[libri] – Estratto da «Cuor di Corteccia» di Lara Zavatteri

Benvenuti a tutt* carissim* followers. Oggi vi propongo un estratto tratto dal romanzo di Lara Zavatteri «Cuor di corteccia»… è perfetto per queste giornate di nevischio e freddo, atmosfere identiche per il testo che vi propongo…

buona lettura 🙂

Loriana Lucciarini


Il bosco di pini e il grande inverno

Ho visto e vissuto molti inverni nella mia vita, ma uno lo ricordo in modo particolare. Era appena il mese di ottobre, e quando nevica già in autunno la neve poi fa fatica ad andare via, non è la stessa neve che cade a febbraio, per dire, e dura molto a lungo. Quell’anno si era, appunto, ai primi di ottobre e una sera, piano piano, i primi fiocchi iniziarono a cadere dal cielo. Ci volle un po’ perché attecchissero al terreno, ma quando la nevicata divenne più intensa e i fiocchi più grossi e non bagnati, le stradine di campagna e i prati si ricoprirono in poco tempo.

Quando nevica, e solo quando nevica, si sente, anche se pare assurdo da dire, un silenzio magico. Si sente il silenzio, quando nevica, perché tutto si ferma e i rumori sono smorzati dalla coltre che copre tutto. Tutti se ne accorgono e ascoltano quel silenzio che normalmente non si sente, quando mai si dovrebbe sentire il silenzio? Pare un controsenso. Eppure la neve fa sentire il silenzio, non c’è un solo rumore che intralci il suo lavoro mentre imbianca tutto. Non ho mai capito da dove derivi il silenzio della neve, ma so che è bello da stare ad ascoltare, fin quando non ti guardi attorno e vedi che la neve velocemente sta salendo.

Quella nevicata di ottobre portò oltre un metro di neve, ed era solo l’inizio. Dopo qualche giorno di riposo, il cielo si fece di nuovo color latte, la temperatura si alzò e i fiocchi iniziarono a turbinare nuovamente attorno ai nostri rami, nel piccolo bosco di pini dove

vivevo con la mia ed altre famiglie. È difficile sopportare un peso per tanto tempo e non spezzarti. Lo so bene io che quell’anno sui miei rami vidi cadere tanta neve che non faceva a tempo a colare via gocciolando dalle mie fronde, perché gelava non appena veniva notte. Così dovetti abbassare molti dei miei rami sotto quel peso ed alcuni furono spezzati per sempre perché non riuscii a reggere altra neve, come accadde ai pini del boschetto.

Nevicò a novembre, a dicembre, nevicò fino ai primi di maggio. Montagne di neve circondavano il bosco e i prati, i luoghi dove l’uomo non arriva a toglierla come fa sulle strade. Anche gli animali vissero quell’inverno con molte difficoltà: alcuni morirono nel tentativo di spostarsi per cercare del cibo, come un cervo che era ormai ridotto pelle e ossa dalla fame, altri rimasero intrappolati nella neve, ma soprattutto morirono di stenti. Fu in quell’inverno che, però, ci fu anche un piccolo miracolo. Il nostro era un bosco piccolo ma fitto e la neve all’interno non era riuscita a penetrare più di tanto. Il sottobosco così era umido ma non coperto dalla neve e con le temperature più calde che annunciavano la nevicata spuntarono poco alla volta dei ciuffi d’erba verde, mentre qualche essere umano, scorgendo il bosco, lasciava pane e altro cibo per gli animali selvatici, sicuro che pioggia e neve non l’avrebbero danneggiato.

Con grande fatica alcuni cervi, caprioli, volpi ed un ermellino riuscirono a raggiungere per la prima volta il boschetto e trovarono di che nutrirsi. Arrivarono insieme-c’era anche qualche uccello-ma nessuno mostrò di voler attaccare l’altro. Le volpi, ad esempio, avrebbero potuto assalire uno dei caprioli, ma forse erano tutti tanto stanchi per aver dovuto scavare una strada nella neve che non ci pensarono. Mi piace credere che fu invece lo spirito di fratellanza, dovuto al fatto di essere uniti in quella difficile situazione, a fare in modo che i carnivori non attaccassero.

In questo modo, nonostante le fitte nevicate, questi ed altri animali sopravvissero all’inverno. Il cibo non era molto, ma sufficiente a farli resistere. Poi un giorno si accorsero che la strada faticosamente scavata con le loro zampe si era sciolta in acqua e che intorno si spandeva finalmente il profumo della primavera. La neve con il sole caldo di maggio sparì del tutto e lasciò il posto alle gemme sugli alberi e alla nuova vita che ad ogni nuova stagione si rinnova. È per la speranza di quella nuova vita, perché sappiamo che anche dopo l’inverno più rigido la primavera arriva sempre, che tutti noi resistiamo.


“Cuor di corteccia” si può richiedere a me (larazavatteri@gmail.com) in libreria specificando Lara Zavatteri, Cuor di Corteccia, Youcanprint o online sui principali store online di libri, ecco uno dei link dove si può comprare: QUI

 

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