[ospiti] – Aperitivo con Fabio Falugiani | Il fascino dei ricordi…

Buonpomeriggio followers! 😀

Il Salotto di Scintille oggi ospita un autore per un aperitivo letterario e noi abbiamo qui Fabio Falugiani.


Chi è Fabio Falugiani?

Nato a Firenze nel 1969 da padre mugellano e madre fiorentina, Fabio Falugiani mostra fin da piccolo una profonda curiosità per la parola scritta, che favorisce la sua formazione classica e la predilezione per la poesia greca e latina. Saranno gli incontri con i romanzi di Pratolini e Camus ad avvicinarlo al Novecento. Appena maggiorenne convola a nozze e diventa padre di Luna, ma il matrimonio dura solo pochi anni. Le seconde nozze in età matura avranno ancora minor fortuna. Nel 1996 comincia la sua avventura nel mondo del commercio e della Grande Distribuzione che gli darà ottime soddisfazioni, ma mai la convinzione di essere realizzato. A trentacinque anni lascia l’amata Firenze per motivi professionali e dopo lungo girovagare, approda definitivamente nella cittadina di Monsummano Terme dove felicemente risiede tutt’oggi. Sono questi gli anni dediti allo studio della musica classica, passione tardiva ma intensa, che affianca i suoi interessi letterari. Ha pubblicato alcuni articoli e recensioni di Filologia con l’interesse particolare sulle relazioni tra la Firenze rinascimentale e la diffusione delle opere greco-latine. Ama il tennis, l’astronomia e la cucina italiana.


L’ultima pubblicazione di Fabio Falugiani?

CELESTE IMPERFETTO, di Fabio Falugiani

«Dio esiste, gli uomini sono buoni e il denaro non è importante.» È con queste convinzioni che Giovanni affronta gli ostacoli che la vita gli pone davanti e come un moderno Don Chisciotte combatte impavido un mondo che non sembra mai girare per il verso giusto.

Il racconto della sua storia si sviluppa fino all’età matura e si snoda intorno alle sue innumerevoli vicissitudini sentimentali.

Celeste imperfetto, è la storia di un sogno, la storia di una generazione, di un paese allo sbando che ha perso i valori che lo sostenevano. È anche la storia della famiglia italiana negli ultimi trent’anni, della sua profonda crisi, del suo lento disgregarsi in virtù di un benessere economico che l’ha ridotta in briciole.

Ma una salvezza esiste, anche per Giovanni: l’amore per la cultura, la mistica bellezza della musica, il fascino dei ricordi e il tempo che passa, sono le non piccole speranze di cui si riveste e insieme al suo catalogo delle donne, alle stelle attaccate sul soffitto e agli angoli più segreti della sua Firenze, compongono il suo personale tentativo di combattere l’eterna e implacabile dissoluzione di tutte le cose.


Scintille –  Iniziamo subito, partendo con le domande: presentati ai lettori…

Fabio Falugiani – Sono nato nel 1969 a Firenze. Ho vissuto per più di trent’anni dentro una città unica al mondo. Poi mi sono trasferito nel pistoiese, a Monsummano terme, prima per motivi lavorativi, poi per scelta. Mi sono sposato due volte, con pessimi risultati e danni incalcolabili alle finanze e alla psiche. Ho una meravigliosa figlia di trent’anni, una compagna che mi ha cambiato in meglio la vita, e una serie di persone con cui riesco a condividere molto. Ho lavorato nel commercio, un mondo dannato, dal quale, per adesso, mi tengo lontano. Potessi tornare indietro la mia biografia sarebbe totalmente diversa, tranne questa intervista.

Scintille – Chi sei, cosa fai, che hai combinato fin qui e cosa combinerai?

Fabio Falugiani – Mi guardo allo specchio e vedo un essere sensibile e romantico, un po’ asociale, innamorato dei libri e del passato e con una forte componente spirituale che lotta quotidianamente col suo contraltare terrestre. Mi occupo di cultura, scrivo, leggo, ascolto e suono musica, e ho anche una bella famiglia. La prima metà della mia vita è stata un apprendistato, sia sul mondo del lavoro, sia per gli affetti umani, e anche per la cultura. Di tutto mi sono imbevuto, con tutto scontrato, ho dato e soprattutto ricevuto, nel bene e nel male. Adesso dopo l’apprendistato, durato circa 50 anni, è il momento della creatività, dopo l’assorbimento c’è il rilascio. Strizzerò la spugna che sono per dare qualcosa al mondo.

Scintille – Che rapporto hai con la scrittura? Cosa significa per te? Cosa vuoi comunicare?

Fabio Falugiani – Scrivo per denuncia. Tutto parte da una rivoluzione contro un sistema di cose, ma non è solo un atto sociale, il mio è anche una rivolta umana, legata all’esistenzialità, a una Weltanshauung che ha bisogno di sfogarsi con le parole. Scrivere è per me comunicare con l’altro, renderlo partecipe di uno stato emotivo, nella perpetua speranza che questo tipo di esperienza porti un progresso reale nelle faccende umane, così terribilmente disastrate, da sempre. Io mi sento l’altro leggendo e poi scrivendo. Il silenzio è la mia paura più grande.

Scintille – Parlaci dei tuoi romanzi pubblicati. Quali tematiche affronti e in che modo? [se c’è una tematica in particolare possiamo creare un paio di domande ad hoc per parlare del romanzo nello specifico]

Fabio Falugiani – Ho pubblicato a ottobre il mio esordio letterario, «Celeste imperfetto», un classico romanzo di formazione con una forte componente autobiografica. Sono partito da un punto e poi, col dipanarsi della storia, le tematiche si sono sviluppate autonomamente, senza forzature, è stata come una seduta psichiatrica davanti allo specchio, sono stato paziente e dottore a un tempo. Sono emerse due tematiche principali: il problema della comunicazione tra esseri umani, e quello della famiglia; a ruota naturalmente tanti altri temi si sono sviluppati, come quello della morte, del rapporto uomo-donna, della musica, dell’arte, del progresso e la tecnologia e di cosa possa essere Dio. Tutto è stato focalizzato su me stesso e poi sugli altri, creando una vera e propria spirale di messaggi che ha fatto emergere i due lati base dell’essere umano: la bontà e la cattiveria. È stato bellissimo assistere alla più grande battaglia di tutti i tempi, e di cui non avrei voluto trattare, ma la lotta è sorta spontanea, e naturalmente non rivelerò il vincitore.

Scintille – Come sono i tuoi protagonisti? Hai una predilezione per un certo tipo di personaggi?

Fabio Falugiani – Essendo in qualche modo un “perdente” nato, amo questo genere di personaggi. Sono quelli che si denudano, che non sanno mascherarsi, che portano la propria croce e a volte anche quella degli altri. Ma sono gli stessi personaggi che poi si incattiviscono, che pasticciano, che distruggono per poi riscattare e ricostruire. Amo i rivoluzionari, gli assediati, gli inquieti, ma anche e soprattutto gli innamorati, che siano innamorati di qualunque cosa buona.

Scintille – Quali genere di storie ami raccontare?

Fabio Falugiani – Mi piacciono le storie che si dipanano attraverso il tempo, in cui le persone cambiano, si modificano pian piano, in cui c’è un percorso che non sai dove li porta, ma che rende l’intreccio interessante, alternativo. Non ho un genere particolare. Sono partito da un romanzo di formazione, ma ho appena terminato il mio primo trhiller, e sono quasi in fondo a un romanzo non di genere che ha tratti stupefacenti, e dice cose che non avrei mai pensato non solo potessi dire, ma anche pensare. C’è molta introspezione, anche una tenace improvvisazione, perché amo sorprendere e sorprendermi. Ai nastri di partenza c’è una storia, invece, corale, non so come definirla, un mix tra Dante, Verga e Freud. Vedremo.

Scintille – Se dovessi definire il tuo mondo di carta i inchiostro con quali colore, immagine, profumo o suono lo descriveresti?

Fabio Falugiani – Questa è una domanda complessa, non ne esco facilmente. Il suono e l’immagine sono fondamentali, molto più dei colori e dei profumi. All’inizio soprattutto questo mondo è essenzialmente immagine, poi accompagnata da musica, e i due tratti si confondono, fanno parte della stessa cosa. Deve passare un po’ di tempo perché ci siamo dei colori e dei profumi. Al centro di tutto c’è il mio immaginario.

Scintille – Da autore esordiente a emergente nel panorama italiano. Parlaci della tua storia e del cammino fatto fin qui. Hai consigli per chi vorrebbe intraprendere la strada della scrittura? Cosa evitare e su cosa puntare, secondo te?

Fabio Falugiani – Consiglio a chiunque voglia pubblicare un romanzo, di badare al contenuto di quel che produce. Un buon prodotto per originalità della storia, per la qualità dei personaggi, linguaggio e messaggio; queste sono le basi di qualsiasi altra conseguenza possibile. Tutto il resto conta poco. Se scrivi qualcosa di bello, prima o poi, qualcuno lo riconoscerà e ti verrà incontro. La sostanza prima di tutto, perché è quella che serve, anche dopo la pubblicazione che resta un punto di partenza non certo di arrivo. Il mio «Celeste imperfetto» ha vissuto alcune revisioni, varie stesure, prima di trovare la sua strada. I “no” ricevuti mi sono serviti per migliorarlo, per renderlo più bello, ogni “no” evidenziava un difetto da correggere. Ho imparato molte cose strada facendo. Dai tutto te stesso al tuo sogno senza arrenderti e sarai ripagato.

Scintille – Fai un saluto ai tuoi lettori con una citazione – che poi è anche l’augurio che vuoi lasciare su questo blog – tratto dalle pagine del tuo romanzo.

Fabio Falugiani – Saluto i lettori con una parte del romanzo in cui si parla del valore dei libri, mi sembra opportuno farlo in questa intervista…

«Poi ci fermammo in un angolo dove non c’era nessuno, sotto uno dei piloni che sorreggeva la struttura; alzai gli occhi e sopra di me c’erano metri di scaffali, un patrimonio di milioni di pagine, molte delle quali scritte  rigorosamente a mano. La guardai e le dissi, parlandole sottovoce  all’orecchio: «Abbiamo fatto tante cose cattive nella nostra storia, siamo  riusciti a inventare una cosa mostruosa come il computer, oppure i  sommergibili, e, ancora peggio, gli aerei, ma qualcuno di noi è stato capace  di scrivere tutto questo, di conservarlo e di tramandarlo fino a me e te.

Finché ci saranno i libri e finché qualcuno avrà il coraggio di raccontare una storia e metterla su carta, allora potremo ancora salvarci.»


L’appuntamento di oggi termina qui.

Ringrazio Fabio Falugiani per aver partecipato con noi a questo aperitivo letterario e, salutandovi, vi invito a seguire i prossimi appuntamenti di Scintille e del suo Salotto letterario.

Un abbraccio e… followME! 😀

Loriana Lucciarini


VI E’ PIACIUTA QUESTA INTERVISTA? SIETE INTERESSATI A SEGUIRE L’AUTORE CHE OGGI VI HO PRESENTATO? …ECCO I SUOI CONTATTI 🙂

⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓

Per acquistare Celeste Imperfetto andate qui http://www.lemezzelane.altervista.org/negozio/index.php?id_product=58&controller=product

Annunci

[ospiti] – 7 domande a… | intervista a Angy C. Argent

Buonpomeriggio, carissim* ❤ !

Con la riapertura del blog, riprendono gli incontri letterari nel Salotto di Scintille d’Anima. Oggi, aperitivo pomeridiano con ANGY C. ARGENT, poetessa e scrittrice.

Chi è Angy C. Argent?

Angy C. Argent nasce, nel 1965, a Bologna dove si diploma all’Istituto Magistrale. L’autrice, fin da piccola manifesta un vero amore per la scrittura, essendo una bambina solitaria e introspettiva comincia a scrivere su un quaderno i suoi  pensieri che, più tardi, diventano le prime poesie. Le letture classiche sono, da sempre, le sue preferite: Hermann Hesse, Verga, Pascoli, Prévert, la Bibbia e vari testi filosofici, l’accompagnarono in un percorso che le permise di trovare punti di riferimento con cui domare la sua indole inquieta e curiosa.  Lavorerà prima come arredatrice poi, ricalcando le orme paterne, nel campo della ristorazione e questo le permette di viaggiare lungo l’Italia, la Spagna e  la Francia. L’autrice vive alternandosi tra Biarritz e Bologna dove risiede la sua famiglia.  Angy ama il mare, il lago e ogni luogo ameno dove potersi rifugiare, nel suo tempo libero, a leggere, scrivere, ascoltare musica. Le sue opere, principalmente poesie, sono l’espressione delle sue introspezioni, della sua fantasia, passione e creatività che trovano nella scrittura il loro compimento. Nel 2016 vince il contest Besharewood con il racconto “Biarritz, coup de coeur” che è stato pubblicato sul magazine online Travelnews24.it; il contest Visionivivaio2016 con la poesia “Mondo Nuovo” che è stata letta in diretta all’expop di Milano. Ha partecipato all’iniziativa internazionale “Centomila Poeti per il cambiamento”. Alcune sue poesie sono presenti nell’Antologia “La pelle non dimentica” edita dalla Associazione Culturale Euterpe e dalla Casa Editrice Le Mezzelane.

L’ultima pubblicazione di Angy C. Argent?

La raccolta poetica “Sfumature d’amore” (Le Mezzelane editore)

Si potrebbe definire l’amore un caleidoscopio di colori che sfumano l’uno nell’altro: dal rosa romantico al grigio nostalgico, dal bianco candore al nero dolore. A volte l’amore è complicato perché non è immutabile, si trasforma sotto i nostri occhi e non ce ne accorgiamo.

Scintille –  Ciao Angy, benvenuta! 🙂 Iniziamo subito, partendo con le domande: presentati ai lettori…

Angy C. Argent – Ciao a tutti 😀 e grazie per questa opportunità! Mi presento: sono nata nel 1965 a Bologna da padre e madre ristoratori. Ho una sorella che amo anche se non abbiamo condiviso molto la nostra gioventù, non per differenza d’età ma per motivi caratteriali. Ho un diploma magistrale, anche se il mio sogno sarebbe stato quello di frequentare il conservatorio. Sono sempre stata una fervida lettrice, anzi da piccola forse più di ora. A scuola gli insegnanti mi spingevano a continuare a scrivere ma la vita ha altre esigenze per cui, dopo qualche anno passato a lavorare per un negozio di arredamento in stile, proseguii le orme paterne fino a diventare, in breve tempo, uno chef di cucina. Questo mestiere mi ha portata a spostarmi di continuo, anche all’estero. Oggi vivo tra la Francia e l’Italia dove risiede la mia famiglia. Ho sempre scritto poesie. Le ho conservate. Dopo essermi confrontata su vari siti per scrittori, avere partecipato a gare letterarie, vinsi un concorso indetto dalla Casa Editrice Le Mezzelane. Così, in agosto 2017 è uscita la mia prima silloge poetica: «Sfumature d’amore».

Scintille –  Chi sei, cosa fai, che hai combinato fin qui e cosa combinerai?

Angy C. Argent –  Sono una donna che è prima di tutto madre e nonna e poi un’autrice. Queste sono le uniche certezze che ho. Cosa faccio? Bella domanda! Ancora oggi me la sto ponendo. Lavoro, scrivo, vivo. Ascolto musica, che amo, leggo e cerco di aiutare il mio prossimo quando posso. Fin qui ne ho combinate tante e non tutte sempre giuste (tuttavia, credo che non sia una prerogativa solo mia). Cosa combinerò? Non lo so… Vivo alla giornata perché credo che il tempo non esista, quindi quello che faccio ora in questo momento avrà un seguito, o conseguenza, che a sua volta avrà un altro esito e così via nel perpetuarsi dell’eterno momento che  ci è stato dato. Credo che il cammino di ognuno sia già tracciato ma io continuerò a scrivere perché questo mi fa stare bene e mi fa sentire viva.

Scintille – Che rapporto hai con la scrittura? Cosa significa per te? Cosa vuoi comunicare?

Angy C. Argent – Le parole per me hanno sempre rappresentato qualcosa di più che l’essere semplici segni scuri su un foglio bianco. Complice, forse, il mio amore per la musica ne sento il suono. Credo che la musica, le parole e i numeri siano collegati tra di loro. Le parole hanno un ritmo, un ordine, un suono, una cadenza, una propria vita e ragione d’esistere. Per me, la scrittura, ha significato apertura: verso il mondo esterno, gli altri esseri umani e, di conseguenza, una capacità maggiore di autoanalisi. Come potete vedere scrivo molto, in realtà parlo poco. Con le parole desidero comunicare speranza. Anche dove c’è tristezza, dolore, morte, paura, incertezza, la speranza è là, vigile, pronta a sostenerci. Desidero parlare d’amore, quell’amore che è capace di abbracciarci tutti, senza differenze o confini. Desidero che le persone leggendo si pongano dei quesiti e possano riflettere oltre che emozionarsi e anche, perché no?, divertirsi.

Scintille – Parlaci dei tuoi romanzi pubblicati. Quali tematiche affronti e in che modo? [se c’è una tematica in particolare possiamo creare un paio di domande ad hoc per parlare del romanzo nello specifico]

Angy C. Argent – Ho pubblicato, per ora, solo una silloge poetica: «Sfumature d’amore». Scrivo anche racconti dei quali uno, «Biarritz coup de coeur», è stato pubblicato sul magazine online Travelnews24.it

La raccolta poetica affronta la tematica dell’amore universale, se così si può dire. L’amore come concetto o visto come un grande contenitore (la vita stessa) al cui interno ci sono gli strumenti che ci permetteranno di renderlo reale: i sentimenti. Questi sentimenti, secondo me, sono le sfumature dell’amore. Ogni sentimento ha un colore: il rosa rappresenta gioia, felicità; il rosso la passione, l’ira, la vendetta; Il nero il dolore, la rinascita e così via. In questo modo possiamo rappresentarli usando un linguaggio che possiamo capire. Il fine ultimo è la costruzione dell’amore, o il dipinto che ne possiamo fare per renderlo tangibile. Non credo che arrivi così, da un momento all’altro. Anche quando conosciamo qualcuno, che potrebbe diventare la nostra metà, se diamo tutto per scontato non avremo mai nulla di duraturo. La struttura di questa raccolta è circolare, la vita e la morte si inseguono e l’unico ponte tra di loro è la speranza. Queste tematiche, o alcune di esse, sono presenti anche nei miei racconti e altre sillogi che sto terminando. La vita stessa è la mia fonte d’ispirazione.

Scintille – Come sono i tuoi protagonisti? Hai una predilezione per un certo tipo di personaggi?

Angy C. Argent – Posso dire che ci sono anche dei protagonisti nella mia raccolta di poesie. All’interno sono contenute tre storie: una coppia che è arrivata insieme alla vecchiaia e ci dice come questo sia avvenuto nel loro caso; un uomo disilluso e amareggiato che crede di non riuscire più ad amare e non si accorge che, pur nella sofferenza, sta cercando proprio l’amore; e una storia d’amore antica, dei tempi dei nostri nonni dove si dava importanza a valori che oggi sembrano scomparsi. E, visto che tutte le poesie si prestano a interpretazioni diverse, vi dico anche che c’è una poesia che tratta un sentimento in particolare e succede qualcosa di inquietante e purtroppo molto attuale. Ma credo che nessuno fino a ora lo abbia intravisto. Nei romanzi non prediligo un personaggio piuttosto che un altro ma vorrei che ognuno avesse un suo carattere.

Scintille – Quali genere di storie ami raccontare?

Angy C. Argent – Per quel che riguarda la narrativa amo molto il thriller, l’horror, il surreale, la fantascienza. Mi piace scendere dentro l’abisso del genere umano, cerco di comprendere cosa possa spingere un uomo a commettere delitti efferati o da cosa può essere motivato un essere umano nel credere in Dio o nel credere a un demone. Mi interessa molto mettere in risalto la psicologia dei personaggi. Amo scavare, fare ricerche nel passato, nella storia, nei miti poi adattarli ai giorni nostri. Anche nelle storie fantasy c’è sempre un fondo di reale, non slego mai completamente la narrazione da quello che possono essere esperienze concrete e che tutti noi conosciamo.

Scintille – Se dovessi definire il tuo mondo di carta e di inchiostro con quali colore, immagine, profumo o suono lo descriveresti?

Angy C. Argent – Tinte forti e definite, immagini sfocate quasi eteree, profumo di gelsomino e incenso, suono di un corno. Non chiedetemi perché ho solo chiuso gli occhi pensando alla domanda e questo ho visto.

Scintille – Da autore esordiente a emergente nel panorama italiano: parlaci della tua storia e del cammino fatto fin qui. Hai consigli per chi vorrebbe intraprendere la strada della scrittura? Cosa evitare e su cosa puntare, secondo te?

Angy C. Argent – Il cammino proseguirà, la strada è la stessa dell’inizio e su questa strada ho capito che nessuno mi separerà mai dalla scrittura. Ho letto e continuo a leggere, ripasso spesso la grammatica e la punteggiatura perché sono sempre insicura, sperimento diversi stili di scrittura pubblicando racconti e poesie sui social, sul mio sito, sui siti per scrittori, partecipo a contest che mi permettono di confrontarmi con bravi autori (perché, credetemi, bravi autori ce ne sono abbastanza) e grazie appunto a un concorso ho incontrato la Casa Editrice della quale faccio parte e che ringrazio per la fiducia accordatami. Ma questo è solo un punto di partenza, da qui in poi io dovrò lavorare il doppio di prima: farmi conoscere e continuare a migliorare la mia scrittura, essere umile per apprendere anche dalle critiche che ci saranno.

A chi vuole diventare scrittore dico: chiediti veramente cosa sei e cosa vuoi.

Con l’avvento dei social e il loro espandersi le persone sono convinte di avere il mondo in mano, di poter fare tutto, tanto basta farsi conoscere e avere molti ‘mi piace’. I social sono utili come strumenti di lavoro, non lo nego, ma non fanno di noi degli scrittori. Si devono utilizzare con intelligenza per far conoscere il nostro nome e la nostra opera per questo è necessario sapere almeno scrivere un post decente. La scrittura è un’esigenza, un amore, una dannazione. Punta su te stesso: la prima cosa da fare è leggere, studiare, cercare il proprio stile, migliorarlo, ascoltare i consigli, insomma padroneggiare il mestiere di scrittore. Punta su CE piccole non a pagamento per proporre i tuoi lavori. Sii umile, anche il lavoro più bello ha bisogno di editing, ascolta i consigli. Evita gli specchi per le allodole, coloro che ti diranno che pagando potrai pubblicare e sarai arrivato perché non funziona così.  Evita di scrivere tanto per: provarci, passare il tempo, sperare di essere notato da una CE e vendere milioni di copie, provare a diventare famoso e ricco. Chi ama la scrittura non ci pensa nemmeno sa che, anche se ha la fortuna di pubblicare un libro, sono pochi coloro che potranno vivere di sola scrittura. 

Scintille – Fai un saluto ai tuoi lettori con una citazione – che poi è anche l’augurio che vuoi lasciare su questo blog – tratto dalle pagine del tuo romanzo.

Angy C. Argent – Saluto con versi tratti dalla raccolta poetica: «Sfumature d’amore». Una poesia che simboleggia, tra le altre cose, la vita stessa, vista come una stanza, dove qualcosa di noi rimarrà comunque.

Qualcosa di noi

Qualcosa di noi rimane

nel chiaroscuro della stanza

illuminata solo dalla luna.

Le nostre ombre dipinte d’amore

 

L’appuntamento di oggi termina qui.

Ringrazio l’autrice per essere stata con noi oggi e vi invito a seguire i prossimi appuntamenti di Scintille e del suo Salotto letterario.

Un abbraccio e… followME! 😀

Loriana Lucciarini


VI E’ PIACIUTA QUESTA INTERVISTA? SIETE INTERESSATI A SEGUIRE L’AUTRICE CHE OGGI VI HO PRESENTATO? …ECCO I SUOI CONTATTI 🙂

⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓

Angy C. Argent

Per acquistare «Sfumature d’Amore» andate qui:

 

 

 

 

 

 

[ospiti] – Le mille anime di Emma Fenu: farsi strumento di narrazione per raccontare i mille volti dell’universo donna | intervista all’Autrice di «Vite di Madri, storie di ordinaria anormalità»

Buon pomeriggio carissim* followers e benvenut* a questo appuntamento con la scrittrice e esperta della storia delle donne Emma Fenu, che ringrazio per essere qui.

Vi parlo un po’ di lei: ho conosciuto Emma attraverso il gruppo facebook di Cultura al Femminile e poi anche nell’associazione di cui anche lei fa parte, la Ewwa.

Le nostre strade si sono incrociate più volte sullo stesso sentiero, fin quando non ci siamo accorte l’una dell’altra. Ci siamo trovate e  oggi siamo qui, io e Emma, a presentarvi il suo volume «Vite di Madri, storie di ordinaria anormalità».


«Vite di madri» un volume che è uno scrigno di vite, di storie, di emozioni… qui la recensione su Scintille d’Anima, eccone alcuni stralci:

Un caleidoscopio di vite e di emozioni, ricucite con la forza della vita.

Vite di madri, storie di ordinarie anormalità di Emma Fenu è un volume di storie di donne, tessute come una coperta pachwork, dalle dita attente e delicate di Emma Fenu.

Tanti tasselli di stoffa, tutti diversi, cuciti e tenuti assieme dal filo sottile dell’animo e dell’amore. Tessuti lacerati da graffi e dolori, ricomposti e aggiustati per affrontare a fatica una vita tentando di afferrarne stralci di serenità e di luce.

Storie diverse, accomunate dall’universo narrante: quello femminile. Quello dell’essere donna e diventare madre.

La maternità è infatti l’elemento focale dei racconti nella dicotomia essere madre/essere figlia e della maternità voluta/la maternità negata.

(…) E ci ritroviamo in questo puzzle variegato e sofferente di esistenze graffiate, silenziose, che trovano per la prima volta voce e lacrime tra la narrazione di queste pagine, come un momento di espiazione di un dolore non voluto, non cercato, ma subìto e percorso fino in fondo al buio. Ma ritroviamo anche la luce, raggiunta a costo di enorme fatica, che tutte queste donne hanno conquistato e il cui l’unico elemento è l’Amore. L’amore che avvolge, che riscatta, che completa, che dona nuova dignità a queste esistenze spezzate e ricomposte.

Ho trovato Vite di madri ben scritto, con sensibilità e coraggio: l’Autrice procede in punta di piedi ma con parole di fuoco che restano incise nell’anima.

[tratto da Scintille d’Anima – recensione a cura di L. Lucciarini]


Ma chi è l’autrice di «Vite di Madri»?

In questo evento del Salotto letterario ve la farò conoscere e sono certa che vi affascinerà! 🙂

Ve la presento subito: Emma Fenu, è nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero e ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Ogni cinque anni, per esigenze lavorative, cambia nazione o continente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione. Si occupa da anni di Storia delle Donne, di Letteratura e di Iconografia di genere; recensisce libri e intervista scrittori per vari siti web; ha fondato e presiede un sito, “Cultura al femminile”, con rispettivo gruppo facebook, “Letteratura al Femminile”; tiene corsi di scrittura creativa e insegna lingua Italiana agli stranieri. Ha partecipato a varie antologie a tematica femminile, sia come giurata che come concorrente, e organizza eventi e incontri culturali sulle donne e contro la violenza di genere in tutta Italia. Ha pubblicato un saggio “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”; un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”; una silloge di poesie e racconti, con testo a fronte in catalano, “Sangue e Miele”; una fiaba i pregiudizi sessisti, “Il segreto delle principesse”; una saga familiare al femminile, “Le dee del miele”.

Ma Emma non è solo questo, è molto di più… Una personalità multisfaccettata, dalle mille anime, un caleidoscopio che riflette l’intero universo femminile…

Così la descrive Serena Mandrici all’interno del volume:

«Emma, Emma, fiocchi, merletti e confetti rosa; rose secche e fiori di campagna, ancora profumati; una finestra sul mondo, ma con le tendine e i nastri per chiuderle. Non so come faccia a sognare sempre, nonostante tutto. Emma per me è un mistero, nasconde così tante cose dietro la corazza e l’armatura da pulzella francese… C’è qualcosa in lei di segreto, come una tazzina da tea, di fine porcellana, che è stata portata da luoghi lontani, che ha attraversato i mari e i paesi, conoscendo cicatrici ed etnie. È una tazzina preziosa e fragile, che cura con amore la propria teiera stanca e dispensa una calda bevanda a tutte le persone che incontra… ma chissà quante riescono davvero ad assaporare l’aroma di quanto bevono, chissà quante scoprono i mondi segreti di cui si nutre lei. Ma non deluderla, non prenderla in giro. Emma c’è o non c’è, non ha vie di mezzo. Puoi scoprire un pezzo del suo mondo, se ti impegni: lo trovi nascosto sotto al fiocco in testa. Un mondo di parole, di frasi, di collegamenti, di cultura, di curiosità. Un pozzo in cui perderti.»

Questo slideshow richiede JavaScript.


Oggi Emma è qui con noi e le farò una breve intervista. Siamo pronte? Siiiiii, eccoci quiiiiii

🙂

  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – Una descrizione intensa, vera, che ho scelto proprio per presentarti qui oggi, Emma, perché credo faccia emergere la tua vera essenza, da subito. Lo pensi anche tu? E cosa puoi dirci di te, oltre quanto detto finora? Chi altro sei?
  • Emma Fenu – Sono una Donna. Sono un’Alice che ogni giorno si scopre diversa; sono, parafrasando Gianni Rodari, io più un minuto. Sempre me, ma un po’ più evoluta, cresciuta, “vissuta”.
  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – Un’attenta e articolata recensione di Ilaria Biondi su “Cultura al Femminile”, definisce «Vite di Madri» come un’opera che ha: «La lingua corposa, feconda di profumi e depositaria di voci arcane, avvampa il lettore, conducendolo in una danza di suoni e immagini che trascende il crinale del tempo. Una scrittura densa di rimandi e richiami interni. Di parallelismi e metafore. Di simboli, che rinviano per buona misura alla fecondità, nucleo denso del romanzo, e alla numerologia. Una partitura che si regge sul ritorno anaforico di parole dal forte potere evocativo, legate ai campi semantici del numinoso, del mistero e della maternità. Senza dimenticare il sapiente gioco degli ossimori, che innervano nella struttura formale le ineliminabili dicotomie della vita, nel suo essere al contempo buio e luce.» Emma, immagino che il lavoro sia stato complesso e articolato. Come hai strutturato la narrazione? Hai operato delle scelte a valle o è stato necessario un work in progress, rispetto alle vicende di cui ti hanno fatto custode?
  • Emma Fenu – “Vite di Madri” è nato nel progetto embrionale come una testimonianza autobiografica sull’endometriosi, ma è stato da subito un figlio ribelle ed è divenuto “altro”. Ho lanciato un appello su un forum di donne e ho ricevuto 152 storie vere, crude, bellissime. Ho notato che l’infertilità è spesso legata ad una relazione difficile o traumatica con la madre o addirittura esito di nodi irrisolti delle nostre ave, in tempi che precedono la nostra nascita. Ho letto saggi che supportano scientificamente tale ipotesi, ma io ho voluto occuparmi del piano emozionale e narrativo, elaborando 13 storie dal respiro corale, in cui, al di là della vicenda raccontata, tutte possono, in qualche modo, rispecchiarsi.
  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – Miti e Simboli sono elementi che ricorrono sempre nella tua narrazione letteraria e la caratterizzano fortemente. Intanto voglio sapere da te quanto le tue origini, tu che vieni da una terra d’antichi miti e riti, hanno formato questa tua visione?
  • Emma Fenu – Io sono stata cresciuta con fiabe, simboli, nenie sussurrate e parole taciute. La Sardegna è una terra misteriosa, dove vivi e morti percorrono insieme strade di pietra che portano al mito. Oggi la cultura ancestrale è meno sentita, ma l’eco risuona ancora, nel vento, per chi porge l’orecchio.
  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – Dicevamo, sei molto attenta alla simbologia mistica e ai segni mitologici. Tutta la tua narrazione ne è impastata. Infatti, ci hai tenuto a precisare nella prefazione che le storie all’inizio dovevano essere 12 per un motivo ma che poi il progetto è cambiato. Ti chiedo: perché l’utilizzo della simbologia è per te così importate? Cosa vuoi comunicare e cos’è intervenuto a modificare in corso d’opera il tuo lavoro?
  • Emma Fenu – Vivo nella simbolologia, sia per una naturale predisposizione a cercare un significato nascosto nelle pieghe delle storie e della Storia, sia per la mia formazione: dopo la laurea in Lettere e Filosofia, ho, infatti, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti, vertente sull’iconografia delle figure femminili fra Medioevo e Rinascimento. Eva e Maria Maddalena sono stati i miei primi amori. Tale approccio all’arte figurativa lo ho applicato anche alla letteratura, mettendo in atto, spontaneamente, una “caccia” al simbolo. Del resto tale parola, etimologicamente, indica un oggetto diviso fra due persone che, nel momento della riunione, avrebbe indicato la passata relazione avvenuta: un libro non è forse un modo per comunicare e riconoscersi parte di una stessa storia universale? Nella seconda versione, riveduta e ampliata, di “Vite di Madri” le storie non sono più 12 ma 13, entrambi numeri con un valore simbolico molto intenso. L’ultima storia è arrivata per posta, scritta a mano, 13 giorni prima della stampa del manoscritto.
  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – Tu narri di Donne: donne mistiche, donne Dee, donne Fenici, donne Streghe, donne Spezzate, donne come Potenza universale di fuoco sacro, Sacerdotesse mistiche, Madri-Figlie e Madri-universo, soprattutto. Approfondiamo questi aspetti. Tu, scrivi: «In verità, siamo Madri, tutte. Madri di idee, di progetti, di sogni. Seni turgidi di Dee che accolgono amiche, sorelle, mariti, amanti. Madri delle nostre madri e perfino di noi stesse. Capaci di far germogliare speranza e abortire fantasie, di creare dal nulla e di nutrire di noi: totalmente imperfette e, per questo, così seducenti e difficili da decifrare.» Puoi aggiungere qualcosa?
  • Emma Fenu – Siamo tutte madri, ventri accoglienti di idee, e siamo tutte infertili e sterili quando la voce ci viene negata e il silenzio imbavaglia la nostra creatività. Tutte figlie di Eva, tutte eredi di colei che morse la mela per desiderio di conoscenza.
  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – Veniamo ai contenuti del volume. Storie di donne. Di maternità. Di legami di sangue e di anima. Storie dure, di buio, di luce, di sofferenza, di rinascita. Storie nate da interviste. Nella prefazione scrivi: «Non si tratta di semplici boccate d’ossigeno, che rigenerano corpo e spirito dopo aver percorso, canticchiando, un sentiero di montagna. Sono, piuttosto, convulse fami d’aria, come quelle che seguono all’imposizione di una mano vigorosa, premuta su una bocca alla quale viene negato un urlo. Tuttavia, al termine della lettura, lo spasmo dei polmoni si attenua, per scandire, con respiri regolari, il tempo che segue alla conclusione della narrazione. Ogni storia è intensa, a tratti cruda e crudele, ma contempla una resurrezione catartica, una volta spostata la pietra che chiudeva il sepolcro del silenzio. (…) Ho rielaborato l’intero materiale ricevuto creando nuove osmosi, pur lasciando che ciascuna riga comprendesse tutto e che io vi fossi, in qualche modo, sempre inclusa. Sono io, dunque, il caleidoscopio che ora vi porge petali di immagini, lo specchio di Alice tramite cui il mondo si traveste per scoprirsi. Tale scelta narrativa è stata subito adottata, di comune accordo, in primis per tutelare l’anonimato delle donne che si sono con me confidate, senza remore; in secondo luogo per creare una dimensione “corale” grazie alla quale, in ogni lettera digitata, una forza collettiva fosse convogliata nella mia mente e nelle mie dita.» La stesura delle testimonianze quindi immagino sia stato un lavoro difficile e complesso, che ha necessitato di ascolto, elaborazione, sensibilità narrativa e empatia per la Emma, donna e la Emma Fenu, autrice. Quanto di entrambe c’è nel volume come l’atto di genesi per «Vite di madri»?
  • Emma Fenu – Ci sono entrambe, una inizia dove l’altra finisce, in un cerchio lunare. Non coincidono sempre, ma a volte si fondono e si confondono.
  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – Nelle interviste è stata determinante la capacità di ascolto ma anche il talento di tessere insieme storie diverse e diventare strumento di narrazione per le vite altrui. Capacità che devono essere naturali, o ce le hai o non riesci a gestire il carico emotivo di quelle esistenze. Serena Mandrici ti descrive così, come una persona «…in grado di vedere oltre il blu del mare, che cerca la sirena ancorata nei fondali, quella con lo scrigno e i segreti, e che ha la chiave e la voglia di scendere, ma non la cerca per avere il tesoro, la cerca per trovare, in ogni pietra preziosa, la storia che la conserva così lucente. Non so come possa essere sempre dentro le storie ma allo stesso tempo al di sopra delle stesse. (…)  La sua curiosità la tiene in vita, non ho dubbi. (…) Lei parla tanto, ma non parla mai, lei ascolta e consiglia e capisce sempre, lei rispetta i tempi, i modi, la forma stessa in cui scrivi. Lei sa perché tu vai a capo senza un senso, o perché metti una virgola proprio lì dove sembra non andare, sa perché lasci gli spazi, legge, attraverso le righe, quello che vuoi dirle, ma di sé manda piccoli segnali, raramente.» Ti ci ritrovi, Emma? E poi dimmi, quanto è stato complicato farsi strumento di narrazione?
  • Emma Fenu – È stato facile, naturale, viscerale. Non ho letto le storie, le ho vissute, le ho mangiate, le ho divorate, le ho fatte pezzi di me. Scriverle è stato liberatorio, come un parto rapido, anche se non indolore, epilogo agognato di una gravidanza a rischio.
  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – «Vite di madri» è un volume interessante anche dal punto di vista di analisi della società: come la donna si approccia al tema della maternità? Quanto gravano su di lei gli stereotipi e le aspettative culturali? La  maternità ancora oggi è vista come il fulcro, il perno in cui gira il senso identitario di una donna e che – in base agli eventi e soprattutto se non è una scelta voluta e consapevole ma più subìta – può trasformarsi in un peso da sopportare pur di non sottrarsi alle aspettative della società. Cioè, in alcuni casi, ci si piega agli stereotipi che vedono le donne-mamme felici e appagate rispetto a questo ruolo. Quasi mai la maternità viene dipinta con realismo e sempre più spesso, anche a causa dei messaggi veicolati da media e social network, le donne vivono questo aspetto con mille dubbi e insicurezze, reprimendo a volte anche la scelta di voler essere altro, pur di adeguarsi alle aspettative altrui. Non parliamo del dramma interiore che si scatena qualora, nonostante il forte desiderio, si arrivi a una  maternità mancata: essa diventa la negazione del proprio essere donna, della propria individualità, fino a svuotare di senso identitario l’esistenza. Un dramma nel dramma. E tutto ruota qui: quando non si trova lo spazio per interpretare i ruoli che la società impone e in cui li mondo vuole ridurci, si affronta una grande crisi personale.Ho trovato molto interessante il contributo della semiologa Sabina Cedri, presente in «Vite di madri», che approfondisce –  appunto  – i temi come Ruoli, Stereotipi, Individualità, Consapevolezza e Scelta personale.Com’è nata l’idea di inserire questa parte nel tuo volume? Faceva già parte del progetto iniziale o anche questa è stata un work in progress?
  • Emma Fenu – Ho molta stima di Sabina Cedri, come professionista e come donna. Quando ho concluso la stesura del libro mi è venuto spontaneo pensare ad un’appendice che spiegasse in termini semiotici e statistici, attraverso uno studio dei media, alcune fra le ragioni che stanno alla base dell’esistenza di un modello femminile stereotipato e mortificante che si rivolge in modo peculiare alle madri.
  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – Emma, tu sei una fucina di idee e fai mille cose. Puoi parlarci dei tuoi progetti a breve e a lunga scadenza? Nei hai qualcuno legato a «Vite di Madri?»
  • Emma Fenu – In “Vite di Madri” non ho incluso la mia storia, pur essendo io presente in ogni vicenda narrata, come un caleidoscopio. Sono passati quattro anni dal giorno in cui scrissi l’incipit. Oggi sono pronta a raccontarmi in un memoir.
  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – Progetti futuri? Vuoi parlarcene?
  • Emma Fenu – Tanti progetti, Loriana! Mi nutro e mi sazio di sogni e progetti! A breve sarà edita una mia raccolta di filastrocche per bambini, in collaborazione con due psicologhe, che, rivolgendosi ai bambini dai due ai cinque anni, narra il concepimento naturale, la fecondazione assistita, omologa e etereologa, e l’adozione. Per l’inizio dell’anno prossimo pubblicherò una revisione più fruibile ai non addetti ai lavori e con parti ampliate del mio primo saggio su Maria Maddalena… e, infine, ho appena concluso la stesura di un terzo romanzo di cui, per ora, ignoro il destino: io gli ho dato vita, ora devo lasciarlo andare per le strade del mondo.

Per concludere questo incontro, voglio leggervi uno stralcio di uno dei racconti, che per me è il più rappresentativo. L’ho scelto perché rappresenta la Donna-Fenice, la donna che è specchio anche di me. Quella che non molla, che si rialza anche se devastata, quella che trova dentro sé quella potenza vitale capace di darle nuova luce negli occhi, nonostante tutto. Rispecchia il mio modo di essere. La mia filosofia di vita. La mia profonda convinzione che noi donne siamo esseri speciali, davvero, perché racchiudiamo l’energia del mondo e che siamo capaci di creare legami e sinergie…


Lo incontrai, aveva un anno più di me e frequentava il mio stesso liceo. Questa volta la mia quête esistenziale sembrava non avermi condotta sull’orlo della morte.

Avevo trovato la luce che stavo cercando, l’altra metà della mela di platonica memoria, l’amore predestinato, la gioia e lo stupore, la spensieratezza e la sicurezza. Lui era solare, allegro, sicuro di sé, forse anche troppo, brillante, simpatico… e anche bello, con due occhi neri e profondi. Ed era, soprattutto, felice, sempre e comunque.

Conobbi anche i suoi genitori, che, allora, non chiamavo ancora per nome.

Trascorsero quattro anni.

Domenica 27 giugno trascorsi una domenica spensierata con lui, in gita sulla sua moto.

Lunedì 28 giugno non riuscimmo, purtroppo, a incontrarci.

Martedì 29 giugno. Martedì 29 giugno 1993.

Ho ancora, tatuata nelle carni della mia memoria, la curva del suo sorriso e il candore dei suoi denti, mentre si gira per salutarmi.

Lui cammina, si volta, mi guarda con quel suo sguardo complice e mi fa l’occhiolino.

Mercoledì 30 giugno.

Non ricordo con certezza l’ora del nostro appuntamento a casa mia, ma cominciava a essere tardi. Lui era estremamente puntuale.

I cellulari allora non esistevano, dovetti chiamare i suoi genitori. Rispose sua madre, simulò calma e mi rassicurò, ma, non appena agganciato, senza avvisarmi, si infilò in auto, per raggiungermi.

Io tenevo ancora la cornetta stretta nella mano, entrambe pesi senza vita, quando percepii, in lontananza, il rumore di un elicottero.

Fu allora che capii. Alla guida della mia Panda mi diressi verso casa del mio amore, non sapendo che la madre, dalla parte opposta, percorreva la medesima strada. Da quel momento le nostre vite si legarono indissolubilmente, un filo invisibile che passa da quel punto di incontro, quello della statale tra Correggio e Carpi.

Arrivai sulla strada dell’incidente e feci la fila dietro alle altre auto.

Non ricordo quanto rimasi ferma nel traffico… forse un’eternità.

Vidi anche l’elicottero, il cui ruotare delle pale in volo avevo sentito da casa mia, e scrutai il volto del pilota, seduto nei pressi, con il mento appoggiato alle mani. Riuscii a fare la deviazione, passai di fianco a un camion, vidi la moto, feci l’inversione e mi fermai vicino a un’ambulanza. Chiesi chi era rimasto ferito e, ottenuta risposta, dissi con un filo di voce, ancora aggrappandomi all’illusione che non si trattasse di lui: «Penso che sia il mio ragazzo.»

Ripresi l’auto in direzione del Pronto Soccorso, lo stesso in cui mi prestarono le cure successive all’incidente che ebbi anni prima.

Dopo pochi minuti entrarono i suoi genitori: ci abbracciammo e finalmente scesero le lacrime. Aspettammo notizie, seduti su una panca verde menta.

Infiniti Minuti. Forse dieci, forse meno.

«L’impatto è stato forte e il ragazzo non ce l’ha fatta. Purtroppo è DECEDUTO.»

Fu come un vortice, una caduta in picchiata, l’aria che manca, la testa che gira, il mondo che crolla, il petto in frantumi e un “no” urlato e reiterato che esce dalla mia bocca e da quella di sua madre.

Uno scherzo del destino, di nuovo lì, stavolta senza ferite che si possano ricucire: queste avrebbero continuato a sanguinare, per sempre. Mi avvinghiai, come una bambina abbracciata al suo oggetto transazionale, a sua madre, una donna a cui, fino a qualche ora prima, avevo dato del Lei.

Qualche giorno dopo mi recai presso un consultorio, animata dalla stupida speranza di essere incinta di lui, cosa impossibile dato che assumevo un anticoncezionale. Fu straziante replicare alla domanda dell’infermiera sul perché avessi deciso di smettere la pillola: «Il mio fidanzato è morto mercoledì.» Mi sentivo vuota, troppo vuota, avrei voluto colmare l’abisso del mio dolore con un feto da crescere nella pancia, nella memoria di lui.

Sono trascorsi molti anni, da allora.

Chi vi scrive è una donna adulta, moglie di un marito meraviglioso e mamma di due bambini desiderati con ardore, che sono l’esito, vincente, di anni di lotte contro un’infertilità definita sine causa.

Ho un naso molto asimmetrico, con un ossicino che spunta e un altro incastrato all’interno e una cicatrice, vicino a una narice, che sembra un piercing.

I miei figli hanno una terza nonna, io una seconda madre. Non ho reciso il filo che mi ha legata a quella donna nell’immane dolore e sul quale, come acrobati, abbiamo camminato, incuranti del pericolo, verso la promessa di una porzione di felicità.

[tratto da «Vite di Madri, storie di ordinarie anormalità» – storia n. 6:  l’Amore ai tempi del colera]


Bene, spero che questo incontro sia stato interessante e pieno di spunti di riflessione per voi, car* followers. Tanti gli argomenti trattati, spero abbiate apprezzato le risposte sincere della nostra ospite e la sensibilità con cui abbiamo trattato temi impegnativi e delicati.

Ringrazio Emma per essere stata con noi e vi invito a seguire le prossime iniziative del Salotto Letterario di Scintille d’Anima, che saranno organizzate in futuro. Un abbraccio grande a tutt* e a presto! ❤ 🙂

Loriana Lucciarini

[ospiti] – Giulia Mastrantoni, un folletto dai colori arcobaleno

Un folletto dai colori arcobaleno: il positive thinking di Giulia Mastrantoni e i suoi piccoli gesti che cambiano il mondo

 

Giulia Mastrantoni è un’ottimista: una fiaccola luminosa che diventa faro positivo capace di attirare belle emozioni.

Esile e scattante, un sorriso che esplode nel viso minuto e solare, sembra un piccolo folletto pieno di energia: impegnata in mille attività, dall’energia inesauribile, sparge i colori dell’arcobaleno a ogni passo.

Giulia è una persona straordinaria.

Del positive thinking ne ha fatto una missione, nella scrittura, nei suoi romanzi e nel progetto Tell, Storie che cambiano il mondo, dove propone storie di esempi positivi, narrandoci incontri con tante persone luminose che nella quotidianità della vita sanno donare un sorriso, un piccolo gesto gentile, un’attenzione che non è per niente scontata e mai banale. Insomma: è nelle piccole cose che si genera il cambiamento.

Autrice, blogger, laureata in inglese e francese, viaggiatrice sempre con la valigia in mano. Giulia Mastrantoni scrive sul webmagazine de Gli Scrittori della porta accanto e collabora con testate web sparse in varie parti del mondo. Ha condotto per Radio Big World la trasmissione Radio Book, con letture, stralci di libri e interviste (qui i podcast). Giulia è curiosa, ha uno sguardo attento alla società e ai rapporti umani. Accanita lettrice, sperimenta la condivisione culturale e il bookcrossing (più o meno con successo, come puntualmente racconta nella sua pagina Tell). Istrionica ama cimentarsi in nuove avventure. È autrice di “Misteri di una notte d’estate” (Ed. Montag), “Veronica è mia” (Panesi edizioni sulla tematica della violenza psicologica e sessuale), “One little girl – from Italy to Canada” (self, ebook). Di prossima uscita un nuovo volume, che racchiude la sua stessa essenza, pieno di colore e sfumature di vita.

Per scoprire di più su di lei: pagina facebook e profilo su Gli scrittori della porta accanto.

Oggi Giulia è mia ospite, per due chiacchiere davanti a una tazza di tè. Per tenerla ferma l’ho dovuta legare, ma sono certa che è felice di essere qui :-D… (eheheheheh)

 

Loriana (Scintille) – Ciao Giulia, parlaci un po’ di te…

Giulia Mastrantoni – Cari lettori, Loriana mi ha descritta con parole meravigliose, che non sono certa di meritare ma che mi fanno sorridere il cuore. Grazie.

Sono nata nel Lazio, ma il Friuli mi ha adottata quando avevo 18 anni. Lì ho studiato Lingue e Cinema, avvicinandomi al giornalismo e all’editoria. Durante gli anni della laurea specialistica, ho vissuto in Inghilterra, in Canada, in Germania e in Australia, concentrandomi sulla comunicazione e sullo storytelling. Successivamente mi sono specializzata in Web Marketing e Social Media con master e corsi specifici, cercando sempre di restare nell’ambito dell’editoria e tenendo attive varie collaborazioni con blog e giornali. Tra pochi giorni traslocherò di nuovo a Melbourne, dove inizierò un dottorato in scrittura creativa focalizzato sulla violenza di genere.

Loriana (Scintille) – Le tue esperienze in giro per il mondo, quanto hanno contribuito a trasformarti in quello che sei?

Giulia Mastrantoni – Credo che i viaggi abbiano modificato le mie aspirazioni e fortificato i miei ideali, più che cambiare chi sono. Sono nata a Frosinone, che pur facendo del suo meglio per offrire opzioni ai cittadini, è comunque una città a cui mancano molte cose. Per me, Udine è stato un cambiamento notevole, che mi ha mostrato quanto possa essere stimolante l’arte: ho avuto la fortuna di venire coinvolta in un inserto per studenti del Messaggero Veneto e questo mi ha cambiato la vita. Scrivere mi piaceva, così come mi piaceva l’arte, ma non avevo mai pensato che si trattasse di obiettivi realizzabili. Il Friuli mi ha insegnato che i sogni, se ti impegni e sei abbastanza incosciente da buttarti nella mischia, possono concretizzarsi.

Tutti gli altri viaggi sono stati una naturale conseguenza di questa scoperta, un po’ perché avevo imparato a “provarci” e un po’ perché non potevo più fare a meno di chiedermi che cosa esistesse in altri posti: se a Udine esisteva la scrittura come stile di vita, che cosa poteva mai celarsi nel resto del mondo? Ho scoperto, nel senso vero e profondo del termine, i social media solamente a Melbourne. Nello stesso modo, ho imparato che cos’è la letteratura erotica e cosa vuol dire “femminismo” solo vivendo in Québec. Buffo, no? La “novità” è uno stimolo di cui, dopo un po’, non si riesce più a fare a meno.

Loriana (Scintille) – Leggere per te è fondamentale, quanto ti accresce e ti arricchisce?

Giulia Mastrantoni – Ho iniziato a leggere da piccola e a volte maledico quel giorno: sarei così sensibile, se non avessi mai cominciato a leggere? Essere ipersensibili è una gran bella sfida, in questo mondo. So per certo che esistono persone esattamente come me, che piangono davanti alla bellezza e che a volte faticano a fare le cose più banali perché sopraffatti dalle emozioni, ma so altrettanto chiaramente che non si tratta della maggioranza: siamo una minoranza e ci sono momenti nei quali non abbiamo vita facile. Mi chiedo spesso quanto leggere abbia acutizzato questa mia sensibilità e se sarei comunque la persona che sono oggi, se non avessi mai aperto un libro. In momenti come questi mi chiedo sempre se sia “giusto” leggere o se possa risultare dannoso per alcuni tipi di personalità. La risposta è facile: il fulcro del problema non è se leggere è “giusto” o meno, ma la diffusione della lettura. Se leggessimo tutti, senza nessuna eccezione, tutti avremmo almeno un po’ di quella sensibilità che è così difficile da capire per chi non la possiede. Vivremmo tutti più a contatto con quel lato emotivo dell’essere umano che in troppi casi viene messo a tacere. Cresceremmo tutti insieme, costruendo legami più profondi l’uno con l’altra.

Loriana (Scintille) – Mille progetti e mille attività… ci si perde a starti dietro! Ora che combini?

Giulia Mastrantoni – Tra pochi giorni tornerò a Melbourne. Inizierò un dottorato di ricerca in scrittura creativa, focalizzato sulla violenza di genere. Sarà una ricerca molto pratica, che coinvolgerà molte interviste e che spero di poter svolgere al meglio. Ci saranno molti ostacoli di ordine etico, ma spero di potervene parlare più avanti.

Loriana (Scintille) – Ti seguo con interesse nella pagina Tell, storie che cambiano il mondo. Puoi spiegarci come nasce questo progetto e cosa ha realizzato finora? Come è il rapporto con i lettori e quali input ti sta dando?

Giulia MastrantoniTell è nato da una considerazione semplice: c’è bisogno di uno spazio dove scambiarsi storie positive che diano speranza, perché abbiamo tutti bisogno di sapere che il cambiamento positivo sta avvenendo nel mondo concretamente, sempre più forte. Periodicamente si regalano libri usati, che provengono per lo più dalla mia libreria. Alcuni follower della pagina, però, si sono offerti di aiutarmi nella raccolta di libri, di spedirmene di loro e di contribuire all’iniziativa, quindi le cose stanno diventando più grandi. A volte ricevo dei messaggi davvero belli, di cui alcuni commoventi. Si sta creando una vera comunità, che promuove la voglia di vivere e la sensibilità.

Loriana (Scintille) – Sta per uscire il tuo ultimo volume, ce ne parli? Di cosa si tratta? Come lo hai ideato? Qual è il filo conduttore rispetto alle tue precedenti opere letterarie?

Giulia Mastrantoni – Stanno per uscire un sacco di cose! Sta per essere ripubblicato “La forma del sole” nella collana de Gli Scrittori della Porta Accanto, un libro molto positivo. Sta per uscire con Genesis Publishing una riedizione di “One Little Girl” in inglese. E a novembre uscirà il seguito di “Veronica è mia” con Panesi Edizioni. Quest’ultimo è un lavoro a cui tengo molto e che spero arrivi alle persone che hanno vissuto qualcosa di simile.

A livello di classici, invece, uscirà con La Bottega dei Traduttori una mia traduzione di un romanzo di Susan Coolidge. Inoltre, Panesi Edizioni ha appena pubblicato il primo volume di una serie di traduzioni della May Alcott: il quarto volume è stato tradotto da me e da Annarita Tranfici, una persona splendida, e sarà presentato al festival Libri in Baia a ottobre.

Loriana (Scintille) – Se volessimo continuare a seguirti, tra un blog e l’altro, tra un paese e l’altro, tra un’attività e l’altra, dove ti troviamo?

Giulia Mastrantoni – Il mio profilo personale è su Facebook, Twitter, Instagram e Goodreads. Poi c’è il profilo Facebook della pagina Tell. I vari blog su cui mi troverete sono Oubliette magazine con una rubrica dedicata al mio progetto di dottorato, Gli Scrittori della Porta Accanto per recensioni e editoriali, SugarPulp per recensioni di thriller e saltuariamente Sconfinare e Berlino Magazine. Chiunque avesse voglia di scrivermi è il benvenuto! Grazie di cuore per queste meravigliose domande.

Il tempo a nostra disposizione si è concluso. Ringrazio Giulia per essere stata qui con noi e spero che un po’ della sua polvere fatata di folletto vi si sia attaccata addosso, per rendere speciale e più colorata la vostra giornata 🙂

 

Carissim* followers vi ringrazio per essere stati qui con noi oggi, continuate a seguire i prossimi appuntamenti del Salotto di Scintille d’Anima, altri personaggi e altre novità seguiranno…

Un abbraccio e alla prossima!

Loriana Lucciarini