[ospiti] – Elena Genero Santoro nel Salotto di Scintille: passione, scrittura e vita

header-giornata-autoreBuongiorno car* followers, oggi qui con noi abbiamo una scrittrice emergente italiana: Elena Genero Santoro.

 

Elena è una collega conosciuta nella redazione del web magazine “Gli scrittori della porta accanto”, e quando ho saputo che era in uscita il suo nuovo romanzo (Immagina di aver sognato – la segnalazione è qui) ho approfittato per chiederle un’intervista e invitarla a passare nel blog! 😀

 

Ecco perché l’appuntamento di oggi è davvero speciale e sono molto emozionata! Per l’occasiome ho improntato questo incontro in modo differente dal solito: per tutta la giornata avrete la possibilità di connettervi e fare domande, lasciare commenti e Elena passerà in serata a rispondervi in una sorta di chat in differita che caratterizzerà tutta la giornata e che ho voluto chiamare GIORNATA AUTORE #allday!

Il mio intento è quello di farvi conoscere Elena a tutto tondo, soprattutto nella sua passione scrittura. Ma prima ecco brevi accenni biografici…

Elena Genero Santoro è nata a Torino nel 1975, dove attualmente risiede con il marito e i figli. Lavora come ingegnere per l’industria automobilistica e si occupa di conformità del prodotto alle normative europee in ambito ambientale. Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Grande appassionata di ginnastica artistica, l’ha praticata in passato ma ora, sostiene, non ha più né il fisico né l’età. Ama cantare. Ha fatto parte di un grande coro di Torino, tra il 1992 e il 1997, i cui incassi erano devoluti alla Caritas. Ha avuto anche esperienze teatrali a livello amatoriale. Studia inglese un po’ per piacere e un po’ per necessità lavorativa. Si diverte anche a cucinare e a creare ricette, soprattutto se si tratta di dolci, ma non chiedetele di bagnarvi le piante se andate in ferie. Il pollice verde non è una sua virtù! È convinta che nella vita oltre al talento serva la tenacia. Il suo motto è quella frase dell’ape, che in teoria non potrebbe volare per motivi aerodinamici, ma ignara delle nozioni scientifiche non solo vola, ma fa anche il miele. È una lettrice feroce e onnivora. Scrive da quando aveva quattordici anni per raccontare i sentimenti umani, per sognare con travagliate storie d’amore, per dare un taglio ironico alla realtà e per trattare temi sociali denunciando quelle che ritiene delle ingiustizie. Un argomento che le sta particolarmente a cuore è quello della violenza contro le donne. Il suo primo romanzo, “Perché ne sono innamorata”, edito da Montag, è uscito nell’aprile 2013. Sono seguiti nel 2014 “L’occasione di una vita”, ebook proposto con Lettere Animate e “Un errore di gioventù” pubblicato da 0111 Edizioni. Nel novembre 2014 è uscito “Gli Angeli del Bar di Fronte”, 0111 Edizioni. Nel 2016 è uscito con 0111 Edizioni “Il tesoro dentro”

Amici followers! Il mio benvenuto vale quindi per tutta la giornata, passate quando volete , le porte del Salotto sono aperte dall’alba al tramonto 😀 e poi ci rivediamo domani per un breve highlights!

Intanto, come è prassi per questo Salotto, vi invito con molto piacere a partecipare: mettetevi comodi, fate scorpacciata dei virtual-dolcetti che ho preparato per voi (ce ne sono a non finire!) e lasciate le vostre domande.

banner-virtualdolcetti

Il Salotto è un luogo comodo dove stare, spero vi sentiate “a casa” e trascorriate ore piacevoli in mia compagnia e, anche se non mi trovate, sappiate che oggi le porte sono aperte per voi senza limiti! 😀

Tutto chiaro? Bene, andiamo a iniziare! 😀

INTERVISTA logo

Loriana – Ciao Elena, benvenuta a nome mio e del pubblico di amiche e amici qui presente oggi!

Elena – Grazie buongiorno a tutti! 😀

Loriana – Come dicevo prima mi fa molto piacere averti qui *_* Iniziamo analizzando il tuo RAPPORTO CON LA SCRITTURA. Ecco la prima domanda… Come ti sei approcciata alla scrittura? Cosa ti spinge a scrivere?

Elena – Ho iniziato all’epoca delle elementari disegnando storie e a fumetti e ho continuato alle scuole medie con dei racconti scritti a mano su dei taccuini, che io chiamavo “romanzi” e che a loro modo lo erano anche. Ho sempre avuto il bisogno di creare un mondo tutto mio in cui evadere.

Loriana – Come nascono le tue storie? Come lavori alla stesura del testo?

Elena – Le mie storie nascono quando mi guardo intorno e noto elementi che colpiscono la mia attenzione e che magari tra loro non c’entrano nulla. Allora mi domando: cosa accadrebbe se li mettessi insieme? Un po’ come un cuoco che cerca di creare nuove ricette accostando gusti che in apparenza non si sposano ma che poi riservano sorprese. Per esempio, che succede se metto uno scrittore danese, una gothic lolita, un imprenditore e una giovane vedova avvenente e li faccio interagire sullo sfondo di una Torino durante la crisi? Così è nato “Il tesoro dentro”.

Per quanto riguarda la stesura del testo, mentalmente divido la storia in un inizio, uno svolgimento e una conclusione. Quando il libro è terminato faccio almeno due revisioni complete prima di sottoporre il testo ai primi editing, che di solito sono sempre più di uno. A quel punto inizio a cercare un editore.

Loriana – Scrivi prettamente un genere oppure hai altre pubblicazioni che si discostano da questo e affrontano altro?

Elena – Guarda, io dichiaro di scrivere prettamente narrativa contemporanea non di genere, perché in effetti trovare un genere ai miei libri non è semplice. Sono un misto di cose. E dire che quando ho iniziato a scrivere ero convinta di voler fare dei romance. Invece i miei libri sono tutti introspettivi e sentimentali, ma non bisogna aspettarsi dei romance classici perché non lo sono. Alcuni tendono al giallo o al thriller, in altri è più pregnante qualche tema di attualità.

Loriana – Approfondiamo ora le tue STORIE… Quanti e quali sono i tuoi romanzi?

Elena – I romanzi che ho scritto in tutto finora sono quindici, di cui sei pubblicati. La lista comprende una serie da dieci più altri cinque indipendenti.

Parlando della serie, i primi due sono “Perché ne sono innamorata”, Edizioni Montag, e “L’occasione di una vita”, Lettere Animate. Il terzo, “Immagina di aver sognato”, è appena uscito con PubGold. Anche il nono è già stato pubblicato, in anticipo sugli altri e si intitola “Un errore di gioventù” ed è uscito nel 2014 con 0111 Edizioni. I protagonisti sono una coppia di fidanzati, poi sposi (Futura e Patrick), e una miriade di personaggi che ruotano intorno a loro a vario titolo. Il sentimento la fa da padrone, (sentimento inteso come amore, ma anche come amicizia, o perdita di una persona cara), ma vengono affrontati anche temi di attualità che spaziano dalle barriere architettoniche allo stalking, dalla transessualità alla pena di morte (quest’ultimo in “Un errore di gioventù”). Leitmotiv: la violenza di genere, che mi sta molto a cuore. Ogni libro può essere letto individualmente, ogni storia e ogni avventura è a sé. Annuncio anche che i capitoli successivi della serie dovrebbero uscire nei prossimi mesi. In “Immagina di aver sognato”, si tratta solo di una parentesi. Nel prossimo, “Diventa realtà”, invece,  la violenza di genere sarà proprio uno dei temi predominanti.

Oltre a questa serie ho pubblicato anche altri due libri indipendenti: “Gli Angeli del Bar di Fronte” 0111 Edizioni, che parla dell’immigrazione, è piaciuto a molti e si è diffuso bene, e “Il tesoro dentro”, 0111 Edizioni, che vira verso il giallo, alla ricerca di un tesoro.

Loriana – Qual è il romanzo che senti più legato a te, come persona?

Elena – Io sono presente, frammentata, un po’ in tutti, ma a nessuno in particolare. Non c’è niente di realmente autobiografico in quello che scrivo, per cui sono legata a tutti allo stesso modo, ma mantenendo sempre una debita distanza.

Loriana – Qual è il romanzo che ti ha dato più soddisfazione?

Elena – Per ora, indubbiamente, Gli Angeli del Bar di Fronte, che ha avuto veramente un riscontro ottimo e delle valutazioni molto positive.

Loriana – Veniamo ora al tuo ultimo romanzo… Presentalo ai lettori di questo blog. Di cosa parla, che genere di storia è? Chi sono i personaggi?

Elena – È un romanzo sentimentale, forse il più vicino, tra quelli che ho scritto, al genere romance. Futura e Patrick si sono sposati da poco e vorrebbero diventare genitori, ma i primi tentativi non vanno a buon fine. Per chi non avesse letto “L’occasione di una vita”, i due protagonisti avevano dovuto affrontare una gravidanza inattesa che poi era finita con un aborto spontaneo. Non riuscendo a concepire, hanno il dubbio che qualcosa in loro non funzioni. In compenso, lo scriteriato padre di Patrick appioppa loro, per un tempo indefinito, il figlio di due anni, Pietro, avuto dalla seconda moglie. Pietro appare da subito come un bambino molto problematico, anzi, ingestibile. Quando i due, da Londra, vengono in Italia per le vacanze, devono anche aiutare Massimo, l’amico di Futura, che è gravemente ammalato. Alla fine, per varie ragioni, nella loro casa al mare Futura e Patrick si troveranno ad accudire tre bambini esagitati, una Manuela in crisi sentimentale, che più che aiutarli creerà scompiglio, una Claire (la perfida Claire) in via di redenzione e un vicino di casa, Mac, che facendo un mestiere particolare si sta nascondendo da qualcuno che lo perseguita. Il che chiaramente creerà non poche tensioni, situazioni comiche e altre più drammatiche. Comunque si assisterà a un ribaltamento dei ruoli tra Futura e Patrick. Nei primi due libri lei è ancora acerba, giovane e complessata. Lui la chiama “piccola”, perché si sente protettivo. Ora Futura è cresciuta, è più sicura e sarà lei a prendere in mano le redini della situazione in una serie di occasioni. E poi c’è un infermiere burbero che assomiglia come una goccia d’acqua a un noto politico italiano…

Loriana – Tanti elementi che no possono non renderlo interessante!… Com’è nata nella tua testa l’idea di questo romanzo?

Elena – “Immagina di aver sognato” è il terzo di libro che ho scritto, nel 2011, dopo aver terminato la stesura dei primi due mentre ero in gravidanza e avevo un sacco di tempo a disposizione. Poi è nato mio figlio, il secondo, e io avevo il timore di non avere più tempo e modo per scrivere. Invece il bambino, per i primi sei mesi, è stato un neonato d’oro, che mangiava regolarmente, dormiva tutto il giorno e dormiva poi anche tutta la notte. Allora io ho continuato a sognare, mi sono domandata: e ora la storia come va avanti?

Così con un piede dondolavo la sdraietta del neonato e con le mani scrivevo sul computer. Era autunno (mio figlio è nato alla fine dell’estate), uno degli autunni più caldi e soleggiati che io ricordi, col sole che filtrava dalla finestra, e in quell’atmosfera magica e rilassata ho voluto rivivere le sensazioni dell’estate appena trascorsa, quando eravamo tutti al mare in trepidante attesa dell’evento. In quello stato di grazia ne è uscito un romanzo delicato, dolce, dai toni meno drammatici del capitolo precedente della saga, che spero trasmetta tutta la tenerezza che ho provato io scrivendolo. Io dico sempre a mio figlio che questo romanzo lo abbiamo scritto praticamente insieme.

Loriana – Puoi raccontarci qualcosa di più di questa storia?

Elena – Vi racconto un aneddoto: la prima ispirazione per “Immagina di aver sognato” è nata una sera ad Imperia. Ero in pizzeria, col mio bel pancione, quando sul lungomare ho visto passeggiare una coppia con un passeggino. Da lontano, per come erano fatti, potevano essere Futura e Patrick e mi sono chiesta: “Sto sognando?”. Perché è questa la cosa singolare dello scrivere: a volte si inventano personaggi ispirandosi a qualcuno, ma a volte capita il contrario: si possono scorgere i propri personaggi negli sconosciuti che si incrociano per strada. Capisco che per chi non scrive questo dettaglio possa apparire preoccupante per la mia salute mentale, ma chi ha esperienza di scrittura sa senz’altro di cosa sto parlando. “Immagina di aver sognato” è stato dunque concepito, titolo compreso, in un’atmosfera quasi onirica e per me unica che difficilmente potrà ripetersi nella mia vita. Comunque, a quel punto ho capito che per Futura e Patrick era venuto il tempo di allargare la famiglia. In un modo o nell’altro.

Loriana – Ci vuoi dire di più sul rapporto che lega i protagonisti?

Elena – I miei personaggi sono, come sempre, molto conflittuali. Manuela, l’ospite, che cerca l’amore e piange sulla spalla di Patrick, che è il suo ex. Mac, il vicino di casa che si rifugia da Futura e Patrick per le vacanze per sfuggire a una… persecuzione. E che rischia di fare danni seri. Claire, che sembra volersi far perdonare dei cattivi comportamenti passati, e invece, chissà… Insomma, in quella casa al mare i miei eroi stanno proprio stretti e la situazione sarà abbastanza stressante per Futura e Patrick, il cui matrimonio diventerà un po’… sovraffollato. Poi c’è il mio rapporto con i protagonisti. Io e i protagonisti abbiamo un rapporto talmente stretto che ci siamo anche messi a chiacchierare sulla spiaggia di Imperia. E infatti io compaio in un cameo, incinta e rossa di capelli, con il resto della mia famiglia!

Loriana – C’è un filo conduttore che lega le vicende dei personaggi?

Elena – Il primo vero filo conduttore è il sogno, la sensazione di aver vissuto una parentesi fuori dal comune, che è ciò che proveranno Futura, Patrick e Manuela alla fine della storia, ed è  anche ciò che ho provato io dopo che l’ho scritta.

***

Ci hai raccontato un sacco di cose, Elena! Ora sono curiosa di sapere che domande e curiosità hai suscitato nei lettori qui presenti 🙂

Proprio per scoprirlo lascio campo libero ai loro interventi e dichiaro aperta la GIORNATA AUTORE! Da ora in poi siete liberi di commentare, lasciare le vostre domande o riflessioni a Elena e lo potrete fare per tutta la giornata. In serata, come convenuto, Elena passerà a rispondere a tutti, garantito!

Quindi, dando il via all’evento, vi abbraccio tutt* e vi do appuntamento a domani con uno speciale highligh! 😀

Loriana Lucciarini

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40 thoughts on “[ospiti] – Elena Genero Santoro nel Salotto di Scintille: passione, scrittura e vita

  1. Buongiorno Elena, e buongiorno anche a Loriana, la nostra ospite!
    Elena, carina l’idea di apparire in un cameo in un tuo romanzo!
    Abbiamo in comune i primordi della scrittura: anche io come te creavo storie, anche a fumetti, sin dalle elementari, in taccuini e block notes!
    La mia domanda: hai pensato di scrivere anche fantasy o fantascienza? Magari inserendo i temi che ti sono più cari, cioè il mondo degli affetti, o anche la violenza di genere e le altre problematiche che ti stanno a cuore?

    • ciao Alessandra, bentrovata! 😀
      Lo sai che anche a me aveva colpito proprio questa cosa? La trovo una cosa davvero carina e originale, comparire nelle pagine del proprio romanzo con un piccolo cameo!
      Grazie per la tua presenza Alessandra, e la tua partecipazione. Serviti nel tavolino del virtualbuffet e mettiti comoda, puoi passare anche dopo, sai che il Salotto è aperto #AllDay oggi! Un abbraccio
      – Loriana

      • Ciao Alessandra e grazie per la tua domanda! (peraltro ho una cugina che si chiama esattamente come te…). Il fantasy è molto lontano dal mio modo di scrivere e non mi sento a mio agio tra maghi, streghe, draghi e cavalieri: non rappresentano la mia realtà, anche se ovviamente possono essere la metafora di qualcosa. I romanzi sono un inganno, che deve essere molto ben costruito per portare il lettore a credere che sia tutto vero o che potrebbe esserlo. Questo discorso in realtà vale anche per i mondi palesemente fantastici, l’importante è che ci sia un coerenza, tuttavia a me piace costruire questo mondo di cartapesta nel modo più realistico possibile, in modo che chiunque, nei miei personaggi, possa riconoscere il proprio vicino di casa. Non disdegno però l’urban fantasy, mi sono anche cimentata in un racconto di quel tipo, dove in una realtà apparentemente ordinaria si nasconde un elemento fantastico. Un po’ di surrealismo non mi è mai dispiaciuto. Spero di aver risposto! Ciao!

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      Ciao Alessandra e grazie per la tua domanda! (peraltro ho una cugina che si chiama esattamente come te…). Il fantasy è molto lontano dal mio modo di scrivere e non mi sento a mio agio tra maghi, streghe, draghi e cavalieri: non rappresentano la mia realtà, anche se ovviamente possono essere la metafora di qualcosa. I romanzi sono un inganno, che deve essere molto ben costruito per portare il lettore a credere che sia tutto vero o che potrebbe esserlo. Questo discorso in realtà vale anche per i mondi palesemente fantastici, l’importante è che ci sia un coerenza, tuttavia a me piace costruire questo mondo di cartapesta nel modo più realistico possibile, in modo che chiunque, nei miei personaggi, possa riconoscere il proprio vicino di casa. Non disdegno però l’urban fantasy, mi sono anche cimentata in un racconto di quel tipo, dove in una realtà apparentemente ordinaria si nasconde un elemento fantastico. Un po’ di surrealismo non mi è mai dispiaciuto. Spero di aver risposto! Ciao!

  2. CLARA CERRI (dall’evento facebook) posta a Elena questa domanda:

    “Ciao Elena, ho letto diversi dei tuoi libri e finora ho apprezzato in particolar modo “Gli angeli del bar di fronte”. Vorrei però farti una domanda riguardo agli altri tuoi romanzi, quelli della serie di Futura. Cosa ha significato per te scrivere così tanto sulle vicende di un gruppo di personaggi? Cosa ti spingeva, più l’attaccamento a questi ultimi o il desiderio di vedere come andava a finire?”

    • L’AUTRICE, nell’evento facebook correlato https://www.facebook.com/events/180705949059832/ ha risposto. Riporto qui il suo commento:

      “Risposta per Clara Cerri. La serie di Futura e Patrick è stata per me una dipendenza. Mi sono affezionata molto ai personaggi, forse troppo, e non riuscivo a smettere di sognare per loro nuove avventure. Ho smesso quando ho visto che il discorso andava esaurendosi e quando anche altri personaggi hanno cominciato a popolare le mia fantasie. Trovare un sostituto per Patrick come protagonista maschile non mi è stato semplice, ma alla fine è arrivato Vic e ha fatto egregiamente la sua parte. Tutto questo anche se le vicende di Futura e Patrick non riguardano solo loro due, ma una miriade di personaggi che mano a mano nella serie va crescendo. Comunque scrivere di loro è stata un’ottima palestra che mi è servita per il dopo, per strutturare i miei romanzi. Nella serie i libri, man mano si arricchiscono di dettagli e di risvolti (ormai c’erano elementi consolidati) e questo secondo me è positivo. I lettori possono ovviamente avere un parere diverso.” (elena)

  3. EUGENIO DE MARCO (dall’evento facebook, questo: https://www.facebook.com/events/180705949059832/) posta a Elena questa domanda:

    “Ciao Elena, ho finora letto e apprezzato molto Il tesoro dentro e Gli angeli del bar di fronte. Oltre alle storie e al modo di far sentire il lettore vicino ai personaggi mi è piaciuta la descrizione dei luoghi dove sono ambientate le storie forse perché li conosco bene. La domanda è, nei tuoi libri i luoghi sono sempre reali oppure anche immaginari ?”

    • L’AUTRICE risponde sull’evento facebook correlato https://www.facebook.com/events/180705949059832/ , riporto qui il suo commento:

      “Risposta per Eugenio De Marco: di solito i posti che descrivo sono reali e mi documento molto per renderli esattamente come sono. Di preferenza descrivo cose che ho proprio visto, ma non sempre è possibile. Ovviamente poi qualcosa invento, ma soprattutto quando devo creare l’interno delle abitazioni dei miei personaggi. I luoghi “pubblici” (piazze, ristoranti, monumenti…) sono tutti reali. I luoghi “privati” possono essere inventati (L’agriturismo del genitori di Futura). Per esempio, la descrizione di Holloway, il quartiere dove abitano Futura e Patrick è reale. Casa loro no. Comunque alla fine di ogni libro dichiaro sempre cosa c’è di reale e cosa no.” (Elena)

  4. LAURA BASSUTTI (da facebook) mi lascia le seguenti domande per Elena, che per praticità suddivido in interventi separati.

    1- Elena, ingegnere e scriuttrice. tecnica, scienza e arte come si armonizzano e convivono in te?

    • Ciao Laura e grazie per le tue domande. Scienza, tecnica e arte si armonizzano in molti modi e io non riesco a vedere una separazione così netta tra le varie materie. Mi piace un approccio integrato. Tempo fa avevo scritto un articolo proprio su questo. Ti lascio il link.
      http://www.gliscrittoridellaportaaccanto.com/2015/11/l-di-elena-g-santoro-umanista-vs.html
      Io ho studiato ingegneria edile perché integrava gli aspetti progettuali e quelli artistici e architettonici, umanistici. E adesso la tendenza del futuro è che gli architetti imparino a tradurre in strutture le loro “visioni”, mentre fino a poco tempo fa o facevi i calcoli o ti davi al design. Quindi, l’obiettivo, già nell’ingegneria, è l’integrazione dei vari aspetti. Tanti pregi del mio “saper scrivere” mi servono per il mio lavoro; anche in azienda ci fanno fare molti corsi di comunicazione: ci sarà un motivo. E viceversa molta della mia impostazione ingegneristica mi serve per lo scrivere. Io non vedo il problema e di ingegneri scrittori ne conosco parecchi!

    • L’impostazione ingegneristica un po’ serve, nella misura in cui si pensa al romanzo come a un progetto che deve avere una struttura: un inizio, un corpo, un finale, tutti ben armonizzati tra loro. Perché è vero che il romanzo deve essere ben scritto, con espressioni felici che ne determinino la piacevolezza della fruizione, ma anche la storia deve essere ben bilanciata, senza pezzi fine a se stessi. E’ un gioco di equilibri e in questo senso sì, bisogna sapersi fare due conti!

  5. LAURA BASSUTTI (da facebook):

    3- Il web è sicuramente importante per un autore. Credi possa sostituire il contatto diretto con i lettori o che debba integrarsi con questo?

    • In verità, non confido molto nel contatto diretto, se per contatto diretto intendi le presentazioni tra il pubblico. A parte il fatto che non ho la possibilità di farne molte, o di andare in giro per l’Italia a fare promozione perché il mio lavoro non me lo permette, (quindi la mia è una scelta solo in parte), tutto sommato non ne sento una grande necessità. Il web è un ottimo modo per rimanere in contatto con le persone in ogni angolo del globo, per dare spazio alle parole. Come scrittrice vorrei che la gente si interessasse più a ciò che dico, se vale la pena, piuttosto che alla mia fisicità. Pensa a una scelta netta come quella della Ferrante, che ha venduto un botto di copie senza nemmeno rivelare la sua identità. C’era qualcuno, in qualche testata giornalistica, che teorizzava proprio questo: uno scrittore non dovrebbe nemmeno farsi vedere, perché potrebbe suscitare simpatie o antipatie personali che nulla avrebbero a che vedere con i suoi scritti. Credo che in un certo senso abbia ragione, l’unico problema per noi sconosciuti che pubblichiamo con piccole CE, che se ce ne stiamo troppo rintanati nel nostro guscio nessuno si accorgerà mai di noi. Poi se capita una presentazione dal vivo ben venga, non ho problemi ad esporre, non vado in soggezione davanti al pubblico e quindi è anche divertente.

  6. Ciao Elena, felice di conoscerti! Come te, anche io amo scrivere; ho pubblicato un libro di racconti, ma l’editor e l’editore hanno molto mlasciato a desiderare. Comunque. Anche io per quello che ho scritto mi sono basato in parte dalle cpose che mi accdevano sotto gli occhi: parole dette in televisione, cartelloni pubblicitari, scene di strada ed altro; ho cercato di acchiappare il più possibile, cercando di renderlo comprensiblie in parole. Quando non sono convinto di quello che scrivo (discorsi contorti, tempi verbali che non collimano, o anche solo per mettere chiarezza nelle idee su cosa scrivere) mi munisco di un foglio di carta, ed una volta messe le cose in chiaro, le metto nero su bianco sul pc.
    Ho acquistato in ebook il tuo “Angeli del Bar di Fronte”, ma lo devo ancora leggere.
    Buona giornata, in bocca al lupo.

    • Ciao Luca, che piacere conoscerti! Grazie per aver comprato Gli Angeli del Bar di Fronte!! Dimmi poi se ti è piaciuto!
      Hai ragione, a volte le CE non fanno proprio nulla per migliorare il libro che pubblicano e io mi domando: ma per orgoglio personale non si vergognano? Comunque, ti faccio in bocca al lupo per i progetti attuali e futuri e se mi dai qualche dettaglio in più sarò felice anche di leggerti! Ciao, Elena

      • Ciao Elena, anche per me è un piacere conoscerti! Mi fa piacere sapere che anche tu non condivida il modo di operare di certe CE con gli autori. A quattro anni dalla presentazione del libro al Salone di Torino (eh già, hai letto proprio bene…) mi chiedo ancora perché facciano così; ma forse dovrei desistere.
        Contaci, sarà un piacere farti sapere il mio parere su Gli Angeli del Bar di Fronte!! Se sei su fb ti raggiungo lì… Ciao, Luca

  7. Ciao Elena piacere di averti incontrata. Non ho ancora letto nessuno dei tuoi libri ma mi incuriosisce molto” gli angeli del bar di fronte”. Volevo chiederti : come mai hai scelto di studiare Ingegneria, nonostante la tua passione per la scrittura? Sai ho un marito ingegnere molto precisino poco incline a creare un mondo fantastico. Cosa a cui propendo io che odio la matematica. Grazie per la tua risposta.

    • Ciao Pasqualina e grazie per la tua domanda! Al liceo mi piacevano in egual misura italiano/letteratura, matematica (geometria) e disegno (tecnico e artistico), nonché la storia dell’arte. Quasi tutte queste cose erano ciò che mi si richiedeva alla facoltà di ingegneria edile, dove si studia la progettazione, ma anche la storia dell’architettura e dell’arte, quindi c’è sicuramente un taglio umanistico. Certo le lettere sono rimaste un po’ accantonate per un po’, ma in seguito abbiamo recuperato alla grande! Avevo conosciuto un ragazzo che frequentava quella facoltà, me ne aveva parlato benissimo e io me ne ero innamorata (intendo dire della scuola, ma anche un po’ di quel ragazzo :-P), così mi sono iscritta e lo rifarei daccapo. E comunque, non mi vergogno a dirlo, ho scelto ingegneria anziché lettere pure per il vile denaro e non mi sono mai pentita perché in effetti con la mia laurea ci campo, con i libri (per ora) no!

  8. ORNELLA NALON, nell’evento facebook correlato a questa giornata, domanda all’Autrice:

    “Avrei una domanda per Elena: vero è che quando si ha una passione il tempo per praticarla lo si trova sempre, ma sono curiosa di sapere, nel tuo caso di donna di famiglia con un lavoro a tempo pieno, quando riesci a trovarlo. Ossia, ti sei organizzata per dedicarti alla scrittura in un determinato orario fisso, oppure approfitti nei momenti che ti risultano liberi? E ancora: che rapporto hai con la scrittura?”

    • Ciao Ornella e grazie di aver partecipato! La mia vita è tutta un gioco di equilibri in cui mi devo barcamenare. A volte mi sento un saltimbanco. Ma negli anni ho imparato ad organizzarmi, a incastrare tutto. La parte più difficile è stato imparare a smettere di scrivere perché c’è altro da fare anche se l’ispirazione è al top. Andando avanti sono diventata più brava, guardo l’orologio e quando il tempo è scaduto passo ad altro. Coltivo i miei pensieri verso la scrittura anche nei momenti di stand by e prima di dormire. Li lavoro e li mastico finché non assumono una forma, così il momento della scrittura diventa più veloce. Uso tutti i piccoli ritagli del mio tempo per portare avanti la promozione dei miei libri, scrivo nel week end nel primo pomeriggio per almeno un paio d’ore, dal lunedì al venerdì lavoro dalle 8 alle 8 e al mattino, appena mi sveglio, leggo per venti minuti. Salvo ieri mattina che mi sono svegliata con una scena che avevo pensato anche nel dettaglio e me la sono scritta tutta a mano su un foglio A4. Ma soprattutto, sono consapevole che la scrittura per me è un piacere e non mi pesa e che se iniziasse a diventare un peso non mi sentirei in colpa a mollare tutto. In questo modo vado avanti.

  9. MATTEO IACOBUCCI, tramite facebook, fa una serie di domande all’Autrice, che separo singolarmente per darle modo di rispondere in modo esauriente e corretto. Ecco la prima:

    “Se dovesse affibbiare un genere preciso al suo libro “Un errore di gioventù” quale affibbierebbe? Lo dipingerebbe come un thriller famigliare o come una semplice storia di narrativa mirata alla formazione o una romance più adulta?”

    • Ciao Matteo, grazie per le tue domande. Ma perché dobbiamo dare un genere ai libri per forza?? 😀 I miei libri nei “generi” ci stanno stretti ed è un peccato perché i romanzi di genere vendono mooolto di più! Però proprio dovendo scegliere, personalmente vedo Un errore di gioventù come un romanzo di formazione, anche se in effetti ci sono elementi di romance adulto e una piccola vena thriller famigliare.

    • Nonostante io abbia preso le distanze dal fantasy, il mio primo autore di riferimento è stato Michael Ende con La storia infinita e Momo. E forse è per questo che dopo non sono più riuscita a leggere altro: non ho trovato nessun autore all’altezza.
      Un altro romanzo che mi ha segnata è il meno noto “La piccola Fadette” di George Sand. Protagonista una ragazza poco curata al punto da non sembrare bella. Mi ha affascinato questa idea dell’eroe imperfetto, umano, talvolta anche antipatico (almeno in apparenza) ed è un’idea che ho ripreso a man bassa.

  10. Ancora MATTEO IACOBUCCI:

    “Cosa guarda di più in un giovane scrittore alle prime armi: dando per assodato che un testo colpisca sempre per il suo contenuto e il suo stile, crede che vi sia un particolare approccio al testo (anche se puramente soggettivo) che potrebbe catturare la sua attenzione fin dal principio?”

    • Matteo intanto grazie per avermi inviato via chat su facebook le tue domande per Elena, compito eseguito – come puoi vedere. Un grazie speciale per essere passato nonostante i tuoi impegni e un caro saluto! A presto! :-*

    • Ci sono tante cose che possono fare presa e, come hai detto giustamente anche tu, ciò che colpisce è soggettivo. Le trovate originali possono essere d’aiuto, ma a volte anche controproducenti se non vengono capite. Io personalmente apprezzo chi mi racconta una bella storia andando dritto al cuore.
      Spero di aver risposto alle tue domande! Grazie, Elena

  11. Complimenti a Loriana per l’intervista.
    Mi ha colpito di Elena soprattutto l’immagine che passa dei personaggi dei suoi libri che diventano quasi parte anche della storia di vita, quasi come compagni di viaggio, entrando nei momenti quotidiani o prendendosi il volto di veri passanti. Ne viene fuori un tocco di deliziosa follia creativa che fa proprio parte della natura dell’autrice. Una sorta di creatività che trabocca un po’ ovunque.
    Un’immagine bella che da idea di una ricchezza di fantasia che poi viene passata nei libri. Comunica la gioia di creare con forza.
    E’ davvero sempre una gioia come sembra? O ci sono momenti travagliati?

    * si serve due porzioni di pasticcini e cioccolata bollente

    • Ciao Violaliena, bella domanda, grazie!
      Allora, direi che per me scrivere è una gioia, altrimenti non lo farei (e per quel che ci guadagno, poi! 😀 ) . Quando riesco a vivere immersa nel mio mondo e ad entrare nella mia bolla sto veramente bene. Ci sono dei momenti più critici quando “cerco una via” per fare accadere un evento che ritengo cruciale. Devo andare da A a B ma non so come e non so a quale prezzo (intendo per ciò che devo fare accadere ai miei personaggi). Poi, quando, a forza di rimuginare (non davanti al pc, ma in ogni momento della giornata), la soluzione arriva, riesco a incastrare mentalmente tutti i pezzi, a far girare l’ingranaggio in un modo credibile, è una vera liberazione, e allora sono felice il doppio!
      Grazie per avermi scritto! Ciao, Elena

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