[MaglaxWriters] – Ringraziamenti

banner MxW 2014La prima edizione del “MaglaxWriters”, il contest che abbiamo ideato noi di Magla, l’isola del libro, si è conclusa!

Un’impresa titanica, messa in piedi con pochi mezzi e tanta passione, che ha visto più di 80 autori e autrici di tutta Italia gareggiare per arrivare in finale.

Impegnativo certo, dal punto di vista organizzativo e per l’ulteriore ruolo da coach che noi di Magla abbiamo svolto, supportando il nostro team anche nell’editing dei racconti in gara. Un’esperienza che mi ha dato tanto, a livello professionale ma soprattutto umano!

Ringrazio tutti gli writers del Team Uomini Under 30: Andrea Di Lauro, Andrea Khaldi, Daniele Imbornone, Fausto Pirrello, Francesco Piscitelli, Luca Giovagnola, Matteo Iacobucci,  Michael Crisantemi, Simone Piani, Tiziano Fares, Valerio Vozza e Valerio Zavaglia, per la passione e il talento messi in campo in questi mesi e nelle varie fasi del contest. Ai miei giovani autori dico: il talento non vi manca e, al di là del risultato di questo contest, vi siete dimostrati capaci e desiderosi di confrontarvi anche in fase di stesura dei testi: fate tesoro di questa esperienza e continuate, con determinazione e volontà, a perseguire la strada della scrittura: per tutti voi i bei risultati arriveranno! :-*

Ringrazio le autrici, la blogger e la lettrice che hanno composto la nostra giuria nella fase della semifinale: si sono sobbarcati la lettura di tanti racconti e l’onere di valutarli. Eccole qui – una per una – per un mio ringraziamento speciale: Laura Bassutti, Silvia Devitofrancesco, Mariangela Di Nanno, Pieroni Marina, Laura Roggero e Daniela Vitali. :-*

Ringrazio le altre tre Maglozze: Alessandra Nitti, Annalisa Caravante e Marta Tempra, per la sinergia e l’entusiasmo profuso nel lungo cammino del concorso. Un contest dall’esito non scontato, anzi partito quasi come un’avventura, una scommessa, un gioco, ma che si è rivelato davvero una bella esperienza, con risvolti inaspettati! 😀

Ringrazio Arpeggio Libero per il supporto decisivo nella fase finale e lo staff di Arpeggio per l’onere di valutare i racconti in qualità di giuria.

Inoltre voglio sottolineare la generosità di Fabio Dessole e Manuela Dessole per far fare quel salto di qualità a questo contest, che già straordinario era ma che ancor più straordinario è diventato, con la realizzazione nei prossimi mesi di un’antologia cartacea e di un ebook che avrà il timbro Arpeggio Libero. 🙂

Faccio i miei complimenti a Francesco Piscitelli, che si è classificato al 4° con un punteggio (8.18) che di un soffio gli ha sottratto il podio (che sarebbe stato meritatissimo!) e Michael Crisantemi, che è stato il più votato in assoluto con i voti social, con ben 472 preferenze! Un risultato di pubblico davvero straordinario, che è il segno di un talento indiscusso, da continuare a coltivare! ❤

Tanto di cappello alle vincitrici: Annalisa Rizzi, Annarita Tranfici e Bianca Fasano, che hanno saputo sbaragliare la concorrenza degli altri talentuosi autori con i loro bei racconti! Il fatto che il podio sia tutto al femminile mi convince della capacità di noi donne di saper narrar storie e di saper trasmettere emozioni! (yeah!)  (( ❤ ))

…Che dire ancora?… Contenta io! 🙂

❤ kiss & love ❤

∼ Loriana Lucciarini ∼ 


 

Vi ricordo che l’avventura non termina qui: nella giornata di oggi saranno rese note le varie classifiche e i punteggi per Team.

Nei prossimi mesi poi, verrà realizzata l’antologia cartacea edita da Arpeggio Libero, con i racconti di tutti i finalisti che, successivamente, verrà presentata in varie città d’Italia in un tour di promozione che vedrà coinvolti oltre agli organizzatori anche tutti gli autori partecipanti al contest!

Inoltre, sempre dalla casa editrice Arpeggio Libero, è prevista le realizzazione di un ebook con la storia del contest, che verrà distribuito su vari store, che vedrà coinvolti tutti i partecipanti (dai provini alla semifinale), con racconti, interviste, commenti e quant’altro… 

SO: STAY TUNED! 😀

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[MaglaxWriters] – I VINCITORI!

banner MxW 2014I VINCITORI DELLA PRIMA EDIZIONE DEL CONTEST MAGLAXWRITERS

organizzato da Magla, l’isola del libro e da Arpeggio Libero sono:

Rizzi – Tranfici – Fasano

vedi la votazione e leggi i loro racconti –> QUI!

 Ecco la classifica finale:

1. Rizzi 8.71
2. Tranfici 8.46
3. Fasano 8.19
4. Piscitelli  8.18
5. Ingaramo 8.14
6. Granchi 7.78
7. Camalleri 7.60
8. Cardone 7.44
9. Bertini 7.26
10. Tardo 6.73
11° Bernardinello 6.57
12° Faramondi 6.28
13° Crisantemi 6.13
14° Serafini 6.07
15° Alandini 6.04
16° Scampone 5.52
17° Melato 5.47
18° Pirrello 5.46
19° Nolli 5.09
20° Khaldi 4.80
21° Borghesi 4.71
22° Giovagnola 3.78
23° Sciannimanico 3.77
24° Piani 3.72

[MaglaxWriters] – “Un’ultima volta ancora” di Valerio Zavaglia

UN'ULTIMA VOLTA ANCORA COPUn’ultima volta ancora

Valerio Zavaglia

Occhi marroni, capelli castani raccolti in una coda, labbra livide e screpolate. Il trucco nero colava lungo le guance, fin sopra gli zigomi.

Rabbia, dolore, dolore, rabbia. Pena.

Il pugno colpì forte, talmente forte da rompere il naso alla donna che aveva di fronte. L’unica cosa che spaccò fu il vetro davanti a lei, che cadde in tanti piccoli pezzi sulle mattonelle azzurre del pavimento. Il dolore le attraversò il braccio, partendo dalle nocche e arrivando fino alla spalla, come una potente scossa elettrica. La donna la osservava dai pochi pezzi di vetro ancora attaccati alla struttura in legno. Pezzi di vetro affilati, simili a lunghi coltelli che avrebbe volentieri afferrato per tagliarle la gola e vedere spegnersi a poco a poco quello sguardo pieno di disperazione, di pena.

Cadde a terra, bambola di pezza in mezzo ai pezzi di vetro. Tanti piccoli pezzi di vetro come lame lucenti. Schegge. Lo specchio in frantumi, come la sua stessa vita.

Dalla tasca del giaccone in pelle prese tutti i suoi averi. Una bustina, una siringa, un cucchiaio, del succo di limone e un accendino.

Gran bel misero bottino pensò. Un sorriso le increspò le labbra screpolate. Iniziò ad armeggiare, sentiva le dita gonfie e addormentate. Sciolse l’eroina nel cucchiaio e la tirò con la siringa fino a colmarla.

Una volta iniettata bastavano solo dieci secondi.

Si tolse il giaccone e lo lasciò a terra, insieme al resto dei suoi averi tranne la siringa, la siringa no, quella rimase nella sua mano tremante. Arrotolò la maglietta fin sopra il gomito, scoprendo un bianco braccio pieno di piccoli puntini rossi.

Una volta iniettata bastavano solo dieci secondi.

Infilò l’ago nella vena e – pian piano – si iniettò tutto il contenuto della siringa.

Uno…

Fissò le schegge di vetro davanti a lei e spalancò gli occhi.

Due…

Su quei pezzi di vetro correvano delle immagini.

Tre…

Una bambina con lunghi capelli castani e una manciata di efelidi correva su di un prato.

Quattro…

La stessa bambina davanti due lapidi.

Cinque…

Una ragazza sdraiata in un letto, il corpo avvinghiato a quello di un uomo. Sul comodino un posacenere stracolmo e un paio di siringhe.

Sei…

La ragazza è in un altro letto, un neonato tra le sue braccia.

Sette…

Il bambino piange, la ragazza è stesa sul letto. Dorme. Sul comodino una siringa vuota. Il bambino piange poi smette, risucchia l’aria una, due, tre volte. Gli occhi aperti a fissare il soffitto.

Otto…

La ragazza è seduta per terra sul marciapiede lercio. La gente che passa scuote la testa, alcuni gli lanciano monete di piccolo taglio.

Nove…

La siringa vuota ancora infilata nella vena. Vomito secco sulla maglietta. Gli occhi chiusi.

Dieci…

L’effetto dell’eroina viene accolto quasi con sollievo. Poggia la testa al muro e sorride. Tutto quello che aveva visto sui pezzi di vetro, tutte quelle immagini altro non erano che il film della sua vita. La bambina felice a cui vengono strappati i genitori, l’amore verso l’uomo sbagliato, il primo incontro con l’ero, il suo piccolo e dolce bambino morto perché lei dormiva strafatta a pochi centimetri da lui, il periodo passato in strada.

L’eroina corre veloce nelle sue vene, le raggiunge il cuore.

Ha ancora qualche istante per sé, per pensare a quella merda di vita. Tutti i dolori, le sofferenze passate. Ma ancora non riesce a dare la colpa a quella vita tanto odiata. La colpa è sua, sua solamente. Persone sbagliate e scelte sbagliate che l’hanno portata in quell’autogrill dimenticato da dio a spararsi altra merda in vena.

Per l’ultima volta.

Il suo cervello si dimentica di dare ordini al respiro, i polmoni rallentano i loro movimenti, l’ossigeno non arriva più agli organi.

Era ora pensò.

Cerca di succhiare aria, la stessa azione che aveva compiuto suo figlio prima di lei. Se ci riuscisse sorriderebbe. C’est la vie.

Il sistema cardio-vascolare collassa in mancanza d’ossigeno.

Sente la vita che l’abbandona.

Volge un ultimo sguardo a quelle schegge di vetro ai suoi piedi. Il suo bambino allunga le mani verso di lei.

Sto arrivando piccolo.

[MaglaxWriters] – “Il pianeta della dea Myka” di Valerio Vozza

IL PIANETA DELLA DEA MYKA COPIl pianeta della dea Myka

Valerio Vozza

La dea Myka, ancora fanciulla, era solita addobbare il suo piccolo albero di Natale con dei pianeti. La Terra era tra tutte le sfere quella che preferiva: colorata per tre quarti con i colori azzurri dell’acqua e il resto di quelli della roccia. Per errore il pianeta era caduto e si era rotto in mille schegge appuntite. I genitori della bambina la vedevano triste e decisero di accompagnarla fino alla Via Lattea, in un sistema stellare in formazione, dove la Terra si potesse di nuovo ricostruire.

Ma ciò non è riuscito alla perfezione, la nuova Terra ha le ammaccature della precedente, infatti, è ancora tappezzata da spigolose montagne e l’oceano si prolunga verso le terre emerse per mezzo di schegge d’acqua che gli abitanti, i terrestri, chiamano fiumi. Anche loro ricordano la forma delle schegge: grandi poco meno di 2 metri si sviluppano prevalentemente lungo la verticale e assomigliano a schegge di acqua e carbonio. Le loro case misurano la grandezza dei loro cuori: schegge di centinaia di tipi diversi di materiali si innalzano dal terreno con la folle ambizione di grattare il cielo per farsi notare dalla dea Myka ed essere così riammessi sull’albero di Natale. I loro interessi, invece, misurano la profondità del loro Universo, rispetto a quello della loro dea: gli abitanti della Terra amano dividersi in continenti, stati, regioni, provincie, comuni, quartieri, condomini, scale, interni e stanze. Ognuno è diviso dagli altri, come se abitasse in schegge infinitesime separate. Essi sono pronti a tutto per rubare un pezzo della scheggia altrui in spietate guerre, ma sono altrettanto incapaci di condividere assieme le risorse del loro pianeta divisi come sono.

Anche il cuore e la mente dei terresti sono separate: se la prima è già in aria, che quasi si appresta ad atterrare paga del suo volo, la seconda è ancora in terra, mai soddisfatta, a spiccare voli in continuazione. Così l’orbita di un abitante della Terra non assomiglia per niente al semplice circolo che compie il pianeta per interazione gravitazionale: la prima è determinata da complesse forze che portano i terrestri verso l’essere che è stato al loro fianco durante la spaccatura del pianeta, per completarsi a vicenda e poter così far spiccare il volo alla mente di entrambi affinché possano prendere i loro cuori e atterrare felicemente oltre ogni difficoltà.

Così ho visto un soldato keniota cercare per tutta la vita di viaggiare nel tempo per incontrare una sacerdotessa Inca e una pittrice americana cercare addirittura la compagnia un imperatore romano…

L’anima dei terrestri è capace di comprendere il fascino dell’infinito mondo degli dei, ma questi ne sono esclusi, dato che vivono nel pianeta dei frammenti: scienziati progettano pianeti cavi incapaci di essere realizzati per mancanza di materia, scrittori immaginano mondi distanti decine di parsec, incapaci di essere raggiunti per mancanza di tempo nelle loro vite, artisti immaginano geometrie incapaci di esistere per mancanza di spazio e di dimensioni presenti nella loro realtà. Tutti incapaci di vivere nel mondo infinito di Myka.

L’insieme delle possibilità per un terrestre di incontrarsi con i loro simili ha la stessa cardinalità degli elementi di un intorno aperto dei numeri reali e come quest’ultimo è limitato. Ad esempio, ho osservato che il settore dei matematici e quello dei guerrieri sono mischiati con gli altri. Una sera nel Queenland meridionale, mentre ero insieme a un gruppo di aborigeni australiani, ho espresso questa preghiera agli dei: “Forse Archimede non potrà incontrare Newton, né Giulio Cesare potrà aiutare Napoleone a Wateloo, ma almeno il proprio compagno, quello che era a lui più vicino, quello che cercano con più insistenza, fate in modo che si incontrino.” Allora, in una taverna di Parigi ai tempi del Re Sole, cinque secoli prima, una prostituta fiamminga fu eletta per potermi parlare dalla dea Myka oramai adolescente:

“Lo spazio delle fasi e la bontà degli dei sono più ampie dell’intero universo. Ho ascoltato la tua richiesta e insieme alle altre divinità decreto, dall’inizio dei tempi e per sempre, che gli abitanti della Terra saranno separati per coppie nelle loro schegge, così da avere diritto a un compagno. Ma l’istante che nasceranno sarà diverso dall’istante del loro incontro, così, quando gli abitanti della Terra scopriranno che il destino, ovvero io, ha riservato nelle loro vite una scheggia del mio mondo me ne saranno grati e non lo sprecheranno come tutto il resto della loro esistenza.”

Non ho osservato nessun cambiamento nella storia dei terrestri, tranne che coppie di abitanti hanno iniziato a toccarsi le labbra tra i punti di contatto delle schegge. Forse è solo un timido tentativo di abbracciarsi per provare a fondere la propria scheggia con quella dell’altro. E forse, chi lo sa, se non succede questo nell’intimità.

Mi sono poi domandato: “Perché non ho ancora incontrato chi mi spettava?” Ero su una spiaggia tra l’equatore e il tropico del Capricorno, all’inizio del terzo millennio e ho rincontrato questa volta di persona la dea Myka, divenuta una giovane donna.

“Tu mi hai chiesto di portare un po’ di divinità su questo pianeta e io ora ti chiedo di portare un po’ della vita della Terra in me, che amo questo pianeta così tanto”. Così lei mi ha baciato ed è divenuta mortale.

Dei tanti pianeti uniformi dell’Universo questo è il solo abitato. Due saranno i possibili destini dei suoi abitanti. Il primo è che questi, costruendo torri sempre più alte e non accorgendosi che la loro dea e già sul pianeta, si ritroveranno, un giorno, schiacciati dalle macerie di questi edifici, crollati al suolo. Il secondo è che, ad ascoltare i loro desideri, essi scopriranno che ogni scheggia, a furia di rubare frammenti altrui non è diversa dalla propria e che in ognuna di esse possono trovare tutto ciò di cui hanno bisogno, come in un intorno aperto di un numero reale.