[Ospiti] – «Vorrei essere come la Ferrari per sfrecciare davanti ai lettori» | Aperitivo letterario con Gianpiero Pisso

Buonpomeriggio followers! 😀

Il Salotto di Scintille oggi ospita un autore per un aperitivo letterario. Qui con noi c’è Gianpiero Pisso…


Chi è Gianpiero Pisso?

Nato in provincia di Varese, sul Lago Maggiore, dove attualmente risiede con la sua famiglia, l’autore è laureato in ingegneria aeronautica e ha, per molti anni, lavorato come dirigente industriale in grosse società italiane e multinazionali straniere. Ama viaggiare e dedicarsi alle sue tre principali passioni: scrivere, leggere e dipingere ad acquarello. La sua narrativa, sempre attuale e talvolta ironica, rifugge dagli eccessi e vuole proporsi come una lettura spensierata, disinvolta e scacciapensieri. Vincitore del premio nazionale “Le Porte del Tempo” 2012, categoria Saggistica, con l’opera: La profezia del Cristo Pagano, edita da Eremon Edizioni. Ha pubblicato anche con Kindle l’e-book Rudiobus, il cavallo d’oro e con Eretica Edizioni, nel 2016, il suo romanzo mistery: La Tela del Maligno. Con Pieve Cipolla l’Autore si è classificato al secondo posto al Premio Nazionale, editi e inediti, Parole di Terra 2016/17.


Le pubblicazioni di Gianpiero Pisso

 

«Rudiobus, il cavallo d’oro» 

Romanzo storico, ambientato ai tempi della Roma consolare sino ai giorni nostri.

Rudiobus, l’immensa statua d’oro zecchino, raffigurante uno dei cavalli della quadriga del Sole, ha cavalcato tra i secoli proprio come un vero cavallo, fino ai giorni nostri. Costruita dal popolo celtico dei salassi, sfruttando le risorse aurifere della miniera della Bessa, presso l’odierna Ivrea, è stata da loro sepolta e occultata all’estremo nord della penisola, per sottrarla alle mire espansionistiche delle legioni romane. Nei secoli Rudiobus ha conosciuto molti padroni. Ha soggiornato nel palazzo ravennate di re Teodorico, ha portato sulla groppa alcuni dei figli del re dei franchi, Carlo Magno, ha condiviso le bellezze della laguna veneziana, giacendo anche come polena sul Bucintoro, ha persino convissuto tra i misteri e gli intrighi dei sultani ottomani. Ai giorni nostri, Enrico e la sua famiglia scoprono uno scrigno, sepolto presso la loro villa, con uno strano biglietto, ingiallito dal tempo, nel quale una misteriosa persona, nel 1940, racconta di un cavallo d’oro da lui trovato e nascosto in un luogo altrettanto misterioso, fornendo alcuni strani indizi per il suo ritrovamento. Come in un’appassionante “caccia al tesoro” tutta la famiglia di Enrico si attiva per sciogliere l’arcano. Alla fine Enrico arriva quasi a toccare il mitico cavallo d’oro dei salassi, ma riuscirà a portarlo definitivamente alla luce o Rudiobus continuerà la sua folle corsa nel tempo verso l’ignoto?

«La profezia del Cristo Pagano» (Eremon Edizioni)

Romanzo storico ambientato ai tempi di Cristo.

Quattro donne siriane bellissime, quattro Auguste, sensuali e risolute, durante la dinastia dei Severi, in epoca imperiale, hanno tramato nell’ombra, tessuto intrighi e scatenato lotte di potere che hanno insanguinato l’urbe.

Alcuni loro figli si sono distinti per crudeltà, efferatezza, stravaganza e depravazione, conducendo l’impero al fondo dell’abisso più profondo. La politica, la vita sociale e anche la religione delle divinità dell’Olimpo ne sono uscite a pezzi, lacerate da conflittualità insanabili e da soprusi di ogni sorta, che la pazzia e l’inadeguatezza di alcuni imperatori hanno esaltato e magnificato.

Agli dei del pantheon romano si è così sostituito il culto orgiastico di El-Gabal, il dio Sole e Roma è sprofondata in un vortice di sangue e di perdizione. Le persecuzioni dei cristiani hanno completato l’opera. Eppure qualcuno, molti anni prima che gli eventi accadessero, aveva predetto tutto questo.

«La tela del maligno» (Eretica edizioni)

Mistery storico ambientato alla fine del 1500.

Nessuno aveva notato quel che significasse, né aveva capito il mio undicesimo dipinto, il più grande, quello per il quale avevo intrapreso quel lungo viaggio e che era affisso sulla parete dove si trovava anche la porta d’entrata alla chiesa. Era il più grande di tutti e si diceva fosse il più esteso d’Europa. Avevo impiegato diversi mesi a dipingerlo, con le sue innumerevoli figure di papi, santi, alti prelati, ecclesiastici e semplici benedettini, tutti a grandezza naturale, assiepati attorno all’immagine di San Benedetto da Norcia, seduto su un trono dorato al centro del quadro…


L’ultima pubblicazione di Gianpiero Pisso è…

 

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«Pieve Cipolla» (Le Mezzelane casa editrice )

Un romanzo umoristico, secondo classificato al Premio Nazionale “Parole di Terra 2017” per editi e inediti.

Pieve Cipolla è un tipico paesino della Val Seriana, uno di quei piccoli paesi in cui la vita è un po’ rude, ma idilliaca, scandita dai tempi della natura e in cui non succede mai nulla. Gli anziani trascorrono il loro tempo giocando a carte, a bocce, bevendo qualche bicchiere di vino rosso in compagnia e raccontandosi le storie di tutti i giorni, perfino quelle che parlano di mostri orribili, creature terrificanti che giurano di aver visto tra i boschi e i pascoli della valle. I giovani invece attendono il momento propizio per lasciare il luogo natio, alla ricerca di fortuna e di opportunità concrete per le loro carriere. Tutto ruota intorno alle autorità riconosciute: l’autorità religiosa, rappresentata dal parroco; quella sociale e politica, impersonata dal primo cittadino e quella legale, vale a dire il maresciallo dei Carabinieri. Ma siamo davvero sicuri che la vita a Pieve Cipolla sia poi così noiosa? Leggendo questo libro non si direbbe proprio…

Chi volesse sfogliarlo lo può trovare qui a questo link  

 


Scintille –  Iniziamo subito, partendo con le domande: Chi sei, cosa fai, che hai combinato fin qui e cosa combinerai?

Gianpiero Pisso – Sono un marito, un padre, un nonno, con la passione sfrenata per la scrittura. Sono nato e vivo con la mia famiglia sulle sponde del lago Maggiore, in provincia di Varese. Ho studiato al Politecnico di Milano e sono un ingegnere aeronautico, ora in pensione. Quando la mia carriera lavorativa si è conclusa, avendo disponibilità di tempo, ho coltivato con assidua costanza ciò che prima non mi era concesso: leggere, scrivere e dipingere ad acquerello.

Difficile dire che cosa combinerò. Per ora e spero per molto tempo ancora mi diletto scarabocchiando fogli, con un sogno nel cassetto: che il mio nipotino di sei anni possa un giorno, quando di me rimarrà solo il ricordo, sfogliare uno dei miei romanzi e domandarsi: «Ma nonno Gian», così mi chiama, «era anche uno scrittore?» Per questo, dono sempre a mia figlia una copia dei miei scritti pubblicati, affinché possano trovare posto nella sua libreria.

Scintille – Che rapporto hai con la scrittura? Cosa significa per te? Cosa vuoi comunicare?

Gianpiero Pisso – Il mio rapporto con la scrittura è quello che potrebbe avere un innamorato con la sua bella. La coccolo, cerco di farla sentire importante, la riempio di attenzioni e soprattutto non la tradisco mai. Mi dedico a lei teneramente, standole vicino e non lesinando tutto il mio calore, perché so che a sua volta lo trasmetterà ai lettori, a coloro che vorranno condividere con noi sentimenti ed emozioni. Come in tutti i rapporti d’amore se qualcuno vorrà muoverci qualche critica l’accetteremo, con il proposito di migliorarci e di superarci alla prima occasione.

Scintille – Parlaci dei tuoi romanzi pubblicati. Quali tematiche affronti e in che modo?

Gianpiero Pisso – Dicono che sia uno scrittore eclettico. Non ho infatti un genere di scrittura unico a cui mi uniformo necessariamente anche se mi piace considerarmi in prima battuta uno scrittore di romanzi storici.

«Rudiobus, il cavallo d’oro» è un romanzo storico, ambientato ai tempi della Roma consolare sino ai giorni nostri. «La profezia del Cristo Pagano» è uno storico ambientato ai tempi di Cristo. «La tela del maligno» è un mistery storico ambientato alla fine del 1500.

«Pieve Cipolla» è un romanzo umoristico, secondo classificato al Premio Nazionale “Parole di Terra 2017” per editi e inediti. Chi volesse sfogliarlo lo può trovare qui a questo link  E’ un romanzo umoristico, ambientato in un paesino della val Seriana che in effetti non esiste ma rappresenta adeguatamente ogni paese delle nostre valli alpine o degli Appennini, lontane dai riflettori della notorietà dove le vite della comunità ruotano attorno al parroco del paese, buon pastore di anime, il sindaco, sempre attento ai bisogni della collettività, il maresciallo della stazione dei carabinieri, tutore dell’ordine e dove molte caratterizzazioni rendono amena la vita, pur dura, di quell’enclave: la compagnia dello scopone, che si riunisce al Circolo Bocciofila Ungaretti, raccontandosi amori, aspirazioni, sogni e spettegolando, Ersilia, la mangiauomini di Pieve Cipolla, Uganda, con un misterioso passato in Africa, Addolorata, ipocondriaca, che si sente addosso tutti i malanni del mondo, Giovanna che, dal suo botteghino del lotto, dispensa ai suoi clienti i numeri della Smorfia.

Ho inoltre in lista di editing con la casa editrice Le Mezzelane altre opere di prossima uscita.  Un’antologia di racconti brevi (8/9 pagine l’uno) che non ha ancora un titolo. Sono 15 racconti. Ci sono racconti storici, romantici/sentimentali, di fantasia pura e anche racconti che fanno pensare e meditare. Poi c’è un romanzo storico ambientato nel Risorgimento, dal titolo provvisorio «Le imprese del Conte senza paura» e un romanzo di fantascienza che dovrebbe intitolarsi «BT, al di là del tempo».

Sono impegnato attualmente a scrivere il romanzo storico «Quando la luce squarciò le tenebre», che tratterà dell’invenzione della lampadina, una di quelle scoperte nate non dal genio di un uomo singolo ma da più menti, ognuna delle quali ha dato il proprio contributo al successo finale.

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Scintille – Come sono i tuoi protagonisti? Hai una predilezione per un certo tipo di personaggi?

Gianpiero Pisso – I personaggi dei miei romanzi storici sono generalmente poco conosciuti, pur avendo portato a termine azioni eccezionali che non tutti, però, conoscono. Li rappresento nei miei racconti in modo romanzato ma nel pieno rispetto della Storia, inquadrandoli nell’ambiente sociale, politico e temporale che ha caratterizzato le loro gesta. Nei romanzi di altro genere, come in «Pieve Cipolla», invece, i personaggi sono quelli che ancor oggi si potrebbero trovare in questi paesini, gente comune, semplice, con una grande umanità e con qualche debolezza, talvolta nota con i suoi soprannomi.

Scintille – Quali genere di storie ami raccontare?

Gianpiero Pisso – Perché possa interessarmi una storia deve contenere qualcosa che vada oltre l’ovvio e lo scontato. Mi piace creare una certa suspense nel racconto, molta aspettativa e l’argomento deve essere originale e possibilmente poco trattato o non trattato affatto da altri scrittori. Non sempre, purtroppo, ciò è possibile ma in talune pubblicazioni, come nella «Tela del Maligno» penso di esserci riuscito. In questo romanzo cerco di dare una spiegazione a uno dei misteri italiani più sconcertanti: la presenza di una tela demoniaca in un luogo consacrato, il duomo di san Pietro a Perugia, dipinta da un artista di scuola veneziana nel 1500, Antonio Vassilacchi. Se passate da quelle parti vi consiglio di andare a vederla: è un dipinto di 92 metri quadrati. Vi ricordo che a quei tempi era in vigore l’Inquisizione e per molto meno si andava dritti al rogo.

Scintille – Se dovessi definire il tuo mondo di carta i inchiostro con quali colore, immagine, profumo o suono lo descriveresti?

Gianpiero Pisso – Vorrei che avesse tutti i colori dell’iride, che fosse un profumo non di una sola essenza ma un composto di infinite scie profumate, vorrei che fosse una musica pop, rock, rap, jazz, techno, folk e che potesse creare nelle menti dei lettori mille immagini diverse, tutte ugualmente portatrici di piacevoli sensazioni come la vita, in certe circostanze, è capace di fare.

Scintille – Da autore esordiente a emergente nel panorama italiano. Parlaci della tua storia e del cammino fatto fin qui. Hai consigli per chi vorrebbe intraprendere la strada della scrittura? Cosa evitare e su cosa puntare, secondo te?

Gianpiero Pisso – Il mio consiglio, non come scrittore ma come un vostro amico non più di primo pelo, è quello di non creare castelli in aria. Scrivete se vi fa piacere scrivere, se amate stabilire un rapporto preferenziale con i vostri lettori che possa arricchire entrambi, se possedete l’equilibrio necessario per accettare lodi e critiche senza credere di essere il nuovo genio della letteratura o senza deprimervi troppo. Generalmente con il solo scrivere non si campa ma ci si può divertire e arricchirsi scoprendo sensazioni ed emozioni, anche quelle più nascoste dell’animo umano, che solo con la scrittura, a volte, si possono portare in superficie.

Scintille – Fai un saluto ai tuoi lettori con una citazione – che poi è anche l’augurio che vuoi lasciare su questo blog – tratto dalle pagine del tuo romanzo.

Gianpiero Pisso – Amo molto questa frase che però non è nei miei romanzi ma è stata scritta dal grande Ernest Hemingway. Vorrei con questa citazione inviare un caldo saluto all’amministratrice del blog e a tutti i suoi membri e lettori:

«Accorgersi di essere capaci di inventare qualcosa, di essere contenti di leggere ciò che si era creato e di farlo ogni giorno, procurava una gioia maggiore di quanto ne avessi mai conosciute. Oltre a questo, nulla importava…»

 


L’appuntamento di oggi termina qui.

Ringrazio Gianpiero per aver partecipato con noi a questo aperitivo letterario e per il bel saluto rivolto a me e ai miei followers che, ovviamente, ricambio!

Carissimi per oggi vi saluto ma vi invito a seguire i prossimi appuntamenti di Scintille e del suo Salotto letterario.

Un abbraccio e… followME! 😀

Loriana Lucciarini



VI E’ PIACIUTA QUESTA INTERVISTA? SIETE INTERESSATI A SEGUIRE L’AUTORE CHE OGGI VI HO PRESENTATO? …ECCO LA SUA SCHEDA AUTORE SUL SITO DELL’EDITORE LE MEZZELANE

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GIANPIERO PISSO – CLICCA QUI

[ospiti] – Una birretta e quattro chiacchiere con… Marzio Pellegrini | Graffi morsi versi gioia poesia

Buonpomeriggio followers! 😀

Il Salotto di Scintille oggi ospita un autore per un aperitivo letterario. Qui con noi c’è Marzio Pellegrini…


Chi è Marzio Pellegrini?

Mi chiamo Marzio Pellegrini e sono nato a Roma nell’Agosto del 1993. Sono da sempre un amante della scrittura, passo gli anni scolastici a riempire ogni foglio bianco, allontanandomi dalla realtà. Ho partecipato ad alcune antologie di racconti brevi e poesie. “Come una goccia”, “Oltre le nuvole, al posto delle stelle” sono i due miei primi romanzi pubblicati. “Cose”, una raccolta di racconti, è il terzo lavoro pubblicato, tutti da Edizioni Arpeggio Libero. Mi sono diplomato alla scuola alberghiera nel 2012, alla fine dello stesso anno ho dovuto rinunciare all’università per problemi economici, ed ho iniziato a lavorare. Mi sono dedicato più assiduamente alla scrittura proprio da quell’anno.


Le pubblicazioni di Marzio Pellegrini

«Come una goccia» [2014 Arpeggio Libero, Narrativa] Acquistalo qui  Arpeggio Libero – Acquistalo qui  Ibs – Acquistalo qui Amazon

«Oltre le nuvole, al posto delle stelle» [2015 Arpeggio Libero, Narrativa] Acquistalo qui Arpeggio Libero – Acquistalo qui Ibs – Acquistalo qui Amazon

«Cose» [2016 Arpeggio Libero, Raccolta di Racconti] Acquistalo qui Arpeggio Libero – Acquistalo qui Ibs – Acquistalo qui Amazon

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Scintille –  Iniziamo subito, partendo con le domande: Chi sei, cosa fai, che hai combinato fin qui e cosa combinerai?

Marzio Pellegrini – Sono Marzio Pellegrini e sono tante cose. Sono un cuoco, un barman, un piccolissimo imprenditore e soprattutto un giovane italiano, motivo per cui sono tutte queste cose. Sono, però, prima di ognuna di queste cose sopra elencate, uno scrittore. Oltre a piccoli lavori precari, stagionali o di qualche mese, ho gestito insieme a mio fratello maggiore una piccola attività nella provincia di Roma, nel borgo medievale di Nettuno. Attualmente sono tornato a dedicarmi con maggiore attenzione alla scrittura, come qualsiasi altro scrittore della mia età, immagino, ho tanti progetti aperti che, chissà.

Sono nato a Roma nel 1993, quasi venticinque anni fa. Ho vissuto solo i primi anni della mia vita al centro storico della capitale, il resto del tempo fino ad oggi, giorno più giorno meno, l’ho vissuto ad Ardea, piccolo comune nella provincia di Roma, sul mare. Nel 2012 ho conseguito il diploma all’istituto Alberghiero e dopo non ho avuto il coraggio di iscrivermi all’università, un po’ per mancanza di certezze, un po’ perché non sono mai stato uno studente modello.

Scintille – Che rapporto hai con la scrittura? Cosa significa per te? Cosa vuoi comunicare?

Marzio Pellegrini – Diciamo che per ora il mio è un rapporto a senso unico, con la scrittura. Io do tutto ciò che posso e lei in cambio mi da poco e niente. Sono come uno di quegli innamorati che non si arrende, che continua con serenate, sorprese romantiche senza rinunciare mai al fare una corte spietata ad una bella (la scrittura) che mi da solo le giuste attenzione per tenermi all’amo, per non perdermi del tutto. Penso sempre che prima o poi la conquisto.

Sono il classico scrittore che anche quand’è in giro estrae il cellulare per appuntarsi qualcosa, per poi tornare a casa e riprendere il discorso su un file Word. Spesso mi ci dedico la notte, prima di dormire e a volte anche durante [*ride*] 😀

Personalmente sono un amante delle piccole cose, della vita e dell’individuo. Ciò che spesso cerco di comunicare è poesia, soprattutto nei miei romanzi e racconti. Cercare poesia nei gesti umani, nella semplice esistenza e nelle frasi. Amo infatti in maniera smodata i dialoghi. Molte delle mie storie non spiccano per originalità a livello di trama o intrecci o intrighi, sono a volte storie già raccontate o fatti di cronaca, mi piace però dare una mia versione alle cose e raccontarle col mio stile di scrittura. Dedico ogni mia parola alla narrativa.

Scintille – Parlaci dei tuoi romanzi pubblicati. Quali tematiche affronti e in che modo?

Marzio Pellegrini – Attualmente ho due romanzi pubblicati: “Come una goccia” e “Oltre le nuvole, al posto delle stelle”. Il primo racconta la storia di un ragazzo appena diplomato che ha deciso di partire per cercare lavoro a Londra, parlo di tutto ciò che si prova nel momento prima della partenza, tristezza, emozione, paura e disperazione. La storia nasce da una mia esperienza mancata, era ciò che avrei dovuto fare ma che non ho potuto, mi ci sono infatti dedicato quando mi sono ritrovato a casa senza lavoro e con molto tempo libero. L’idea era quella di scrivere un intero romanzo (tra l’altro lungo 88 pagine) tenendo il protagonista statico, infatti inizia descrivendolo seduto in attesa dell’aereo.

Il secondo racconta di un giovane di cui non si sa l’età né il nome. L’esperimento in questo romanzo è la narrazione in prima persona e al presente, quindi avviene tutto durante la lettura, raccontato direttamente dal protagonista. Dopo alcuni mancamenti scopre un brutto male e si ritrova ad affrontare un viaggio col suo migliore amico, il suo cane Sam, e l’amica che credeva ormai persa. Il romanzo, per quanto tragico, è raccontato con humor, simpatia e aneddoti simpatici. È pur sempre un libro scritto da un ragazzo di venti anni.

Il mio terzo lavoro pubblicato è una raccolta di racconti scritti tra il 2014 e il 2015, “Cose”. È uno dei miei lavori che più amo proprio per questa sua diversificazione in tutto e per tutto. Nei ringraziamenti pubblicati alla fine della raccolta, scrivo:

«Questa raccolta mi rappresenta probabilmente molto più dei miei due lavori pubblicati fino ad ora, ha mille sfaccettature, ha mille emozioni, contiene e, spero, comunica più cose contemporaneamente. Ha la sua dose di paura d’esistere, ha un volume maggiore, quindi più prorompente.

Chi mi conosce mi riscopre, chi non mi conosce potrebbe immaginarmi in maniera distorta.»

C’è chi descriverebbe questa come “multi-personalità”… e un po’ è così. [*ride di nuovo*] 😀

Scintille – Come sono i tuoi protagonisti? Hai una predilezione per un certo tipo di personaggi?

Marzio Pellegrini – Molto spesso sono persone solitarie, introspettive e pensierose, quindi è un po’ questa la mia predilezione. È così un po’ per forza di cose, le storie che racconto raramente parlano di gruppi o famiglie, un po’ perché prendo spunto da ciò che conosco e situazioni che vivo in prima persona. 

Scintille – Quali genere di storie ami raccontare?

Marzio Pellegrini – Sarò onesto al 99%, amo raccontare le storie d’amore. Questa è una confessione con la quale prima o poi dovrò fare i conti, perché per quanto mi possa piacere raccontare incontri, persone, amori finiti male o grandi passioni, ho sempre la paura di cadere nel banale, quindi spesso mi do dei limiti, o magari prendo e cancello tutto. Ciò che più amo del raccontare queste storie è che non necessariamente devono cadere nell’essere sdolcinate a tutti i costi. Spesso infatti le mie sono storie di amori assurdi, o persi, o alla fine di un percorso. Persone che si amano male, che non si capiscono. Chiaramente non è il genere di cui si parla principalmente nelle mie storie, ma credo ci sia sempre qualcosa che richiami.

Amo raccontare anche storie infantili, parlo di politica, o, come dicevo prima, fatti di cronaca. Una cosa che apprezzo e che amo fare è la citazione, o meglio, rendere omaggio a qualcuno nei miei racconti. Mi capita spesso, infatti, di aggiungere qualcosa preso da altre opere (cinema, musica o scrittura).

Scintille – Se dovessi definire il tuo mondo di carta i inchiostro con quali colore, immagine, profumo o suono lo descriveresti?

Marzio Pellegrini – Probabilmente userei un pennarello dalla punta fina e disegnerei tre puntini vicini, e su entrambi i lati tre piccole righine: una formica.

Ultimamente sono “ossessionato” da questo pensiero del nulla, di non essere nulla, e penso che dall’altra parte della terra c’è un padre di famiglia che torna a casa dal lavoro con delle buste della spesa, una persona di cui io non so niente. E come lui altri sette miliardi e mezzo. E anch’io sono lo stesso per lui e per tutti gli altri. Ammetto che non è proprio un bel quadro, ma ho mille altri colori, solitamente.

Mi piace passare il tempo ad osservare le nuvole, o il sole che si nasconde alla fine di una giornata, che per me solitamente è l’inizio.

Se dovessi pensare a un profumo, invece, mi emoziono pensando all’aria che si respira in quelle domeniche primaverili in cui ci si ritrova in famiglia o tra amici per una brace all’aperto. Quell’alternarsi di fumo, freschezza e serenità.

Scintille – Da autore esordiente a emergente nel panorama italiano. Parlaci della tua storia e del cammino fatto fin qui. Hai consigli per chi vorrebbe intraprendere la strada della scrittura? Cosa evitare e su cosa puntare, secondo te?

Marzio Pellegrini – La mia esperienza è stata abbastanza fortunata, nel senso che dopo aver mandato email a destra e a manca dirette alle grandi case editrici, ho scoperto mEEtale, dove ho conosciuto Fabio e Arpeggio Libero. A loro “Come una goccia” è piaciuto fin da subito eM dopo aver capito che si trattava non solo di gente per bene ma anche di persone con una vera passione – amore per i libri e soprattutto, persone serie -, abbiamo programmato l’uscita e firmato il contratto.

Ci tengo a dire che prima di loro avevo ricevuto la “proposta” da una “casa editrice” che si offriva di pubblicarmi in cambio di 1100€, avrei ricevuto 100 copie e, credo, sarebbe finito lì il rapporto. Quindi ciò che mi sento di consigliare a chi vuole avvicinarsi alla pubblicazione è che se si decide di autopubblicarsi, cosa che non demonizzo affatto, almeno si scelga bene, perché pagare 11€ a copia è un bel furto.

Credo che oggigiorno la cosa che fa più la differenza, nella scrittura come in qualsiasi altro ambito ormai, siano i social. Se si sanno usare adeguatamente è possibile arrivare a migliaia e migliaia di persone. Lo abbiamo visto tutti con i grandi casi degli ultimi anni. A me piacerebbe portare avanti un messaggio del tipo, coltivate le vostre passioni, siate artisti in ciò che amate.

Scintille – Fai un saluto ai tuoi lettori con una citazione – che poi è anche l’augurio che vuoi lasciare su questo blog – tratto dalle pagine del tuo romanzo.

Marzio Pellegrini – Saluto e ringrazio tutti quelli che hanno passato qualche minuto a leggere queste poche righe su di me e sui miei libri, spero di non essere stato troppo pesante. Scelgo la citazione presente sul retro della copertina di “Cose”:

«Non ho paura di perdere ciò che possiedo,

ho paura di perdere ciò che sogno.

Cerchiamo di non perdere il sogno.»

 


L’appuntamento di oggi termina qui.

Ringrazio Marzio per aver partecipato con noi a questo aperitivo letterario e, salutandovi, vi invito a seguire i prossimi appuntamenti di Scintille e del suo Salotto letterario.

Un abbraccio e… followME! 😀

Loriana Lucciarini

 


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Come una goccia

[2014 Arpeggio Libero, Narrativa]

 

 

Oltre le nuvole, al posto delle stelle

[2015 Arpeggio Libero, Narrativa]

 

Cose

[2016 Arpeggio Libero, Raccolta di Racconti]

 

 

[ospiti] – Aperitivo con Fabio Falugiani | Il fascino dei ricordi…

Buonpomeriggio followers! 😀

Il Salotto di Scintille oggi ospita un autore per un aperitivo letterario e noi abbiamo qui Fabio Falugiani.


Chi è Fabio Falugiani?

Nato a Firenze nel 1969 da padre mugellano e madre fiorentina, Fabio Falugiani mostra fin da piccolo una profonda curiosità per la parola scritta, che favorisce la sua formazione classica e la predilezione per la poesia greca e latina. Saranno gli incontri con i romanzi di Pratolini e Camus ad avvicinarlo al Novecento. Appena maggiorenne convola a nozze e diventa padre di Luna, ma il matrimonio dura solo pochi anni. Le seconde nozze in età matura avranno ancora minor fortuna. Nel 1996 comincia la sua avventura nel mondo del commercio e della Grande Distribuzione che gli darà ottime soddisfazioni, ma mai la convinzione di essere realizzato. A trentacinque anni lascia l’amata Firenze per motivi professionali e dopo lungo girovagare, approda definitivamente nella cittadina di Monsummano Terme dove felicemente risiede tutt’oggi. Sono questi gli anni dediti allo studio della musica classica, passione tardiva ma intensa, che affianca i suoi interessi letterari. Ha pubblicato alcuni articoli e recensioni di Filologia con l’interesse particolare sulle relazioni tra la Firenze rinascimentale e la diffusione delle opere greco-latine. Ama il tennis, l’astronomia e la cucina italiana.


L’ultima pubblicazione di Fabio Falugiani?

CELESTE IMPERFETTO, di Fabio Falugiani

«Dio esiste, gli uomini sono buoni e il denaro non è importante.» È con queste convinzioni che Giovanni affronta gli ostacoli che la vita gli pone davanti e come un moderno Don Chisciotte combatte impavido un mondo che non sembra mai girare per il verso giusto.

Il racconto della sua storia si sviluppa fino all’età matura e si snoda intorno alle sue innumerevoli vicissitudini sentimentali.

Celeste imperfetto, è la storia di un sogno, la storia di una generazione, di un paese allo sbando che ha perso i valori che lo sostenevano. È anche la storia della famiglia italiana negli ultimi trent’anni, della sua profonda crisi, del suo lento disgregarsi in virtù di un benessere economico che l’ha ridotta in briciole.

Ma una salvezza esiste, anche per Giovanni: l’amore per la cultura, la mistica bellezza della musica, il fascino dei ricordi e il tempo che passa, sono le non piccole speranze di cui si riveste e insieme al suo catalogo delle donne, alle stelle attaccate sul soffitto e agli angoli più segreti della sua Firenze, compongono il suo personale tentativo di combattere l’eterna e implacabile dissoluzione di tutte le cose.


Scintille –  Iniziamo subito, partendo con le domande: presentati ai lettori…

Fabio Falugiani – Sono nato nel 1969 a Firenze. Ho vissuto per più di trent’anni dentro una città unica al mondo. Poi mi sono trasferito nel pistoiese, a Monsummano terme, prima per motivi lavorativi, poi per scelta. Mi sono sposato due volte, con pessimi risultati e danni incalcolabili alle finanze e alla psiche. Ho una meravigliosa figlia di trent’anni, una compagna che mi ha cambiato in meglio la vita, e una serie di persone con cui riesco a condividere molto. Ho lavorato nel commercio, un mondo dannato, dal quale, per adesso, mi tengo lontano. Potessi tornare indietro la mia biografia sarebbe totalmente diversa, tranne questa intervista.

Scintille – Chi sei, cosa fai, che hai combinato fin qui e cosa combinerai?

Fabio Falugiani – Mi guardo allo specchio e vedo un essere sensibile e romantico, un po’ asociale, innamorato dei libri e del passato e con una forte componente spirituale che lotta quotidianamente col suo contraltare terrestre. Mi occupo di cultura, scrivo, leggo, ascolto e suono musica, e ho anche una bella famiglia. La prima metà della mia vita è stata un apprendistato, sia sul mondo del lavoro, sia per gli affetti umani, e anche per la cultura. Di tutto mi sono imbevuto, con tutto scontrato, ho dato e soprattutto ricevuto, nel bene e nel male. Adesso dopo l’apprendistato, durato circa 50 anni, è il momento della creatività, dopo l’assorbimento c’è il rilascio. Strizzerò la spugna che sono per dare qualcosa al mondo.

Scintille – Che rapporto hai con la scrittura? Cosa significa per te? Cosa vuoi comunicare?

Fabio Falugiani – Scrivo per denuncia. Tutto parte da una rivoluzione contro un sistema di cose, ma non è solo un atto sociale, il mio è anche una rivolta umana, legata all’esistenzialità, a una Weltanshauung che ha bisogno di sfogarsi con le parole. Scrivere è per me comunicare con l’altro, renderlo partecipe di uno stato emotivo, nella perpetua speranza che questo tipo di esperienza porti un progresso reale nelle faccende umane, così terribilmente disastrate, da sempre. Io mi sento l’altro leggendo e poi scrivendo. Il silenzio è la mia paura più grande.

Scintille – Parlaci dei tuoi romanzi pubblicati. Quali tematiche affronti e in che modo? [se c’è una tematica in particolare possiamo creare un paio di domande ad hoc per parlare del romanzo nello specifico]

Fabio Falugiani – Ho pubblicato a ottobre il mio esordio letterario, «Celeste imperfetto», un classico romanzo di formazione con una forte componente autobiografica. Sono partito da un punto e poi, col dipanarsi della storia, le tematiche si sono sviluppate autonomamente, senza forzature, è stata come una seduta psichiatrica davanti allo specchio, sono stato paziente e dottore a un tempo. Sono emerse due tematiche principali: il problema della comunicazione tra esseri umani, e quello della famiglia; a ruota naturalmente tanti altri temi si sono sviluppati, come quello della morte, del rapporto uomo-donna, della musica, dell’arte, del progresso e la tecnologia e di cosa possa essere Dio. Tutto è stato focalizzato su me stesso e poi sugli altri, creando una vera e propria spirale di messaggi che ha fatto emergere i due lati base dell’essere umano: la bontà e la cattiveria. È stato bellissimo assistere alla più grande battaglia di tutti i tempi, e di cui non avrei voluto trattare, ma la lotta è sorta spontanea, e naturalmente non rivelerò il vincitore.

Scintille – Come sono i tuoi protagonisti? Hai una predilezione per un certo tipo di personaggi?

Fabio Falugiani – Essendo in qualche modo un “perdente” nato, amo questo genere di personaggi. Sono quelli che si denudano, che non sanno mascherarsi, che portano la propria croce e a volte anche quella degli altri. Ma sono gli stessi personaggi che poi si incattiviscono, che pasticciano, che distruggono per poi riscattare e ricostruire. Amo i rivoluzionari, gli assediati, gli inquieti, ma anche e soprattutto gli innamorati, che siano innamorati di qualunque cosa buona.

Scintille – Quali genere di storie ami raccontare?

Fabio Falugiani – Mi piacciono le storie che si dipanano attraverso il tempo, in cui le persone cambiano, si modificano pian piano, in cui c’è un percorso che non sai dove li porta, ma che rende l’intreccio interessante, alternativo. Non ho un genere particolare. Sono partito da un romanzo di formazione, ma ho appena terminato il mio primo trhiller, e sono quasi in fondo a un romanzo non di genere che ha tratti stupefacenti, e dice cose che non avrei mai pensato non solo potessi dire, ma anche pensare. C’è molta introspezione, anche una tenace improvvisazione, perché amo sorprendere e sorprendermi. Ai nastri di partenza c’è una storia, invece, corale, non so come definirla, un mix tra Dante, Verga e Freud. Vedremo.

Scintille – Se dovessi definire il tuo mondo di carta i inchiostro con quali colore, immagine, profumo o suono lo descriveresti?

Fabio Falugiani – Questa è una domanda complessa, non ne esco facilmente. Il suono e l’immagine sono fondamentali, molto più dei colori e dei profumi. All’inizio soprattutto questo mondo è essenzialmente immagine, poi accompagnata da musica, e i due tratti si confondono, fanno parte della stessa cosa. Deve passare un po’ di tempo perché ci siamo dei colori e dei profumi. Al centro di tutto c’è il mio immaginario.

Scintille – Da autore esordiente a emergente nel panorama italiano. Parlaci della tua storia e del cammino fatto fin qui. Hai consigli per chi vorrebbe intraprendere la strada della scrittura? Cosa evitare e su cosa puntare, secondo te?

Fabio Falugiani – Consiglio a chiunque voglia pubblicare un romanzo, di badare al contenuto di quel che produce. Un buon prodotto per originalità della storia, per la qualità dei personaggi, linguaggio e messaggio; queste sono le basi di qualsiasi altra conseguenza possibile. Tutto il resto conta poco. Se scrivi qualcosa di bello, prima o poi, qualcuno lo riconoscerà e ti verrà incontro. La sostanza prima di tutto, perché è quella che serve, anche dopo la pubblicazione che resta un punto di partenza non certo di arrivo. Il mio «Celeste imperfetto» ha vissuto alcune revisioni, varie stesure, prima di trovare la sua strada. I “no” ricevuti mi sono serviti per migliorarlo, per renderlo più bello, ogni “no” evidenziava un difetto da correggere. Ho imparato molte cose strada facendo. Dai tutto te stesso al tuo sogno senza arrenderti e sarai ripagato.

Scintille – Fai un saluto ai tuoi lettori con una citazione – che poi è anche l’augurio che vuoi lasciare su questo blog – tratto dalle pagine del tuo romanzo.

Fabio Falugiani – Saluto i lettori con una parte del romanzo in cui si parla del valore dei libri, mi sembra opportuno farlo in questa intervista…

«Poi ci fermammo in un angolo dove non c’era nessuno, sotto uno dei piloni che sorreggeva la struttura; alzai gli occhi e sopra di me c’erano metri di scaffali, un patrimonio di milioni di pagine, molte delle quali scritte  rigorosamente a mano. La guardai e le dissi, parlandole sottovoce  all’orecchio: «Abbiamo fatto tante cose cattive nella nostra storia, siamo  riusciti a inventare una cosa mostruosa come il computer, oppure i  sommergibili, e, ancora peggio, gli aerei, ma qualcuno di noi è stato capace  di scrivere tutto questo, di conservarlo e di tramandarlo fino a me e te.

Finché ci saranno i libri e finché qualcuno avrà il coraggio di raccontare una storia e metterla su carta, allora potremo ancora salvarci.»


L’appuntamento di oggi termina qui.

Ringrazio Fabio Falugiani per aver partecipato con noi a questo aperitivo letterario e, salutandovi, vi invito a seguire i prossimi appuntamenti di Scintille e del suo Salotto letterario.

Un abbraccio e… followME! 😀

Loriana Lucciarini


VI E’ PIACIUTA QUESTA INTERVISTA? SIETE INTERESSATI A SEGUIRE L’AUTORE CHE OGGI VI HO PRESENTATO? …ECCO I SUOI CONTATTI 🙂

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[gioco-TAG] – Dieci cose che vorrei sapere di te

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Buon martedì a tutti! 😀

Il mio blog continua ad avere pubblicazioni poco regolari e lo sapete, quindi per me trovarvi qui oggi è davvero emozionante: bentrovati! 😀

Vi posto questo gioco-tag che era in attesa della mia partecipazione già da prima della chiusura estiva e ora che settembre è iniziato mi sembra corretto tenere fede agli impegni presi. Ringrazio Laura Rocca che nel suo blog  “RACCONTI DAL PASSATO” mi ha taggata in questa avventura e prima di iniziare vi invito ad andare a leggere le sue risposte per scoprire qualcosa di più su questa brava autrice.

Allora, le regole del gioco-tag sono queste…

  LE REGOLE  –

-Usare l’immagine del tag

– Amare, onorare, nominare, taggare  e ringraziare il suo ideatore u.u (ok, vanno bene anche solo le ultime due cose <.<) GRAZIE! ♥

-Rispondere alle domande nel modo più sincero possibile: SARA’ FATTO! 😀

-Creare da 1 ad un max di 10 domande per l’ideatrice del blog

-Taggare i tuoi amici blogger (il numero è a discrezione)

–  LE DOMANDE 

1. Ciao Loriana! Tu sei autrice e blogger. Puoi dirci i titoli dei tuoi romanzi e i generi che affronti?

Ciao a tutti! Mi accingo a rispondervi precisando che scrivo di tutto appena l’ispirazione arriva, pertanto la mia produzione letteraria è molto variegata:

“Il Cielo d’Inghilterra” è un romance.

“Si può volare senza ali” è una favola per bambini.

“Una fantastica caccia al tesoro” è un’avventura fantasy per ragazzi.

“Il coraggio di raccontare” – racconto inserito in 4 PETALI ROSSI è un racconto storico che tratta il tema dello stupro etnico in guerra

Poi ci sono anche tre volumi di poesie a verso libero: “Sotto le nuvole”, “I legami sottili dell’anima” e “Little Thoughts/short stories”.

2. Scrivi tante storie diverse. Cosa ti ispira?

Tutto è per me fonte di ispirazione: un colore, una luce particolare su un volto, le note di una canzone, un’immagine quotidiana che salta agli occhi e stimola la fantasia, una domanda filosofica a cui cerco risposta… 😛

Spesso scrivo un romanzo avendo chiara la scena d’inizio e andando poi un po’ a braccio, lasciandomi portare per mano dei protagonisti stessi che evolvono durante i capitoli. Altre volte so già come si concluderà l’intera storia e, avendo già visualizzato la scena finale, arrivo a costruire l’intera trama partendo da quel momento lì. 😀

3. C’è un genere letterario che prediligi e perché?

Quando l’idea martella nella testa e diventa chiaro che genere dovrò affrontare non mi spavento e vado avanti nella stesura dei capitoli. Ma se dovessi scegliere, è  il romanzo di introspezione quello che sento più nelle mie corde.

4. Ami le storie autoconclusive o le saghe?

Assolutamente autoconclusive! Non ho mai scritto saghe e tendo a concentrare tutta la trama in un unico volume. Però “mai dire mai”…  se arrivasse l’ispirazione potrei riuscire a cimentarmi anche in questo! 😛

5. Da autrice preferisci storie reali o di fantasia?

In genere mi piace scrivere storie reali, attinenti alla vita quotidiana in cui posso riconoscermi e posso far immedesimare i lettori.

6. Le tue protagoniste donna hanno sempre personalità sfaccettate e non banali. Puoi illustrarci brevemente i tratti distintivi delle tue protagoniste principali?

Cristina de “Il Cielo d’Inghilterra” è una ventenne timida e impacciata, sensibile e introversa, che si trova catapultata in un mondo che non è il suo e che la spaventa, confondendola ancora di più. Eppure, nello scorrere della storia, la giovane si trasforma da protagonista un po’ passiva in attrice del proprio futuro, dimostrando una determinazione e una sicurezza che sorprende tutti e arrivando ad affrontare scelte impegnative. Ma fa anche di più: ritrova identità grazie all’ascolto delle proprie emozioni, dei propri pensieri, delle proprie convizioni. Come dire: si perde ma poi si ritrova, migliorata anche!

Selina, la giovanissima tredicenne del racconto “Il coraggio di raccontare (nel volume 4 PETALI ROSSI) è un personaggio sensibile e delicato che troppo presto viene calpestato e distrutto dalla furia della guerra. La giovane reagisce agli accadimenti del passato con la fuga, con l’illusione dell’oblio, vivendo in equilibrio precario tra un passato da dimenticare e un futuro vissuto solo a metà. Selina ha una personalità complessa e fragile, ma anche forte e profonda grazie alla quale troverà la spinta a reagire, a elaborare il dolore, per ripulire la sua anima e permettersi nuovamente di vivere davvero, vibrando.

Susan, la gemella di Mark tra i protagonisti del fantasy per ragazzi “Una fantastica caccia al tesoro”, è una ragazza ribelle e testarda, concreta e impulsiva, pronta a decisioni immediate, dall’indubbio coraggio. E’ lei che amalgama i vari caratteri del gruppo, ed è anche l’unica ragazza a farne parte, che riesce a farsi rispettare senza mezzi termini. Susan mi piace tantissimo e sempre più spesso mi scopro a pensare a lei con affetto, con la curiosità di scoprire come sarebbe ora da adulta…

Poi ci sono le protagoniste donne di storie che verranno: dei romanzi ancora inediti e in via di scrittura. Ve le descrivo brevemente, magari vi viene la curiosità di scoprirne la storia… 😛

Miriam, la protagonista del nuovo romanzo ancora inedito dal titolo provvisorio “Una felicità leggera leggera”, è una donna matura, solida, dalle grandi spalle. Forte e sensibile, piena di slancio generoso e di capacità di comprensione è una madre attenta e presente, ma anche una donna dei nostri tempi, che vuole afferrare la felicità che la vita ha in serbo per lei.

Memeh, la principessa guerriera del prossimo fantasy, è una donna piena di grinta e rabbia, che affronterà le prove dure della vita con voglia di riscatto e vendetta. Un personaggio controverso dalla personalità sfaccettata, in bilico costante tra il buio e la luce.

Sannah, la protagonista del fantasy per ragazzi concluso in prima stesura assieme alla coautrice Sabrina Cau, è invece una ragazza razionale e concreta, intuitiva e sensibile, intelligente e pronta nelle decisioni, dal forte senso pratico. E’ una protagonista positiva: Sannah si vuole bene nonostante i difetti e quei chiletti in più che la fanno sentire diversa dagli altri…

Erica, la giovanissima ragazzina albanese protagonista del prossimo romanzo contemporaneo in via di conclusione con l’amica coautrice Laura Bassutti, è una ragazza sopraffatta dalla durezza della vita, che arranca spaesata e persa sotto il colpi spietati del destino. Eppure, in ogni situazione e nonostante il buio, Erica cerca sempre la luce della speranza. Erica è certamente il personaggio più fragile e delicato uscito dalla mia penna, che mi ha dato modo di approfondire i moti di un animo già così duramente segnato e la possibilità di un’attenta analisi emotiva e psicologica.

7. E sui personaggi maschili? Puoi dirci qualcosa di più?

Ehm ehm… i personaggi maschili sono invece più controversi e spesso io stessa li descrivo in modo critico, illustrandone difetti caratteriali che ne rendono spigolose le personalità.

Steve, ad esempio, de “Il Cielo d’Inghilterra” ha un’evoluzione clamorosa nel corso dell’intera storia e chi legge dovrà ricredersi rispetto all’opinione iniziale.

Yuri il giovane coprotagonista del nuovo romanzo in fase di ultimazione della storia di Erica, ha preteso a forza di essere raccontato per ciò che è: pregi e difetti, paure e coraggio, speranze e delusioni, luci e ombre. Lui ha una personalità complessa e stimolante, multisfaccettata e intensa, è stato stimolante dargli vita. Inoltre – e questo è curioso ma capita spesso ad autori come me che danno spazio ai propri personaggi arrivando quasi a dover soccombere alle loro bizze – Yuri da personaggio secondario si è trasformato in protagonista e figura.perno dell’intera struttura narrativa. costringendo me e la mia coautrice a rivedere parte della trama!

(OMG! Cosa non si fa per accontentare le proprie creature! 😛 )

8.  Ti ispiri a personaggi reali per la costruzione dei tuoi personaggi? Sia a livello psicologico che fisico, intendo…

Uso personaggi di fantasia, sia definendone il carattere che l’aspetto fisico. Non uso dei modelli per rifarmi a loro e nei miei protagonisti non ci sono persone realmente conosciute. Per descrivere personalità e moti d’anima uso l’immedesimazione e l’empatia rimanendo però fedele al carattere di quel protagonista. Del tipo: “Cosa proverebbe XY in questa situazione?” oppure “Con questo carattere in che modo affronterebbe questa situazione? Come reagirebbe?”

In breve, uso le mie emozioni per dare vita ai personaggi ma cerco sempre di descrivere comportamenti e reazioni coerenti con la personalità dei miei protagonisti. 

9. Stai progettando nuove storie? Ci puoi dare anticipazioni?

Ho alcuni romanzi nel cassetto che vorrei portare a pubblicazione entro il prossimo anno  (di cui vi ho illustrato sopra anche i protagonisti).

Inoltre, voglio iniziare a lavorare a un nuovo romance (la cui trama mi è stata suggerita durante le vacanze estive dai bei luoghi che ho visitato) e concluderne un altro che da troppo tempo attende il suo turno per essere completato.

10. Da lettrice preferisci storie reali o di fantasia?

Sono scrittrice poliedrica e lettrice onnivora: leggo praticamente di tutto spaziando in generi differenti: dal romanzo alla saggistica, dalla poesia alla prosa. In genere amo le storie con validi approfondimenti psicologici ma non disdegno anche romanzi di fantasia, purché con personaggi crediili  e con una solida trama.

– LE MIE NOMINE-

Sara Tricoli

Silvia Devitofrancesco

Monticiana

Luca de L’Angolino della cultura

 

Le colleghe e i colleghi amici blogger citati in questo tag potranno utilizzare le mie domande per rispondere a loro volta oppure elaborarne di nuove e più specifiche, per illustrare al meglio i propri lavori e farsi conoscere da nuovi lettori 😀

Siete pronti? Dai che sono curiosa di leggere le vostre risposte ma anche di sapere se le mie vi son piaciute!  😀

Dai, intanto attendo i commenti a questo mio post e poi avvisatemi quando metterete online le vostre che corro a leggere! 😀

Loriana