[Ospiti] – La vita e i suoi demoni in poesia | Intervista a Silvia Chiarante per il Salotto Letterario

Buonpomeriggio followers! 😀

Con noi oggi un’autrice emergente che si racconterà durante l’Aperitivo Letterario. Mettetevi comodi che iniziamo subito subito 🙂

Qui con noi c’è… Silvia Chiarante!


Chi è Silvia Chiarante?

Silvia Chiarante è nata a Giaveno (To) il 23 febbraio 1989, sotto il segno zodiacale dei pesci. Laureata in filosofia, scrive poesie e romanzi nel suo gotico antro d’Altrove, in compagnia della musica, della notte e degli animali.

Vince il suo primo concorso letterario a dodici anni, il premio nazionale Come Pirandello… sezione novella. Nel 2014 ottiene il primo premio nella sezione poesia del concorso Streghe, Vampiri & Co. di Giovane Holden Edizioni, pubblicando contestualmente la lirica “Amarantos”, sull’antologia Storie di immaginaria realtà. Nel giugno 2015, a seguito della vittoria, esce «Opera al Nero», “silloge di poesie gotiche che indagano, celebrano e s’inchinano alla condanna della non corrispondenza tra lo sguardo, l’anima ed il fato”.

La seconda raccolta dell’autrice, «Requiem dell’esilio», è stata pubblicata per Le Mezzelane Casa Editrice. Le liriche “Vecchiaia” e “nemO”, anteprima del volume, sono apparse sulla rivista “Gradiva”, International Journal of Italian Poetry, Stony Brook, NY (n. 52 – fall 2017), Leo S. Olschki Editore.


Le pubblicazioni di Silvia Chiarante

LINK PER L’ACQUISTO • Opera al Nero, Giovane Holden Edizioni, 2015 (Silloge di poesie)

  • Le poesie “Vecchiaia” e “nemO”, in “Gradiva”, International Journal of Italian Poetry, Stony Brook, NY (n. 52 – fall 2017), Leo S. Olschki Editore – leggile qui
  • La lirica “Amarantos”, in Storie di immaginaria realtà, Giovane  Holden Edizioni, 2014 – leggila qui

La sua ultima pubblicazione è…

Requiem dell’esilio – Le Mezzelane Casa Editrice, 2017 (Silloge di poesie)

Requiem dell’esilio è una silloge di quarantuno poesie, composte nell’arco di circa due anni, tra il 2015 ed il 2016. L’opera richiama suggestioni gotiche, sviluppandone le tematiche con stile ermetico e decadente.

 

 

 

 

 


Scintille – Chi sei, cosa fai, che hai combinato fin qui e cosa combinerai?

Silvia Chiarante – Sono nata il 23 febbraio del 1989, con sole in pesci, ascendente in ariete e luna in bilancia. Amo gli animali, la musica, la notte che si attarda sui bordi e le atmosfere un po’ lugubri. Ho un pessimo rapporto con lo spazio circostante e mi immergo troppo in quello interiore. Mi è più semplice esprimere ciò che ho dentro attraverso gli spazi bianchi dei versi, che disperdendomi nei tempi circoscritti dei giorni.

Con il passare degli anni è sempre più difficile interrogarmi a riguardo, al punto che a volte dubito  di essere una persona sola. Magari sono solo più vicina alla risposta e all’inconsistenza della questione stessa di quanto non lo fossi all’inizio. Quando si definisce qualcosa lo si delimita a forza e a me non piace sentirmi ingabbiata, né credo di essere così statica.

Non penso di aver combinato molto fino ad oggi e non so se un giorno potrò ritenermi soddisfatta. Considerare il compimento attraverso la rete di una griglia esterna è deleterio, rispettare la propria non sempre dipende dalla nostra volontà.

 

Scintille – Che rapporto hai con la scrittura? Cosa significa per te? Cosa vuoi comunicare?

Silvia Chiarante – Un rapporto conflittuale, forse perché rispecchia quello con me stessa. Scrivere significa scendere a patti con il proprio demone, ma ciò che esso sottrae poi a suo modo restituisce. La catarsi dura sempre molto poco, il tempo di evocare un suono e rileggerlo con l’illusione di averlo sfiorato, poi stringe di nuovo, lasciando sospesi alle viscere come fossero catene e lacci di cuoio. In questo modo so che esisto.

Compongo principalmente poesia e non so quanto l’abbia scelto io  e quanto sia l’inevitabile conseguenza del modo un po’ atipico ed esasperato con cui percepisco le cose. Anche quando scrivo altri generi devo fare i conti con quel timbro interno e con l’ossessione per il suono;  a volte c’è troppo pathos ed è difficile gestirlo.

Quando tutto è veloce, confuso e sovraesposto, la poesia rappresenta un rifugio già noto ma mai del tutto sondato, la più grande menzogna e l’unico modo per dire il vero, la più calzante tra le maschere appese sul volto cangiante del vuoto; è l’altrove, l’orologio che resta fermo a battere il tempo alle metafore, la sublime decadenza di ciò che resta sospeso sollevandomi fino al paradosso da ciò che attorno è precario e mutevole. L’autentico si nasconde nell’artificio, e, temendo di mostrarsi, trascende il vincolo terreno, veste i costumi nella vita e il simbolismo nei versi sul foglio. E se esso non si svela mai del tutto, a costo di non esistere nella dimensione tangibile per un occhio poco incline ad indagare, così la poesia respira tra gli strati, eterna, eppure così esposta e vulnerabile.

Forse per questo le parole non sono quasi mai al mio servizio, e la riprova è nel fatto che quando avrei dovuto utilizzarle in modo appropriato, sono spesso rimasta in silenzio.

Scintille – Parlaci dei tuoi libri. Quali tematiche affronti e in che modo?

Silvia Chiarante – Per il momento ho pubblicato due raccolte di poesie: Opera al Nero con Giovane Holden Edizioni e Requiem dell’esilio con Le Mezzelane Casa Editrice.

I temi ricorrenti sono il rapporto con la morte e con il tempo, l’invocazione e l’esorcismo dello Spettro, la passione infelice e la ricerca del senso. Lo stile è ermetico e ricco di suggestioni simboliche e decadenti.

Opera al Nero è una veglia in maschera, la messa in scena del dolore per la “non corrispondenza tra lo sguardo, l’anima ed il fato”, la celebrazione della putrefazione del sé nell’ ossessione evocata sul palco del sacrificio. La morte, l’ignoto, l’amore impossibile e i propri mutevoli sé sono tutti attori che si impongono e si alternano come comparse irrequiete del destino.

Requiem dell’esilio è ancora permeato dall’eredità dell’antica presenza ma introduce man mano una consapevolezza. La lontananza non è più vissuta soltanto come lo scarto dall’oggetto del ricordo, bensì dalla propria stessa vita, e diventa percezione dell’esilio come condizione dell’esistenza umana, ferma ad un percorso che involuto e contratto appare di colpo lo spauracchio della morte, ripiegato su se stesso. 

La veglia perpetua  si trasforma dapprima nei funerali di un corpo fantoccio, poi nel Requiem in vita del qualcosa che non può morire perché mai è stato. È la celebrazione del tempo impiegato ad inseguire il Fantasma, rivelatosi poi essere il committente stesso del verso e di quell’Incompiuta che fatica a siglare il congedo.

Scintille – Come sono i tuoi protagonisti? Hai una predilezione per un certo tipo di personaggi?

Silvia Chiarante – Tra le mie pagine ricorrono presenze che tornano a manifestarsi fedeli, a volte sotto mentite spoglie e non sempre con buone intenzioni. Nella poesia si impongono spesso lo Spettro, la Maschera, la Morte, il Tempo, la Notte, il Ricordo, la  Passione Nefasta, l’Amore Impossibile, la Malattia, il Fato e la Vecchiaia.

Nei romanzi do voce agli stessi protagonisti che cercano posto nei versi ma che qui incarnano le vesti di  personaggi concreti, per quanto mai del tutto corporei, poiché slegati dal tempo e dallo spazio nei loro tormenti, come chi ne fa le veci per raccontarne i drammi e le dannazioni.

Scintille – Quali genere di storie ami raccontare?

Silvia Chiarante – Ho iniziato a pensare alla morte piuttosto presto e forse questo è il tema cardine di tutto il percorso.  Le ispirazioni fondamentali provengono da questo fulcro che eviscero a tratti anche in modo morboso.

Il tempo, le illusioni, il connubio tra eros e thanatos, la condanna dell’esistere solo a tratti per poi svanire nel proprio riflesso senza preavviso, la lotta con il proprio passato e con quanto è rimasto in sospeso: tutto questo è debitore del grande interrogativo. Non sono io a scegliere di volta in volta i temi, si ripropongono da sé, a volte svelandosi in tempi successivi, altre prendendosi gioco di me. È capitato che comprendessi certi versi solo molto tempo dopo averli scritti, quasi fossero profetici.

Scintille – Se dovessi definire il tuo mondo di carta e inchiostro con quali colore, immagine, profumo o suono lo descriveresti?

Silvia Chiarante – Con i primi versi di “Negro semen”, una poesia contenuta in Opera al Nero

Resta.

Nella litania del tuo viso senza forma

celata al verso stanco, tinto a lutto nella penna

quella vibrazione del dettaglio che sprofonda

al tremore inerme d’orma greve che s’arresta.

 

Dorme.

Il senso dispera.

 

Quando il tatto materia non sonda

spaurito l’abisso levarsi di nebbia

ode ove il passo terreno non calca.

 

Scintille – Da autrice esordiente a emergente nel panorama italiano. Parlaci della tua storia e del cammino fatto fin qui. Hai consigli per chi vorrebbe intraprendere la strada della scrittura? Cosa evitare e su cosa puntare, secondo te?

Silvia Chiarante – Ho iniziato a scrivere molto presto, a sette anni componevo già poesie e a dodici ho vinto il primo concorso a cui ho partecipato, con una novella ispirata a Pirandello. Per mia scelta per anni non ho più partecipato a premi e ho quasi smesso di scrivere.

La poesia ha la  tremenda facoltà di metter di fronte a chi si è per davvero, e a volte la proiezione è troppo confusa e precoce per poter convivere in pace con la consapevolezza che la propria vocazione è proprio quella di non esserlo mai, in pace. Per questo motivo nel mio caso ci sono state due genesi, una infantile e una più tardiva. Qualche anno fa ho ricominciato a comporre, a leggere le mie poesie in pubblico e a scriverle su un blog personale. Dopo aver vinto un premio bandito da Giovane Holden Edizioni ho pubblicato la mia prima raccolta, Opera al Nero. Ho sentito poi l’esigenza di una seconda silloge ed ecco Requiem dell’esilio, edita da Le Mezzelane. Le poesie “Vecchiaia” e “nemO”,  estratto della raccolta, sono apparse sulla rivista “Gradiva”, International Journal of Italian Poetry.

Ognuno ha i propri percorsi, in particolar modo interiori, e io non ho né l’esperienza né la preparazione per fornire consigli pratici. Per prima vengo talvolta accusata di vendere male me stessa – per me è un complimento  – e di non credere in quello che ho dentro.

 

Scintille – Fai un saluto ai tuoi lettori con una citazione – che poi è anche l’augurio che vuoi lasciare su questo blog – tratto dalle pagine del tuo romanzo.

Silvia Chiarante –  Ringrazio Loriana per lo spazio che mi ha dedicato e saluto tutti i lettori.

 

Per congedarmi vi lascio la poesia di chiusura di Requiem dell’esilio.

Ci tengo a precisare che non è un augurio che indirizzo al blog ma non è semplice adattare i miei versi a questo scopo… perdonatemi.

Commiato

 

All’imbrunire dell’ultimo atto,

là dove la notte dispiega l’inferno,

le attese si schiusero rovi dal fondo

a farsi radice dai graffi del cielo

 

e quando lo squarcio vibrò fino al sangue

la crepa dei sensi che non filtrano luce,

sospeso a mezz’aria a bruciar le parole

rimase il ricordo a specchiare le lacrime.

 

 

[Requiem dell’esilio, Le Mezzelane Casa Editrice]

 

 


L’appuntamento di oggi termina qui.

Ringrazio Silvia Chiarante per essere stata con noi oggi in questo appuntamento del Salotto Letterario.

Salutandovi, vi invito a seguire Scintille e le sue attività: tanti altri autori  e autrici emergenti italiani passeranno di qui!

Un abbraccio e… followME! 😀

Loriana Lucciarini


VI E’ PIACIUTA QUESTA INTERVISTA? SIETE INTERESSATI A SEGUIRE L’AUTRICE CHE OGGI VI HO PRESENTATO? ECCO QUI IL LINK DEL BLOG DOVE POTETE SERGUIRLA…

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