[letti per voi] – Al di là del dovere, di Laura Belinzoni

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In questo giorno afoso di luglio vi propongo in lettura questo romanzo, di un’autrice esordiente italiana.

Al di là del dovere

di Laura Belinzoni

Copertina+LB_1Titolo: “Al di là del dovere” – Autore: Laura Belinzoni – Editore: Narcissus – pag. 245 – costo 4.49 euro – Acquistalo qui


 

Sinossi

Orta San Giulio, 2008. È una splendida giornata di primavera quella che la giovane Linda si appresta ad affrontare, una giornata che ricorderà per sempre: dovrà infatti vivere il dolore dell’ultimo saluto all’amato nonno Gianni e dominare la trepidante emozione di conoscere finalmente zio Paul, il fratellastro di sua madre Rosa, partito per l’Inghilterra prima che lei nascesse. Sarà proprio Paul, affascinante quarantacinquenne curatore di mostre d’arte, a scompigliare il già delicato equilibrio della famiglia di Linda, malamente ricomposta dal rifiuto da parte di Rosa di ammettere la fine del suo matrimonio, e a far emergere la verità sulla morte del fratellino Riccardo. Lo sconvolgimento più grande, però, avverrà nella vita affettiva di Linda costringendola a rivedere il suo rapporto con famigliari e amici e, soprattutto, aiutandola a vincere il senso di inadeguatezza causatole dell’epilessia, malattia di cui soffre sin da bambina.

Il tempo trascorso con Paul sarà il miglior tempo che Linda abbia mai vissuto anche se gli sguardi indiscreti degli abitanti del borgo e dei colleghi della biblioteca in cui lei lavora sono sempre in agguato.

Quando Paul le chiederà di seguirlo a Londra, dopo un momento di paura iniziale, tutte le riserve di Linda cadranno dandole il coraggio di abbandonarsi ad un amore che tutto il mondo sarebbe pronto a comandare.


 

La mia recensione

Linda è una ragazza sensibile e delicata, amante dei libri e dell’arte, molto fragile e timida, segnata da una malattia grave, dalle ingerenze di una madre onnipresente e opprimente e dall’indifferenza del padre.

La ragazza vive così un’esistenza fatta piccole cose, quasi racchiusa in una bolla: si è adattata ai mutamenti d’animo della madre e al circoscritto piccolo mondo del suo paesino, riuscendo anche a godere delle piccole soddisfazioni quotidiane. Linda è una giovane piena di talenti, curiosa ma anche introversa e timida. Il lavoro nella biblioteca del paese le offre soddisfazioni, ma anche se crede di essere appagata in fondo al suo cuore albergano sentimenti celati, che solo gli eventi faranno esplodere in un crescendo di mutamenti nell’animo della ragazza.

La mamma della giovane è una donna forte e dispotica, con la mania del controllo che ne ha piegato la mite personalità; pochi spazi concede alla figlia e non si chiede mai se lei sia davvero felice.

«Linda, cosa ci fai lì sulle scale? La colazione è pronta» la voce di sua madre la scosse improvvisamente dai suoi pensieri. Anche quando si preoccupava per lei aveva sempre lo stesso tono di distaccato rimprovero, sempre lo stesso accento di correzione che neppure il dolore di quel giorno era riuscito ad addolcire.

(…)

Era stata cresciuta così Linda. Sin dalla più tenera età le era stato insegnato che sono gli altri a fare di noi quello che siamo; ma una volta diventata grande si rese conto che questo atteggiamento, sostenuto a piene mani soprattutto da sua madre.

(…)

 Rosa si risentiva e le rispondeva che le raccomandazioni di un adulto che sa fare il suo mestiere devono essere sempre ascoltate. Linda però se ne infischiava di lei, delle sue stupide raccomandazioni e del suo servilismo verso il prossimo. Le prime volte se la prendeva così tanto che alla sera non riusciva a cenare da quanto la rabbia le serrava lo stomaco. Poi smise di prendersela semplicemente perché capì che arrabbiarsi con un soggetto come sua madre non serviva a niente. Discutere con lei era come prendere a pugni un muro di gomma…

 

L’autrice riesce a descrivere con sensibilità i difficili rapporti familiari, aiutandosi con dialoghi ben costruiti e fluenti.

Grazie alla sua narrazione scopriamo che non è solo la madre a essere il perno dell’insicurezza di Linda, anche l’indifferenza e l’apatia del padre sono fonte di grande sofferenza.

Quando parlava con suo padre, a Linda sembrava di parlare ad un estraneo tanta era la distanza tra di loro. Si può dire che non avessero mai sostenuto un vero dialogo e ogni volta che si trovavano nella stessa stanza non riuscivano a far altro che scambiarsi qualche frase rotta senza mai costruire un vero discorso su qualcosa, fossero anche le cose più banali come il tempo o le faccende della vita quotidiana. Tra di loro regnava da sempre un silenzio denso e impenetrabile che nulla era mai riuscito a sciogliere o spezzare. Quante volte Linda aveva provato a scomporlo quel silenzio, solo per cercare di dargli un senso; ma più cercava di sbrogliarlo più si ingarbugliava intrappolandola ogni volta dentro al suo labirinto senza uscite.

La morte prematura del fratellino, prima che lei nascesse, ha poi creato una spaccatura profonda nelle relazioni personali di ognuno dei familiari, che ha portato a silenzi e rimozioni forzate e dolorose. Un muro di gomma che lei non è mai riuscita a scalfire e che le ha lasciato da sempre domande inespresse a lacerarle l’anima…

Ecco come in un breve passaggio Laura Belinzoni riesce a farci comprendere i sentimenti della giovane…

Pazienza se la sua famiglia si era sfasciata e nessuno l’aveva mai abbracciata. Si accontentava di osservare la gente che camminava nel lento scorrere del tempo immaginando vite che lei non avrebbe mai potuto vivere.

Fin dalle prime pagine, quindi, appare chiaro come questo sia un romanzo di formazione, certamente non una storia leggera ma, anzi, un romanzo dai contenuti impegnativi e profondi, in cui l’autrice si destreggia bene, tratteggiando attentamente la psicologia dei personaggi e la loro caratterizzazione.

Linda vive senza oltrepassare la soglia della sua piccola vita. Si è fatta una ragione della sua condizione, del resto la malattia non le permetterebbe di vivere una vita più vivace, più libera. Ma questo è solo un modo per sopravvivere a questa cappa asfissiante che l’opprime.

La situazione di Linda sta per cambiare irrimediabilmente quando, alla morte dell’amato nonno – forse l’unico in grado di sostenerla e capirla – sprofonda in un senso di solitudine e inadeguatezza che solo l’arrivo dello zio Paul (il fratellastro della madre che la ragazza non ha mai conosciuto perché partito per l’Inghilterra prima che lei nascesse) riesce a scuotere la sua routine, diventando l’elemento scatenante di una serie di piccoli ma inesorabili cambiamenti.

Lo zio Paul è un uomo interessante e intelligente, che riesce a capire i disagi della nipote e, grazie al rapporto che si instaura tra loro, è in grado di lenire le sue sofferenze. Per la ragazza è complicato interagire con quest’uomo; Linda è incuriosita dalla sua personalità sfaccettata e cristallina, frenata dalle mille paure e insicurezze che si porta dietro e che non l’abbandonano mai, ansiosa e timorosa di fare o dire sempre qualcosa di sbagliato.

Ma finalmente qualcosa nella sua bolla protettiva inizia a incrinarsi…

Seduti uno di fronte all’altra Linda sentì i suoi pensieri paralizzarsi, e più cercava una via d’uscita dall’imbarazzo provocatole da quella scena, più sembrava non esistere.

(…)

Paul aveva qualcosa nello sguardo e nel modo di parlarle che non aveva mai trovato in nessuno. Era una sorta di abilità introspettiva che sapeva cogliere al primo colpo anche quegli aspetti che lei, di solito, faceva di tutto per nascondere.

Anzi, erano soprattutto quelli che sembrava riuscire a stanare con maggiore facilità. Linda se ne rese conto all’istante e un tremito di paura la paralizzò.

L’amicizia con lo zio inizia a trasformare profondamente il carattere della ragazza: stimolata dall’acume intellettuale, incitata dai suoi suggerimenti e consigli, Linda inizia a trovare dentro sé il coraggio di affrontare la propria vita e scopre una nuova sicurezza e nuovi desideri.

Però, nonostante il rapporto con Paul sia fonte di rinnovamento e nuove energie, Linda lo teme: è in bilico constante tra l’attrazione e la paura. Sa che fidarsi di qualcuno la rende indifesa e lei ha sempre vissuto un’esistenza sottaciuta per proteggersi. La malattia che l’ha segnata fin da piccola le ha fatto creare muri alti e impenetrabili… eppure qualcosa dentro di lei cambia definitivamente…

Da allora la certezza di essere diversa le si era conficcata nell’anima come una spina malefica che nessuno sarebbe stato in grado di strappare, e con lei la convinzione che nessuno avrebbe potuto amarla senza provare disprezzo, una volta conosciuta la sua condizione: del resto chi l’avrebbe voluta

(…)

per lei erano solo concetti che rimanevano a livello della semplice coscienza come parole scritte su foglietti appiccicati a una parete e destinati a rimanere lì per sempre a prender polvere senza penetrare nella concretezza della sua vita quotidiana. Lei conosceva solo la potenza distruttrice del dolore vissuto interamente da soli che con l’amore e le sue crisi non aveva nulla a che fare.

 

Così, nonostante le difese della ragazza, Paul inizia a diventare una parte importante della sua esistenza, l’unico in grado di capirla davvero…

Sentiva di non aver bisogno di nessuno, e questo pensiero la poneva talvolta in uno stato simile all’onnipotenza alla quale gli altri non avrebbero mai, neanche lontanamente, potuto arrivare. Perché per guadagnare l’onnipotenza bisogna prima morire e risorgere; ma, si sa, i comuni mortali si accontentano di morire e basta. Poi, però, era arrivato lui che aveva aperto una breccia nel muro dietro il quale si era barricata per anni facendole vedere la vera luce. Solo che c’era sempre quella spina conficcata, che ogni tanto sanguinava o premeva per uscire ma che doveva rimanere lì perché lui no, non la doveva vedere.

Linda allora, più sicura e forte grazie all’incoraggiamento e alla presenza dello zio Paul, inizia la sua battaglia per riappropriarsi della propria esistenza…

Non sopportava il fatto che sua madre non fosse mai riuscita a capire i suoi sentimenti; anche se spesso le sembrava che facesse semplicemente finta di non capirli, solo perché le risultava più comodo. Linda ebbe questa impressione per troppe volte e anche in quell’occasione la sentì forte come un peso che le premeva sul petto.

(…)

Quest’ultima domanda fece esplodere nell’animo di Linda una rabbia così violenta che lei stessa per un attimo stentò a riconoscerla come qualcosa che provenisse da lei.

(…)

Abbassò lo sguardo e poi lo fissò verso i suoi genitori come non aveva mai fatto, diede un morso alla mela e lo schiocco netto dei suoi denti nella polpa del frutto risuonò nel silenzio circostante rimbalzando sul viso austero di sua madre e quello intontito di suo padre fermi nell’attesa di una sua risposta. Il sapore dolce della mela eliminò l’odore velenoso della costrizione e Linda si sentì libera

 

Ma questo percorso per Linda non sarà facile.

La giovane si troverà in bilico tra il senso del dovere che l’ha trattenuta per anni e il desiderio di vivere finalmente una vita vibrante e piena.

Linda sa che è necessario fare una scelta e sa bene che inevitabilmente ci saranno ripercussioni sull’intera famiglia e questo la spaventa…

Più camminava, più tutta la sua vita le scorreva dinnanzi agli occhi in fotogrammi talmente nitidi da far emergere anche particolari del suo passato che si stupì di riuscire a ricordare. Ripercorse quei ricordi fino al litigio con sua madre di pochi minuti prima. Sentiva di essere arrabbiata con lei ma non era la stessa rabbia di tutte le altre volte. Era come se questa volta avesse superato il suo ultimo limite di sopportazione aprendo le porte ad un cambiamento che da quel giorno in poi sarebbe stato inarrestabile. “Le ho risposto come non ho mai fatto” pensò rendendosene conto solo in quel momento. Aveva avuto il coraggio di fare ciò che non aveva mai osato fare: se non era un primo passo quello…

Così per Linda si profila una determinante battaglia: quella per afferrare i suoi reali desideri e lei avrà l’amore a infonderle coraggio e forza; un’amore che la travolgerà e dal quale si lascerà condurre.

“Sto impazzendo…” pensò e non smetteva di stupirsi di come, quel poco più di un giorno, con quanto era successo, fosse stato in grado di spazzare via anni di razionalità costruita e modellata a tavolino come il più perfetto dei progetti architettonici. Era davvero quello allora l’amore? Un uragano che arriva senza preavviso portandosi con sé tutto quello che hai accumulato, impacchettato con cura e rinchiuso per anni dentro torri che credevi indistruttibili?

Compiuta la sua non facile scelta, il cuore della ragazza inizierà a rifiorire, assaporando le gioie di una vita vera e di un amore appagante anche se la vita la metterà nuovamente alla prova…

Intorno era calata definitivamente la sera. I grilli frinivano impazziti stordendo i timpani in un’allucinazione senza via di scampo e Linda pensò che era un sogno rimanere lì, che non voleva più scendere. La sua vita le sembrò ad un tratto qualcosa di infinitamente lontano, immateriale e mai realmente vissuto e il suo corpo, diventato leggero come il vento, si lasciava cullare da quel dondolio ipnoticamente spaventoso e rassicurante nello stesso tempo. Staccò la mano destra dalla catena e la appoggiò sulla spalla di zio Paul aggrappandosi a lui e posò la tempia sulla sua come se con quel contatto volesse filtrarne i pensieri prima che il vortice se li portasse via impedendole anche solo di intuirne la forma. L’odore inebriante della sua pelle si diffondeva intorno forte e immateriale seguendo la direzione di ogni spinta. Non si ricordava di averlo mai sentito così forte, neanche quando lo aveva abbracciato prima che ripartisse per Londra e il giorno in cui era tornato, o semplicemente non ci aveva fatto caso. Lo inspirava fino a saturarsi le narici e, per un attimo, pensò che avrebbe voluto smettere di espirare per non restituirlo all’aria che lo avrebbe sciupato e disperso.

Scritto dalla penna delicata di Laura Belinzoni, questo romanzo affronta temi molto complessi riuscendo comunque a non scivolare nella pesantezza. A tratti forse ci sono concetti ripetuti un po’ troppo spesso, ma sono certa che fosse intenzione dell’autrice riportare durante la narrazione ai problemi esistenziali della giovane Linda per dar loro più peso e spessore nell’intera narrazione.

La giovane è soffocata da una vita non sua, troppo abituata a fingere di essere felice per dovere verso gli altri e il percorso di cambiamento e rinascita non sarà un percorso facile. Eppure l’autrice riesce a trasportarci nell’esistenza della ragazza con passo lieve, senza mai essere invadente, riuscendo inoltre a delineare molto bene le personalità di tutti i protagonisti.

Al di là del dovere è certamente un romanzo non facile, dai contenuti impegnativi e profondi, ma è un romanzo che consiglio per la sensibilità e la delicatezza con cui l’autrice ha tratteggiato la psicologia di tutti gli attori di questa storia e con cui ha raccontato la rinascita di questa ragazza, che faticosamente conquista il suo futuro.

Un’opera prima di buon livello, magari con qualche pecca narrativa (le ripetizioni, appunto, e le azioni dei capitoli finali che ho trovato avulse al contesto narrativo) ma che non intaccano la qualità letteraria di questa penna promettente e capace. Sono certa che l’esperienza e il confronto con le lettrici portranno l’autrice a limare i punti deboli e migliorare quanto già di buono c’è.

In conclusione: ho apprezzato molto lo stile raffinato e delicato di Laura Belinzoni, che ha tessuto di descrizioni sapienti e efficaci l’intera trama del romanzo.

Auguro all’Autrice grandi soddisfazioni per questa impresa letteraria, invitando i lettori al scoprire questo suo romanzo!

Quella mattina il cielo era coperto di nuvole sfilacciate e appiccicose come zucchero filato. Di tanto in tanto si sfaldavano aprendo squarci dai quali emergeva per brevi attimi l’azzurro sottostante.

 


L’Autrice

11777949_902491889836528_714096294_nLaura Belinzoni (Pavia 1982) è laureata in Filosofia. Ha iniziato ad appassionarsi di storie studiando letteratura al liceo. Le prime esperienze di scrittura risalgono ai primi anni 2000 con la partecipazione a diversi concorsi letterari presentando racconti e poesie. Al di là del dovere, vincitore del premio Roma Writers 2014, è il suo primo romanzo.

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[letti per voi] – Il sorriso triste dei girasoli – di Mariani e Gheorghe

 bannerCar* miei followers oggi vi parlo di un libro speciale, un romanzo introspettivo in cui molti si riconosceranno.

La storia di una donna che cerca disperatamente di ricostruire se stessa dopo gli eventi traumatici di un passato che è diventato così ingombrante da impedirle di vivere serena.

Come potete vedere anche dalla foto ho trovato molti spunti di riflessione e passaggi davvero interessanti!

Vi presento “Il sorriso triste dei girasoli” di Ulisse Mariani&Liliana Gheorghe…

libro gheorghe marianiTitolo: “Il sorriso triste dei girasoli” – Autore: Ulisse Mariani & Liliana Gheorghe – Editore: Arpeggio Libero – Genere: romanzo introspettivo – Anno 2014 – pp 144 – acquistalo qui


Sinossi

Non c’è trama, non c’è tempo, non c’è luogo. Soltanto le trame, i tempi e i luoghi dell’animo umano ferito. Uno psicoterapeuta affermato e con tanta esperienza, prende in cura una donna romena ipertraumatizzata: l’eco lontana del regime di Ceausescu, il terremoto di Bucarest subito da bambina, un padre alcolista e affetto da sindrome bipolare, il ricordo vago del manicomio, il fratello suicida a 24 anni, una madre ipocondriaca sempre alle prese con tumori immaginari e crisi depressive. I dialoghi sono rarefatti ma il flusso dei pensieri, dei ricordi, delle memorie traumatiche e delle nostalgie dell’uno e dell’altra sono invece forti ed intensi. Spesso i ruoli sembrano invertirsi e le memorie di entrambi i protagonisti si intrecciano. Spesso il tempo e lo spazio perdono la loro precisa connotazione. Spesso non si comprende bene chi conduce il gioco mortalmente serio della cura. E’ la descrizione di un incontro particolare, di un incontro che viene da lontano e che si fa largo tra pesanti macerie. Un incontro al cui interno le memorie traumatiche della paziente risvegliano le memorie traumatiche del terapeuta, quasi ognuno a curare l’Altro e a prendersi cura della vita dell’Altro. Senza mai dirselo. Più che le parole e i dialoghi, emergono il non detto, il mai detto, le verità private, l’indicibile.

Gli Autori

Gheorghe Liliana nata a Bucarest, ingegnere di formazione, tuttofare di professione: madre, moglie, cameriera, mediatrice interculturale, interprete in Tribunale, con l’arrivo della malattia, che chiamerei “malattia dell’infinito“, direi che ho trovato efficace la terapia dell’intelletto ed ho cominciato a fare corsi e concorsi di ogni tipo. Era la stessa cura che mi faceva andare a teatro in Romania nel comunismo di Ceausescu e che ho riscoperto, dopo due decenni, tra gli amici della Good Company in Romania e tra la gente della mia città di adozione, Viterbo. Dipendente da Caffeina, manifestazione culturale viterbese, ho pubblicato dei racconti in due antologie di scrittori esordienti: “Forti come sfere di vetro” a cura di Foripsi edizioni e “Quei pomeriggi in vicolo della Bucaccia”, Davide Ghaleb Editore. Arrivata dal paese degli ingegneri cercavo un posto per vivere. L’ho trovato scrivendo.

Ulisse Mariani  nato ad Ancona nel 1956, lavoro da più di trent’anni come psicologo e psicoterapeuta nelle strutture della sanità pubblica di Viterbo. Mi occupo prevalentemente di dipendenze patologiche e di stati alterati di coscienza causati da esperienze traumatiche precoci. Nella mia carriera ho incontrato quasi cinquemila persone,  prendendomi cura delle loro sofferenze e dei loro disagi con tanta passione e con tanta voglia di capire. Da  qualche anno studio e tratto i disturbi da stress post traumatico, approfondendo le cause, le implicazioni terapeutiche, i meccanismi neurofisiologici e soprattutto gli effetti curativi della relazione empatica tra paziente e terapeuta. Ho scritto diversi saggi e manuali di psicologia sulle patologie psichiatriche, sui bambini, sugli adolescenti e sui loro genitori per le più importanti case editrici italiane.


La mia recensione

 

I girasoli non sorridono mai.

A noi che li guardiamo sempre di fretta sembrano allegri.

Una marea di sorrisi illuminati dal sole forte e caldo. Tutti insieme, festosi e composti.

Quando passa il vento, si inchinano a salutarlo: “arrivederci, signor Vento!”

E quando la tensione immobile della calura si attenua fino al sonno profondo: “ben arrivata signora Notte!”

Sono educati, ma non sorridono mai.

(…)

Non sorrideva affatto il girasole solitario.

E’ la moltitudine che li rende allegri e vivaci.

La moltitudine nasconde e confonde.

A volte fa credere cose che non esistono.

Noi vediamo un mare giallo e verde ondeggiare sotto la spinta gonfia del vento e invece c’è il nero assoluto.

Un buco profondo di tristezza e perduta malinconia.

Un libro complesso, scritto con profondità, precisione, delicatezza e sensibilità da questi due autori − Georghe e Mariani − che non temono di dover andare a fondo e scavare, nell’animo umano.

La storia di una donna che cerca di darsi delle risposte, perché vuole ricominciare a vivere davvero, affogata tra i meandri delle sue paure, trasformata da esse in altra persona.

La depressione è la madre di tutti i mali.

Colpisce forte il corpo e lo spirito. Piega la spinta del desiderio fino al collasso dei ogni respiro.

Inizia con un suono cupo e ovattato, nel giro di qualche minuto l’anima ti lascia. Tu pensi: “adesso mi tiro su, mi muovo, parlo, posso farcela”. Invece a muoversi è solamente il corpo, mentre tu rimani fermo. E allora inizia a guardare le gambe, le braccia, le mani che si muovono, che afferrano, che spostano, che sostengono, ma tu non ci sei più, non sei più tu.

Una donna che non si riconosce più ma che vuole ritrovarsi e non ha paura di affrontare il lungo percorso di una terapia psicologica, per tornare a riabbracciare se stessa.

Voglio indagare sull’Io e a che distanza mi trovo da Lui.

La depressione mi ha fatto capire tante cose.

Che c’è una parte di noi che non accetta il compromesso, volevo capire tutto e subito per rimediare ai danni.

Avevo fretta di risolvere, di circoscrivere la ferita per poterla accettare e curare.

L’ansia cresceva perché la paura era incontrollabile.

Un percorso difficile e a tratti infruttuoso ma che con sensibilità poetica − pagina dopo pagina − svela e disvela il passato e gli eventi, i tentativi e le sconfitte di quest’anima tormentata.

Stare sospesi deve far sudare freddo. Come nell’occhio del ciclone dove tutto è immobile e la tensione è così alta da non poter nemmeno tirare il fiato, da non poter pensare che la tregua sia una pausa o un momento propizio per guardarsi intorno.

Nell’occhio del ciclone il tempo si piega e collassa e i colori, perfino loro, scivolano via dalle superfici come a ripararsi. Non c’è più colla per tenerli attaccati.

LG venne per capire se era ancora in tempo a vivere.

Una vita vissuta fingendo che tutto vada bene, fino a quando non si è più in grado di reggere la farsa inscenata e l’unica soluzione sembra quella di abbandonare il palcoscenico, per ritrovare una dimensione più vera. E, forse, ritrovarsi.

Tutti vogliono godere senza soffermarsi sulla costruzione del desiderio, evitando impegni e fatiche, a prescindere dall’Altro, spesso senza l’Altro.

Sarà solo grazie al paziente lavoro del terapista che questa donna avrà il coraggio di affrontare il suo passato e gli eventi traumatici che l’hanno segnata profondamente.

LG aveva parcheggiato la vita chissà dove.

Tutti coloro che hanno subito turarmi per sopravvivere devono parcheggiare il dolore in una scomoda sosta vietata, pagando di continuo salatissime multe.

Uno psicologo che ama il suo lavoro e che è convinto che solo instaurando un rapporto di scambio reciproco (quello scambio che è talmente e raro che quando avviene avvolge le anime in una comunicazione speciale e che l’autore definisce come il suono di una melodia), si possa iniziare il cammino verso la strada della consapevolezza, mettendo faticosamente a posto tutti i pezzi di un’anima ridotta a brandelli…

Se si sogna insieme, la realtà prende forma velocemente e il futuro può sentirsi autorizzato a iniziare.

Un libro certamente non facile, ma che tutti dovrebbero leggere.

Perché − proprio come la protagonista − tutti noi, affrontando le difficili e dolorose prove della vita, troppo spesso celiamo il malessere assumendo maschere fatue, nel tentativo di distrarci, sperando di parcheggiare la fatica del vivere, con l’illusione di proteggerci e di potercene dimenticare…

Invece l’unica strada è scavare dentro di sé per ascoltarsi davvero e capire i passi da fare per raggiungere la propria serenità.

Un libro che offre spunti per profonde riflessioni e che emoziona il lettore, nei molti passaggi lirici.

Da non perdere!

 ∼Loriana ∼

Ereditarietà e familiarità non sono la stessa cosa. Dall’ereditarietà non si scappa: sono i geni, il Dna, lo stesso sangue.

Familiarità è il clima che si respinta in casa, le abitudini che condizionano, la paura o l’amore. La famiglia, appunto.

Fortunatamente per tutti noi l’odio non partorisce sempre altro odio, il tradimento non forgia solo anime attonite e gelate. Figli esiliati dall’amore dei genitori, espulsi dalla mente delle madri o malmenati da esangui padri di carta non diventano vittime o carnefici a loro volta.

La catena della familiarità può essere spezzata ed anche dalla più buia follia può nascere un sorriso. Dapprima tirato, quasi cucito a forza. Poi, se si ha pazienza e coraggio, sempre più autentico, forte e sicuro.

Dai sorrisi veri nascono invece soltanto bambini che sorridono.