[Letti per voi] – Emozioni forti in una storia vera: «Mi sa che fuori è primavera» di Concita De Gregorio

Un libro che penetra con forza dirompente nell’anima

MI SA CHE FUORI E’ PRIMAVERA di Concita De Gregorio

Questa è la storia di Irina, che ha combattuto una battaglia e l’ha vinta. Una donna che non dimentica il passato, al contrario: lo ricorda, lo porta al petto come un fiore. Irina ha una vita serena, ordinata. Un marito, due figlie gemelle. È italiana, vive in Svizzera, lavora come avvocato. Un giorno qualcosa si incrina.
Il matrimonio finisce, senza traumi apparenti. In un fine settimana qualsiasi Mathias, il padre delle bambine, porta via Alessia e Livia. Spariscono. Qualche giorno dopo l’uomo si uccide. Delle bambine non c’è più nessuna traccia. 

 

Un libro che penetra con forza dirompente nell’anima. Una storia tragica, un fardello pesante da portarsi appresso. Eppure qui, tra queste pagine, oltre il dolore c’è amore, c’è vita, c’è voglia di speranza.

Oltre il dolore…

Sì, perché chi rimane si trova a ricostruire una vita ormai frantumata in piccoli pezzi sparsi, che non sanno più di niente e sono intrisi di pianto, di ricordi, di un futuro che è negato. Una vita piena di quell’assenza che diventa presenza solida, stranamente solida, quando la morte ci sottrae chi amiamo ma al contempo anche quella parte di noi che tiene vivi i ricordi, annullando i giorni a venire in un passaggio senza gioia e senza luce. Qui invece i colori ci sono, così come la gioia che appare – all’inizio timida, quasi consapevole di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato – una gioia e una serenità che la protagonista di questo romanzo meriterebbe ma che, per molti, appare sbagliata, prematura; come se una persona travolta dalla tragedia debba smettere di anelare a un futuro diverso dimenticandosi di sorridere, di cogliere la bellezza nelle piccole cose, di emozionarsi, di gioire.

Mi è piaciuto tanto questo romanzo.

Per la potenza espressiva, per la capacità della De Gregorio di pennellare emozioni, stati d’animo, pensieri in una soggettiva sempre stretta, strettamente legata alla protagonista.

 

Per la tematica e per la tenacia con cui si tenta di dare luce anche nel buio.

 

Per il ritratto di donna che ho amato e che ho sentito mio per tanti aspetti, tante piccole sfumature.

Drammatico, coinvolgente, profondo, a tratti poetico. Da leggere.

Loriana Lucciarini

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[letti per voi] – QUELLO CHE RESTA, di Serena Maiorana | La storia di Stefania Noce, vittima di violenza. Un’esistenza che resta e r-Esiste nonostante tutto

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Serena Maiorana ha la precisione e puntualità da giornalista e l’impeto di un cuore da romanziera.

«Quello che resta – storia di Stefania Noce – Il femminismo e i diritti delle donne nell’Italia di oggi» (edizioni Villaggio Maori) unisce l’inchiesta giornalistica, la denuncia sociale e l’approfondimento alla narrazione.

«Quello che resta» è un gran bel libro, che scuote, commuove, pervade chi si avventura in quelle pagine.

Un libro dove c’è rabbia e impotenza ma anche amore e memoria, per continuare a far vivere il sorriso di Stefania oltre tutto, oltre il brutale assassinio, anche dopo la morte.

Perché di morte, di vita, di amore che non è amore si parla in questo libro. E di una storia vera, che è quella di Stefania Noce, ammazzata dal suo ex. Un esito sempre più frequente, che porta con sé un carico di sofferenza e dolore che è difficile affrontare. Della vita di Stefania, solare, piena di energia, impegnata politicamente, Stefania a cui «(…) piaceva la letteratura, l’arredamento etnico, la musica balcanica e la voce rauca di Janis Joplin. Le piacevano gli orecchini grandi, le piaceva ballare, le piaceva scrivere e le sarebbe piaciuto viaggiare. Una volta era stata a Praga. Per il resto del mondo le è mancato il tempo.»

Un libro da leggere. Da leggere e rileggere, perché davvero ben scritto, con maestria letteraria, momenti lirici e intensi e precisione giornalistica, nel raccontare dettagli e notizie reali, senza fare sconti a nessuno.

Da leggere perché la memoria di Stefania Noce deve rimanere viva.

Da leggere per capire, approfondire gli scenari, le motivazioni, le implicazioni culturali di una violenza che quasi ogni giorno rende vittima una donna come noi.

«C’è poi un altro particolare di questa storia che è molto importante sottolineare. Stefania era femmina. Lo era nelle movenze, nella forze e nella consapevolezza. E poi ancora di più: Stefania era femminista. Difficile a dirsi oggi in questo paese disperato. L’Italia è un paese ostile alle donne. Un paese che non sa e non vuole difenderle. E che, così facendo, non salva nemmeno i suoi uomini. Forse è per questo che, paradossalmente, parlare di femminismo nel Belpaese a molti pare un’eresia.»

I miei complimenti all’Autrice che ha saputo gestire una pubblicazione di questo tipo, strutturandola in parte narrativa e parte di approfondimento tematico, senza scivolare nel pietismo o nel sensazionalismo ma facendo, invece, un ottimo lavoro di documentazione e denuncia, realizzando un lavoro a tutto tondo.

Consigliatissimo. Acquistatelo qui

Loriana Lucciarini