[MaglaxWriters] – “Caleidoscopio” di Simone Piani

CALEIDOSCOPIO copCALEIDOSCOPIO

di Simone Piani

I Frammento

Strinsi tra le mani un ramo, non avevo idea se fosse di platano oppure di castagno, ero nel folto del bosco e non m’intendevo di dendrologia. Non era che un pezzo di legno, un insieme di fibre e cellulosa. Ne osservai le pieghe della corteccia, gli incavi invisibili, le trame irregolari e le cento e più sfumature che ne variavano la superficie.

Visto così sembrava solido, quasi un albero in miniatura. Cercava forse di mostrarsi per come non era: fragile. Restava silenzioso e si faceva osservare. Una volta era parte di qualcosa di molto più grande, ma era caduto, aveva perso il suo sostegno; per molti giorni era rimasto sdraiato pesantemente per terra, inerte.

Alzai il bastone al cielo, un’estremità salda tra le dita, l’altra puntata versole nuvole come un parafulmine. Lo lanciai. La sua traiettoria a parabola, rapida, immediata, fu come uno squarcio, una ferita nell’aria. Ci fu uno schianto sordo e il legno si spaccò. Le schegge del ramo partirono in tutte le direzioni. Nessuna possibilità, l’interezza si era divisa, l’unità si era spezzata.

Un segno bianco sulla pietra contro cui il legno aveva terminato il suo volo era l’unico ricordo rimasto.

II Frammento

Tardo pomeriggio, mi preparavo per esibirmi in piazza, pubblicamente. Amavo fare così in quel periodo. Niente teatri sfarzosi, niente palcoscenici, non volevo sentire alcuna distanza da chi avrebbe assistito al mio spettacolo.

Una ragazza sui quindici anni appoggiata ad una panca osservava i miei movimenti con poca attenzione; fumava chiacchierando con un’amica che pareva non ascoltarla. Una coppia sottobraccio camminava in direzione di una gelateria artigianale: ridevano sereni.

Ora la gente iniziava a radunarsi curiosa attorno a me. Poco prima le persone attraversavano la via, immerse nei loro pensieri o impegnate in lunghe discussioni. Sul volto di ognuna di esse vedevo una maschera. Una maschera simile a quella che indossavo quando recitavo la mia parte; una maschera grazie alla quale permettevo alla macchina teatrale di proseguire il suo delirio di finzione.

Una donna sulla quarantina passò con coraggio in mezzo al vuoto rimasto tra me e la folla; una presenza fugace, intuibile solo dal fruscio lieve della sua giacca e da quel profumo di rose e cannella.

In fondo era anche lei un’attrice come me.

Allargai platealmente le braccia verso il pubblico e iniziai.

III Frammento

Mi rimisi in cammino calpestando le foglie per terra, incurante della vita che scorreva al di sotto dei miei passi. Laggiù, laggiù oltre il bosco da qualche parte stava l’altra parte di me. O meglio tutto quello che di me avevo disperso.

Un respiro profondo. Ora o mai più.

Scattai in avanti, attivando le fibre che costituivano i miei muscoli. Sincronizzai le braccia e le gambe per facilitare l’equilibrio, dosai il respiro per mantenere le forze ed ossigenare meglio il sangue.

Correvo rapido. Spingevo il terreno sotto di me.

Il bosco era alle spalle, già lontano. Sentivo la fatica, e la affrontavo. Correvo. Dovevo arrivare dall’altra parte. Fendevo l’aria cercando di ridurre la resistenza al minimo.

Il cuore pulsava, sempre più intensamente. Ora iniziava a premere contro il petto. Ora risaliva il gusto di saliva ferrosa, ora il sudore mi pungeva gli occhi, ora il sangue impazzava nelle vene.

Io, o meglio tutto ciò che di me avevo disperso era a pochi metri di distanza.

E di colpo, repentino, un muro invisibile arrestò la mia corsa. Inevitabilmente mi schiantai. L’impatto venne assorbito dalle ossa, la maggior parte delle quali si spezzarono, si sbriciolarono. Il mio fragile corpo s’infranse, come un ramo abbattuto su una pietra. Caddi a terra, esanime. Ciò che di me avevo disperso avrebbe continuato ad attendermi troppo lontano.

Mi sveglio.

Ma non apro gli occhi, non posso. Costretto così da ormai dieci anni. Fuori nessuno sa, fuori nessuno sente. Solo ogni tanto qualcuno spera. La speranza di chi non sa accettare. Tutti recitano la loro parte, qui vicino a me. Non voglio dire che non siano sinceri, tutt’altro. E’ solo che non possono fare a meno di vivere quel ruolo, di essere coerenti alla loro parte: qualcuno è seduto con le braccia conserte, osserva il mio respiro meccanico. Qualcuno mi parla, ma non lo sento. Qualcuno ancora passeggia per la stanza e pensa, forse ricorda.

Una volta anche io ero così. Recitavo in teatro. Ero bravo, molto bravo. Mi mimetizzavo così bene che la gente non mi riconosceva più. Mostravo solo dei frammenti ma il pubblico era così persuaso dalla mia rappresentazione da credere che io fossi tale, da credere di riconoscermi in ciascuna di quelle schegge.

Allo stesso modo le persone recitano mostrando agli altri frammenti di sè e celando tutto il resto. E chi incrocia la loro strada, per più o meno tempo, non vedrà mai l’attore al completo ma solo il personaggio, costruito su una parziale messa in mostra di sè.

Lo capisco, certo. Finchè non si allarga lo sguardo, tutto può essere frainteso e la mente ingannata.

La realtà del resto è semplicemente, irrimediabilmente caleidoscopica.

Ho recitato in tanti spettacoli e ho amato gli applausi del pubblico.

Ora però mi sono perso. Così separato da me stesso da non ritrovare il punto di partenza, come un ramo caduto a terra e poi spezzato in tante parti.

Ho diviso il mio corpo e la mia mente, mi son mostrato ogni volta diverso; ora non so più se chi parla e chi pensa sia realmente io. Perso tra i miei frammenti. Nel momento in cui ho provato a liberarmi delle mie costruzioni mi sono infranto, come in corsa contro ad una barriera invisibile: i muri erano troppo alti, ed io troppo fragile.

Dite che sono in coma. Voi che non mi avete mai conosciuto realmente, giudicate solo quello che vedete, ancora una volta. Ma nonostante ciò staccate tutto questo macchinario che mi tiene in vita, non mi opporrò.

Lasciate che vi dica solo un’ultima cosa, il mio cameo prima di uscire dal palco: non siamo che schegge sparse di un caleidoscopio, e viviamo per ritrovarci ad una ad una.

[MaglaxWriters] – SIMONE PIANI – author page

COP SIMONE PIANIscheda SIMONE PIANIClasse 1991, vive a Torino. Ha affinato la sua abilità narrativa frequentando un corso di scrittura presso la Web Agency Daimon Art di Torino. Ha partecipato e vinto il primo premio relativo alla sezione racconti brevi, del concorso letterario “La tua montagna, le tue emozioni” organizzato ad Ostana (Piemonte), con il suo racconto  Un passo dentro al mare”, di cui vi riportiamo qui di seguito un breve stralcio:

Il mare si è calmato, soffia leggera la tramontana increspando la superficie, come una carezza sul pelo morbido di un labrador mansueto. Le onde scemano senza fretta sulla riva e la sabbia è riconoscente di questa dolce premura e le lascia fare. Il sole troneggia lassù, con fare da saggio re. Solo il mare pare comprenderne a pieno l’immensa bellezza e ne accoglie il lucente dono sulla pelle, permettendo a noi, con i nostri piccoli occhi, di intravederne il potere. La terra dorme, stanca di quel continuo frastuono che dai più superficiali pavimenti la trivella di continuo fino al nucleo, cuore vivo, striato di rosso per le mille ferite accumulate nei secoli.

Lui stesso, il mare, mi parla. Un soffio di vento mi sfiora adesso il viso ed io intendo ciò che la natura mi vuole dire: quello che sarà, sarà, e quando arriverà, arriverà. Allora grato, senza timori, accompagnando i miei pensieri con un’antica melodia che parla di cose felici, mi allontano silenzioso verso una nuova vita, un passo dentro al mare.

[tratto da “Un passo dentro al mare” di Simone Piani]

pin piani 1pin piani 23pin piani 3Ha un suo profilo sul sito mEEtale, dove pubblica i suoi scritti con il nick-name di Noctambulotti.

Simone Piani si dedica anche alla poesia. Su mEEtale infatti troviamo alcune sue pubblicazioni, tra le quali vi sottopongo Colore, una pubblicazione breve che l’autore descrive come una poesia sulla “suggestione cromatica”. Qui ne riportiamo un breve stralcio, dedicato al colore giallo…

Sembrano fiumi di miele, quelli del giallo che mi inonda,

laghi di densa crema sotto il tocco del pieno giorno.

Zafferano profumato,l che giova e che riscalda,

cola nella gola di chi è freddo, di chi cerca

un segno vivo e lo trova, nella luce.

Tu giallo, che colpisci tanto gli occhi

non accecare ma dai luce quando è notte,

con il giallo tra i cristalli

e il miele dentro il fiume.

[tratto da: “Colore” di Simone Piani]

In quest’altro piccolo volume (3 pagine di poesia), l’autore dedica il suo componimento poetico al “mondo di cui in questo mese mi sono innamorato…”. La pubblicazione, di cui vi è un breve stralcio qui di seguito, si chiama Brasile.

Se il Brasile fossi io

Lascerei che di mille canti

Si colorassero cielo e luce

Ed ogni orecchio riempirei

Di mille parole e note sacre.

Son voci oltre la gioia,

oltre il piano e l’allegria, canti dell’anima,

intrisi di lacrime e commozione.

Se il Brasile fossi io,

crederei nei sogni, nelle parole e nelle persone,

vedrei la dignità in me e negli altri

e la terrei salda come preziosa più dell’oro,

e anche senza quel po’ che basta,

non baratterei il mio sorriso.

[tratto da “Brasile” di Simone Piani]

Riguardo ai racconti brevi, l’autore su mEEtale ha messo a disposizione in lettura gratuita i seguenti titoli: “Paolo”, “Nadia”, “Piccione”, “Del cammello, del leone e del fanciullo”, “Questione di rotondità”, “Un passo dentro il mare”. La raccolta di cui vi riporto l’incipit d’apertura è Del cammello, del leone e del fanciullo, che l’autore presenta come “Un altro testo-tributo, questa volta al racconto del superuomo e delle metamorfosi.”

pin1 PIANI


banner MxW 2014In questo contest MaglaxWriters, Simone Piani ha partecipato ai provini con il racconto Elena”. Eccone alcuni significativi passaggi:

PIN 3 PIANIpin 4 pianiIL GIUDIZIO DELLA COACH: Nelle prime fasi del racconto troviamo una Elena intorpidita e confusa, in un angolo di mondo sconosciuto. Nelle brevi descrizioni successive riusciamo ad ipotizzare che si stia raccontando della famosa Elena dei classici della letteratura ellenica, che tutti abbiamo potuto conoscere sui banchi di scuola. Ma appena qualche riga più avanti rimaniamo spiazzati del prosieguo della storia… Una narrazione intrigante e fluida, che sembra giocare nel concedere stupore, per arrivare infine a dipanare una storia che tutto è tranne ciò che ci si aspetta. Perché nulla è come sembra: “La strada cominciava ad arretrare sotto i loro piedi come se si riavvolgesse; anche i suoi ricordi, sfuggendo al suo controllo, si arrotolavano. Le parve che l’aurora selena copcomparisse e tutto fosse tornato a quella lontana notte, il 17 maggio.”

Un argomento difficile, nelle sue implicazioni emotive e sociali, che l’autore ha ben utilizzato in questo racconto breve.

 

L’Autore è, quindi, entrato di diritto e a pieno titolo in gara 1.  


domandaSimone, durante la fase dei provini hai utilizzato egregiamente l’incipit che vi era stato dato e hai scritto un racconto che ti ha permesso di essere scelto per il team. Questa volta invece, come ti approccierai al tema dato, cioè “SCHEGGE”? Ho individuato un contesto narrativo per il racconto… diciamo che ho pensato molto a come dar forma a questa parola, “scheggia”.

In genere cerco di dare un’evoluzione quanto più possibile inaspettata e un punto di vista originale e laterale sui temi che mi vengono in mente, un po’ come Calvino con la cosmogonia insomma. Questa volta però ho trovato il tema così loquace ed espressivo che vorrei attenermi al suo significato e alla delicata potenza che evoca il suono “scheggia”. Prendendo ispirazione dall’etimologia della parola penso che il mio racconto, di cui ho già sviluppato un incipit prevalentemente descrittivo, indagherà il tema della separazione, della frammentarietà. Non tralascerò una buona sezione narrativa, spero il più incalzante possibile, affiancandola però ad emozioni e piccole contorsioni psicologiche. Come un ramo che si infrange su una roccia in mille schegge, così il protagonista partirà nel suo breve viaggio. 

Puoi esprimere un giudizio di questo contest, MaglaxWriters, almeno fino a questo momento? Cosa ti ha dato, cosa ti aspettavi, perché hai deciso di partecipare? Devo dire che questo contest mi sta intrigando moltissimo. Son partito per gioco, in cerca di un’occasione per stimolare un po’ la mia scrittura, ché aver un obiettivo è sempre più efficace e, in effetti, ho trovato molto più di quanto pensassi. Grazie soprattutto alla coach, Loriana, per la dedizione che sta mettendo con tutti noi! 🙂

Parlaci un po’ delle tue preferenze letterarie… quali sono gli autori che ami e ai quali fai riferimento?
Come autore preferito direi Calvino… o, almeno, finora è stato indiscussamente lui: per la sua capacità di spaziare saggiamente tra le parole, trattare temi complessi adattandoli a tutti i lettori,  saper fare della fresca ironia letteraria! Insomma, è un autore in cui mi ritrovo moltissimo e da cui ho preso, consapevolmente ed inconsapevolmente, spunto più volte sia nello stile che nei temi.
Nel tempo mi sono avvicinato ad altri grandi scrittori contemporanei, come Murakami e Grossman, Pennac e Benni, Saramago e Márquez. Dalla lettura di ognuno di questi autori rimango influenzato; per cui dire chi sia al momento il mio punto di riferimento letterario è complicato: a piacere rimane Calvino…
contest pianischegge PIANISimone Piani ha quindi sviluppato sul tema “Schegge” e sulla tematica appunto accennata nell’intervista, il racconto “Caleidoscopio. Eccone alcuni significativi passaggi:

…mi schiantai. L’impatto venne assorbito dalle ossa, la maggior parte delle quali si spezzarono, si sbriciolarono. Il mio fragile corpo s’infranse, come un ramo abbattuto su una pietra. Caddi a terra, esanime. Ciò che di me avevo disperso avrebbe continuato ad attendermi troppo lontano.

****Una volta anche io ero così. Recitavo in teatro. Ero bravo, molto bravo. Mi mimetizzavo così bene che la gente non mi riconosceva più. Mostravo solo dei frammenti ma il pubblico era così persuaso dalla mia rappresentazione da credere che io fossi tale, da credere di riconoscermi in ciascuna di quelle schegge.

Con questo suo racconto Simone Piani si è attestato al 3° posto nella classifica combinata (social+giuria) ed è passato di diritto in finale.


Per la finale i concorrenti hanno avuto meno tempo a disposizione per scrivere un nuovo racconto sul tema complesso come «Confine», questa volta scelto dalla Arpeggio Libero, la casa editrice che patrocina il MaglaxWriters.Ecco come l’Autore ha impostato il suo racconto, rispetto al tema dato:

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Il suo racconto “Finis Terrae” può essere letto e votato QUI

[MaglaxWriters/I PROVINI] – Elena di Simone Piani

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L’aurora rischiarava le sagome dei palazzi della città. Iniziava ad albeggiare e una luce brillante rendeva tutto più definito, netto. La notte stava ritirando veloce il suo buio, come se il sole prepotente volesse scacciar via le tenebre. Elena socchiuse gli occhi e respirò a fondo l’aria ancora frizzante della notte.

“E’ ora di muoversi”, disse.

Ma una sagoma d’un tratto smorzò ogni suo intento e proposito: solenne si ergeva all’angolo tra corso Piave e via dei Martiri, lo conosceva, sapeva che la sua presenza lì era questione di vita o di morte. E’ ora di muoversi…

L’aria sembrava essersi fatta più calda e la poesia sulla sommità degli edifici era diventata una flebile filastrocca.

Istanti immobili, poi i muscoli si riattivarono, a testa bassa le gambe si flessero e si contrassero di nuovo, mosse da qualcosa. La forza di volontà non c’entrava nulla, era bisogno di sapere, capire perchè fosse arrivato proprio in quel momento, perchè se ne stesse lì senza dire nulla, perchè di nuovo dopo tanto tempo.

Lo raggiunse e si stupì di avercela fatta, l’aveva desiderato davvero?

L’aveva mai davvero voluto, o era stato un capriccio, come di una bambina egoista e viziata. Quanto male aveva generato quel desiderio, tremendo ed immortale. Un male che aveva attraversato secoli. Elena non lo guardò in viso, le bastava percepirne la presenza a fianco per ricordare. Era stato tanto tempo fa, così tanto che la mente doleva a farne memoria.

Lo prese per mano e quasi come un pupazzo di pezza, senza opporre nessuna resistenza, quasi rassegnato nei movimenti egli la seguì e si fece trasportare.

La strada cominciava ad arretrare sotto i loro piedi come se si riavvolgesse; anche i suoi ricordi, sfuggendo al suo controllo, si arrotolavano. Le parve che l’aurora scomparisse e tutto fosse tornato a quella lontana notte, il 17 maggio. Continua a leggere