso, io ho preso il bignè al cioccolato senza chiedere… Federica, innanzitutto complimenti a te e Loriana per la bella intervista. La mia domanda è qual è il racconto a cui sei più affezionata e quale secondo te il migliore della tua raccolta? Perché? C’è un racconto che una volta pubblicato avresti preferito non mettere?

      • Carissimo Diego, mangia pure un pasticcino anche per me che sono a dieta. Devo dire che sono affezionata a tutti: in un modo o nell’altro fanno parte di me. “Il riflesso” è uno dei miei preferiti, anche per il risultato che ha ottenuto nel concorso al quale l’avevo presentato: nona posizione su 110 partecipanti. Forse lo metterei anche io tra i migliori, insieme a “Laguna”, ma è come far scegliere a un genitore tra i propri figli: impossibile trovare un preferito. Ogni brano contiene parti di me, della mia vita, ricordi, pensieri, sentimenti e spesso molte lacrime. Per quanto riguarda l’ultima domanda devo dirti di no. Non mi sono pentita di aver pubblicato questi racconti in particolare. La scelta è stata ardua, perché ne avevo molti altri già pronti per la pubblicazione. Qui ho scelto forse quelli che avevano più bisogno di essere condivisi con il mondo.

      • Carissimo Riccardo, grazie per la partecipazione. L’amore per la lettura me l’ha trasmesso mia madre, grande divoratrice di libri di qualsiasi genere. Quello per la scrittura è nato di conseguenza, forse perché ammiravo molto chi riusciva a creare quelle storie che mi piacevano tanto e sapevano portarmi in mondi e luoghi lontani. Spero di non dover mai scegliere tra le due cose, perché fanno entrambe parte di me. Forse se fossi obbligata sceglierei di rinunciare alla scrittura, anche se spero di farne una professione, perché alla lettura non sarei davvero in grado di rinunciare e anche perché probabilmente nessuno sentirebbe la mancanza delle baggianate che scrivo, mentre io mi sentirei di certo vuota senza qualcosa da leggere. Però… uffi, mi hai messa davvero in difficoltà, perché più ci penso e più capisco che non potrei rinunciare a scrivere. Basta, mi mangio un pasticcino, al diavolo la dieta! 😉

  3. Ciao, quando dici di porre attenzione alla firma dei contratti editoriali [contratti veri non autopublishing che a mio parere va anche bene ma è diverso dall’essere pubblicati da un editore] a cosa ti riferisci in particolare? I contratti per gli autori sono quasi sempre contratti capestro, pagamento a “babbo morto” e devi anche avere la fortuna di trovare editori seri che, magari anche dopo un anno e mezzo ti paghino effettivamente quel poco pattuito. Quindi cosa trovi di critico nei contratti? Gino

    • Ciao Gino. Non mi riferisco a qualcosa in particolare, ma a un informarsi in generale. Per chi arriva alla prima pubblicazione senza avere particolari nozioni di diritto, magari in giovane età e non conoscendo nulla del mondo dell’editoria, è indispensabile informarsi riguardo qualsiasi cosa. Una clausola sul diritto di prelazione, ad esempio, potrebbe sembrare buona e rivelarsi poi meno buona del previsto, oppure essere l’unica opportunità per pubblicare ancora. E’ sempre bene informarsi su tutto prima di accettare vincoli di qualsiasi tipo, soprattutto quando si ignora come vadano le cose in questo mondo, anche per evitare delusioni.

  4. Ciao Federica 🙂
    Nei tuoi racconti ti cimenti con generi diversi.
    Quale senti più nelle tue corde?
    Hai uno “scrittore musa”a cui ti ispiri?
    Alcuni stralci dei tuoi racconti hanno ritmo e stile poetico, sono armonici, simili a melodie.
    Scrivi anche poesie vero?

      • Ciao Monica. Devo dire che mi piace scrivere di tutto. Nella mini antologia gratuita che ho pubblicato con youcanprint c’è anche un racconto fantasy, ad esempio. Il genere che sento più nelle mie corde dipende molto dal momento e dal mio umore: ci sono periodi in cui scrivo storie sdolcinate, altri in cui mi butto sull’horror. Devo dire che i miei generi di riferimento, anche come letture, sono il thriller e il noir. Uno scrittore musa… mmmm… beh, adoravo Faletti e amo Donato Carrisi, ma non posso dire di ispirarmi veramente a qualcuno quando scrivo. Scrivo anche poesie, ma non me la sono mai sentita di definirle tali. Sono più brani con una musicalità intrinseca, se così si può dire. La poesia è altro, è qualcosa a cui penso di non riuscire ad arrivare.

  5. Ciao Federica, credi che seguire una propria impronta alla fine possa portare risultati? A parte il normale input della casa editrice, e’apprezzabile secondo me lasciare libero arbitrio allo scrittore. In giro troppi romanzi vogliono imitare tematiche in voga al momento. Ciao e in bocca al lupo. Enrico

    • Ciao Enrico e grazie della domanda. Devo dirti che sono d’accordo con te. Odio le mode del momento: non riesco più a leggere una storia sugli zombie senza avere l’impellente desiderio di buttare il libro fuori dalla finestra dopo avergli dato fuoco. A parte gli scherzi, le mode in letteratura ci sono e ci sono sempre state, ma con la proliferazione degli autori grazie anche al self publishing si rischia di inflazionare temi e generi, che a un certo punto diventano pesanti. Io credo che l’autore debba avere la libertà di scrivere quello che vuole, senza doversi per forza omologare per pubblicare. Molti lo fanno, molti altri aspettano proprio il momento del boom di genere per far uscire dal cassetto il loro romanzo. Io scrivo, scrivo quello che mi viene al momento e se un giorno qualcuno lo pubblicherà ne sarò felice: non sono una che segue l’onda.

  6. Barbara, tramite facebook, manda questo messaggio all’Autrice: “Ciao Loriana, una domanda la volo per Federica… Ciao Federica, prenderei volentieri un pasticcino ma non posso.
    Una domanda sull’editing. Lo hai fatto da sola? Qualcuno lo ha fatto per te? Saresti disposta ad accettare un editing “pesante” per pubblicare se chi te lo propone lo definisce migliorativo del tuo stile?”

    • Ciao Barbara. Sì, editing e correzione bozze li ho fatti da sola. E no, non sarei disposta ad accettarlo. Accetto i consigli, accetterei l’editing dell’editore, ma se dovesse cambiare troppo non ci riuscirei, preferirei rinunciare alla pubblicazione. Già non amo lavorare in squadra (un mio grande limite, o forse no) e se qualcuno volesse mettere mano troppo pesantemente alla mia creatura probabilmente morderei. Il mio stile, purtroppo o per fortuna, è questo, io sono questa e le uniche cose che possono cambiare me e come scrivo sono il tempo e le esperienze. Poi, ovviamente, se si parla di correzione di bozze o editing leggero posso anche solo ringhiare, senza mordere.

  7. GIOIA LOMASTI, tramite facebook (ha provato a postare il commento qui nel blog ma per problemi tecnici alla fine lo posto io direttamente), fa questa domanda a Federica: “Quali consigli daresti agli autori specie se emergenti per avere il risalto che meritano? le case ed. quale servizio dovrebbero dare all’autore in modo da fornire un supporto costante a favore della pubblicazione? come ti stai muovendo a fronte della tua opera? Quanto può essere utile il web in questo traguardo? grazie mille bellissimo intervento 😀 “

    • Grazie a te, Gioia. Beh, innanzitutto credo che al giorno d’oggi internet sia indispensabile. Sì, ok, sono partita dall’ultima domanda, ma facciamo che va bene così. I social network, i blog, youtube, sono tutti mezzi che un autore emergente può e deve utilizzare per pubblicizzarsi, per dare risalto al proprio lavoro. Ovviamente uno poi pensa anche alle classiche presentazioni del libro nelle biblioteche o nelle librerie locali che spesso per gli esordienti rischiano di essere solo un ritrovo degli amici dell’autore e di pochi curiosi, con un paio di copie vendute e nulla di più. Il rischio nella pubblicazione con i piccoli editori è di avere scarsa distribuzione, per i motivi più vari (soprattutto questioni economiche, con problemi nei pagamenti, immagino). Se si trova un editore serio che fa il proprio mestiere per passione e non solo per la pecunia, il problema non sussiste o, almeno, è di certo meno pesante. Io al momento mi faccio pubblicità come posso e confido molto nel passaparola.

  8. Ciao 🙂
    Ti è mai capitato di avere un blocco del lettore oppure dello scrittore? Se si, come lo superi?

    Io mi prendo bignè e tramezzini ahahah 😛

  9. Federica, scusa ma non ho ben capito la risposta. Delusioni in che senso? Normalmente gli editori veri ti sottopongono un contratto editoriale vero e proprio con una serie di clausole alle quali, specie se non hai mai pubblicato prima, è difficile mettersi a contrattare. Una di queste è la prelazione per due/tre libri e/o personaggi. L’altra è la questione dei diritti che partono di solito da un misero 3% al netto dell’iva – pagamento a un anno – per gli sconosciuti fino ad arrivare al 10% per i BIG della letteratura magari con gli anticipi senza dover aspettare i 12-16 mesi. Quindi con un editore vero c’è poco da “scappare”, se il tuo primo libro va bene hai qualche minima carta da giocare se non prendi e basta, ma uno serio non cerca di fregarti, non avrebbe senso. Quelli pericolosi sono quelli che ti chiedono il pagamento della stampa [e lo fanno anche Mondadori e Feltrinelli con ilmiolibro.it], tu cosa ne pensi del self publishing? Ti è mai capitato? Lo faresti a pagamento? [io credo non ci sia nulla di scandaloso]. Lo consiglieresti?

    • Delusioni nel senso che molti autori, alla prima pubblicazione, si aspettano di arrivare in vetta alle classifiche, di vendere centinaia di copie, di essere super distribuiti, presenti in tutte le librerie. Ci vorrebbe una cultura in questo senso, per far capire che non è tutto oro quello che luccica e che le gazze ladre sono sempre in agguato. Comunque il self publishing è una risorsa, come molte altre. Spesso con l’auto pubblicazione si ha più visibilità che con una piccola o media casa editrice. Diversi sono gli esempi di self publisher che poi hanno firmato contratti con grosse CE. Io per quanto riguarda l’editoria a pagamento non sono completamente d’accordo: non lo farei mai, per mancanza di fondi e per principio, ma non è detto che un autore che pubblica a pagamento faccia automaticamente schifo. Nel mio blog per quanto riguarda le recensioni non ho messo paletti di questo tipo e ricevo sia auto pubblicati che pubblicati da CE free, “a doppio binario” o a pagamento. Alla fine ognuno pubblica come crede e a pensarci bene c’è anche chi pubblica gratuitamente ma prima di arrivare alla pubblicazione ha speso centinaia di euro per correzioni ed editing: questa è da considerarsi editoria gratuita o a pagamento? A parte ciò, io ho pubblicato un ebook gratuitamente con youcanprint (che è scaricabile a costo zero) per avere quel tanto di visibilità in più che può dare una pubblicazione presente su amazon e molti altri store online. Poi si sa che la parola GRATIS attira tutti: almeno faccio conoscere il mio lavoro, sperando che a qualcuno piaccia. Quindi, per tornare alle tue domande, sì, ho usufruito del self publishing (in questo caso youcanprint) senza spendere un euro (ho fatto da sola la conversione in epub, la copertina, l’editing, ecc ecc) e sì, lo consiglierei. A pagamento, come ho già detto, non lo farei.

      • Bene, grazie per la risposta esaustiva e tanti auguri e in “bocca al lupo” per la tua carriera editoriale. Quelli di Youcanprint non sono male come persone. Ciao.

  10. Annuncio che siamo in chiusura di questo evento che ha visto la giovane autrice Federica Gaspari a vostra disposizione per curiosità e domande. Ringrazio l’Autrice per la disponibilità e tutti voi per la partecipazione. In fondo alla virtual-sala c’è ancora qualcosa da mangiucchiare (sempre virtuale, s’intende! 😛 ) quindi approfittatene. Passo con il tè freddo per chi ne volesse ancora un po’… Intanto un caro saluto a tutti e grazie per essere intervenuti! ❤ Alla prossima…

  11. Ciao, Fede e ciao, Loriana! Purtroppo in questi giorni ho una connessione internet altalenante e spero che questo messaggio giunga a destinazione. Forse ti hanno già fatto questa domanda, ma mi piacerebbe sapere da dove trai ispirazione per le tue storie più”dark”…hai una bella fantasia! Un abbraccio e un “in bocca al lupo”!

    • Ciao Chiara, è un piacere trovarti qui. Anche le mie storie dark partono da un’ispirazione reale e si sviluppano in modi inaspettati. Spesso parto con un’idea e concludo con tutt’altra. Comunque le mie arrabbiature sono parecchio utili: se mentre scrivo ce l’ho con qualcuno, un personaggio ispirato a quella persona probabilmente farà una brutta fine! 😉

  12. Buongiorno Federica, io avrei una domanda semplice, spero non banale, vorrei tanto cominciare a scrivere, magari all’inizio partendo con dei piccoli racconti e poi con veri e propri libri. Come si comincia a scrivere. Può’ gentilmente suggerirmi dei metodi che posso seguire per cominciare a scrivere? Oppure e’ solo ispirazione?
    Grazie mille
    Francesca

    • Ciao Francesca. Io scrivo grazie all’ispirazione e, come ho già detto, non mi forzo mai a farlo. Se vuoi scrivere provaci, posso consigliarti solo questo. Prendi carta e penna, o monitor e tastiera e vai, buttati, tira fuori quello che hai dentro. All’inizio non pensare alla forma, fai solo uscire i tuoi pensieri. Poi rivedi, correggi, rileggi, modifica, fai tutto quello che devi fare. E se ne usciranno storie brevi, saranno racconti, se ne uscirà qualcosa di più corposo, sarà un romanzo: l’importante è provarci, senza paura. Per avere idee su cosa scrivere… beh, puoi ispirarti a tutto: situazioni reali, sogni, idee. Buona fortuna!

  13. Ciao Federica, ti voglio lasciare una domanda: mi ha stupito il dualismo con cui hai strutturato la tua raccolta di racconti. E’ stata una tua scelta per colpire il lettore o fa parte della tua personalita’? Grazie! Laura

    • Ciao Laura, grazie della domanda. In effetti sono io così. Non che abbia questo sdoppiamento di personalità netto, ovviamente, ma tutto quello che scrivo e come lo faccio è parte di me. Come ho già avuto modo di dire, scrivo diversi generi anche in base al mio umore e al momento che sto vivendo, anche se il taglio non è così deciso. Nell’antologia il dualismo è più chiaro, ma i racconti non sono in ordine di stesura, quindi non c’è da preoccuparsi, sono ancora abbastanza sana di mente. 😉

    • Ciao Claudio. Se devo essere sincera io apprezzo ancora molto la cara vecchia carta, ma vedo che i giovani, quelli della generazione digitale, hanno una gran passione per gli ebook. Io sto per fare il grande passo e comprarmi un e-reader, soprattutto perché leggere da cellulare affatica molto gli occhi e per le recensioni del blog ricevo solo ebook. Se non avessi iniziato questo percorso non avrei mai fatto questa scelta: la fisicità del libro per me è ancora una cosa importantissima. L’ebook potrebbe essere una moda, ma potrebbe anche essere “semplicemente” il futuro, come lo sono stati il DVD dopo le videocassette, il CD dopo le musicassette e gli mp3 dopo i CD. Spero solo che i libri non vengano mai soppiantati completamente dai loro compari digitali!

  14. Ho fatto tardissimo, ma nonostante questo mi sono gustata l’intervista e quei dolcini che qualche anima buona mi aveva tenuta da parte.
    La nostra Federica è una giovane talentuosa, di lei mi colpisce al versatilità, le tante anime che è capace di rivelare nei suoi scritti e anche lo stile semplice ma mai banale.
    Mi piacerebbe sapere qual è l’area in cui si sente più a suo agio. Ecco se avessi fatto in tempo le avrei chiesto una cosa così.
    Resta qualche briciolina di spazio per augurarle il successo che merita

  15. MATTEO IACOBUCCI, tramite facebook invia alcune domande all’Autrice: 1)Volevo sapere come è nato davvero il desiderio di scrivere seriamente, quindi qual è il momento chiave che ha scaturito in te la voglia di iniziare a scrivere con continuità e costanza?

    • Carissimo Matteo, bella domanda. Più che un desiderio è stata una necessità. Mi sono ritrovata un giorno a non poterne più fare a meno, dopo aver iniziato quasi per gioco. Comunque tutto è iniziato nel novembre 2013, con “Paura del buio”, il mio primo racconto serio, se così si può definire, quello che ha dato il via a tutto. Forse a darmi il coraggio di continuare sono stati anche i commenti positivi ricevuti fin da subito, la proposta di pubblicazione in un’antologia per quel primo racconto su cui non contavo poi così tanto, gli apprezzamenti di altri autori.

  16. sempre MATTEO IACOBUCCI: 2)Che cosa vuol dire, oggi, emergere come scrittori in un paese come l’Italia? Ottenere la prima pubblicazione? Vendere molto? O semplicemente continuare a scrivere per anni ad altissimi livelli pur considerando che il contesto nazionale parte arretrato rispetto al Resto del Mondo?

    • Emergere… emergere a mio parere vuol dire distinguersi dalla massa. In Italia ognuno ha un romanzo nel cassetto, e con il self publishing tutti hanno la possibilità di toglierlo da quel cassetto. La maggior parte delle case editrici pensa più al guadagno che all’effettiva qualità di quello che pubblica, quindi ottenere una prima pubblicazione non è di certo “emergere” come lo intendo io, anche se di prassi è considerato “scrittore emergente” chi ha pubblicato una o due opere, a meno che queste non abbiano fatto il boom di vendite, perché a quel punto si parla di “caso editoriale”. 😉 Vendere molto non sempre è sinonimo di qualità, anche quando si parla di autori affermati: nel caso delle vendite c’è una buona dose di curiosità, la distribuzione e il marketing fanno molto. Continuare a scrivere ad altissimi livelli è emergere, sempre che si parli di altissimi livelli qualitativi. Ecco, riassumendo, per emergere secondo la mia modesta opinione è assolutamente necessaria la qualità.

  17. Ciao Federica, tramite facebook LILIANA GHEORGHE ti invia questa sua domanda: “Volevo chiedere se il suo mestiere la facilità in qualche modo e la porta alla narrativa e se scrive a mano i suoi racconti.”

    • Cara Liliana, il mio mestiere fino a poco tempo fa è stato la disoccupata, quindi posso dire che sì, mi ha in qualche modo aiutata ad avvicinarmi alla scrittura a tempo pieno, avendo molto tempo libero. Gli anni di studi e la passione per la lingua italiana di certo mi hanno agevolata, anche se solo un paio di volte mi sono cimentata con racconti di carattere storico ambientati in epoche che per questioni di studio conosco abbastanza bene (Antico Egitto, ad esempio). Per quanto riguarda lo scrivere a mano, devo dire che non l’ho mai amato. Preferisco la tastiera, che sia essa del PC o della macchina da scrivere.

  18. Ciao,complimenti dell’intervista ad entrambe e un grosso in bocca al lupo all’autrice. Anche io sono una scrittrice in erba e vorrei chiederti un consiglio: per quanto sia bello ed interessante un libro se non se ne parla e’ difficile divulgarlo,questa e’ la mia piu’ grande difficolta’. Hai qualche consiglio da darmi? Grazie

    • Ciao Valeria e grazie mille, sperando che il lupo sia vegetariano! Sono d’accordo con te: nel mondo dell’editoria è davvero dura farsi conoscere, soprattutto all’inizio. Ultimamente vedo molti autori esordienti che condividono in continuazione la loro opera su facebook, al limite dello spam e di certo questo non aiuta: si rischia di ottenere l’effetto contrario. A mio parere bisogna sì pubblicizzarsi, ma sempre con modo e garbo, senza però entrare prepotentemente nella vita delle persone, insistendo troppo.
      Una cosa che credo sia molto importante è il rapporto con il “Pubblico”, il farsi conoscere in modo tranquillo, con una pagina facebook dedicata che non venga aggiornata 40 volte al giorno, ma che riporti solo il necessario, un blog, un profilo su goodreads, condivisioni in gruppi facebook una volta ogni tanto (in fondo gli iscritti alle varie decine di gruppi di scrittori sono sempre gli stessi), mettersi in contatto con altri autori, fare rete, parlare del proprio libro con chiunque, ma senza fare l’effetto venditore TV.
      Io, poi, non sono un’esperta di marketing e nemmeno una grande scrittrice: ci provo e ogni tanto mi viene una nuova idea per farmi pubblicità. Un esempio è l’aver pubblicato a fine aprile una mini antologia gratuita con youcanprint, per farmi conoscere un po’ di più, sperando che poi qualcuno si interessi anche al volume a pagamento.
      Ovviamente sarebbero utili anche presentazioni nelle biblioteche o simili, ma lì bisogna sempre vedere se si hanno i contatti, se l’editore è disponibile a fornire le copie, ecc ecc…
      Spero di averti dato degli spunti utili.

  19. Ho trovato molte cose in comune riguardo la scrittura e per alcuni consigli che hai dato a chi si affaccia solo ora in questo mondo decisamente intrigante. Voglio chiederti una cosa, scrivi basandoti su quello che può piacere oppure su quello che ti dice cuore e penna?

    • Ciao Danilo. Scrivo in base al cuore e alla testa, mai pensando a quello che può piacere. Non che io me ne freghi del giudizio del lettore, anzi! Solo non amo chi scrive “su commissione”, pensando a quello che il lettore medio vorrebbe leggere, a cosa venderebbe di più. Io scrivo quello che sento, se poi piace tanto meglio, no?

  20. Pingback: [ospiti] – Federica Gaspari, con “Talento Letale” una nuova rinascita targata Arpeggio Libero | Scintille d'Anima

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