[Letti per voi] – Emozioni in un romanzo | «I fiori non hanno paura del temporale» di Bianca Rita Cataldi

Ciao followers, ben trovati! 😀

Siamo nell’ultima settimana di agosto e io mi sono rituffata nelle consuete attività: le vacanze son finite, purtroppo! …Però ho fatto il pieno di bellezza, riposo e bei ricordi, sono certa che ne avrò di carburante per i prossimi mesi, pur se pieni di impegni professionali e letterari. E voi? Come state? Anche voi siete già tornati in città oppure siete ancora impegnati a sguazzare in acque cristalline o scarpinare lungo sentieri di montagna, verso la vostra meta vacanziera?

Riprendendo le abituali pubblicazioni del blog cerco di smaltire le recensioni delle letture fatte in questi ultimi mesi. Inoltre, le ferie mi hanno permesso di ridurre la pila di titoli che erano in attesa. Ecco quindi la prima recensione, fresca fresca. Il romanzo in questione mi è piaciuto tanto e – ve lo anticipo subito – secondo me non dovete perdervelo!

Sto parlando di «I fiori non hanno paura del temporale» di Bianca Rita Cataldi.


  • Titolo: «I fiori non hanno paura del temporale»
  • Autore: Bianca Rita Cataldi
  • Editore: HarperCollins Italia
  • Anno: 2018
  • Genere: Mainstream
  • Pagine: 277 pp.
  • Prezzo: 6.99 (ebook) – 14.45 (cartaceo)
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Bologna 1997. La stanza è in penombra e i libri e le musicassette sono sparsi dappertutto. Distesa sul letto, la camicia a quadri e i Nirvana sparati nelle orecchie dal walkman, Corinna muove i piedi a tempo e non stacca il naso dalla pagina. Ha sedici anni, i capelli rossi come fili di rame e un viso ricoperto di lentiggini su cui spiccano due occhi d’acciaio. È la figlia del primo grande amore di sua madre che se ne è andato poco prima del parto. Serena, detta Poochie, ha sette anni, i capelli scuri stretti in due codini fermati da elastici a forma di arcobaleno ed è la sua sorellastra. Il suo desiderio più grande è farsi considerare da quella sorella maggiore così misteriosa, sempre rintanata dietro le pagine di un libro e con le cuffie calcate sulla testa. Vivono in una grande e caotica tribù allargata in cui vige il matriarcato e dove per ogni decisione ci si rivolge al consesso delle antenate riunite nella cappella di famiglia al cimitero. Una famiglia fatta di donne dal sangue cocciuto e in cui nessuna tristezza può resistere di fronte al sapore magico di un tiramisù al pistacchio. Eppure l’equilibrio familiare comincia a vacillare quando Corinna riceve una strana scatola da scarpe chiusa malamente con del nastro adesivo. Dentro ci sono degli oggetti apparentemente scollegati tra loro, ma che sono l’ultimo regalo del suo vero padre, scomparso improvvisamente in un incidente. Corinna non ha dubbi: quegli oggetti hanno un significato e lei deve scoprirlo. Decide così di partire, insieme a Serena, per una caccia al tesoro per le vie di Bologna. La scatola in borsa e un sogno tra i capelli ribelli: trovare il segreto delle sue radici e, inevitabilmente, la propria strada nel mondo.Bianca Rita Cataldi è una narratrice sorprendente e ci regala un meraviglioso romanzo sul potere delle parole. Il legame di due sorelle che si prendono per mano e vanno alla scoperta della vita, una storia di madri e di figlie e di come perdersi a volte può farci rinascere più forti. Come un fiore che sembra appassire sotto un temporale ma che al primo raggio di sole rinasce più colorato e luminoso di prima.


La mia recensione

Il passato… e i ricordi filtrati da uno sguardo bambino, quello di Serena, che ci porta in una Bologna del 1997. Una data che per alcuni di noi (quelli con desinenza in anta) sembra solo ieri, la cui memoria è ancora vivida, forse solo per il fatto che non ci si vuole arrendere al trascorrere del tempo e, pertanto, lo si trattiene con forza, ché con esso si rinnovano emozioni e colori.

Il 1997 è, invece data che per altri (i millenial o le generazioni successive) appare così lontana da avere l’eternità di mezzo: la realtà è troppo cambiata, diversa in tutto da allora, quasi un’altra epoca. I giorni del ’97, quelli dove non c’era l’I-pod ma al suo posto si girava con un walkman attaccato alla cintura (alta) dei jeans. Dove il grunge dei Nirvana spopolava con sonorità psicadeliche folk, sconosciute ai ritmi attuali della techno. Anni in cui i pensieri venivano scritti fitti fitti nelle pagine quadrettate della Smemoranda, che forse solo pochi intimi potevano leggere; l’esatto contrario di ciò che avviene oggi con i post dei social network: letti da tantissime persone, cosa che però non ci salvano dal sentirci meno soli.

Quegli anni ci appaiono tanto lontani se li paragoniamo ai tempi attuali, dove i vicini di casa e i conoscenti interagivano davvero nel nostro quotidiano, ché ancora non era arrivata l’indifferenza a trasformare gli altri in mondi irraggiungibili e sconosciuti…

Ecco, entrando nelle pagine di questo romanzo un tuffo indietro lo si fa per davvero.

Ed è un tuffo che ci restituisce squarci di realtà e emozione. Per tanti motivi…

Serena ha una famiglia con personaggi originali e la bravura dell’Autrice li trasforma in tridimensionali, reali, veri. Così veri da sentirli un po’ nostri. Infatti, chi non ha avuto una nonna o una zia tuttofare, complice e rude? Chi non ha partecipato a furiose liti familiari risolte poi semplicemente con un abbraccio o, in alcuni casi, mai risolte e diventate un solco che, col tempo a fare da spartiacque, si è trasformato in voragine? Chi non ha avuto o non è stata un’adolescente silenziosa e irascibile, piena di parole non dette, passi rapidi e voglia di essere invisibile proprio come Corinna, la sorella maggiore di Serena?

Il rituale saluto alle zie, immutato negli anni e riproposto più volte durante il romanzo, mi ha strappato un sorriso divertito ma ha anche creato in me una sorta d’intimità con la protagonista, e me l’ha fatta sentire empaticamente vicina. Ho compreso quanto le radici e le relazioni familiari siano l’asse portante di questa storia (e anche della vita di tutti, che lo si voglia anmmettere o no).

Sì, i sentimenti, le relazioni familiari, sono il collante di «I fiori non hanno paura del temporale», oltre ai ricordi. Ma se il cocktail sentimenti&ricordi può essere una miscela esplosiva che impiastra di melassa ogni cosa, fino a diventare insostenibile, qui non accade. Bianca Rita Cataldi ha capacità narrativa e sensibilità, non calca troppo la mano, anzi, ci regala una storia dolceamara, colma di luci e ombre, piena di leggerezza ma anche di colpi al cuore, fatta di sorrisi ma intrisa di lacrime. Perché si sa, quando una storia è bella emoziona. La storia fa il tris di BBB: Bella, Ben scritta, Ben strutturata e sono certa che vi coinvolgerà e vi emozionerà grazie al caleidoscopio di vite, personaggi, intrecci e caratteri.

Come inizia?

Cosa racconta?

Come va a finire?

Non ve lo dico. 😛

Leggetelo e scopritelo da soli: merita davvero.

Vi regalerà emozioni in punta di penna.

Una penna brillante, quella di Bianca Rita Cataldi. Un talento narrativo che ho apprezzato e amato. Da non perdere!

Loriana Lucciarini