[MaglaxWriters/I PROVINI] – La Metamorfosi di Fausto Pirello

metamorfosi cop1 Sole Contro

L’aurora rischiarava le sagome dei palazzi della città. Iniziava ad albeggiare e una luce brillante rendeva tutto più definito, netto. La notte stava ritirando veloce il suo buio, come se il sole prepotente volesse scacciar via le tenebre. Elena socchiuse gli occhi e respirò a fondo l’aria ancora frizzante della notte. “E’ ora di muoversi”, disse.

Le dava fastidio tutto quel chiarore, tutta quella luce. Odiava il sole.
Tutto quell’illuminare, quel dare vita.
Probabilmente era l’unica a soffrire la svastica per il valore simbolico e non per quello storico.
Odiava il sole perché la costringeva a vedere il suo essere, o meglio il suo non essere.
Si sentiva come trasformata in un enorme essere inetto ripugnante.
Come una novella Giosuè gridava “sole fermati in gabaon, e non venire a splendere sulla mia città”.

Se fosse rimasto dov’era, lei avrebbe fatto lo stesso.

“Smettila di illuminare quello che non ho, smettila di dare inizio ad un nuovo giorno che non vivrò.
Smettila di far crescere alberi che mi fanno respirare, che la mia vita è priva di momenti che il respiro me lo tolgono.”

Se ne stava a pancia su, sdraiata sul letto, inspirando sempre più forte l’aria della notte che entrava dalla finestra.
Aveva spesso sentito un legame quasi molecolare tra le sue vertebre e il materasso.
Le ossa unite al lattice sembravano formare una corazza dura capace di resistere agli urti che avrebbero potuto farle curvare la schiena.
E lei non poteva permetterselo.
Lei non poteva piegarsi. Continua a leggere

[MaglaxWriters/I PROVINI] – Elena di Simone Piani

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L’aurora rischiarava le sagome dei palazzi della città. Iniziava ad albeggiare e una luce brillante rendeva tutto più definito, netto. La notte stava ritirando veloce il suo buio, come se il sole prepotente volesse scacciar via le tenebre. Elena socchiuse gli occhi e respirò a fondo l’aria ancora frizzante della notte.

“E’ ora di muoversi”, disse.

Ma una sagoma d’un tratto smorzò ogni suo intento e proposito: solenne si ergeva all’angolo tra corso Piave e via dei Martiri, lo conosceva, sapeva che la sua presenza lì era questione di vita o di morte. E’ ora di muoversi…

L’aria sembrava essersi fatta più calda e la poesia sulla sommità degli edifici era diventata una flebile filastrocca.

Istanti immobili, poi i muscoli si riattivarono, a testa bassa le gambe si flessero e si contrassero di nuovo, mosse da qualcosa. La forza di volontà non c’entrava nulla, era bisogno di sapere, capire perchè fosse arrivato proprio in quel momento, perchè se ne stesse lì senza dire nulla, perchè di nuovo dopo tanto tempo.

Lo raggiunse e si stupì di avercela fatta, l’aveva desiderato davvero?

L’aveva mai davvero voluto, o era stato un capriccio, come di una bambina egoista e viziata. Quanto male aveva generato quel desiderio, tremendo ed immortale. Un male che aveva attraversato secoli. Elena non lo guardò in viso, le bastava percepirne la presenza a fianco per ricordare. Era stato tanto tempo fa, così tanto che la mente doleva a farne memoria.

Lo prese per mano e quasi come un pupazzo di pezza, senza opporre nessuna resistenza, quasi rassegnato nei movimenti egli la seguì e si fece trasportare.

La strada cominciava ad arretrare sotto i loro piedi come se si riavvolgesse; anche i suoi ricordi, sfuggendo al suo controllo, si arrotolavano. Le parve che l’aurora scomparisse e tutto fosse tornato a quella lontana notte, il 17 maggio. Continua a leggere

[MaglaxWriters/I PROVINI] – La Lama Prezzolata di Tiziano Fares

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L’aurora rischiarava le sagome dei palazzi della città. Iniziava ad albeggiare e una luce brillante rendeva tutto più definito, netto. La notte stava ritirando veloce il suo buio, come se il sole prepotente volesse scacciar via le tenebre. Elena socchiuse gli occhi e respirò a fondo l’aria ancora frizzante della notte.

“E’ ora di muoversi”, disse.

La timida luce che affiorava all’orizzonte si stava lentamente alzando ed Elena doveva fare in fretta. Riverso al centro della stanza con un pugnale conficcato nel collo vi era Gregor, governatore della città di Urus. Un’intera notte per penetrare nella villa senza essere notata dalle sentinelle e soltanto invece pochi attimi c’erano voluti per completare l’incarico che gli era stato assegnato il giorno precedente da quella strana figura incappucciata. Un efferato delitto per chiunque, ma non per Elena, la “Lama Prezzolata di Rivocorto”. Il pensiero della borsa d’oro che l’aspettava nel vicolo del porto era talmente ridondante nella mente della donna che, dirigendosi verso la finestra per calarsi giù nei giardini, urtò un mobile facendo cadere rovinosamente a terra un portagioie di cristallo. Fuori dalla porta subito si udirono i passi veloci delle sentinelle allarmate dal rumore ed Elena non avrebbe mai potuto affrontarle in uno scontro frontale sola contro più uomini e dunque non gli rimaneva altro che gettarsi giù dalla finestra. Continua a leggere