Giornata della memoria: suggerimeti d’arte per non dimenticare l’Olocausto

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Oggi è la giornata della memoria, istituita per ricordare gli orrori dell’Olocausto e le vittime della Shoah.

Una giornata per incidere nella memoria collettiva uno dei periodi più bui della storia dell’umanità, nel quale l’uomo si è trasformato in belva, arrivando a toccare il punto più basso della propria coscienza: quando la Germania nazista, durante la Seconda guerra mondiale, decise la mettere in atto il piano di pulizia etnica che prevedeva il genocidio degli ebrei e di altre minoranze etniche e sociali, considerate “nemici dello stato”. Infatti, durante quegli anni, i nazisti crearono campi di concentramento e altre strutture carcerarie con l’obiettivo di internare i suoi prigionieri e qui, nell’impunità più totale, le SS perpetrarono la strategia della “Soluzione Finale” sottoponendo i prigionieri a violenze fisiche e psicologiche, a lavori forzati, a vessazioni e torture, a esperimenti medici crudeli e senza alcuna etica. In questo modo, negli oltre 40 mila campi di concentramento sparsi in tutta Europa, la Germania nazista sterminò in pochi anni il popolo ebraico e le altre etnie minori (prigionieri politici, comunisti, socialisti, Rom, testimoni di Geova, omosessuali e malati psichici): circa 15 milioni di esseri umani e, di questi, 6 milioni erano ebrei.

E’ stata scelta per questa  comemorazione mondiale la data del 27 gennaio, cioè quella in cui le truppe dell’Armata Rossa nel 1945 liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Auschwitz è il campo di concentramento più famoso tra i tanti che le SS avevano costruito, oltre a quello di Bergen-Belsen, che in molti ricordano essere il luogo di prigionia dove Anna Frank venne deportata assieme ai suoi cari e dove trovò la morte. A guerra conclusa, Otto Frank (il padre e unico sopravvissuto della famiglia) ritornò nel rifugio nel quale assieme alla sua famiglia e ad altri aveva tentato di nascondersi per scampare alla persecuzione nazista e qui ritrovò il diario della figlia. Per dare memoria ai posteri del genocidio e per far conoscere al mondo questa testimonianza forte e vivida della condizione di vita dei perseguitati durante gli anni della guerra, Otto Frank decise di pubblicare gli scritti della figlia. Così Il diario di Anna Frank è diventato uno dei libri più letti al mondo e ancora oggi milioni di lettori scoprono affinità emotiva con Anna, sentendosi vicini alla condizione della giovane adolescente ebrea, segregata in un nascondiglio per tentare di sopravvivere all’Olocausto, congelando la vita stessa in una densa attesa che non vedrà mai la luce ma che non perderà mai la forza della speranza.

Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. [Anna Frank]

 

La forza di questi scritti è che hanno sentire universale e accomunano generazioni e popoli diversi annullando le differenze di cultura, religione e politica. Nel battito del cuore di Anna, che pulsa tra i suoi pensieri e nei suoi racconti custoditi in quelle pagine, sentiamo battere il cuore dell’umanità affine al nostro e ci sentiamo tutti più vicini, tutti più fratelli, tutti meno soli e forse capaci di sconfiggere l’odio e la violenza.

Ricordare è un dovere che la società civile ha: non dimenticare, per non permettere che accadano di nuovo fatti agghiaccianti come questo.

E ciò è ancor più necessario OGGI!

VIsto il momento storico incerto e confuso, agitato da venti di guerra e d’odio. Dove la società civile subisce un ripiegamento su se stessa per difendersi dall’escalation di violenza terroristica, arrivando ad adottare soluzioni politiche di contenimento e repressione che fomentano e aumentano le differenze tra culture, contribuendo ad accendere la miccia su recriminazioni millenarie. Dove si ripropone la strategia dell’eliminazione del nemico con tecniche che, purtroppo ben conosciamo. Dove troppi sono ancora i luoghi dove il conflitto e la violenza continuano a far stragi: nei paesi d’Africa, martoriati dalla guerra civile tra etnie che alimenta l’eccidio tra fazioni diverse coinvolgendo civili innocenti,  e in tutto il medio Oriente, dove continuano a morire intere popolazioni inermi sotto i bombardamenti che non guardano in faccia nessuno, neanche se sei un bambino in un ospedaale o in una scuola.

Tutto questo toglie futuro all’umanità. E senza futuro non c’è speranza. Impariamo dai nostri errori e non permettiamo che la storia si ripeta.

Per commemorare questo giorno voglio suggerirvi una lettura, un film, una canzone, perché anche larte contribuisce a mantenere testimonianza della storia, che troppo spesso – purtroppo – non insegna niente agli uomini…

∼ Loriana ∼


Lettura

scarpetterosse

C’E’ UN PAIO DI SCARPETTE ROSSE – di Joyce Lussu

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”
c’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c’è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald

servivano a far coperte per soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c’è un paio di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald

erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perchè i piedini dei bambini morti non crescono

c’è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perchè i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.


Film

locandina

JONA CHE VISSE NELLA BALENA – Un film di Roberto Faenza – 1993

Un film di Roberto Faenza. Con Juliet Aubrey, Jean-Hugues Anglade, Jenner Del Vecchio, Francesca De Sapio – Genere: Drammatico –  durata 100 min. – Italia, Francia 1993

La trama (tratta da mymovies): Viene narrata una storia familiare sullo sfondo della seconda guerra mondiale. Uno scienziato ebreo ricorda la sua infanzia coi genitori in un campo di concentramento. La psicologia del bambino protagonista e degli altri personaggi emerge in maniera molto credibile dalla sceneggiatura e dalle interpretazioni. Molto bella la sequenza in cui il bambino vede morire il padre in infermeria. Corre a cercare la madre con le scarpe del genitore, ma sbaglia più volte la strada. Poi gioca con le scarpe e si dimentica di avvertirla.

“Guarda sempre il cielo e non odiare mai nessuno”  (cit.)


Musica

AUSCHWITZ – Francesco Guccini


 

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7 thoughts on “Giornata della memoria: suggerimeti d’arte per non dimenticare l’Olocausto

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