[letti per voi] – Il Duca di ferro, di Monica Serra: uno steampunk che sa far sognare

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Titolo: “Il Duca di ferro” – Autore: Monica Serra – Editore: Astro – Anno: 2016 – Genere: Steampunk – Formato: cartaceo e ebook – Prezzo: 9,90 – Acquistalo qui


Sinossi

Una missione top secret, un sanguinoso agguato e una ferita mortale travolgono Henry C. Demison, duca di Sharp, ufficiale dell’esercito britannico.

on un audace esperimento, lo scienziato Boyle gli salva la vita e lo consegna a notti dissolute, incubi, carne e metallo.

Quando Sharp viene chiamato a recuperare i documenti nascosti in territorio francese prima di essere ferito, il destino lo fa imbattere nelle sorelle Finnegan.

Un inaspettato scambio di persona sconvolge i piani del tormentato duca, risucchiandolo in un tragico epilogo. O si tratta forse di un nuovo inizio?


La mia recensione

Ambientazioni steampunk, avventura, complotti e amore, un amore romantico ma fatto di ferro e fuoco, di segreti svelati e una nuova rinascita…

Monica Serra grazie alla sua scrittura lieve e elegante, confeziona questa breve avventura, riuscendo a trasportare il lettore nell’Inghilterra Vittoriana, con tutto il suo fascino di crinoline, passeggiate, sale fumose di giocatori, duelli e congiure.

Un piccolo gioiellino che finisce – haimé! – fin troppo presto ma che contiene perle di poesia capaci di emozionare a lungo, come i baluginii che arrivano a noi attraverso nebbia, che ci sorprendono e donano colore nelle pagine.

Il volume ha la doppia versione italiano/inglese, interessante la veste editoriale, bella la copertina!


L’Autrice

 

Monica Serra, sognatrice e narratrice di mondi, esordisce nel 2009 con il romanzo fantasy Cuore di drago. Ha pubblicato numerosi racconti di genere, tra cui Sangue alieno, e il romanzo breve Ali del futuro (Eve edizioni, 2015).
Ama leggere, viaggiare e scrivere e vive con la sua popolosa famiglia (marito, figli, due gatti e una suocera) alle porte di Roma. Ecco il suo blog

[letti per voi] – Drago Verde, di Davide Schito

Ciao car* followers! Oggi vi invito a leggere un racconto breve davvero interessante… 

DRAGO VERDE, di Davide Schito

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Un drago.

Un drago antico.

Un drago antico a Milano… che ne ha viste tante e ora osserva con pazienza ciò che accade attorno a sé!

…Già dalle premesse è una lettura accattivante, che sono certa divertirà anche voi lettori per un’ora di evasione assicurata, così come ha divertito me 😀

Lo stile ottimo di Davide Schito dà forma a un’originale narrazione, con il pov in seconda persona, che rende intrigante questo racconto, consentendo un maggiore coinvolgimento del lettore nelle affascinanti elucubrazioni e nelle reminiscenze generazionali di questo Drago speciale. Così noi leggiamo e ascoltiamo i racconti di questa vecchia creatura, vivendoli anche noi assieme a lui, viaggiandogli per un po’ accanto, arrivando a osservare il mondo con gli stessi suoi occhi e a annusare la vita con lo stesso pesante e lento respiro… per poi arrivre alla scoperta finale che ci strapperà un sorriso!

Lettura breve consigliatissima e non solo: da poter leggere gratuitamente per scelta dell’Autore, sul portale di mEEtale! 😀

Un fantasy sì, ma con ironia.

E non solo: una storia dal sapore malinconico, ben scritta. Da leggere.

 

Loriana Lucciarini
 

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Sinossi

Questo è un racconto che parla di un drago, di passato, di presente, di futuro, ma soprattutto d’amore. Amore per Milano, un po’ mamma premurosa, un po’ suocera rompiscatole. È un racconto per tutti: per chi ama questa città, per chi ci è nato e ci ha sempre vissuto, per chi se n’è andato o ci è solo passato, per chi non ci verrebbe mai, per chi proprio non la sopporta.


L’Autore: Davide Schito

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Ingegnere milanese, ha all’attivo diversi premi e segnalazioni in concorsi letterari e racconti in antologie cartacee e digitali. Con MilanoNera ha pubblicato l’ebook “L’uomo spaventato”. I suoi racconti editi (più qualche inedito) si possono trovare nella raccolta “Punto di non ritorno” (KDP).

Collabora per alcune riviste online, dove scrive recensioni e articoli di attualità.

[letti per voi] – Regina diAmante, di Andrea Franco

“Regina diAmante” è un racconto breve scritto da Andrea Franco, che gioca su due piani: quello narrativo e quello psicologico.

Ci troviamo catapultati in una situazione irreale e fantastica ma che ha le sue basi sugli istinti e sulla carnalità e che viene svelata lentamente e arricchita poi da connotazioni emotive.

Un castello di cristallina luce, dove una dimora la Regina Diamante, amante di uomini che – si dice – se sazieranno la sua brama avranno esaudito un desiderio.

Ombra di un riflesso. É così che l’attesa si confonde con il desiderio nel castello di diamante. Dove tutto è luce, dove tutto è straordinariamente prezioso da essere superfluo, l’unico punto oscuro lo fa l’attesa. Tra uno e l’altro. E poi un altro ancora. E un altro e un altro e un …

I due giovani, Giorgio e Alessio, sono lì proprio per questo. Giorgio almeno, lui sì, ha un peccato da farsi perdonare… mentre Alessio? Alessio, l’amico, ha una motivazione segreta che non è solo l’amicizia…

Solo gli uomini con un grande desiderio o con un grande peccato conoscevano la Regina. Alessio, dimenticando il suo amico e contando per sé, adesso, rifletté sulmotivo che lo aveva condotti fino a lì. Accompagnare un amico non era sufficiente. No,non bastava. Giorgio non era lì da solo. Insieme a lui c’era un altro uomo, Alessio. Con un altro desiderio. O un altro peccato. O tutti e due.

Un tradimento, un peccato, un desiderio di passione che sarà eterna condanna, una sfida.

…attendeva la Regina, con l’impazienza dell’amante inappagat. E se avess potuto intuire un fremito questo avrebbe preso la forma di una venatura, tagliando in due ilgelido freddo della pietra lucente che la componeva.

Diamante.

Questa la sua condanna, di lei che tutto aveva dato di sé, di lei che era la Maestra tra le lussuriose. Di lei, pietrificata nell’attesa….

La tensione sale e la lettura si conclude freneticamente, con un finale non scontato.

Ben orchestrato tra desiderio e paura, i sussurri del narratore sono presagi di inquieta vendetta.

Intrigante, coinvolgente, bello.

∼ Loriana ∼

n.b.: il testo è stato donato dall’Autore a Magla, l’isola del libro, in occasione del contest arcobaleno d’inchiostro, genere horror, in cui Andrea Franco è stato il giudice super partes. Per leggere il racconto cliccare qui


L’AUTORE: ANDREA FRANCO

andrea franco fotoGiallista di successo, vince nel 2013 il Premio Alberto Tedeschi Mondadori con il giallo storico “L’odore del peccato”. Scrive per le testate della Mondadori dal 2009 (con oltre 20 pubblicazioni).Tra gli altri testi: “1849: guerra, delitti, passione” (Delos Digital), la serie “Scrivere Fantasy” e il romanzo “Lo sguardo del diavolo”, vera storia di Jeffrey Dahmer. 
Si occupa di editing e professional reading. 
Per la collana Segretissimo Mondadori scrive la serie El Asesino, con lo pseudonimo Rey Molina.

[recensione] – La leggenda del santo bevitore, di J. Roth

Care lettrici e cari lettori, oggi vi invito a leggere il bellissimo libro di Joseph Roth, “La leggenda del santo bevitore” un racconto che mi ha molto colpita. Vado subito a parlarvene…

COPERTINAJoseph Roth, “La leggenda del santo bevitore”

Newton Compton Editori – 2014 – pagine 127 – 1,90 euro

Trama:  Andreas, un clochard, vive sotto i ponti di Parigi. Quando un misterioso passante gli dona una piccola somma di denaro, egli la accetta promettendo di restituirla la domenica successiva con un’offerta in chiesa. Ogni volta che ha in tasca il denaro sufficiente per saldare il suo debito, però, Andreas non resiste alla tentazione di usarlo per rincorrere vizi e piaceri e la restituzione di quei duecento franchi diventa la sua tormentata ragione di esistere. Da questo racconto, tradotto in tutto il mondo e considerato il testamento letterario di Roth, è tratto l’omonimo film di Ermanno Olmi, Leone d’Oro a Venezia ne 1988.

Recensione: Commovente, delicato e capace, nella sua voluta semplicità narrativa, di arrivare a scandagliare l’animo umano in profondità. Sembra quasi una parabola della vita e le traversie del barbone e ubriacone Andreas, piegato dalla vita ma che mantiene incredibilmente ancora un cuore intatto, non corrotto dagli eventi passati, ci vengono narrate con un’efficacia che ci spinge a fare il tifo per lui.

Anche le sue continue scivolate nell’oblio e le ricadute nel vizio, ce lo rendono caro grazie proprio alla sua bontà d’animo e a quel modo d’approcciarsi agli altri, quasi fanciullesco.

“E dopo aver sprecato con leggerezza l’esperienza fondamentale data a un uomo e a una donna non sapevano più cosa farsene nemmeno l’uno dell’altra. Così scelsero l’unica cosa che resta agli uomini del nostro tempo quando non sanno cosa fare: andare al cinema. Ed eccoli seduti, non al buio, nemmeno nell’oscurità, in quella che a malapena poteva essere definita una penombra. E si tenevano la mano, la ragazza e il nostro amico Andreas. Ma la sua stretta era indifferente e lui stesso ne soffrì. Ne soffrì per primo. Perciò, durante l’intervallo, decise di andare a bere qualcosa con la bella ragazza nel foyer, e andarono nel foyer e bevvero. Il film non lo interessava più. Fecero ritorno in albergo provando un grande senso di oppressione.”

Purtroppo nel suo cammino il protagonista incontrerà persone a cui era legato, che lo ripagheranno con la stessa ingratitudine d’allora; mentre altri personaggi incontrati per caso, sembrano angeli mascherati e con la loro generosità nei suoi confronti compiono miracoli d’amore che ripagano l’anziano barbone di tanti anni di sofferenze.

“Si riconobbero subito. Ancora in piedi nell’atrio, si scambiarono vecchi ricordi di scuola, poi andarono a cena insieme. Tra i due regnava grande allegria. Mangiarono insieme e fu così che il famoso calciatore fece al malandato amico la seguente domanda:

“Come mai sei ridotto così male, e cosa sono questi stracci che hai addosso?”

“Sarebbe terribile se ti raccontassi cosa è successo”, risposte Andreas “E rovinerebbe la gioia del nostro incontro. Non sprechiamo tempo su questo argomento, parliamo piuttosto di qualcosa di allegro”.

“Io ho molti vestiti”, disse il famoso calciatore. “Mi farebbe piacere dartene uno. Eravamo compagni di banco e mi lasciavi copiare. Cosa vuoi che sia un vestito per me! Dove te lo mando?”

“Non puoi mandarmelo”, replicò Andreas, “per la semplice ragione che non ho un indirizzo. Da un po’ di tempo vivo sotto i ponti della Senna”.

“Allora ti predo una camera”, disse il famoso calciatore, “così potrò regalarti un vestito. Vieni!”.

Finito di mangiare se ne andarono e i calciatore affittò una camera, costava venticinque franchi al giorno e si trovava nelle vicinanze della splendida chiesa di Parigi conosciuta con il nome di Madeleine.”

In fondo, sembra dirci l’autore, alcuni miracoli quotidiani possono essere compiuti da persone luminose, che decidono di rendere felici le persone che incontrano sulla loro strada.

Le ultime pagine inducono il lettore alla commozione. Da leggere.

Loriana