[Ospiti] – Intervista a Annamaria Mazzini | “Il potere della Body Art Therapy per riconquistare un futuro a colori”

Sono emozionata nell’avere qui l’ospite di oggi, una persona straordinaria che mi fa molto piacere farvi conoscere: Annamaria Mazzini.

Sono emozionata nell’avere qui l’ospite di oggi, una persona straordinaria che mi fa molto piacere farvi conoscere: Annamaria Mazzini.Sono emozionata nell’avere qui l’ospite di oggi, una persona straordinaria che mi fa molto piacere farvi conoscere: Annamaria Mazzini.

Lei è una donna vulcanica: artista, scrittrice, performer, attrice, atleta; un fiume in piena (e scusate il gioco di parole, poi capirete perché) di creatività e iniziative.

Oggi Annamaria è con noi per parlarci di sé e tutto quanto è il suo mondo, in una intervista a cuore aperto.

Mettetevi comodi, iniziamo… 🙂


Scintille – Ciao Annamaria, ti accolgo qui e lascio subito a te la parola affinché tu possa presentarti ai lettori di questo blog. Parlaci un po’ di te…

Scintille – Ciao Annamaria, ti accolgo qui e lascio subito a te la parola affinché tu possa presentarti ai lettori di questo blog. Parlaci un po’ di te…Scintille – Ciao Annamaria, ti accolgo qui e lascio subito a te la parola affinché tu possa presentarti ai lettori di questo blog. Parlaci un po’ di te…

Annamaria Mazzini – Salve, mi chiamo Annamaria e ho 50 anni. Sin da bambina sviluppo delle attitudini pittoriche e una particolare sensibilità verso il colore. Faccio tutti gli studi inerenti questo campo specializzandomi anche in decorazioni e pitture sul muro. Per affinare sempre di più la mia arte, studio la scultura lavorando l’argilla. Frequento, inoltre, corsi di programmi grafici, fotografia, tatuaggio e trucco semipermanente, lavoro con la materia che utilizzo sulle mie tele, dipingo e disegno con le matite, l’acquerello, i pastelli, i colori ad olio, la tempera. Continuo a sperimentare, sempre.

Annamaria Mazzini – Salve, mi chiamo Annamaria e ho 50 anni. Sin da bambina sviluppo delle attitudini pittoriche e una particolare sensibilità verso il colore. Faccio tutti gli studi inerenti questo campo specializzandomi anche in decorazioni e pitture sul muro. Per affinare sempre di più la mia arte, studio la scultura lavorando l’argilla. Frequento, inoltre, corsi di programmi grafici, fotografia, tatuaggio e trucco semipermanente, lavoro con la materia che utilizzo sulle mie tele, dipingo e disegno con le matite, l’acquerello, i pastelli, i colori ad olio, la tempera. Continuo a sperimentare, sempre. Annamaria Mazzini – Salve, mi chiamo Annamaria e ho 50 anni. Sin da bambina sviluppo delle attitudini pittoriche e una particolare sensibilità verso il colore. Faccio tutti gli studi inerenti questo campo specializzandomi anche in decorazioni e pitture sul muro. Per affinare sempre di più la mia arte, studio la scultura lavorando l’argilla. Frequento, inoltre, corsi di programmi grafici, fotografia, tatuaggio e trucco semipermanente, lavoro con la materia che utilizzo sulle mie tele, dipingo e disegno con le matite, l’acquerello, i pastelli, i colori ad olio, la tempera. Continuo a sperimentare, sempre.

Ma ho anche una passione per il cibo e per l’arte culinaria. Mi piace il mare, nuotare, andare in canoa e praticare lo sport del Dragon boat. Con delle amiche mi diverto a cantare e con la compagnia teatrale a fare spettacoli e letture sceniche. Non sono sposata e non ho figli. Sono la terza di quattro figli e con i miei fratelli e i miei genitori ho un bellissimo rapporto. Vivo in campagna con cani e gatti, adoro la natura e andare a trovare gli amici che non vedo da anni.

Scintille – Sei un’artista a tutto tondo: pittrice, scrittrice, attrice… Donna eclettica e piena di idee, in pratica un tornado! Ci puoi parlare del tuo percorso artistico, per darci un’idea del tuo lavoro?

Annamaria Mazzini – Come ho detto prima per diventare un’artista ho seguito sin da bambina le mie attitudini che con il tempo mi hanno fatto scoprire le miei doti. Dopo il liceo artistico e l’accademia di decorazioni d’interni, sono partita per l’estero e ho iniziato a lavorare nel settore, sia come pittrice che come decoratrice. Ho fatto anche altri lavori e anche qui mettevo estro, fantasia, creatività, cercando sempre emozioni. Poi un bel giorno, all’improvviso arriva un cancro che devasta e cambia la mia vita, cinque anni lunghissimi, 26 sedute di chemio terapia, 37 giorni di radioterapia e cinque anni di ormone terapia; ma riesco a sconfiggerlo soprattutto con la pittura, i colori e tutta quell’energia piena di vita che si sprigiona con essi.

Scintille – Se c’è, puoi dirci quale modalità senti più tua, rispetto all’espressione e alla creazione di contenuti artistici?

Annamaria Mazzini – Sicuramente la pittura, a seguire recitare davanti un pubblico, poi cucinare: godere per il cibo mi fa rilassare. E, per concludere, mi piace cantare, anche semplicemente davanti un karaoke.

Scintille – Oltre alle mille cose di cui abbiamo parlato, sei anche un’atleta: fai parte del team dell’associazione sportiva di Bracciano”Dragonboat”, e l’anno scorso avete vinto i mondiali a Venezia. Uno sport che personalmente non conoscevo e di cui ti chiedo di darci qualche informazione in più. Come hai iniziato e come sei arrivata ai livelli di eccellenza? Quanto ti ha dato questo sport?

Annamaria Mazzini – Ho iniziato otto anni fa con le pink butterfly di cui sono ancora una socia sostenitrice. Si tratta di donne operate di tumore al seno che praticano questo sport come riabilitazione psico-fisica dopo un percorso di cure oncologiche e visto che c’è il rischio di sviluppare, dopo l’operazione e le cure, un’altra patologia (il linfedema), patologia che, con questo sport, si riduce notevolmente. Per maggiori informazioni potete visitare la pagina www.pagaierosa.org, In Italia ci sono circa 26 squadre e nel mondo circa 150. Per arrivare ai livelli di eccellenza ci vuole un allenamento costante e un buon gioco di squadra. Posso dire con tanto orgoglio che a me, personalmente ha salvato la vita, proprio mentre stavo combattendo la malattia e la paura di morire. In acqua mi rilasso e mi piace faticare!

Scintille – Parliamo ora della malattia. Il cancro è un nemico che arriva all’improvviso e sconvolge tutto, devasta il presente e annebbia il futuro. Chi ne è colpito attraversa un percorso complicato e difficile, dove è necessario attingere a tutta la forza interiore per non lasciarsi sopraffare. Per non cedere alla disperazione, per non lasciarsi sconfiggere. Tu sei una sopravvissuta, ce l’hai fatta. Non solo, hai saputo attingere a questa esperienza di sofferenza per trasformare il buio in luce, la disperazione in forza, l’energia in vita, il dolore in colore.

La malattia, il cancro, hanno dato un segno importante alla tua ricerca e comunicazione artistica, trasformandola. In che modo ha influito e come l’ha cambiata, con quali caratteristiche?

Annamaria Mazzini – Anche se può sembrare strano, il cancro ha influito in modo positivo. Ovviamente all’inizio tanta paura e dolore, però questo mi ha aiutata a conoscermi e a sviluppare lo spirito di ricerca che mi ha aiutato a guarire. Mettendo a disposizione le uniche armi che avevo e che potevo usare senza chiedere niente a nessuno: la pittura, cucinare, lo sport all’aria aperta. Ho imparato a godere del momento presente. Quando ho capito che la malattia era arrivata per insegnarmi a donare, ad aiutare l’altro, a condividere la mia esperienza e metterla al servizio del bene mondiale è stata una bellissima RINASCITA. La cosa stupefacente è che ho capito come potevo utilizzare tutta la mia arte e tutte le mie esperienze e risorse, per capire come essere veramente se stessi e dare il proprio contributo.

Lasciarsi andare e lasciarsi indicare la strada giusta per noi è importantissimo: basta saper guardare e ascoltare e poi, semplicemente tutto apparirà ai nostri occhi.

Scintille – Per chi sopravvive al cancro, concetti come “resistenza”, “resilienza”, “testimonianza”, “condivisione” si trasformano in vita vera, da mettere in pratica giorno dopo giorno. Il tuo lavoro ne è forgiato, nasce da ciò. Puoi parlarci dei tuoi progetti?

Annamaria Mazzini – Certamente. I miei progetti nascono proprio dalla malattia, infatti. Ancora mi chiedo che percorso deve fare la nostra mente con i suoi pensieri. Fino a che punto bisogna lasciarsi andare per dare un senso alla propria vita, per trovare risposta alla famosa domanda: «Ma io, che devo fare in questa vita?», ti rendi conto che il dolore, la paura, la sofferenza, la fede fanno parte di tutto ciò. Ma è possibile che si deve arrivare a tanto? Evidentemente, sì.

Quando ho visto per la prima volta il dipinto nascere sulla cicatrice esposta e, come per magia, quel corpo diventare in tela, ho trasformato il cancro in un opera d’arte.

È nato così il progetto body art therapy: il colore diventa energia.

La finalità di questo progetto è dare un supporto per chi intraprende un percorso di cure oncologiche, integrato alla pittura corporea per la gestione della ferita all’immagine di sé. Trattamenti finalizzati a compensare sul piano estetico, l’alterazione somatica provocata dall’intervento chirurgico e restaurare l’identità sessuale nascosta.

Scintille – “Il potere curativo dell’arte”. Alla luce della nostra bella chiacchierata, mi piacerebbe che commentassi questa frase in base al tuo percorso e alla tua esperienza, se la ritieni vera.

Annamaria Mazzini – È verissima. E’ stato abbastanza semplice utilizzare l’Arte in quanto pittrice, di conseguenza è venuta lei a soccorrermi per aiutarmi a guarire. Sono facilitata perché riesco a lasciarmi andare ed ascoltare quello che succede dentro di me. Il corpo te li manda i messaggi e tutti hanno lo stesso potere di autoguarigione, una forza che è dentro ciascuno di noi.

Fortunatamente non si deve essere artisti per conoscere il potere curativo dell’arte, oggi ci sono testi interessanti scritti da autori noti e autorevoli che possono aiutare, professionisti che mettono a disposizione tantissimo materiale che oggi è facilmente reperibile grazie ad internet. Sicuramente le esperienze dirette hanno un sapore diverso, più genuino, ma anche di queste ne esistono tantissime. Io vorrei dare il mio contributo e spero che questa intervista sia utile per qualcuno. Per me l’Arte è una garanzia per la salute e chiunque utilizzare la creatività nella propria vita. Io mi renderò disponibile per chi desiderasse farla emergere.

Scintille – Prima di salutarci vorrei lasciassi ai lettori i tuoi contatti e dove poterti seguire. Inoltre, comunico ai miei lettori, che su questa tua esperienza hai anche scritto un diario-testimonianza: «Gioia di vivere. Dialogo tra una pittrice e il suo cancro» che si può trovare a questo link.

Annamaria Mazzini – Sì, scriverlo è stato un modo di affrontare il tutto, condividerlo e rendere la mia esperienza utile a chi sta affrontando la stessa battaglia. Chi fosse interessato alle mie attività sulla Body Art Therapy può trovare informazioni e video sul mio canale Youtube o sulla pagina facebook (n.b. i contatti sono riportati in fondo all’intervista)

Scintille – Grazie Annamaria per la tua presenza, qui oggi. Grazie per la disponibilità e per essere portavoce di un cambiamento profondo, forte, potente, che riesce a coinvolgere e a investire, trasformandole, molte altre donne. Sei punto di luce. Punto di energia. Continua così!

A voi, car* lettor* vi abbraccio forte e vi ricordo che se volete lasciare un commento, porre una domanda o anche solo scrivere un semplice saluto, potete farlo con la funzione “commenta”. Annamaria leggerà tutti i vostri interventi e vi risponderà nei prossimi giorni.

Annamaria Mazzini – Certamente, mi farà piacere avere uno scambio con i tuoi lettori. Ringrazio Loriana per avermi invitata e mando a tutti un caro saluto.

Loriana Lucciarini
Altra mia intervista all’artista su

Altra mia intervista all’artista su Gli Scrittori della Porta accanto, qui



VI E’ PIACIUTA QUESTA INTERVISTA? SIETE INTERESSATI A SEGUIRE L’ARTISTA CHE OGGI VI HO PRESENTATO? ECCO QUI I LINK DOVE POTETE TROVARLA…

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[ospiti] – 3 | Maricla Pannocchia: con “Le cose che ancora non sai” scavo nel cuore e nella forza di ogni giovane per non permettere che nessuno affronti il cancro da solo

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ga-pannocchiaBuonpomeriggio followers! 😀 ❤

Come annunciato oggi è con noi Maricla Pannocchia, autrice de “Le cose che ancora non sai”edizioni Astro – che proprio nella giornata odierna è disponibile in tutti gli store e librerie.

Maricla ha raccontato una storia impegnativa, che tratta temi delicati. E lo ha fatto con sensibilità e attenzione. Il romanzo si rivolge a un pubblico Young Adult e si prefigge lo scopo di essere un punto di forza, rispetto alle vicende dolorose e complesse di chi lotta contro il cancro [qui la presentazione del volume].

In occasione dell’uscita ufficiale del romanzo (presentato in anteprima solo al salone del libro di Firenze), ho il piacere di ospitare nel Salotto letterario di Scintille l’autrice per la GIORNATA AUTORE #AllDay!

Così ecco che oltre alla segnalazione uscita (a questo link) il Salotto si prepara a ospitare l’Autrice per parlare con lei dei temi che animano la storia del suo romanzo. Temi certamente non facili, che affronteremo con lei con la necessaria delicatezza e attenzione.

Spero partecipiate a questo incontro numerosi e che la sommergiate di domande!

banner-virtualdolcetti

Il Salotto è già in grande spolvero per l’occasione, ci sono i soliti virtualdolcetti e virtualbevande dei quali potete servirvi a vostro piacimento. Prendete posto, che a breve iniziamo… Pronti? 😉

intervista-logo

Loriana Lucciarini – Ciao Maricla, benvenuta. Presentati al pubblico…

Maricla Pannocchia – Ciao Loriana e ciao a tutti i lettori e le lettrici! Prima di tutto, grazie mille per ospitarmi sul tuo blog! Mi chiamo Maricla Pannocchia, ho 32 anni e abito in un paesino in provincia di Livorno, in Toscana. Amo scrivere sin da quando ero bambina, mi permette di estraniarmi dalla realtà e al tempo stesso di parlare dei temi che mi stanno a cuore. Adoro il mare e i viaggi. Sono fondatrice e Presidente dell’Associazione di volontariato Adolescenti e cancro, che ho fondato proprio dopo aver scritto la prima versione del romanzo “Le cose che ancora non sai”, ma ve ne parlerò meglio dopo perché Loriana mi ha già anticipato alcune domande al riguardo.

Loriana Lucciarini – Allora, raccontaci un po’ del libro. Qual è stato il motivo che ti ha spinto ad affrontare un tema così complesso e delicato? Perché lo hai voluto scrivere?

Maricla Pannocchia – Io dico sempre che è stato un segno del destino. Non ho deciso di scrivere questa storia. Stavo navigando su Internet e mi sono imbattuta nella foto di due ragazze adolescenti e ho sentito il bisogno di raccontare la storia di amicizia fra due adolescenti, di cui una malata di leucemia. Lo ripeto, credo sia stato un segno del destino per indirizzarmi nel giusto percorso (aprire l’Associazione di volontariato Adolescenti e cancro, che mi ha completamente cambiato la vita) perché vedendo quella foto avrei potuto scrivere di altre centinaia di storie con due protagoniste adolescenti ma no, ho avuto l’idea per quella. Ammetto che all’inizio ero scettica, ogni volta che scrivo un romanzo mi documento riguardo all’argomento trattato e quindi mi sono chiesta se sarei riuscita ad arrivare alla fine, consapevole che per rendere verosimile la storia avrei dovuto leggere tante storie di giovani malati di tumore, vedere tanti loro video e temevo che non ce l’avrei fatta a passare tutto quel tempo a sentir parlare di dolore, tumore e morte, specialmente riguardo a persone così giovani. Ma come mi ero sbagliata! Ovviamente nelle storie che ho letto e nei video che ho visto si parla anche di tutti questi aspetti, com’è normale che sia, ma sono rimasta a bocca aperta di fronte al coraggio, alla resilienza e all’amore per la vita di questi ragazzi. Sono stata “risucchiata in questo vortice”; come continuo a ripetere penso proprio che siano stati mossi dei fili per guidarmi nella direzione giusta, quindi non mi prendo alcun merito, non ho preso nessuna decisione all’inizio, se non quella basilare di non mollare, di finire il romanzo. Non pensavo neanche alla pubblicazione, i personaggi erano vivi dentro di me e dovevano raccontare la loro storia. Ed io ero il mezzo per farlo.

Loriana Lucciarini – Quali sono le vicende narrate e i contenuti della storia? Cosa volevi trasmettere ai lettori?

Maricla Pannocchia – Il romanzo è raccontato a due voci da entrambe le protagoniste. All’inizio si può pensare che la leucemia di Coleen sia la protagonista indiscussa della storia, ma non è così. Il romanzo mette i sentimenti al centro. L’amicizia che nasce fra le due protagoniste, ma anche i rapporti all’interno delle famiglie, con i compagni di classe, con i ragazzi. Posso dire che il romanzo è quasi una sorta di diario tenuto da entrambe le ragazze in cui vengono annotati i piccoli e grandi avvenimenti quotidiani. E’ un viaggio introspettivo dentro le due protagoniste, ma anche dentro alle anime di tutti i personaggi secondari. Attraverso il romanzo vorrei avvicinare i lettori, specialmente i giovani, al tema dei ragazzi malati di cancro. Spesso la parola “tumore” è ancora un tabù nella nostra società e, anche se negli ultimi anni le cose sono migliorate, tanti ragazzi non hanno occasione di pensare ai loro coetanei malati o di sentir parlare di diagnosi precoce. Spero che le protagoniste del romanzo prendano per mano i lettori, guidandoli nelle loro storie personali, e li aiutino a rendersi conto del potenziale che hanno e di quanto  siamo fortunati ad aver aperto gli occhi stamattina.

Loriana Lucciarini – Qual è il messaggio che lascia “Le cose che ancora non sai”?

Maricla Pannocchia – Ricollegandomi alla fine della risposta precedente, credo che il messaggio principale sia il valore della vita. C’e’ una frase che ho letto spesso e che mi piace molto: “Abbiamo due vite, la seconda comincia quando ci rendiamo conto di averne solo una”. A Coleen succede proprio così. Prima è un’adolescente come tante, le sue preoccupazioni più grandi sono se riuscirà a conquistare il ragazzo che le piace, sparlare dei compagni con le amiche e impegnarsi per prendere bei voti a disegno, di cui è appassionata. Da un giorno all’altro si ritrova in un letto d’ospedale. Le dicono che ha il cancro. A sedici anni. Coleen impiega un po’ di tempo ad assimilare la notizia, ad accettare il tutto ma poi, pian piano, si rende conto di tante cose cui prima non pensava affatto. Quella che ripete più spesso è il tempo e il suo valore. Coleen comincia a notare un altro tipo di tempo, non quello prodotto dalla mente umana a suon di sveglie e orologi, ma una sorta di tempo universale. E il suo valore? Prima, quando stava bene e aveva “tutto il tempo del mondo”, neanche ci faceva caso. Spesso si lamentava perché si annoiava, buttava via tempo a guardare la televisione o navigare su Internet; come dice lei stessa, non faceva niente di utile per gli altri e per se stessa. Coleen capisce tutto ciò eppure questa sua consapevolezza è limitata dalla malattia e dagli effetti collaterali. E si chiede: come mai la gente che sta bene e che ha tempo, non sa come usarlo davvero? Come mai spesso non capisce che dono prezioso ci è stato fatto? Corriamo, corriamo… ma per andare dove? Ogni giorno ci vengono concessi 86.400 secondi. Sta a noi scegliere come investirli, decidere se lasciare che ci scivolino addosso o se usarli in maniera consapevole. Come dice Coleen, non dobbiamo necessariamente fare grandi cose. Le protagoniste imparano anche a non aver paura della morte. Scoprono che il segreto sta in come vivi il tempo che ti è stato concesso, che sia poco o che sia tanto. Ovviamente sono “lezioni” che costano lacrime, domande e rabbia, ma io stessa vivo con questa filosofia, adesso. Tutti moriremo, un giorno. Allora tanto vale vivere appieno ogni singolo momento e lasciare qualcosa del nostro passaggio.

Loriana Lucciarini – Parlaci delle due protagoniste: Allyson e Coleen. Come diventano amiche? Qual è la scintilla che le fa avvicinare? In cosa si differenziano e in cosa, invece, si completano?

Maricla Pannocchia – Coleen e Allyson hanno sedici anni e vivono a Glasgow con le rispettive famiglie. Frequentano la stessa classe ma si sono rivolte la parola solo due o tre volte in tutto l’anno scolastico perché sono molto diverse di carattere e all’inizio del romanzo non sembrano avere alcun punto in comune. Coleen è una tipina vivace, sicura di sé, flirta con il ragazzo più popolare della scuola e ha diverse amiche con le quali va alle feste più “in” anche se, sotto sotto, si scopre un lato di lei più sensibile. Allyson è sognatrice, un po’ timida e insicura, e ha un’unica amica, Sheona. L’avvicinamento avviene quando a Coleen viene diagnosticata una leucemia. Gli studenti che partecipano a qualche progetto sociale (come dare una mano alla mensa dei senzatetto) possono vedere i loro voti finali leggermente aumentati, così Allyson si offre per andare  a portare i compiti a Coleen in ospedale. In realtà non sa perché lo sta facendo, quella dei punteggi extra è una scusante. Pian piano, mentre conosciamo meglio Allyson, ne intuiamo le motivazioni. Con il tempo, Coleen e Allyson si avvicinano e scoprono di avere bisogno l’una dell’altra. Diventano intime, raccontandosi problemi personali, parlando di ragazzi e dei progetti per il futuro. Coleen non sa più se avrà un futuro, e incoraggia Allyson a prendere in mano il suo. Coleen soffrirà molto dell’allontanamento di quelle che credeva essere le sue vere amiche, e la presenza di Allyson sarà importantissima perché lei possa confidarsi come non può fare con i genitori o con i medici. Allyson dapprima si sente spaventata dall’ospedale, dalla testa calva di Coleen, anche per il semplice fatto che la cosa non sembra avere alcun senso, ma poi si rende conto che, se è vero che Coleen ha bisogno di lei per confidarsi, passare il tempo e svagarsi, è anche vero il contrario. Allyson si nutre del coraggio e della linfa vitale di Coleen.

Loriana Lucciarini – Senza spoilerare: il destino cosa ha in serbo per entrambe? Qual è la prova da affrontare e il segreto che ognuna scoprirà rispetto alla propria esistenza?

Maricla Pannocchia – La leucemia di Coleen gioca sicuramente un ruolo molto importante e potremmo dire che è la prova da affrontare, l’ostacolo che mette a soqquadro non solo la vita di Coleen ma anche quelle di tutte le persone che le vogliono bene. Entrambe le ragazze crescono molto durante il romanzo, sia a causa della malattia di Coleen e di tutto quello che porta  con sé, sia per via di sentimenti e avvenimenti nuovi. Credo che entrambe le ragazze scoprano la propria forza, quella che non credevano neanche di avere. Coleen la deve scoprire quando riceve la diagnosi e comincia le terapie. Come dice spesso nel romanzo, deve essere forte per forza, non ha alternative. Nonostante abbia diversi momenti “no”, Coleen cerca di affrontare la malattia con il sorriso sulle labbra e continuando a fare quello che le piace, nei limiti del possibile, ovviamente. Allyson rimane a bocca aperta di fronte alla forza e alla tenacia della sua amica, anche quando le cose si mettono davvero male. E si nutre di questa forza, scoprendo la propria. Pian piano crede nuovamente nel suo sogno di diventare scrittrice, comincia a farsi valere con i genitori che l’hanno sempre tenuta in una sorta di campana di vetro, e a lei sembrava andare bene così. Entrambe le ragazze imparano che hanno una vita da vivere, e che ogni giorno è prezioso. E come dice Coleen non sono solo frasi fatte o meglio, se le leggi e le dimentichi, possono diventarlo. Ma se le applichi, allora potrai vivere una vita ricca di significato e degna di essere vissuta.

Loriana Lucciarini – Qual è stato per te l’aspetto più complesso, durante la scrittura del romanzo? Lo scoglio che sembrava proprio insormontabile?

Maricla Pannocchia – A parte quello cui accennavo prima, quando ho avuto l’idea del romanzo ma poi mi sono chiesta se sarei riuscita a portarlo a termine dovendo far riferimento a storie vere, non ho avuto altri veri scogli da superare. Ho scritto la prima versione del romanzo nel 2014 e non me la sentivo di raccontare la parte di Coleen in prima persona. Non sono mai stata malata e allora non conoscevo nessun ragazzo che avesse o avesse avuto il cancro. La mia preoccupazione più grande, con questo romanzo, è sempre stata quella di portare rispetto alle persone che hanno o hanno avuto il cancro e ai loro cari. Quindi, ho scritto l’intera storia dal punto di vista di Allyson, e vedevamo Coleen attraverso i suoi occhi. Quando sono entrata in contatto con i primi ragazzi iscritti alla mia Associazione di volontariato Adolescenti e cancro, e cominciando a “entrare sempre più dentro” a questo mondo e a capire e apprendere quali sono le difficoltà dei giovani che affrontano questo percorso, che cosa provano, che cosa passa loro per la testa, ho deciso di riscrivere il romanzo alternando i capitoli di modo che ognuna delle due protagoniste potesse raccontare la vicenda in prima persona. Direi che questo è stato lo scoglio più grosso, anche se non l’ho mai trovato insormontabile.

Loriana Lucciarini – Come ti sei documentata sulle situazioni che descrivi nella storia?

Maricla Pannocchia – Ho svolto delle ricerche su Internet riguardo alla leucemia mieloide acuta e al trapianto di midollo osseo. Alcuni dei ragazzi supportati dalla mia Associazione hanno letto il romanzo, oppure ho chiesto loro chiarimenti su alcuni passaggi. Come sottolinea sempre la mia editor, questo non è un testo di medicina, ma un romanzo di narrativa. Probabilmente un medico noterebbe degli errori o passaggi che, dal punto di vista medico, non hanno molto senso. Io però so di aver fatto del mio meglio e penso che la situazione medica di Coleen possa essere verosimile. Per quanto riguarda l’aspetto emotivo e psicologico, ho preso ispirazione dalle storie di diversi ragazzi che hanno o hanno avuto il cancro e ci ho aggiunto una buona dose di empatia. Se io avessi sedici anni e da un giorno all’altro mi dicessero che ho la leucemia, che cosa farei? Credo che questa domanda mi abbia guidata nel dar voce a Coleen.

Loriana Lucciarini – Hai aperto un’Associazione di volontariato legata a queste problematiche, ne ho già accennato nella presentazione del tuo romanzo, ma vorrei che ce ne parlassi in modo più approfondito tu…

Maricla Pannocchia – Certo! Come ho accennato, durante la stesura della prima edizione del romanzo, sono rimasta a bocca aperta davanti al coraggio e all’amore per la vita di questi ragazzi. Mi dicevo: “Certo che avrebbero di che lamentarsi”, invece mi sono imbattuta in tante storie – tante vite – in cui le difficoltà non mancano, e anche i momenti “no”, ma si riesce sempre a guardare avanti e a trovare un motivo per sorridere e ho sentito dentro di me il bisogno di fare qualcosa per questi ragazzi. Non avendo nessuna competenza medica, sapevo di dovermi muovere in un altro ambito, e così ho deciso di lanciare un sito Internet dal nome Adolescenti e cancro attraverso il quale i ragazzi italiani avrebbero potuto mettersi in contatto con altri ragazzi in situazioni simili. Durante l’estate mi misi in contatto con una ragazza inglese che stava finendo le cure per un tumore alle ossa e mi feci dare dei consigli sul tipo di supporto sociale che aveva ricevuto lei nel suo Paese (dove ci sono diverse Associazioni che, in vario modo, supportano esclusivamente gli adolescenti e i giovani adulti) e poi sono entrata in contatto con Alessio, il primo dei ragazzi italiani a unirsi all’Associazione. A settembre ho lanciato il sito. Quando l’ho fatto è stato un po’ come con la stesura del romanzo, non mi sono fatta tante domande, ho abbracciato questa nuova avventura e non dico che sia sempre stato facile. I primi mesi sono stati quelli più difficili ma adesso le cose vanno molto bene. I ragazzi si sono iscritti principalmente grazie al passaparola. Offriamo diverse attività di cui vi parlerò meglio fra due domande. Comunque, penso che sia estremamente importante permettere ai ragazzi in cura ma anche a quelli che hanno finito le terapie di vivere diverse esperienze che li aiutino a sentirsi giovani e vivi a dispetto della malattia, e meno isolati, perché tutte queste esperienze le vivono con altri ragazzi in situazioni simili.

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Loriana Lucciarini – Hai realizzato anche un altro volume, dal titolo “Attimi di noi” che raccoglie le storie vere di quattordici dei ragazzi supportati dall’Associazione che raccontano la loro esperienza con la malattia. Certamente un ottimo modo per sensibilizzare, ma anche per avvicinare a questi temi. C’è dell’altro?

Maricla Pannocchia – In termini di scrittura su questa tematica al momento no, non  c’e’ dell’altro.  L’anno scorso, proprio in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile che cade ogni anno a febbraio, ho deciso di far uscire questa raccolta digitale contenente appunto le storie di quattordici dei nostri ragazzi. Ho deciso di renderla gratuita perché la gente magari comincia a leggere visto che scaricare il pdf non costa niente, e spero che poi continui. L’obiettivo è proprio quello che hai scritto tu, sensibilizzare le persone e avvicinare a questi temi. Come dico sempre, penso che il modo migliore per farlo sia direttamente attraverso le voci dei ragazzi che ci stanno passando o ci sono passati. Naturalmente, a un anno di distanza dall’uscita della raccolta quelle storie sono “vecchie”, ma sono comunque da leggere per chi vuole farsi un’idea di che cosa voglia dire davvero ricevere una diagnosi di cancro durante l’adolescenza.

Loriana Lucciarini – Come interagite come Associazione? Cosa proponete? In cosa consiste il vostro contributo? Come vi possiamo aiutare? Quali sono le esperienze che vi portate dietro?

Maricla Pannocchia – Quante domande! Allora, la nostra Associazione offre supporto online attraverso due gruppi chiusi, uno su Facebook e uno su whatsapp, tramite i quali i ragazzi possono entrare in contatto con altri giovani in situazioni simili da tutta Italia. Offriamo poi varie gite, specialmente qui in Toscana: nel 2016 abbiamo organizzato 4 gite a bordo barca. La principale è la Summer Holiday, ovvero la vacanza estiva. In inverno abbiamo realizzato il Winter Break a Firenze, ovvero un fine-settimana nel capoluogo toscano addobbato a festa per Natale. Partecipiamo a eventi di sensibilizzazione come convegni o conferenze. Per due anni consecutivi abbiamo partecipato alla conferenza Find your sense of tumour, in Inghilterra, organizzata dal Teenage Cancer Trust (Associazione inglese no-profit leader nella cura degli adolescenti con tumore), questo è un altro dei miei appuntamenti preferiti perché ci ritroviamo davvero in un altro mondo e siamo l’unica Associazione italiana a partecipare. Organizziamo giornate di svago nelle zone in cui abitano gruppetti di ragazzi come andare a vedere musical famosi in teatro o ancora partecipare a giornate di beauty e massaggi con professioniste dell’estetica oncologica. Per me è molto importante anche dare voce ai ragazzi. Per questo, i ragazzi che lo desiderano possono raccontare la propria storia in forma scritta e tutte le storie vengono pubblicate sul nostro sito Internet e condivise sulla nostra pagina Facebook. A ottobre abbiamo lanciato anche il Teens Video Project, attraverso il quale i ragazzi che lo desiderano possono raccontarsi creativamente utilizzando il linguaggio dei video. Tutti i nostri video da dicembre vengono incorporati nella piattaforma britannica JTV Cancer Support, che ospita da oltre dieci anni video di ragazzi dal Regno Unito e dall’Australia che hanno o hanno avuto il cancro. E ci siamo anche noi dall’Italia. Se avete voglia di farci un salto e vedere i video di alcuni dei nostri ragazzi, vi lascio il link:

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https://jtvcancersupport.com/region/italy/

Personalmente credo di essere all’inizio del mio viaggio, per questo accolgo a braccia aperte tutte le possibilità di confronto che mi si presentano. Lavorare con persone che si muovono in quest’ ambito da più anni di me o in contesti differenti, può sempre stimolare nuove idee e nuove collaborazioni. Con il tempo vorrei organizzare anche eventi di sensibilizzazione sul territorio, intanto quest’anno il 15 febbraio si terra’ “Livorno unita per i giovani” un evento organizzato dalla mia Associazione in collaborazione con l’Associazione livornese Ippogrifo e che vedra’ il coinvolgimento di altre Associazioni del settore della zona quali AVIS, AIDO, AIL e ADMO nonche’ la testimonianza di uno dei nostri ragazzi e il lancio simbolico dei palloncini, in concomitanza con le altre Associazioni amiche o federate FIAGOP.

Come aiutarci? Be’, la prima risposta è quella più ovvia, tramite donazioni, anche piccole. A volte le persone possono non rendersi conto dei costi coinvolti nell’offrire i servizi ai ragazzi. Cerco di collaborare con realtà disposte ad aiutarci gratuitamente ma non è sempre possibile. Tutte le iniziative sono gratuite per i ragazzi, che generalmente si pagano comunque le spese di viaggio. Al momento stiamo raccogliendo fondi principalmente per la Summer Holiday 2017, la vacanza estiva gratuita che quest’anno si terrà dal 21 al 24 agosto inclusi, a Livorno, e sara’ aperta a 9 ragazzi/e provenienti da varie zone d’Italia. Tutti possono contribuire, anche 2 o 5 Euro fanno la differenza. Come dico spesso, ogni giorno spendiamo soldi per sciocchezze, per una o due volte, rinunciamo e doniamo a questi ragazzi la possibilità di divertirsi, confrontarsi e sentirsi giovani a dispetto della malattia!

Qui il link alla campagna di raccolta fondi: https://www.produzionidalbasso.com/project/vacanza-estiva-per-ragazzi-con-il-cancro/

E’ possibile donare anche tramite il c/c postal Intestato a: Associazione di volontariato Adolescenti e cancro c/c postale numero 001033768654 IBAN: IT 84 N 07601 13900 001033768654

Per info o domande potete scrivere all’indirizzo e-mail: adolescentiecancro@yahoo.it

Infine, è possibile dare una mano come volontari: per le iniziative con i ragazzi cerchiamo volontari della zona (Livorno e provincia) ma se ti piacerebbe dare una  mano con la raccolta fondi (esempio: coinvolgendo le aziende, i mercatini ecc della tua zona o anche amici, parenti, colleghi e conoscenti) contattaci pure!

In qualunque modo tu decida di aiutarci grazie di cuore!

Loriana Lucciarini – C’è qualcosa che ancora non sappiamo e che dovremmo sapere su chi si trova ad affrontare la sua battaglia personale contro il cancro?

Maricla Pannocchia – Dato il riferimento al titolo del romanzo, ci tengo a specificare che ho scelto questo titolo perché per me rappresenta le cose che ancora non sappiamo e che l’esperienza di Coleen può insegnarci. Come dico sempre, le persone che non hanno vissuto il cancro sulla loro pelle non possono capire appieno, si possono sforzare, quelle più dotate di empatia sicuramente possono mettersi meglio nei panni di chi ha vissuto o sta vivendo il percorso di malattia però io non dico mai ai ragazzi supportati dalla mia Associazione “ti capisco” perché non è vero. Immagino. Cerco di capire. Provo delle emozioni al riguardo. Ma non mi sono mai seduta su una poltrona d’ospedale a lasciare che m’iniettassero del veleno in corpo (solo per fare un esempio) quindi no, non capisco. Detto questo, posso dire che la gente generalmente pensa che una volta finite le terapie un ragazzo torni alla normalità con un semplice schiocco di dita ma nella maggior parte dei casi non è così. A parte che un ragazzo può avere effetti collaterali a breve o lungo termine causati dalla malattia e/o dalle terapie, un’esperienza del genere ti cambia per sempre e in molti hanno difficoltà a reintegrarsi nella società e a riprendere la vita di tutti i giorni. Dedichiamo un pensiero anche a chi e’ in remissione. Non significa necessariamente che tutte le sue difficoltà siano svanite nel niente.

Loriana Lucciarini – Quando un tumore colpisce un adolescente è ancora più difficile e doloroso prepararsi per la battaglia, sia per l’adolescente stesso – che si affaccia alla vita e sa già che avrà un destino segnato da lotte e dolore – sia per i genitori e per chi gli sta vicino. Tutti, comprensibilmente, a fatica arginano il terrore e a stento riescono a trovare la speranza per reagire e prepararsi a lottare. Non lasciarli soli, dar loro un supporto psicologico è importantissimo e trovo che l’attività della tua Associazione sia davvero da far conoscere e supportare. Tu, grazie alla tua esperienza, cosa ti senti di dirci su questo? Come riuscite a entrare in contatto empatico con le persone per dar loro coraggio, forza e, soprattutto, speranza?

Maricla Pannocchia – Prima di tutto, grazie per le tue parole. Hai pienamente ragione, spesso dimentichiamo che a soffrire e a dover affrontare difficoltà non è solo il ragazzo che riceve la diagnosi ma anche tutti coloro che gli vogliono bene a cominciare dalla famiglia per passare agli amici, al partner e alla comunità in generale. Gli adolescenti si trovano in una fase della vita di per sé delicata e difficile e una diagnosi di cancro mette in pausa la loro quotidianità. Li costringe a pensare alla propria mortalità, magari per la prima volta. E’ importante che i ragazzi mantengano una parvenza di normalità nella loro vita e quindi, secondo me, i programmi di supporto fra coetanei e attività che permettono loro distrarsi, divertirsi ma anche di imparare qualcosa di nuovo, sono importantissimi. Partecipando a quasi tutte le iniziative organizzate dalla mia Associazione, ho visto con i miei occhi l’importanza del supporto fra coetanei e d’iniziative che aiutano i ragazzi a ricordare che sono prima di tutto delle persone con i propri talenti, interessi, le passioni ecc e il cancro non li definisce. Mi reputo una persona empatica, come ho accennato prima, e credo che questo mi aiuti a rapportarmi con i ragazzi. Credo che il “segreto” però sia un altro: quando ho i ragazzi davanti non penso mai a loro come a dei malati di cancro. Sono dei giovani, e solo secondariamente sono dei malati di cancro. Questo mi permette di parlare e scherzare con loro come se fossero sani, d’incoraggiarli, di chiacchierare di cose di poco conto o anche dei piani per il loro futuro. Naturalmente dentro di me so che hanno passato o stanno ancora passando difficoltà che non posso neanche immaginare e i momenti più difficili sono quando i ragazzi raccontano le loro storie che naturalmente sono molto toccanti dal punto di vista emotivo. Pur cercando di essere incoraggiante, non voglio vendere loro storielle o indorare la pillola. Penso che il classico “andrà tutto bene” a volte non serva proprio a niente, a quest’età i ragazzi sono grandi e sono maturati in fretta, a volte non vogliono storielle, ma hanno solo bisogno di una persona amica di cui fidarsi, con la quale potersi sfogare. E sì, come hai accennato tu, è importantissimo rimanere vicini a una persona che soffre di qualunque grave malattia, a qualunque età. Non importa fare grandi gesti, l’amore e la presenza costante possono valere moltissimo.

Loriana Lucciarini – Grazie, Maricla, per essere stata qui con noi oggi. Mi ha fatto piacere ospitarti e scoprire le tante attività che svolgi. 🙂

Maricla Pannocchia – E’ stato un piacere e grazie ancora per avermi ospitata e per le tue belle parole! 🙂 Mi scuso se mi sono dilungata con le risposte, ma sono temi che richiedono un po’ di tempo e di parole per poter quantomeno cominciare a parlarne per bene. Grazie! 😀

Loriana Lucciarini – Apro ora la chat con i lettori. Maricla risponderà durante la giornata a tutti i commenti che le invierete. La possibilità di farle domande terminerà alle ore 20:00. Per i commenti che arriveranno dopo quest’orario ricordo che l’autrice passerà nei giorni successivi per non lasciare inevaso nessun commento. Tutto chiaro? 🙂 Bene, la CHAT È APERTA: SIETE LIBERI DI FARE LE VOSTRE DOMANDE…

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[ospiti] – 2 | “Le cose che ancora non sai” di Maricla Pannocchia esce oggi con Astro edizioni! #allDay

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Carissim* followers c’è profumo di libri e novità nell’aria! 😀

Infatti proprio oggi esce in tutti gli store “Le cose che ancora non sai” di Maricla Pannocchia – edizioni Astro e con molto piacere lo segnalo qui sul mio blog! 😀

Questo volume è stato presentato in anteprima il 17 febbraio presso la fiera del libro Libro Aperto a Firenze e da oggi è disponibile per l’acquisto, anche online! 

LE COSE CHE ANCORA NON SAI è  un romanzo Y/A che tratta temi delicati e importanti: una lettura stra-consigliata a genitori, adolescenti, educatori, lettori appassionati di temi sociali.

Per l’occasione Scintille ha ospitato la giovane Autrice dedicandole la GIORNATA AUTORE #AllDay: così nel pomeriggio (dopo le 15:00) verrà pubblicata l’intervista, quindi restate collegati e continuate a seguirci numerosi – come fate sempre ❤

Ma vediamo nel dettaglio il volume…

LE COSE CHE ANCORA NON SAI di Maricla Pannocchia – Genere: Narrativa, sociale –  Target: adulti e ragazzi – Editore: Astro edizioni – Collana: Storie di vita – Pagine: 368 – Formato: 14 x 20 cm  – Prezzo: 14,90 euro –  ISBN-EAN 978-88-99768-46-1 –  Link per acquisto


La trama

Un inno alla vita. Soffermandosi sul piacere delle piccole cose, e su ciò che conta davvero. Allyson Boyd e Coleen Hameldon hanno sedici anni, vivono a Glasgow ma, nonostante siano compagne di scuola, si sono rivolte la parola raramente. Le loro vite cambiano quando Coleen si ammala di leucemia e Allyson si offre per portarle i compiti in ospedale. Quello sarà il primo passo per la nascita di una delicata, importante amicizia che si sviluppa in contemporanea all’avanzare della malattia di Coleen e al piccolo, tranquillo mondo di Allyson che viene messo sottosopra. Nelle vite delle ragazze entrano parole come chemioterapia, effetti collaterali, trapianto di midollo osseo ma entrambe riescono a trovare quel coraggio che non credevano di avere. Il coraggio per trovare se stesse, per continuare a ridere, a lottare e a vivere la vita ogni singolo secondo. Un romanzo narrato a due voci che accompagna nell’età adolescenziale quando questa viene scombussolata dall’arrivo di una grave malattia. Per ricordare che la vita è un dono prezioso e per aiutarci a trovare la forza di essere noi stessi e di guardare sempre avanti, nonostante le difficoltà.


L’Autrice

Maricla Pannocchia ha un suo blog: questo. Ha, inoltre, fondato l’Associazione di volontariato legata ai temi trattati nel romanzo: “Adolescenti e cancro” che organizza importanti iniziative sociali e lavora affinché nessun adolescente sia lasciato solo a combattere il cancro. L’attività dell’associazione può essere seguita qui, nel blog.

Una bella intervista all’autrice, a cura di Samantha Terrasi, si trova su Il Vitruviano.