[ospiti] – Sara Tricoli, un romanzo sulla dislessia

banner tricoliOggi ospito l’evento di presentazione dell’autrice Sara Tricoli e del suo romanzo “Una ragazza come me”, edito dalla Triskell Edizioni, di cui ho pubblicato proprio oggi la recensione (qui). Questa puntata del Salotto e l’evento correlato organizzato in contemporanea su facebook sono proprio dedicati a lei.

Vi invito a prendere posto nel virtualSalotto e a mettervi comodi: c’è posto per tutti e ho ordinato, come ormai d’abitudine, anche i virtualDolcetti e virtualCocktail da offrirvi! Guardate qui! 😀banner virtualdolcetti

Intanto che vi sistemate presento brevemente l’Autrice. Sara Tricoli è una giovane emergente. Nata a Monza nel 1974, scrive per passione e ha un blog tutto suo: LeggimiScrivimi. Sul sito della sua casa editrice (la Triskell Edizioni), nella pagina a lei dedicata, la descrivono così:

«Felicemente sposata e mamma di due bambini di 9 anni, ha svolto vari lavori tra cui: commessa, impiegata, cassiera, promotrice. È diplomata in ragioneria, ma non ha nulla della contabile. Ama la lettura, ma non ha un vero e proprio gene.»

Uhm, insomma… tanti elementi che denotano una personalità complessa ma solare. E Sara è proprio così: disponibile e chiacchierona, sincera e cristallina. Lo si scopre frequentandola e lo si legge nei post che pubblica nel suo blog.

Bene, l’Autrice è arrivata… quindi direi di partire con l’intervista! 😀

cop intervista

Loriana – Ciao Sara, benvenuta in questo salotto letterario! 😀

Sara Tricoli – È un vero piacere essere qui, Grazie mille, lo trovo un posto magico.

Loriana – Sono contenta di averti qui perché ho un sacco di domande da farti, quindi se sei pronta accomodati che andiamo a iniziare! 😀

Loriana – Come è nata l’idea di “Una ragazza come me”?

Sara Tricoli – Per rispondere alla tua domanda… credo che “Una ragazza come me” fosse dentro di me da tanto tempo e dovesse solo trovare un pretesto per uscire. Quindi, quando ho letto di un concorso letterario che richiedeva una storia di adolescenti che affrontasse una tematica legata alla scuola, ho creato la storia di Clara e poi di Morris e poi di Mirco e infine quella di Sara… insomma, tutto è nato così.

Loriana – Come hai elaborato il personaggio di Clara?

Sara Tricoli  Beh, Clara è una ragazza come lo ero io, almeno in parte, quindi ho solo ripescato alcune sensazioni da me provate e la mia fantasia a fatto il resto.

Loriana – Hai delineato bene e con profondità le difficoltà che Clara incontra, come hai reperito le informazioni circa la dislessia?

Sara Tricoli – Mi sono documentata su alcuni testi e tramite internet, ma non ho voluto certo riportare informazioni troppo dettagliate, perché il mio scopo era far trasparire più che altro le emozioni. Per questo motivo confesso che la parte riguardante il colloquio tra i professori e Clara assieme ai suoi genitori è stato molto alleggerito rispetto alla prima stesura. Non volevo che diventasse una serie di informazioni noiose, invece volevo rendere l’idea di quello che poteva voler dire essere una persona come Clara e essere dei genitori che hanno una figlia come lei.

Loriana – Ci puoi parlare meglio di questa problematica?

Sara Tricoli Ci vorrebbe molto tempo e direi che chiunque può saperne di più, anche solo su internet, si possono trovare molte informazioni. Vorrei solo specificare che dire “dislessia” è un termine molto generico, sia per quanto riguarda le difficoltà, sia per quanto riguarda la (passami il termine infelice) “gravità”. Insomma non bisogna generalizzare troppo. Ci tengo a puntualizzare una cosa però: essere dislessici, senza sapere di esserlo, senza che venga dato un nome a tutte le problematiche che si possono incontrare, fa sì che uno si senta stupido, si senta sempre un passo indietro, si senta un fallito nonostante tanti sforzi… come mi sono sentita io per tanti anni. Poi finalmente (verso i 12 anni) ho iniziato a gestire e accettare (anche se con rabbia) le mie difficoltà. Mi sono diplomata, ho proseguito la mia vita e ho avuto anche le mie soddisfazioni, ma… quando ho scoperto che quella “cosa” aveva un nome (circa una decina di anni fa) la mia visione di me stessa è cambiata. Non è una cosa che va data per scontata, perché noi siamo i giudici più crudeli di noi stessi. L’autostima è molto importante.

Loriana – Qual è il personaggio secondario che secondo te ha una funzione importante nell’intera vicenda?

Sara Tricoli Il titolo è conteso tra i due personaggi maschili: Mirco e Morris. Entrambi hanno un ruolo fondamentale per Clara, non sono interscambiabili né sostituibili. Morris le mostra che c’è un’altra vita e Mirco è colui che la conduce nell’altra vita. Mi ricordo benissimo che piacere ad un ragazzo, magari bello, a quella età è un ottimo trampolino per l’autostima e Mirco è meraviglioso. Però sono convinta che se Mirco le avesse chiesto di uscire, prima che Clara si rincontrasse con Morris, lei non avrebbe mai accettato, anzi sarebbe fuggita. Tu che dici? 😉

Loriana – Hai ricevuto ottime recensioni, credo che sia davvero appagante avere un riscontro così positivo. Qual è stata la cosa più bella che ti sei sentita dire, rispetto a questo tuo lavoro?

Sara Tricoli Le recensioni positive sorprendono anche me. Scrivere è mettersi in gioco e io ho iniziato con un libro che mi riguarda molto da vicino. Sono stupefatta di non aver incontrato ancora nessuno che mi abbia “demolita”. Aspettavo (e aspetto ancora) critiche decisamente dure. Invece, anche da persone inaspettate (amici di sempre, lettori molto critici nelle loro recensioni su altri libri) ricevo elogi e congratulazioni. Per completare la risposta alla tua domanda posso solo dirti che ogni commento al mio libro per me è come vincere un premio e infatti nel mio blog, nella pagina dedicata al libro, ho riportato alcune citazioni. Non potrei sceglierne una sola, impossibile, sono tutte meravigliosamente speciali.

Loriana – Ora parliamo un po’ di te. Come nasce la Sara scrittrice?

Sara Tricoli Adoro inventare storie. La mia mente, molto fervida, è in continuo lavoro; anche quando a volte non vorrei. Quando ho un momento tranquillo, ad esempio prima di prendere sonno (fin da piccolina) io invento un vero e proprio film che porto avanti pezzo dopo pezzo. Se un finale di libro o un film non mi soddisfa io lo rielaboro, lo proseguo, lo invento nella mia matta testolina. Come condividere quello che c’è nella mia mente? Scrivendo, ovviamente! Anche se con tutte le mie lacune grammaticali sono sempre un pochino insicura, lo ammetto.

Loriana – Cosa ti spinge a scrivere? Qual è la spinta emotiva che ti fa prendere la penna in mano?

Sara Tricoli –  Bella domanda! Direi che le risposte possono essere tante. Voglio condividere dei miei pensieri che spesso metto in testa ai miei personaggi (come “La Vedente”o “Una ragazza come me”). In alcuni casi è solo un voler creare una storia leggera e simpatica per passare il tempo (come ”La mia sposa”). Altre volte è solo un voler mettere su carta storie che affollano la mia mente. Una volta scritte lasciano il posto ad altre e si ricomincia…

Loriana – Come vedi il ruolo dello scrittore?

Sara Tricoli Scrivere è una forma d’arte e credo che lo scrittore sia come un pittore, solo che usa le parole invece che i colori.

Loriana – Come sei arrivata alla pubblicazione con la Triskell?

Sara Tricoli Cercavo una casa editrice free perché non mi sentivo in grado di autopubblicarmi, in quanto quello era un mondo che conoscevo poco e mi faceva paura. Tra le varie case editrici che hanno ricevuto il mio lavoro la Triskell mi ha scelta.

Loriana – Tu hai anche un blog, vuoi illustrare di cosa parli e quali sono gli articoli che tratti?

Sara Tricoli Il mio blog è il piccolo spazio virtuale dove voglio essere totalmente me stessa e libera di gestirmi senza vincoli né pressioni (almeno lì). I miei articoli sono vari: ho due racconti a puntate, uno completato e uno alle ultime puntate. Scrivo articoli per ringraziare chi ha letto il mio libro (come ho detto prima, ogni recensione è un premio per me). Condivido dei miei brevi commenti su ciò che leggo, scrivo pensieri su svariati argomenti, pubblico spesso blog-tag e poi scrivo di cose mie, un po’ leggere e spero divertenti: partita a beach volley, cena con amici, vacanze, gite. La libertà è il mio motto, quindi il mio blog non ha un’impronta particolare, segue un po’ quello che sono io e quello che voglio dire in quel momento.

Loriana – Hai nuovi progetti su cui stai lavorando? Ce ne vuoi parlare?

Sara Tricoli – Progetti con una mente come la mia? Direi che è impossibile non averli! Sto portando avanti tre racconti completamente diversi tra loro, che mi stanno assillando particolarmente. Non so se li pubblicherò sul blog o tramite Amazon, vedremo quando saranno finiti. Ho un fantasy nel cassetto finito già da un po’ e uno a metà, che forse si trasformerà nel primo di una duologia.

Forse proverò ad autopubblicarmi e vediamo cosa succede…

**** **** ****

Ora, come di consueto negli appuntamenti che riguardano il Salotto letterario di Scintille d’Anima, la parola passa proprio a voi, con le vostre domande e curiosità. Al termine di questa chat live passeremo ai saluti finali.

Apro ufficialmente il Salotto invitando le lettrici e i lettori che ci stanno seguendo a scrivere direttamente qui a Sara, utilizzando il tasto “Rispondi”… pronti? via! 🙂

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70 thoughts on “[ospiti] – Sara Tricoli, un romanzo sulla dislessia

  1. Pingback: Intervista da LORIANA | LeggimiScrivimi il Blog di Tricoli Sara

  2. Salve. Faccio i miei personali complimenti a Loriana, per l’interessante intervista. Buon giorno scrittrice Sara, avendo analizzato la problematica, crede… che la dislessia possa rappresentare un paletto alla socializzazione, di chi la possiede? La Ringrazio per la risposta! Vincenzo, lo scriban poeta.

  3. Complimenti per la risposta riguardante l’alleggerimento del colloquio!
    Riguardo l’invito, penso anche io che avrebbe rifiutato, era anche presa male per il “trattamento” dei suoi genitori.

    Una domanda a caso è: sei riuscita a trovare un compromesso col tuo poco tempo libero? ^___^

  4. Ciao Sara!!! Sei una persona fantastica e nel tuo bellissimo libro si legge quanto è grande la tua anima! Aspetto l’uscita del prossimo.😘😘😘
    Leggete il suo libro,qualsiasi età abbiate,perché è dolce e delicato come un fiore,ma tratta un tema importante,troppo spesso ignorato 😊

    • Ciao Luigi, grazie per la tua domanda. Sai a dire il vero potrei rispondere con la mai esperienza personale, che ormai racconto con tanta serenità. Andare a scuola era una vera tortura e spesso venivo derisa dai compagni, soprattutto quando leggevo ad alta voce e quando non sapevo rispondere velocemente come loro alle domande di calcolo matematico… Se ripenso a quel periodo non credo di aver avuto nessun tipo di amico vero, ma ti posso assicurare che quasi non lo volevo. E come se in un certo senso avevo paura degli altri. Stavo bene da sola, a casa, con la mai fantasia. Poi sono cresciuta e ho imparato (da sola) a studiare. Stiamo parlando della seconda media. Ho cambiato casa e ho cambiato vita… avevo il rispetto dei miei compagni, mi sentivo accettata e integrata e ho imparato a relazionarmi…
      Spero di averti risposto, altrimenti sono qui ^_^

    • Ciao Rosaria grazie mille per la tua domanda. Scrivere della dislessia non è stato facile, ma ci tengo a precisare che ho volutamente fatto un racconto che facesse più che altro capire il disagio che può provare un dislessico. Soprattutto quando non gli vengono dati i supporti giusti o addirittura, quando non viene compresa la vera problematica che ha. Spesso è confusa con la svogliatezza. Perchè so tutto questo? Io ci sono passata. Ore e ore sui libro per cercare di capire e poi… il giorno dopo mi liquidavano con un “Non hai studiato, non hai fatto nulla!” Sai quanti pianti…

    • Sempre più difficile è? hi hi hi… Grazie mille Sonia per essere qui, dunque farei 5 domande:
      Vuoi una storia carina, leggera che ti lascia un piccolo tarlo?
      Vuoi sapere come si sente un dislessico?
      Vuoi conoscere un mondo diverso da quello dove sei cresciuto?
      Vuoi sapere quanta passione ci può essere in una svogliata studentessa?
      Vuoi scoprire che non è tutto oro quello che luccica, ma che spesso quello che non luccica è un metallo migliore?

      Ovviamente se uno fosse dislessico gli direi soltanto:
      Non sei solo, Clara, Morris e io siamo speciali come te ❤

  5. Grazie Loriana per i tuoi salotti con ospiti sempre così interessanti come, in questo caso, Sara. Ho apprezzato le tue risposte in quanto si evince quanto tu sia una persona solare e proprio in merito al tuo bel carattere vorrei chiederti se deriva anche dal tuo passato non facile e quanto ti ha aiutato scrivere questa storia. Complimenti Sara!

    • Ciao Mary grazie mille per il tuo commento. In merito alla tua domanda direi che penso noi siamo in parte come nasciamo e in parte siamo il risultato delle nostre esperienze passate. Indubbiamente se non avessi avuto le mie difficoltà e non avessi provato i miei dolori non sarei come sono ^_^
      Ancora oggi sono molto spavalda in alcune cose e molto insicura in altre.
      Scrivere “Una ragazza come me” non posso dire che mi abbia aiutato, però indubbiamente mi ha resa orgogliosa di me. Cosa scontata per tante persone, ma io sono molto critica e ancora oggi cado spesso nell’errore di non stimarmi… Però quando qualcuno legge il mio racconto, lo trova bello ed interessante… sono felice e stento a credere che sia veramente opera mia O_O ma è così e quindi posso solo dirmi: “Brava”
      Certo è che ho iniziato con la pubblicazione della storia più personale (per una serie di eventi) e questo un po’ mi spaventa… non potrà mai esserci null’altro racconto come questo. Vedremo se anche gli altri “parti” della mia fantasia conquisteranno…

  6. Congratulazioni a Loriana, per questo spazio a disposizione degli autori; ho avuto modo di partecipare diverse volte, ed ogni volta è bello vere a che fare con autori che parlano di sé e del loro lavoro.

    In secondo luogo, ma non meno importante, le congratulazioni vanno a Sara. Gliele ho fatte in numerose occasioni, elogiando anche il suo libro, che trovo sia veramente ben scritto, e l’argomento è trattato con molta semplicità, senza fare voli pindarici con l’ausilio di termini tecnici, comprensibili solo ad un pubblico addetto ai lavori. Il lavoro di Sara è degno di nota, e meritevole di elogi. Nella recensione che ho fatto l’ho ringraziata, e credo non smettrerò mai di farlo, per l’opportunità che mi ha dato, di conoscere una storia dai risvolti umani. Graxzie, Sara… Ancora grazie dal più profondo del cuore! ❤

  7. SILVANA CESAREO tramite facebook scrive: “Salve, insegno in nella scuola primaria e capisco quanto sia difficile aiutare un bambino dislessico nell’apprendimento ,senza una diagnosi precoce.
    Comunque la mia domanda è questa :
    Possiamo affermare che Sara la scrittrice, si è “presa “una rivincita, attraverso Clara,
    un po ‘come il suo alter-ego?”

    • Grazie Silvana e benvenuta! Intanto ti ringrazio per essere qui: nonostante i problemi di connessione (spiego agli altri lettori: la sua domanda non è stata accettata dal sistema) la tua determinazione ha vinto (mi ha scritto in privato per chiedermi di postare il suo commento) e ora sei qui! 😀
      Inoltre la sua domanda è davvero interessante e articolata e leggerò la risposta di Sara con interesse…

    • Salve Silvana, sono onorata di suscitare interesse in un insegnante che è in diretto contatto con questi argomenti. Spesso mi rendo conto che non è facile capire e non è facile intervenire. La mia ricerca mi ha portato a conoscenza di quante difficoltà ci sono ancora oggi. Io non sono arrabbiata con gli insegnanti che avevo, né con i miei genitori (che ci tengo a precisare non erano assolutamente come quelli di Clara. Impegnati, ma non arrabbiati con me). Quindi non mi sento di parlare di “rivincita” anche perché le lacune che ho non saranno mai completamente rimosse. Il mio passato non cambierà mai, a prescindere dal mio futuro. Però posso asserire con sicurezza che scrivere di Clara e dell’aiuto che ha avuto (che avrei voluto avere anch’io) e del suo successo, mi ha reso molto molto felice e il discreto apprezzamento che sto riscuotendo mi ha un pochino ripagata 😛 (passate il termine).

  8. MATTEO IACOBUCCI tramite facebook mi invia due domande per Sara. Ecco la prima:

    1)Innanzitutto complimenti per l’aver affrontato un tema così delicato. Nella stesura ha mai avuto paura di non riuscire a bilanciare narrazione e sensibilità (necessaria per la trattazione del suddetto tema), oppure questo lavoro è fuoriuscito in maniera del tutto spontanea e fluida?

    • Buon pomeriggio Matteo, mi da del lei e mi mette in imbarazzo, ma sono lusingata dalle sue parole e dalla delicata domanda. Spiacente di non poterle dire nulla di preciso, ma io non scrivo mai con paura… almeno dal punta di vista della storia. Le mie paure sono solo nelle coniugazioni verbali e altre regole grammaticali che un correttore automatico non mi segnala.
      Le storie, come quella di Clara, mi nascono nella mente come un film, che io stoppo e riavvolgo e faccio ripartire e faccio cambiare di direzione e… per dire tutta la verità… a volte devo anche correre ai ripari per un evento che ho scritto e che mi piace troppo, ma che devo trovare il modo di incastrarlo con tutto il resto… Non so se capita anche agli altri, non so se sia normale, ma inspiegabilmente è così. Sono strana, lo so. La mia mente è matta, pazienza, è l’unica che ho e devo dire che alla fine ho imparato a volergli bene ^_^

    • Grazie anche per questo spunto di riflessione… direi che non ho nessun autore dal quale ho tratto il mio modo di scrivere, almeno non coscientemente. Perché credo che ogni libro che ho letto fa parte di me e ogni stile può benissimo aver arricchito e modificato il mio ^_^
      Spero di aver risposto bene, altrimenti mi faccia pure sapere e grazie ancora per la gentile partecipazione.

  9. MONICA COPPOLA mi invia questo messaggio per Sara, tramite facebook (oggi l’abilitazione ai commenti è un disastro, mi scuso con i lettori!). Eccolo:

    “Come hai trovato un editore interessato alla tua storia?”

    • Ciao Monica grazie mille per esserci e per la tua domanda. Ti dico subito che ho inviato i miei lavori (anche un fantasy che è ancora nel cassetto) a diversi editori e alcuni mi rispondevano, ma chiedevano un contributo, quasi sempre in numero di copie. Allora ho cercato solo case editrici free (che non chiedessero nessun tipo di contributo). Ho trovato la Triskell che vuole solo storie a lieto fine (mi sono detta che eravamo in sintonia) e ho provato. Loro mi hanno contattata dicendomi che avrebbero pubblicato il mio racconto. E poi tutto è avvenuto ^_^

    • Monica cara, sono tantissimi questi momenti… a partire dalla lettura dell’email della casa editrice che mi comunicava la loro intenzione di pubblicare il mio libro. Il giorno della pubblicazione. Nonostante amo gli ebook, ho provato una forte emozione quando ho tenuto in mano il mio libro la prima volta e l’ho sfogliato. Quanto ho chiesto a mio figlio (allora aveva 10 anni) di scrivere un commento sul mio libro che aveva appena finito di leggerlo e lui ha saputo comprendere così tanto…
      Ogni volta che leggo una recensione e che so che qualcuno ha letto la storia di Clara, che ha letto la storia che io ho creato… è un’emozione grandissima ❤

  10. E anche questo appuntamento si conclude qui…

    Ringrazio Sara per essere stata con noi e aver risposto in modo approfondito alle domande che sono arrivate oggi. Sara è una persona schietta e solare che questo traspare dal suo modo di porsi con i lettori.
    Faccio mille in bocca al lupo a lei per questa sua avventura letteraria e tanti complimenti per oggi: nonostante l’emozione Sara è andata benissimo! 😀

    GRAZIE!

    Grazie a tutti voi che avete partecipato, nonostante i soliti (e devo proprio capire perché) problemi di connessione per i commenti: chi voleva esserci c’è stato, con un post su facebook o un messaggio privato sulla chat. Questo significa che l’argomento era interessante e nessuno voleva mancare.
    Quindi vi ringrazio davvero. Questo piccolo spazio senza di voi sarebbe vuoto.

    Tornate a trovarmi nel Salotto nei prossimi appuntamenti, intanto vi invito a fermarvi per favorire dei virtualdolcetti che sono in fondo alla sala. 😉

    Un abbraccio a tutti e a presto!

    – Loriana

    • Volevo ringraziare anch’io tutti quanti.
      Le vostre domande mi hanno fatto riflettere e mi hanno emozionato molto. Si vive per provare emozioni, altrimenti sarebbe inutile (secondo me).
      Quindi un grande e grosso Grazie ❤
      Ovviamente anche alla padrona di casa che è meravigliosa, Grazie cara Loriana, come ho detto prima, questo posto è magico… mmm sarai mica una fata?
      Baci baci e abbracci abbracci a tutti ^_^

  11. Saluto e ringrazio Loriana e Sara per la bella occasione che mi da, l’opportunità di leggere e conoscere l’autrice di una storia tratta da un esperienza personale. Adoro le storie realistiche, create raccontando di difficoltà quotidiane superate egreggiamente. Rafforzano anche me e ci si ha sempre qualcosa da imparare. L’accettazione dei nostri limiti potrebbe essere il soggetto della mia domanda, delle nostre diversità. La dislessia, una volta scoperta, l’hai vissuta come un invalidità ? Che consiglieresti a dei genitori con difficoltà nell’accettare la dislessia dei propri figli? Grazie e complimenti vivissimi!

    • Ciao Liliana, grazie mille per la tua domanda che tocca un lato dell’argomento che mi sta particolarmente a cuore. Volevo precisarti solo che la storia non è autobiografica, ma hai ragione nel dire che è realistica, perché come hai forse intuito tante cose che prova Clara sono le cose che ho provato io. La storia è andata diversamente nella mia vita, perché ho scoperto solo una decina di anni fa cosa fosse questa mia difficoltà. Ti assicuro che dopo mi sono sentita sollevata, ma ero già grande quindi l’età della scuola era passata da molto. é vero che a volte perfino nella mia vita ho delle difficoltà, ma oramai mi conosco e so come aggirare l’ostacolo 😉
      Non ho mai pensato alla dislessia come una invalidità, nemmeno quando ho letto molte cose su di essa. é un modo diverso di vedere le cose e di assimilarle. Quello che la rende invalidante è il metodo di insegnamento. Perché un dislessico apprende in maniera diversa, ma altrettanto capace, solo che nelle scuole si usano metodi standard e quindi per noi difficili.
      Per quanto riguarda i genitori dei dislessici (ne conosco personalmente qualcuno) posso solo dire che la cosa più sbagliata è non accettare la cosa e secondo il mio modesto parere, intestardirsi in una scuola con dei professori che non sono aperti e non comprendono. Cercare scuole adatte, che sono pronti ad insegnare tranquillamente ad un ragazzo dislessico, perché non è assolutamente un problema insormontabile, anzi bastano pochi accorgimenti. Ovviamente per l’insegnante e per la scuola vuol dire impegnarsi e fare cose diverse dalle solite, ma se si incontrano le persone giuste, tutto è ok.
      Preciso un unico punto, che forse ho già detto, ma è bene che lo ripeta: io non sono un’esperta, parlo solo di quello che conosco e della difficoltà che ho avuto io, ma dire dislessia è incompleto, le difficoltà sono varie, quindi è bene non generalizzare ^_^
      Spero di essere stata esauriente. Ti ringrazio ancora e se avessi altre domande o commenti, sono a disposizione.
      Buona giornata

  12. Pingback: Tag: Whatsapp – Contatti momentanei | LeggimiScrivimi il Blog di Tricoli Sara

  13. Sono in ritardo,ma vorrei fare una domanda anch’io.
    Il tema è difficile e delicato, nei tuoi prossimi lavori affronterai ancora tematiche di questa natura o pensi di cambiare totalmente argomento?

    • Ciao Simona, ti ringrazio per questa tua domanda che è veramente strepitosa ^_^ perché mi da la possibilità di parlare di cosa scrivo in generale.
      Tempo fa sono andata in po’ in crisi per questa ragione, pensando che una scrittrice (passami il termine) dovesse mantenere un certo stile per quanto concerne gli argomenti trattati. Invece io non facevo altro che saltare da un’idea all’altra e questo mi confondeva.
      Tipo mi dicevo: “Sara devi decidere cosa vuoi scrivere”.
      Amo inventare storie e se anche di base c’è sempre l’amore (argomento che mi emoziona e che credo sia importantissimo) spazio in diverse direzioni.
      Come ho detto ho scritto due fantasy, non molto avvincenti a livello di combattimenti ecc., ma che parlano di amore, di amicizia, di sacrificarsi per un bene comune, del rapporto con gli altri. Ne ho scritto uno (pubblicato a puntate sul mio blog) che parla del rapporto un po’ conflittuale con i genitori e che mette in luce la problematica sul dovere verso gli altri e verso se stessi. Era nato come un fantasy leggero, una storia Natalizia per un concorso, e invece mi sono trovata immischiata in un rapporto particolare…
      Ho anche scritto una storia leggere sul finire del novecento (sempre pubblicata a puntate sul mio blog) non ci vedevo nessun messaggio particolare, ma alcuni amici mi hanno fatto riflettere su alcuni suoi messaggi…
      Credo che ogni libro possa contenere un messaggio o comunque possa far riflettere su determinati argomenti.
      Quello che so per certo che, come ho fatto con “Una ragazza come me”, non vorrò mai scrivere storie troppo “pesanti” (passami il termine) solo per comunicare un qualcosa. Il messaggio deve essere letto quasi tra le righe e il libro deve essere sempre e comunque un gradito compagno e scorrere via fluido.
      Questo è quello che amo leggere e quindi, siccome uno scrive quello che vorrebbe leggere (così mi hanno detto :P) io rimango su questa idea.
      Per rispondere in maniera diretta alla tua domanda e a quella che io mi imposi tempo fa: non so quali tematiche potrò affrontare in futuro ma dubito che scriverò mai più una storia sulla dislessia (quella è la storia di Clara e dei suoi amici).
      Vedremo dove mi porterà la mia mente ^_^

      • Grazie mille, Sara, per la bella risposta.
        Allora aspetterò notizie sui tuoi lavori futuri. Questo intanto sembra davvero interessante.

      • Grazie a te per la domanda interessante, per l’interesse che hai dimostrato sull’argomento per quello verso il mio libro ☺️
        Ti auguro un buon fine settimana

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