[forum] – Omofobia

omofobia

o·mo·fo·bì·a/

sostantivo femminile

  1. Timore ossessivo di scoprirsi omosessuale.
    • Avversione nei confronti degli omosessuali.

Il mio post di oggi vuole esprimere un parere sull’argomento in questione.
Tanti fatti di cronaca riportano aggressioni verbali o fisiche verso gli omosessuali, reputati come diversi.
Io che do importanza alla persona in quanto tale e rispetto le scelte di ognuno, in campo politico, religioso e sessuale, non riesco a comprendere la rabbia che si scatena verso il diverso. Perché il diverso viene giudicato in quanto differente, e io credo che la differenza sia una qualità importante, in quanto ci rende tutti unici.
La diversità è un concetto soggettivo, perché tutti siamo differenti e diversi agli occhi degli altri.
Lo siamo perché abbiamo un taglio di capelli fuori moda ma proprio come piace a noi o perché usiamo quel colore che nessuno metterebbe e invece a noi sta tanto bene. Risultiamo diversi perché parliamo con quello strano accento che inciampa sulla cadenza degli altri attorno a noi, oppure perché abbiamo un colore della pelle più chiaro o più scuro rispetto alla massa. Siamo diversi dagli altri e giudicati perché studiamo più del solito o perché, invece, non lo facciamo quasi mai. La società ci esclude e ci giudica in base all’abbigliamento o al sorriso che portiamo, al lavoro che facciamo o se un lavoro non l’abbiamo. Siamo diversi se siamo timidi in un mondo di aggressivi e ci sentiamo diversi se non ci omologhiamo
Quindi, chi è diverso da chi, se in fondo lo siamo tutti rispetto all’unicità degli altri?
Imparare ad accettare le diversità come una risorsa è il primo passo per diventare tutti migliori, perché questo arricchisce, porta idee nuove, punti di vista originali e inusuali. Porta innovazione, creatività, scambio, crescita.
Perché continuare ad accanirci sulle etichette da dare?
Perché continuare a permettere a queste etichette di generare violenza?
Ecco, il mio breve post si conclude qui – più una riflessione in realtà – ma volevo condividerla con voi.
Approfitto dell’occasione per inserire qui una canzone che mi piace molto, Take Me to Church è un brano musicale del cantautore irlandese Hozier, scritto dallo stesso come una metafora sull’amore e sui condizionamenti religiosi, entrambi posti in parallelo con la morte e che nel video affronta il tema dell’omofobia. Il video infatti, girato interamente in bianco e nero e diffuso nel 2013, è un atto di denuncia verso le discriminazioni omofobe in Russia. Un video coraggioso, di forte impatto emotivo, che enfatizza ancora di più il sound di questa canzone, che mi ha colpito molto la prima volta che lo vidi, tanto da non dimenticarlo. La sensazione di impotenza e terrore, nel vedere le scene finali, mi avevano molto scosso già all’epoca e oggi, rispetto ai fatti di cronaca di violenza omofoba che aumentano e sono in crescendo, assume quasi la funzione di monito per tentare in tutti i modi di cambiare questa società. Perché nessuno più venga giudicato e punito per le proprie scelte sessuali, quando si ricerca la propria felicità.
Rispetto a questa canzone Hozier ha dichiarato:

« La sessualità e l’orientamento sessuale – indipendentemente dall’orientamento – sono semplicemente naturali. Un atto di sesso è una delle cose più umane che ci siano. Un’organizzazione come la chiesa, per esempio, attraverso la sua dottrina, potrebbe mettere a repentaglio l’umanità attraverso l’insegnamento della vergogna associata all’orientamento sessuale – che è considerato peccato o un’offesa verso Dio. La canzone parla di affermare se stessi e di rivendicare la propria umanità attraverso un atto d’amore. » [dichiarazione tratta da Wikipedia]

∼ Loriana ∼

 

[Ospiti] – Aurora che sogna. Aurora che subisce. Aurora che reagisce – intervista

Aurora che sogna. Aurora che subisce.

Aurora che reagisce

aurora

Colgo l’occasione per ringraziarvi tutti quanti per i messaggi di solidarietà che mi state facendo, mi servono molto in questo momento.” – scrive Aurora nel suo profilo facebook, dopo avene ricevuti in tanti, come segno d’affetto e sostegno in questo momento difficile della sua vita.

Aurora, che realmente ha un corpo e un nome da uomo e sta percorrendo la strada per la nuova attribuzione di sesso tramite terapia ormonale, documenta la sua esperienza con videoaggiornamenti su youtube. Grazie anche a questa sua attività ha ricevuto molti attestati di solidarietà da parte dalla comunità Lgbt e gender.

Lei è una persona dall’indubbio coraggio, che ci ha messo la faccia e si è esposta per portare alla luce una tematica così importante. Un coraggio che non le è mancato nel denunciare l’aggressione, che però si perde nella rassegnazione quando ripensa alla sua città, Aprilia, e al futuro che l’aspetta. Aurora, che è anche piena di energia e creatività – è un’ottima disegnatrice e, pur se giovanissima, ha realizzato già alcuni lavori di fumetto e illustrazioni che hanno riscosso notevole interesse – ha intrapreso la sua carriera artistica e frequenta l’istituto d’arte ma, ormai segnata dagli episodi subiti, ha deciso di andare a vivere altrove, trasferendosi in un altra Regione.

Coraggio e rassegnazione. Ecco quello che mi colpisce di più di questa storia.

Il rifiuto di essere vittima e di denunciare i suoi aggressori non ha permesso ad Aurora di riprendere un’esistenza serena nella città in cui è nata ed è vissuta. Perché i muri da abbattere sono soprattutto quelli che la circondano.

Troppe cose ancora da cambiare, troppe.

E allora l’unica soluzione è ricominciare da zero, di nuovo, sperando che tutto sia diverso.

Coinvolta emotivamente dalla vicenda ho contattato la mamma di Aurora – Anna – per farle questa intervista. Anna poi resterà on line per rispondere alle domande dei lettori di questo blog, qualora qualcuno sentisse la necessità di intervenire.

cop intervista

Ciao Anna, intanto un grande abbraccio a te uno speciale ad Aurora, che spero le farai avere presto!

Tutti comprendiamo quanto può essere difficile essere qui oggi, perciò ti ringraziamo per la disponibilità e l’occasione che ci offri per parlare con te.

Iniziamo questo nostro appuntamento partendo con le domande…

***

Domanda – Parlaci di Aurora, che tipo è?

R.: Ora è una ragazza che sa quello che vuole, forte, molto sensibile ma nello stesso tempo come tutti i giovani porta con sé una forma di ribellione alle ingiustizie che, purtroppo, la vita odierna preserva.

D. – Quando ha preso atto di essere imprigionata in un corpo diverso, che non la rappresentava, come avete vissuto in famiglia questa sua scelta?

R.: Da madre avevo già capito da diverso tempo che Aurora reprimeva il suo essere e quando un giorno mi portò a conoscenza della sua decisione di cambiare sesso ero preparata anche se nel mio inconscio sentivo come se avessi perso il figlio maschio che avevo partorito e che comunque avevo fin lì cresciuto. Poi chiaramente ho accettato la sua decisione, come il resto della famiglia, perché è prevalso il pensiero che tutti abbiamo diritto alla nostra felicità.

D. – Quali difficoltà ci sono state e come le avete superate per arrivare a decidere di supportarla in questo suo percorso?

R.: A livello morale, almeno per quanto riguarda la nostra famiglia, per fortuna non ci sono state. Tutti, anche i parenti ed i nostri amici più intimi, hanno accettato la sua decisione e proprio per questo ci siamo fatti forza per aiutarla nel percorso che comunque, sappiamo, sarà lungo e travagliato.

D. – Come ha reagito l’ambiente attorno a voi?

R.: Per quanto riguarda l’ambiente attorno a noi, bisogna scindere. Ci sono persone che ci stanno vicino ed invece, ho saputo, che altri mi hanno criticata come madre, come se fosse stata colpa mia se Aurora fosse così com’è. Io comunque vado avanti per la mia strada ed ho imparato a selezionare.

D. – Quanto si è trasformata Aurora, da quello che era a quello che è oggi?

R.: A livello di carattere direi nulla. A livello fisico tantissimo in quanto ora, con l’aiuto delle cure ormonali, sta assumendo sempre più l’aspetto di una donna.

D. – Raccontaci adesso un po’ cos’è successo quella fatidica sera…

R.: Premetto che Aurora è già dalle scuole medie che subisce atti di bullismo proprio per il suo modo di essere che comunque è stato sempre fuori dal “branco”. Come hai ricordato, qualche anno fa, ancora non aveva intrapreso il percorso di cambiamento, era già stata oggetto di lancio di pietre e di insulti. La sera del maggio scorso secondo me, però, si è raggiunto proprio il culmine. Mentre passeggiava tranquillamente per fatti suoi, sotto casa dopo una giornata di lavoro e prima di cena, si sono avvicinati cinque ragazzi minorenni che hanno per primo cominciato ad insultare sul suo essere “diversa” e poi sputandole addosso. Alla sua reazione verbale, nel chiedere per quale motivo le stessero facendo questo, uno del branco, per tutta risposta, ha estratto un coltello abbastanza lungo e gliel’ha puntato addosso. Aurora, a quel punto, spaventata, ha cominciato a correre riuscendo, per fortuna, a rifugiarsi in un portone, con i “bravi” che le correvano appresso per prenderla. Dopo parecchio è riuscita ad uscire dal portone e tutta agitata è arrivata a casa. A quel punto ha raccontato il fatto ed abbiamo deciso, vista la sua agitazione, di portarla al Pronto Soccorso per farla visitare.

D. – E voi in famiglia, come avete reagito?

R.: Siamo rimasti scioccati dal fatto. Come dicevo non era la prima volta che ad Aurora accadevano situazioni particolari ma stavolta si era arrivati a troppo. Siamo stanchi di dover subire la stupidità della gente! In quel momento è scattata in me la voglia di dire “BASTA!”

D. – In che modo siete stati vicini ad Aurora, nei giorni successivi? Qual è stato il vostro sostegno?

R.: Abbiamo fatto in modo che si potesse rilassare e tranquillizzare. Comunque lei ha sporto denuncia ai Carabinieri.

D. – Da chi è partita l’idea di realizzare il video che poi ha dato risalto mediatico alla vicenda?

R.: Il video è stata una sua idea, di getto. Nel video Aurora, oltre al fatto di sfogarsi per quanto accaduto, ha raccolto anche tutta la sua voglia di esprimere l’amarezza e le sofferenze accumulate negli anni e l’ incitamento a far uscire dal guscio tutti quelli che si trovano nelle sue stesse condizioni e che magari evitano, per paura, di esporsi.

D. – Qual è stata la reazione della società civile di Aprilia?

R.: Da subito tanta solidarietà da parte dei cittadini apriliani, da parte di associazioni come ad esempio l’ANPI ed anche da parte dei partiti politici. Questa solidarietà si è poi mostrata, non solo a parole, ma anche con i fatti. Grazie all’ ANPI, si è poi potuto, con l’ accordo preso con il Teatro Chimico, organizzare il flashmob di cui hai parlato prima. La solidarietà comunque si è tradotta in collaborazione e partecipazione. Si doveva arrivare a 100 donne vestite da sposa e quella sera eravamo circa 200. C’erano anche bambine e uomini vestiti con l’abito bianco.

D. – Ha avuto problemi ulteriori dopo la pubblicazione del video?

R.: No, anzi. Da quel momento il suo caso è arrivato fino ai media nazionali. Ed è stato aperto anche un hashtag a suo nome: iostoconaurora.

D. – Nello stato emotivo in cui si trovava tua figlia, sentire il calore e l’affetto di tante persone che si sono mobilitate per lei, quanto pensi l’abbia aiutata?

R.: Tantissimo, non c’è da commentare. Si è sentita sicuramente meno sola e dai commenti che le sono arrivati sulla sua pagina di Facebook, ha capito che non tutti sono imbecilli.

D. – L’Aurora di oggi, a distanza di qualche mese dall’accaduto, come vive ora? Quanto pensi l’abbia segnata un episodio del genere e quanto pensi ancora la condizionerà nel futuro?

R.: Innanzitutto ha conosciuto un ragazzo in via di transizione anche lui (F to M) con il quale ha iniziato una bella storia. Vive altrove e dopo qualche giorno dall’accaduto se l’è portata a casa con lui per farla distogliere. Aurora ha deciso però che la sua vita futura, comunque vada, non sarà più ad Aprilia.

D. – Tua figlia sta cercando di ricostruirsi una nuova vita, andando via dalla sua città e ripartendo da zero, altrove. Quali sono i tuoi sentimenti di mamma?

R.: Sono sempre stata del parere che un figlio debba, laddove trovi la sua felicità, spiccare il volo. Purtroppo andar via per i motivi di Aurora è come, secondo me, una sconfitta di tutta la società civile. Veder andare via una figlia perché costretta, non è la stessa cosa.

D. – Ci sono tante persone che, come Aurora, si ritrovano in situazioni di abusi e minacce che ne condizionano l’esistenza e che, a differenza di tua figlia tacciono vivendo una vita fatta di paura e di soprusi, subendo in solitudine il dramma della propria diversità e inadeguatezza con un’angoscia quotidiana che li divora. Cosa ti senti di dire a chi può trovarsi a subire episodi di questo tipo? Quale consiglio vuoi dare?

R.: Il mio consiglio è quello di non arrendersi mai e di far valere i propri diritti, senza paura, combattendo affinché possano dimostrare a tutti che le differenze non esistono. Siamo tutti uguali, ognuno nel suo essere e meritiamo rispetto.

D. – A sostegno di Aurora c’è stata la mobilitazione di tanta gente, purtroppo però non è sempre così per molte altre situazioni. Cosa secondo te si può fare per evitare episodi di questo tipo, a livello sociale e culturale?

R.: Bisogna andare nelle scuole attraverso le associazioni che si occupano di queste problematiche. Devono essere inseriti dei programmi che prevedano un informazione corretta, sia per i ragazzi che per i genitori, sulla omosessualità e la diversità di genere. Solo così forse si formeranno le nuove generazioni che usciranno dall’ottusità nella quale si è vissuto finora.

D. – C’è un messaggio che vuoi lanciare, dalle pagine di questo blog?

R.: Posso dire, dall’esperienza che sto accumulando, di non buttare mai la spugna ma anzi andare avanti a testa alta e cercare di combattere per far valere i propri diritti e la propria felicità. Un pensiero va anche ai genitori: non vergognatevi se vostro/a figlio/a non è a vostra immagine e somiglianza perché l’amore di un genitore deve essere assolutamente incondizionato.


Grazie Anna per queste belle parole.

Ora ti lascio spazio e tempo per rispondere alle domande dei lettori, se ne arriveranno. Ci ritroviamo qui tra poco, per i saluti finali

[forum] – Aurora che sogna. Aurora che subisce. Aurora che reagisce

Una storia di aggressione omofoba. Una storia di rinascita

Il 26 maggio, ad Aprilia (Latina) una giovane trans di nome Aurora viene aggredita da cinque adolescenti, che hanno rincorso la vittima apostrofandola con insulti e sputi.

Aurora, la protagonista di questa brutta vicenda di omofobia, si è dovuta nascondere in un portone trovato aperto per evitare il peggio, visto che durante l’inseguimento era stato tirato fuori un coltello.

Aurora, anche nel 2012 era stata oggetto di un’altra aggressione, con lancio di pietre, sempre ad Aprilia. Nella città pontina il clima è tutt’altro che sereno: nel tempo infatti si sono ripetuti episodi di intolleranza e violenza, sottaciuti alle cronache nazionali. Ma questa volta è andata diversamente: l’aggressione ha avuto ampio spazio su tutti i media locali e nazionali, grazie alla denuncia coraggiosa, fatta direttamente dalla vittima, con un video postato su youtube, che ha scatenato polemiche e dibattiti sull’aumento della discriminazione e delle violenze omofobe ai danni di individui che hanno solo la colpa di essere visti come diversi. (Per maggiori approfondimenti leggi l’articolo dell’Huffington Post qui)

“Poteva andare peggio” hanno commentato in molti, minimizzando l’accaduto e sottolineando che si è trattato di un episodio di bullismo senza conseguenze serie. E invece – dico io – questo è un episodio gravissimo, che brucerà sulla pelle della giovane per sempre e verrà (forse) lenito solo dal tempo. Una ferita difficile da guarire, una paura che s’installa nell’anima e che ti cambia profondamente, un atto – questo – che non può passare inosservato, venendo sminuito in questi termini, perché grave e che fa riflettere. Porta a tentare di capire perché una violenza così immotivata e becera, nei confronti di un altro individuo, possa scatenatasi semplicemente perché diverso.

È invece più recente la notizia di un pestaggio di un ragazzo di 30 anni ridotto in fin di vita, a Genova, da parte di un gruppo di bulli, semplicemente perché sospettato di essere gay. Il motivo? Uno sguardo verso una ragazza del gruppo e il suo abbigliamento giudicato troppo eccentrico, hanno fatto scattare la condanna e la punizione del branco.

L’accusa per il gruppo è tentato omicidio, una violenza che non si può giustificare con nessun movente, un atto inconcepibile che diventa ancora più assurdo per l’indifferenza del conducente dell’autobus, che non ha fatto niente per intervenire. Violenza e indifferenza, un binomio terribile, che rende ancora più grave e assurdo quest’episodio. (Per maggiori approfondimenti leggi l’articolo de Il Fatto Quotidiano qui)

Il mondo intero sta avendo una escalation di episodi di violenza omofoba, questo ci porta a fare una seria riflessione sulla capacità di rispetto della diversità, che a questo punto la nostra società pare non essere in grado di avere.

Il diverso è visto come una minaccia; ma il diverso è diverso su quali presupposti? Sulla base di scelte ideologiche? Politiche? Di vita? Di orientamento sessuale o religioso?

Personalmente credo che la diversità sia una risorsa, perché permette a tutti di immedesimarsi in punti di vista e visioni di vita differenti. Penso che la diversità sia un arricchimento, se si ha la disponibilità al confronto e l’apertura mentale – che una società civile dovrebbe avere, perché siamo nel Duemila e dovremmo averlo fatto questo benedetto salto culturale evolutivo! – per apprezzarla.

Eppure i tanti fatti di cronaca ci riportano a una situazione da medioevo, dove chi sembra diverso diventa oggetto di violenza e minacce.

C’è molto da fare certamente, ma almeno una parte della società civile si muove, s’indigna e si mobilita.

Per Aurora infatti, e proprio ad Aprilia, il teatro dell’aggressione ai danni della giovane transessuale, si è tenuto il 16 luglio il flashmob “Scie luminose per Aurora”, contro la violenza omofoba. La manifestazione, promossa e organizzata dal Teatro Chimico e dalla sezione Anpi “Vittorio Arrigoni” di Aprilia, ha visto più di 120 persone sfilare per le vie del centro storico vestite interamente di bianco. 

“La performance – scrive il quotidiano on line Sfera Magazine nel suo articolo del 16 luglio (qui)  – è piena di simbolismi: il vestito da sposa bianco in onore di Pippa Bacca, un ombrello per ricordare la manifestazione pacifica a Hong Kong, e infine le scarpe rosse, simbolo da sempre della lotta contro il femminicidio.”

composit aurora

Le foto sono tratte dall’album di facebook dedicato ad Aurora (qui)

L’evento, diretto dal regista Raffaele Calabrese ha avuto un impatto mediatico importante, promuovendo i valori del rispetto e dell’accettazione delle differenze.Magari non basta. Magari c’è da fare di più, ma almeno c’è una parte di società che s’indigna, che dimostra solidarietà, che non subisce apaticamente il degenerare delle cose.

Questo è un piccolo grande passo verso una società migliore, perché è necessario che ognuno di noi dimostri di non essere indifferente quando si verificano episodi simili, per impedire a questi di compiersi. E, soprattutto, per le vittime può essere importante il non sentirsi sole.

Non è sufficiente ed è troppo poco, ma per non cadere nella disperazione forse basta muoversi in questa direzione. E intanto un primo passo è stato già fatto.

L’evento di oggi è dedicato ad Aurora, la ragazza aggredita ad Aprilia. Per dare un volto e uno spessore a una persona che è fatta di sentimenti e emozioni, non di byte e di carta. Così sarà qui con noi la mamma di Aurora, Anna, che risponderà alle mie e alle vostre domande.

Vi invito quindi a partecipare numerosi: appuntamento su questo blog alle ore 14.00. Vi aspetto!  – QUI –

 

∼ Loriana ∼