[ospiti] | La solitudine, a Milano, si sconfigge così. Intervista a Marina Fichera

Buongiorno followers!

Il Salotto Letterario oggi apre per ospitare Marina Fichera!

Lei è una camminatrice cacciatrice di colori che raccoglie vite e esperienze. Viaggiatrice per passione, fotografa per scelta, ha trovato nella comunicazione visiva il veicolo per le sue idee. Lei, donna in cammino, cattura sguardi e sorrisi distanti, in immagini intense e coinvolgenti, piene di umanità e colore. Di colori, infatti, Marina è custode: quelli di fuoco, della terra rossa Africa o dalle sfumature d’oro dei tramonti immensi nel cielo d’Asia, quelli con le tonalità intense e vivide della foresta o quelli eterei, cristallini dei paesaggi nordici tra neve e lingue di ghiaccio.

I passi l’hanno portata lontana, nell’incontro fra culture e mondi diversi dal nostro quotidiano e Marina questi luoghi li ha raccontati in una mostra fotografica, con primi piani che catturano e sorrisi che comunicano storie, emozioni, vite. In quegli scatti, pur se fissi nella staticità di un click il colore e chiaroscuro si alternano a raccontare esistenze tra le trame di una pellicola.

Ma Marina non è solo una camminatrice, custode di immagini e colori: è molto di più… Scopriamola in questa bella intervista.

ScintilleCiao Marina, raccontaci di te…

Marina Fichera – Ciao, innanzitutto grazie per la bellissima presentazione!

Che dire di me? Sono romana ma abito a Milano da oltre trent’anni, ho una laurea in economia aziendale e un lavoro fatto di numeri, ma fuori dall’orario lavorativo faccio tutt’altro. Come dicevi amo molto viaggiare, in particolare verso Oriente, e far foto ai paesaggi ma, soprattutto, alle persone che incontro. Quando non viaggio mi piace organizzare eventi, andare a teatro, leggere, scrivere e in generale studiare. La mia ultima “sfida” è un corso di portoghese, la quinta lingua che studio.

Scintille – Sei qui oggi per parlarci di una iniziativa che hai ideato e che stai portando avanti. Di che si tratta?

Marina Fichera – L’iniziativa si chiama «ParlaMi» e nasce dall’osservazione della realtà nella città in cui lavoro e mi muovo ogni giorno con i mezzi pubblici.

Quando viaggio sulla metropolitana o sui tram milanesi noto sempre più persone completamente isolate, con lo sguardo catturato dallo schermo dello smartphone e l’udito ostacolato dalle cuffiette. Sono come zombie, sono fisicamente lì e si spostano da un luogo a un altro, ma è come se non ci fossero.

E allora mi sono chiesta: cosa si può fare per arginare questo fenomeno? Con che cosa si può sostituire questa solitudine, spesso non riconosciuta come tale?

Forse la risposta è semplicissima: tornare a parlarsi, a sorridersi, a essere disponibili anche verso chi non conosciamo ma che, probabilmente, visto che si sta spostando come noi su un mezzo pubblico per andare a scuola o al lavoro, può avere dei punti in comune con noi.

Scintille – Come si svolge concretamente?

Marina Fichera – L’obiettivo del progetto «ParlaMi»è quindi quello di invitare le persone a parlarsi, ad alzare la testa per guardarsi e scambiare anche poche parole. Attraverso una comunità virtuale su Facebook – perché i social se usati come mezzo e non come fine sono utili – ogni settimana verranno decisi uno o due argomenti di conversazione. Questo per ovviare da una parte l’imbarazzo che potrebbe esserci nel parlare con uno sconosciuto, dall’altra per facilitare una conversazione che può durare il tempo di poche fermate di metropolitana.

Il principale problema concreto è come riconoscersi – per questo avevo contattato qualche mese fa l’azienda di trasporti della città, per ora senza aver avuto una risposta – ma appena il gruppo su FB crescerà proveremo e poi decideremo le modalità migliori.

Scintille – Qual è stata, per adesso, la risposta a «ParlaMi»?

Marina Fichera – Per adesso, poiché sono sola e non ci sono strategie di social media marketing, il gruppo Facebook ha poco più di cinquanta utenti.

Per far diventare realtà l’idea occorrono numeri un po’ più grandi, direi nell’ordine di almeno un centinaio di persone, poi partiremo con i primi esperimenti reali.

Scintille – Cosa possiamo fare noi di Scintille per aiutarti?

Marina Fichera – Scintille mi sta già aiutando molto con questa intervista 🙂

Ciò che si può fare è far conoscere il progetto a più persone possibile è, in questo momento, la cosa più importante. Se siamo in tanti sarà più facile riuscire a passare dal mondo virtuale del gruppo Facebook a quello reale di una bella chiacchierata in metropolitana!

Intanto vi saluto e vi ringrazio per l’attenzione e, se volete far parte del gruppo ParlaMi questo il link: https://www.facebook.com/groups/2390230170992977/


Ringrazio Marina che è stata così disponibile da passare il tempo con noi, oggi.

Vi invitiamo a seguire la sua bella iniziativa e sostenerla, diffondendola.

Continuate a seguire anche questo Blog nelle sue pubblicazioni e prossimi eventi.

Abbraccio a tutti, alla prossima!

Loriana Lucciarini

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16 pensieri su “[ospiti] | La solitudine, a Milano, si sconfigge così. Intervista a Marina Fichera

  1. Brava, Marina, un’iniziativa interessante e da sostenere. Dell’intervista traspare una grande capacità di comunicare, sono certa che riuscirai a coinvolgere ben piu di un centinaio di persone! Direi che sarebbe una buona idea quella di spingere al passaparola tutte le tue conoscenze, trattandosi di un’iniziativa – almeno per ora 😅 – a carattere locale. In bocca al lupo,tienici aggiornati!

  2. Ciao complimenti bella iniziativa. Per diffondere il tuo gruppo potresti chiedere ad altri gruppi amici di farti un po’ di pubblicità!

  3. Ottima idea.Io non prendo molto i mezzi. Abito a Firenze ma quando mi capita osservo le persone e solo alcune di una certa (si dice così) età sono prive di ammennicoli audio visivi e spesso con loro ho una conversazione. devo però dire che sono quasi sempre io a iniziare. Ogni scusa è buona. Anche chiedere di un posto che conosco alla perfezione. Un giovane è inavvicinabile. Barriera del suono e gli occhi fissi sullo schermo. Se poi chiedo qualcosa o faccio una battuta (soprattutto in questo caso) mi sembra di essere guardato come se fossi un degenerato. magari per il progetto sarebbe utile avere un qualcosa per essere riconosciuti. Una spilla particolare al bavero potrebbe essere un’idea. E’ più facile avere una conversazione all’estero come straniero.

    • Ciao Tony, ottima idea la tua! Anche Marina lo pensa: occorre rendersi riconoscibili, trovare un segno distintivo. Grazie per il confronto, su quanto dici – purtroppo – concordo anche io: verificato da esperienza quotidiana da pendolare.

  4. Bellissima iniziativa, Marina! E’ bello quello che dici; oggi tutti stanno a testa china sui tablet, cellulari e così via, piuttosto che parlare guardandosi dritti negli occhi.
    Ringrazio Loriana che mi ha dovuto ricordare questo appuntamento.

  5. Buonasera, Marina e buonasera alla gentile padrona del salotto di Scintille d’anima.
    Ho letto l’intervista e faccio i miei complimenti a Marina per la carica e la voglia di mettersi sempre in gioco (complimenti per le cinque lingue parlate).
    Interessantissimo il tuo progetto che, spero, abbia un seguito.
    A Marina vorrei chiedere se ha notato una fascia di età particolare che è attratta in particolare dalla magia del monitor, oppure se tutti, indifferentemente, sono catturati e persi in un mondo che ci sta sempre più fagocitando.

  6. Bella intervista. Marina è un vulcano e spero che questa sua iniziativa cresca e si diffonda. Faccio già parte del suo gruppo, anche se prendo poco i mezzi pubblici. L’idea del segno di riconoscimento, suggerita in un commento precedente, mi sembra ottima.

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