[Letti per Voi] – Short Review: “Diavoli Custodi” di Erri De Luca

Ciao a tutti, per quest’estate libridinosa sono a lasciarvi una brevissima recensione di una delle mie ultime letture: DIAVOLI CUSTODI di Erri De Luca e Alessandro Mendini

Ho da poco ultimato anche la lettura di un altro romanzo del Maestro (“La natura esposta”) e questo volume l’ho acquistato proprio durante la presentazione di Erri De Luca a Civita Castellana durante la kermesse Civitonica (di questo evento ho parlato anche in un paio di miei articoli e ho potuto intervistare anche l’autore, googolate se volete sapere di più).

Comunque, era da tempo che volevo leggere questo titolo e ho approfittato delle mie ferie per buttarmi fra le pagine. Quello che ho trovato è introspezione, memoria, racconto, paure…

Ecco qui la mia SHORT REVIEW…

Dall’incontro dell’autore con Alessandro Mendini nasce questo volume che scandaglia l’animo umano alla ricerca delle paure più profonde.

In un gioco creativo (l’artista ha realizzato tavole illustrate e l’autore ne ha dato parole e voce) ecco DIAVOLI CUSTODI che rappresenta una discesa negli inferi della coscienza collettiva, paure ancestrali che l’umanità si porta dietro nei secoli, paure che non perdono forza nonostante il tempo.

Il terremoto, l’indifferenza, la guerra. Ecco alcuni dei mostri che Mendini e De Luca fotografano in scatti da incubo. Ma ce ne sono molti altri e in tutti ci possiamo riconoscere.

Le linee incerte dell’artista rendono con potenza espressiva l’agitazione dell’animo nel prendere consapevolezza che in sé si agita quel mostro.

Le parole dello scrittore impastano di sentimento, ricordo, accusa le pagine.

Un lavoro che ho apprezzato, pur se la frammentazione degli argomenti mi ha fatto calare in modo minore nella struttura narrativa dell’autore, che tanto amo. Ciò non toglie che questo non sia un titolo assolutamente da leggere.

Loriana Lucciarini

[Letti per voi] – Emozioni forti in una storia vera: «Mi sa che fuori è primavera» di Concita De Gregorio

Un libro che penetra con forza dirompente nell’anima

MI SA CHE FUORI E’ PRIMAVERA di Concita De Gregorio

Questa è la storia di Irina, che ha combattuto una battaglia e l’ha vinta. Una donna che non dimentica il passato, al contrario: lo ricorda, lo porta al petto come un fiore. Irina ha una vita serena, ordinata. Un marito, due figlie gemelle. È italiana, vive in Svizzera, lavora come avvocato. Un giorno qualcosa si incrina.
Il matrimonio finisce, senza traumi apparenti. In un fine settimana qualsiasi Mathias, il padre delle bambine, porta via Alessia e Livia. Spariscono. Qualche giorno dopo l’uomo si uccide. Delle bambine non c’è più nessuna traccia. 

 

Un libro che penetra con forza dirompente nell’anima. Una storia tragica, un fardello pesante da portarsi appresso. Eppure qui, tra queste pagine, oltre il dolore c’è amore, c’è vita, c’è voglia di speranza.

Oltre il dolore…

Sì, perché chi rimane si trova a ricostruire una vita ormai frantumata in piccoli pezzi sparsi, che non sanno più di niente e sono intrisi di pianto, di ricordi, di un futuro che è negato. Una vita piena di quell’assenza che diventa presenza solida, stranamente solida, quando la morte ci sottrae chi amiamo ma al contempo anche quella parte di noi che tiene vivi i ricordi, annullando i giorni a venire in un passaggio senza gioia e senza luce. Qui invece i colori ci sono, così come la gioia che appare – all’inizio timida, quasi consapevole di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato – una gioia e una serenità che la protagonista di questo romanzo meriterebbe ma che, per molti, appare sbagliata, prematura; come se una persona travolta dalla tragedia debba smettere di anelare a un futuro diverso dimenticandosi di sorridere, di cogliere la bellezza nelle piccole cose, di emozionarsi, di gioire.

Mi è piaciuto tanto questo romanzo.

Per la potenza espressiva, per la capacità della De Gregorio di pennellare emozioni, stati d’animo, pensieri in una soggettiva sempre stretta, strettamente legata alla protagonista.

 

Per la tematica e per la tenacia con cui si tenta di dare luce anche nel buio.

 

Per il ritratto di donna che ho amato e che ho sentito mio per tanti aspetti, tante piccole sfumature.

Drammatico, coinvolgente, profondo, a tratti poetico. Da leggere.

Loriana Lucciarini

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[Letti per voi] – La storia di Irene, di Erri De Luca: libro di emozioni, vita, sogni, ricordi, magie…

Carissim*, oggi vi parlo di una delle mie ultime letture: «LA STORIA DI IRENE», di Erri De Luca.

Una storia fantastica, piena di poesia e ruvidezza di vita che ci arriva però come una carezza.


Erri De Luca, il  Maestro, continua a commuovermi e stupirmi tra le righe dei suoi romanzi. 

Lui, che si definisce raccoglitore di storie, è autore capace. Il suo stile asciutto, che si apre a momenti di inaspettata liricità, rende la carta viva, vibrante di suoni, rumori, colori, profumi, sensazioni.

«La storia di Irene» è una storia piena di magia, di vita, di sogni, di ricordi.

Una storia fantastica dove le persone si trovano nella realtà dell’esistenza, dove gli sguardi raccontano, dove le rughe e le cicatrici sulla pelle diventano la carta inchiostrata in cui le storie di ognuno si narrano.

Il volume contiene anche altri due racconti, che ho apprezzato per le descrizioni efficaci e l’approfondimento della sensibilità dei personaggi.

Da leggere, ovviamente, come sempre quando si tratta di Erri De Luca!

Loriana Lucciarini

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[letti per voi] – Latinoamericana, Ernesto Che Guevara

latinoamericana

Interessante è la lettura di questo volume, Latinoamericana, diario romanzato scritto da Ernesto Che Guevara, che è poi il resoconto del suo viaggio giovanile dall’Argentina al Venezuela, intrapreso macinando chilometri polverosi sulla mitica Poderosa, assieme all’amico medico Alberto Granado.

Il volume narra l’avventuroso viaggio, tra cadute rovinose su strade sterrate, rotture meccaniche prontamente risolte grazie all’ingegno o alla benevola sorte, incontri con personaggi conosciuti durante il viaggio, accompagnamenti di fortuna o condivisione umile della miseria delle popolazioni indios che, nonostante tutto si dimostrano di una generosità commovente.

Gli episodi più densi di significati, e forse proprio quelli che segneranno una svolta nell’animo del giovane Ernesto, sono quello del lebbrosario di San Paulo e l’incontro con la coppia di operai cileni, conosciuti durante il viaggio verso Chuquicamata.

Tutto in questo viaggio, sia la goliardia degli scherzi, sia il vivere in prima persona le condizioni di vita di tante popolazioni minori dell’America Latina, contribuirà a formare nel giovane 23enne Ernesto Guevara, la coscienza politica e sociale che lo porterà, anni dopo, a diventare leader indiscusso del movimento rivoluzionario in Sudamerica, tanto da essere – ancora oggi – il simbolo e la figura emblematica politica di riferimento per intere generazioni.

Infatti, così recita il suo commento posto in IV di copertina:

Il personaggio che ha scritto questi appunti è morto quando è tornato a posare i piedi sulla terra d’Argentina, e colui che li riordina e li ripulisce, io, non sono più io; per lo meno, non si tratta dello stesso io interiore. Quel vagare senza meta per la nostra “Maiuscola America” mi ha cambiato più di quanto credessi.

Bello, così intenso e interessante che lo rileggerò nuovamente a breve!

Loriana


Altre info

Titolo: Latinoamericana – un diario per un viaggio in motocicleta

Autore: Ernesto Che Guevara

Editore: Universale Economica Feltrinelli

Edizione: 2005

pagine: 128

prezzo: 5 euro

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Sinossi

Il diario di Ernesto Che Guevara – da lui stesso rielaborato in forma narrativa grazie agli appunti di viaggio – è il resoconto dettagliato di migliaia di chilometri, dall’Argentina al Venezuela, del viaggio in moto compiuto con il suo amico e compagno di studi Alberto Granado. Avventure ed emozioni inframmezzate da infinite riflessioni sui mille spetti dell’America, la miseria degli indios, l’emozione di vedere l’oceano e dai suoi ventitré anni, con la voglia di organizzare uno scherzo, innamorarsi e corteggiare le ragazze, mentre la moto perde pezzi per strada, provocando cadute tragicomiche. Introduce e chiude il volume, il padre del Che, Ernesto Guevara Lynch, un relatore d’eccezione: le umanissime considerazioni di un genitore che assiste alla partenza del figlio, il 29 dicembre 1951, e la gioia nel riabbracciarlo al ritorno, il 26 luglio 1952.