[ospiti] | Elisabetta Vittone: dare futuro, scegliere il sociale

Benvenut* car* followers a questo nuovo appuntamento con il Salotto di Scintille, che oggi ospita una donna eccezionale che conosco personalmente da tempo e che ho finalmente il piacere di avere nel mio blog: ELISABETTA VITTONE. Lei, donna eclettica, piena di energia e idee, ci parlerà delle sue mille iniziative, delle sue attività per il sociale.

Fermatevi nel salotto e scopritela in questa intervista breve…


Scintille – Ciao, Elisabetta, benvenuta su Scintille! Presentati: chi sei, cosa fai, come ti definisci, che tipo di persona sei e come ti approcci alla società e ai suoi complessi problemi quotidiani?

Elisabetta Vittone – Ciao Loriana, grazie. Un saluto a tutte le lettrici ed ai lettori di Scintille.

Sono Elisabetta Vittone, sto per compiere 55 anni e sono un’insegnante della formazione professionale, insegno nel carcere di Torino da vent’anni e sono cofondatrice di un comitato e di un’associazione di promozione socialeSono una persona empatica e molto positiva, cittadina di un mondo senza confini; mi entusiasmo per le piccole cose belle della vita, soffro per le sue brutture e mi impegno a modificarle trovando progetti alla mia portata da sostenere insieme alle socie ed ai soci, alle ed ai simpatizzanti delle mie associazioni.

Scintille – Tu incarni perfettamente i due modi di dire, quali: L’unione fa la forza e in più è meglio. Di quale associazioni sei promotrice e perché?

Elisabetta Vittone – Come dicevo, sono cofondatrice del Comitato Mahmud e cofondatrice e presidente dell’Associazione Domino, affiliata all’Arci.

Il primo è nato dopo mesi di impegno per salvare un bambino siriano molto malato che viveva in un campo profughi che si chiama appunto Mahmud; mentre la seconda è scaturita dal desiderio di essere di sostegno ai profughi che abitano nella mia città, Torino

Scintille – Quali progetti/finalità persegue l’associazione? Chi sono i fruitori?

Elisabetta Vittone – Il comitato Mahmud si occupa soprattutto di aiutare bambine e bambini in difficoltà; Domino invece promuove l’insegnamento dell’italiano in un ambiente amichevole, familiare.

Scintille – Cosa ha realizzato, sul campo in questi anni?

Elisabetta Vittone  – Il Comitato è stato d’aiuto nei campi profughi in Siria, Turchia e in Europa, in Nepal e a Capricchia frazione di Amatrice.  Domino ha accolto una ventina di ragazzi africani e una decina di coppie siriane a cui insegnare l’italiano.

Scintille – Cosa altro realizzerà? Anticipazioni di nuovi progetti?

Elisabetta Vittone – Attualmente stiamo sostenendo un importante progetto in Sud Sudan per la cura della Tbc dei bambini e delle bambine col Comitato.

Per quanto riguarda Domino, accanto all’insegnamento dell’italiano, stiamo promuovendo la diffusione di un pamphlet scritto da un mio allievo della Sierra Leone. Abbiamo trascritto questo manoscritto originale in inglese rivolto a chi ‘sbarca’ in Italia proveniente da terre che vivono situazioni drammatiche su file e l’abbiamo tradotto in italiano, creando due pdf ed una piccola pubblicazione.

Grazie alla sollecitazione e collaborazione di alcune fantastiche scrittrici del blog ‘Gli scrittori della porta accanto’ ne pubblicheremo i contenuti ‘come si deve’ aggiungendo la traduzione in francese e, speriamo, in arabo.

Scintille – In che modo possiamo sostenervi?

Elisabetta Vittone – Per quanto riguarda i progetti del Comitato ogni contributo in denaro ci permette di salvare i bambini e le bambine di cui ci stiamo occupando.

Per quanto concerne invece Domino la possibilità è doppia: diventare volontari/e per l’insegnamento dell’italiano alle nostre ragazze e ragazzi, oppure sostenere con un contributo in denaro le nostre attività.

Mi permetto quindi di indicare di seguito i codici Iban di riferimento:

Comitato Mahmud;  IT72M0501801000000000176799 – Banca Etica Torino

Domino –  IT41Y0501801000000000244666   – sempre presso la Banca Etica

Scintille – E se ci fosse, tra i lettori di Scintille, chi volesse proporre una collaborazione e/o un aiuto concreto, cosa potrebbe fare per contattarvi?

Elisabetta Vittone – Tramite la nostre pagine facebook oppure agli indirizzi di posta elettronica:  comitatomahmud@gmail.com e  associazione.domino.torino@gmail.com

io ed Elisabetta Vittone, foto scattata al Salone Internazionale del Libro di Torino, 2018

Scintille – Bene, Elisabetta, l’intervista è giunta al termine. Ti faccio i miei complimenti per le tante iniziative e ti confermo il sostegno del mio blog. Sei invitata a tornare quando vuoi per illustrarci i progressi dei tuoi progetti o per parlarci di nuove attività. Io, Loriana, sono molto sensibile a queste tematiche e ti offrirò tutto il supporto di cui hai bisogno.

Spero di aver dato l’opportunità ai miei followers di conoscere ciò che fai e che questo possa spingerli a una dimostrazione di impegno oppure a una donazione verso le tue associazioni. Ti rinnovo la mia stima e lascio aperte le porte del mio Salotto per te…

Elisabetta Vittone – Vi ringrazio per essere state/i con me. Seguitemi nelle mie attività, sostenete ciò che di buono facciamo. Buona giornata a tutti e a presto!


Contatti: posta elettronica:  comitatomahmud@gmail.com e  associazione.domino.torino@gmail.com

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[letti per voi] – Con la mia valigia gialla – Stefania Bergo | Un libro vero che ci riporta tutti all’essenza delle cose #stayhuman

Buongiorno a tutt* car* followers e ben ritrovat* su Scintille d’Anima!

😀

 

Riprendo con le pubblicazioni del blog, dopo la pausa estiva, per raccontarvi una delle mie ultime letture: CON LA MIA VALIGIA GIALLA di Stefania Bergo – edizioni StreetLib.

 

Un libro stra-consigliato!


Bello e intenso. Stefania Bergo usa una scrittura di qualità, riuscendo a trasferire la sua esperienza e il suo sentire tra i paragrafi di questo libro. Un romanzo EVOCATIVO, dove “senti” i profumi, ammiri i colori, percepisci il vento che si mischia, tingendosi, alla terra rossa.
Siamo in Africa, nell’ospedale della missione di Matiri. Qui, un drappello di volontari mette a disposizione esperienza, professionalità, energia e anima per salvare piccole vite. Le vite dei bimbi di Matiri, capaci – pur nella sofferenza – di sorrisi che scaldano il cuore.
L’autrice accompagna il lettore nella sua storia, una storia fatta di intenzioni generose, di vite spese per il prossimo, di gratuito dare. Una storia vera, fatta di buoni sentimenti VERI, non artefatti e per questo ancor più toccanti. In un mondo disilluso, dove sempre più spesso – come un’assurda consuetudine – vince la legge del più forte e la prepotenza, questo romanzo è un’iniezione di fiducia nel genere umano.

Ci ricorda che siamo ancora capaci di empatia. Ci ricorda che la nostra anima è capace di amare e, se lo fa in modo generoso, vale ancora di più perché è un amore ancor più potente, capace di grandi cose.


I piccoli eroi silenziosi del quotidiano ESISTONO, solo che ce ne dimentichiamo; per questo storie così sono importanti: vincono sullo scetticismo, sull’egoismo imperante, sull’abbrutimento generale.

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L’autrice tornerà dall’Africa con un nuovo soprannome, “Mwende” (amata) che dimostra quanto questa terra sia capace di moltiplicare quanto uno le dà. Partita con una valigia gialla piena di piccoli doni, Stefania Bergo torna con un bagaglio molto piu pesante, di un’esperienza formativa capace di togliere inutili orpelli e di andare dritta all’essenziale, alle cose importanti e dare un senso vero, profondo, all’esistenza. Una ragazza in viaggio, partita per DARE, che torna ARRICCHITA di esperienza straordinaria, perché quello che riceve è infinitamente di più.


Un viaggio ci cambia, un’esperienza così ti trasforma, per sempre.

Loriana Lucciarini

 


Titolo: CON LA MIA VALIGIA GIALLA

Autore: Stefania Bergo

Editore: StreetLib

Link acquisto: https://www.amazon.it/mia-valigia-gialla-Stefania-Bergo-ebook/dp/B01N29BCWB

 

Sinossi: È un diario di viaggio autobiografico.
Stanca della superficialità di una vita nemmeno troppo tranquilla, Stefania decide di partire. Da sola. Casualmente, trova in internet i contatti di un’associazione che gestisce il St. Orsola, un ospedale in un’area rurale del Kenya, Matiri. E parte con una valigia gialla, poche aspettative, tanta curiosità e voglia di cambiare, non certo il mondo, ma almeno la sua piccola insignificante esistenza.
“Con la mia valigia gialla” è il racconto dei piccoli eventi quotidiani (solo apparentemente banali) accaduti in quelle tre settimane, conditi con una manciata di riflessioni dell’autrice sulle diverse abitudini e sulla cultura locali, scanditi dai messaggi che inviava regolarmente via mobile a un caro amico con cui ha voluto condividere, in tempo reale, la sua esperienza.
Contrariamente a quanto si pensi, però, non è un libro sul volontariato. Il volontariato è solo un dettaglio. L’intenzione dell’autore era di raccontare il viaggio, una piccolissima parte d’Africa, quella che lei ha conosciuto, diversa dalla miriade di altre facce di una terra magica, unica. Ne racconta le usanze locali, i profumi, i colori, i suoni, il quotidiano. Le emozioni. E ne ha dato una sua personale chiave di lettura, intervallando ai dipinti della natura le sensazioni restituite, i pensieri suggeriti, le domande che si è posta e che pone a chi vorrà leggere le pagine del suo libro e soffermarsi, come lei, a cercare una risposta. Anche se spesso risposte non ce ne sono. Ecco perché questo libro non vuole insegnare nulla. È un semplice mezzo messo a disposizione dall’autrice per far compiere al lettore lo stesso viaggio (anche se non sarà mai lo stesso) senza prendere un aereo, semplicemente con l’immedesimazione.
La scelta dell’autrice per il selfpublished in seconda edizione, dopo la positiva esperienza con la casa editrice Zerounoundici, è stata dettata dal suo desiderio di devolvere il ricavato della vendita del suo primo libro all’associazione “Un ospedale per Tharaka – Kenya” onlus, che ha costruito e mantiene tutt’ora l’ospedale St. Orsola di Matiri, quello di cui l’autrice parla nel suo romanzo e cui è rimasta legata nel tempo. Per maggiori info: gliamicidimatiri.blogspot.it e http://www.tharakahospital.org/


L’Autrice

Stefania Bergo – Nella vita sono un ingegnere biomedico, specializzata nella progettazione di ospedali. Per me scrivere è un hobby che ho coltivato fin da piccola. Poche volte ho raccontato storie inventate o poesie. Più spesso ho descritto le mie esperienze significative, raccogliendole prima in un blog e poi in un libro. Profilo su: http://www.gliscrittoridellaportaaccanto.com/p/stefania-bergo.html

[ospiti] – 3 | Maricla Pannocchia: con “Le cose che ancora non sai” scavo nel cuore e nella forza di ogni giovane per non permettere che nessuno affronti il cancro da solo

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ga-pannocchiaBuonpomeriggio followers! 😀 ❤

Come annunciato oggi è con noi Maricla Pannocchia, autrice de “Le cose che ancora non sai”edizioni Astro – che proprio nella giornata odierna è disponibile in tutti gli store e librerie.

Maricla ha raccontato una storia impegnativa, che tratta temi delicati. E lo ha fatto con sensibilità e attenzione. Il romanzo si rivolge a un pubblico Young Adult e si prefigge lo scopo di essere un punto di forza, rispetto alle vicende dolorose e complesse di chi lotta contro il cancro [qui la presentazione del volume].

In occasione dell’uscita ufficiale del romanzo (presentato in anteprima solo al salone del libro di Firenze), ho il piacere di ospitare nel Salotto letterario di Scintille l’autrice per la GIORNATA AUTORE #AllDay!

Così ecco che oltre alla segnalazione uscita (a questo link) il Salotto si prepara a ospitare l’Autrice per parlare con lei dei temi che animano la storia del suo romanzo. Temi certamente non facili, che affronteremo con lei con la necessaria delicatezza e attenzione.

Spero partecipiate a questo incontro numerosi e che la sommergiate di domande!

banner-virtualdolcetti

Il Salotto è già in grande spolvero per l’occasione, ci sono i soliti virtualdolcetti e virtualbevande dei quali potete servirvi a vostro piacimento. Prendete posto, che a breve iniziamo… Pronti? 😉

intervista-logo

Loriana Lucciarini – Ciao Maricla, benvenuta. Presentati al pubblico…

Maricla Pannocchia – Ciao Loriana e ciao a tutti i lettori e le lettrici! Prima di tutto, grazie mille per ospitarmi sul tuo blog! Mi chiamo Maricla Pannocchia, ho 32 anni e abito in un paesino in provincia di Livorno, in Toscana. Amo scrivere sin da quando ero bambina, mi permette di estraniarmi dalla realtà e al tempo stesso di parlare dei temi che mi stanno a cuore. Adoro il mare e i viaggi. Sono fondatrice e Presidente dell’Associazione di volontariato Adolescenti e cancro, che ho fondato proprio dopo aver scritto la prima versione del romanzo “Le cose che ancora non sai”, ma ve ne parlerò meglio dopo perché Loriana mi ha già anticipato alcune domande al riguardo.

Loriana Lucciarini – Allora, raccontaci un po’ del libro. Qual è stato il motivo che ti ha spinto ad affrontare un tema così complesso e delicato? Perché lo hai voluto scrivere?

Maricla Pannocchia – Io dico sempre che è stato un segno del destino. Non ho deciso di scrivere questa storia. Stavo navigando su Internet e mi sono imbattuta nella foto di due ragazze adolescenti e ho sentito il bisogno di raccontare la storia di amicizia fra due adolescenti, di cui una malata di leucemia. Lo ripeto, credo sia stato un segno del destino per indirizzarmi nel giusto percorso (aprire l’Associazione di volontariato Adolescenti e cancro, che mi ha completamente cambiato la vita) perché vedendo quella foto avrei potuto scrivere di altre centinaia di storie con due protagoniste adolescenti ma no, ho avuto l’idea per quella. Ammetto che all’inizio ero scettica, ogni volta che scrivo un romanzo mi documento riguardo all’argomento trattato e quindi mi sono chiesta se sarei riuscita ad arrivare alla fine, consapevole che per rendere verosimile la storia avrei dovuto leggere tante storie di giovani malati di tumore, vedere tanti loro video e temevo che non ce l’avrei fatta a passare tutto quel tempo a sentir parlare di dolore, tumore e morte, specialmente riguardo a persone così giovani. Ma come mi ero sbagliata! Ovviamente nelle storie che ho letto e nei video che ho visto si parla anche di tutti questi aspetti, com’è normale che sia, ma sono rimasta a bocca aperta di fronte al coraggio, alla resilienza e all’amore per la vita di questi ragazzi. Sono stata “risucchiata in questo vortice”; come continuo a ripetere penso proprio che siano stati mossi dei fili per guidarmi nella direzione giusta, quindi non mi prendo alcun merito, non ho preso nessuna decisione all’inizio, se non quella basilare di non mollare, di finire il romanzo. Non pensavo neanche alla pubblicazione, i personaggi erano vivi dentro di me e dovevano raccontare la loro storia. Ed io ero il mezzo per farlo.

Loriana Lucciarini – Quali sono le vicende narrate e i contenuti della storia? Cosa volevi trasmettere ai lettori?

Maricla Pannocchia – Il romanzo è raccontato a due voci da entrambe le protagoniste. All’inizio si può pensare che la leucemia di Coleen sia la protagonista indiscussa della storia, ma non è così. Il romanzo mette i sentimenti al centro. L’amicizia che nasce fra le due protagoniste, ma anche i rapporti all’interno delle famiglie, con i compagni di classe, con i ragazzi. Posso dire che il romanzo è quasi una sorta di diario tenuto da entrambe le ragazze in cui vengono annotati i piccoli e grandi avvenimenti quotidiani. E’ un viaggio introspettivo dentro le due protagoniste, ma anche dentro alle anime di tutti i personaggi secondari. Attraverso il romanzo vorrei avvicinare i lettori, specialmente i giovani, al tema dei ragazzi malati di cancro. Spesso la parola “tumore” è ancora un tabù nella nostra società e, anche se negli ultimi anni le cose sono migliorate, tanti ragazzi non hanno occasione di pensare ai loro coetanei malati o di sentir parlare di diagnosi precoce. Spero che le protagoniste del romanzo prendano per mano i lettori, guidandoli nelle loro storie personali, e li aiutino a rendersi conto del potenziale che hanno e di quanto  siamo fortunati ad aver aperto gli occhi stamattina.

Loriana Lucciarini – Qual è il messaggio che lascia “Le cose che ancora non sai”?

Maricla Pannocchia – Ricollegandomi alla fine della risposta precedente, credo che il messaggio principale sia il valore della vita. C’e’ una frase che ho letto spesso e che mi piace molto: “Abbiamo due vite, la seconda comincia quando ci rendiamo conto di averne solo una”. A Coleen succede proprio così. Prima è un’adolescente come tante, le sue preoccupazioni più grandi sono se riuscirà a conquistare il ragazzo che le piace, sparlare dei compagni con le amiche e impegnarsi per prendere bei voti a disegno, di cui è appassionata. Da un giorno all’altro si ritrova in un letto d’ospedale. Le dicono che ha il cancro. A sedici anni. Coleen impiega un po’ di tempo ad assimilare la notizia, ad accettare il tutto ma poi, pian piano, si rende conto di tante cose cui prima non pensava affatto. Quella che ripete più spesso è il tempo e il suo valore. Coleen comincia a notare un altro tipo di tempo, non quello prodotto dalla mente umana a suon di sveglie e orologi, ma una sorta di tempo universale. E il suo valore? Prima, quando stava bene e aveva “tutto il tempo del mondo”, neanche ci faceva caso. Spesso si lamentava perché si annoiava, buttava via tempo a guardare la televisione o navigare su Internet; come dice lei stessa, non faceva niente di utile per gli altri e per se stessa. Coleen capisce tutto ciò eppure questa sua consapevolezza è limitata dalla malattia e dagli effetti collaterali. E si chiede: come mai la gente che sta bene e che ha tempo, non sa come usarlo davvero? Come mai spesso non capisce che dono prezioso ci è stato fatto? Corriamo, corriamo… ma per andare dove? Ogni giorno ci vengono concessi 86.400 secondi. Sta a noi scegliere come investirli, decidere se lasciare che ci scivolino addosso o se usarli in maniera consapevole. Come dice Coleen, non dobbiamo necessariamente fare grandi cose. Le protagoniste imparano anche a non aver paura della morte. Scoprono che il segreto sta in come vivi il tempo che ti è stato concesso, che sia poco o che sia tanto. Ovviamente sono “lezioni” che costano lacrime, domande e rabbia, ma io stessa vivo con questa filosofia, adesso. Tutti moriremo, un giorno. Allora tanto vale vivere appieno ogni singolo momento e lasciare qualcosa del nostro passaggio.

Loriana Lucciarini – Parlaci delle due protagoniste: Allyson e Coleen. Come diventano amiche? Qual è la scintilla che le fa avvicinare? In cosa si differenziano e in cosa, invece, si completano?

Maricla Pannocchia – Coleen e Allyson hanno sedici anni e vivono a Glasgow con le rispettive famiglie. Frequentano la stessa classe ma si sono rivolte la parola solo due o tre volte in tutto l’anno scolastico perché sono molto diverse di carattere e all’inizio del romanzo non sembrano avere alcun punto in comune. Coleen è una tipina vivace, sicura di sé, flirta con il ragazzo più popolare della scuola e ha diverse amiche con le quali va alle feste più “in” anche se, sotto sotto, si scopre un lato di lei più sensibile. Allyson è sognatrice, un po’ timida e insicura, e ha un’unica amica, Sheona. L’avvicinamento avviene quando a Coleen viene diagnosticata una leucemia. Gli studenti che partecipano a qualche progetto sociale (come dare una mano alla mensa dei senzatetto) possono vedere i loro voti finali leggermente aumentati, così Allyson si offre per andare  a portare i compiti a Coleen in ospedale. In realtà non sa perché lo sta facendo, quella dei punteggi extra è una scusante. Pian piano, mentre conosciamo meglio Allyson, ne intuiamo le motivazioni. Con il tempo, Coleen e Allyson si avvicinano e scoprono di avere bisogno l’una dell’altra. Diventano intime, raccontandosi problemi personali, parlando di ragazzi e dei progetti per il futuro. Coleen non sa più se avrà un futuro, e incoraggia Allyson a prendere in mano il suo. Coleen soffrirà molto dell’allontanamento di quelle che credeva essere le sue vere amiche, e la presenza di Allyson sarà importantissima perché lei possa confidarsi come non può fare con i genitori o con i medici. Allyson dapprima si sente spaventata dall’ospedale, dalla testa calva di Coleen, anche per il semplice fatto che la cosa non sembra avere alcun senso, ma poi si rende conto che, se è vero che Coleen ha bisogno di lei per confidarsi, passare il tempo e svagarsi, è anche vero il contrario. Allyson si nutre del coraggio e della linfa vitale di Coleen.

Loriana Lucciarini – Senza spoilerare: il destino cosa ha in serbo per entrambe? Qual è la prova da affrontare e il segreto che ognuna scoprirà rispetto alla propria esistenza?

Maricla Pannocchia – La leucemia di Coleen gioca sicuramente un ruolo molto importante e potremmo dire che è la prova da affrontare, l’ostacolo che mette a soqquadro non solo la vita di Coleen ma anche quelle di tutte le persone che le vogliono bene. Entrambe le ragazze crescono molto durante il romanzo, sia a causa della malattia di Coleen e di tutto quello che porta  con sé, sia per via di sentimenti e avvenimenti nuovi. Credo che entrambe le ragazze scoprano la propria forza, quella che non credevano neanche di avere. Coleen la deve scoprire quando riceve la diagnosi e comincia le terapie. Come dice spesso nel romanzo, deve essere forte per forza, non ha alternative. Nonostante abbia diversi momenti “no”, Coleen cerca di affrontare la malattia con il sorriso sulle labbra e continuando a fare quello che le piace, nei limiti del possibile, ovviamente. Allyson rimane a bocca aperta di fronte alla forza e alla tenacia della sua amica, anche quando le cose si mettono davvero male. E si nutre di questa forza, scoprendo la propria. Pian piano crede nuovamente nel suo sogno di diventare scrittrice, comincia a farsi valere con i genitori che l’hanno sempre tenuta in una sorta di campana di vetro, e a lei sembrava andare bene così. Entrambe le ragazze imparano che hanno una vita da vivere, e che ogni giorno è prezioso. E come dice Coleen non sono solo frasi fatte o meglio, se le leggi e le dimentichi, possono diventarlo. Ma se le applichi, allora potrai vivere una vita ricca di significato e degna di essere vissuta.

Loriana Lucciarini – Qual è stato per te l’aspetto più complesso, durante la scrittura del romanzo? Lo scoglio che sembrava proprio insormontabile?

Maricla Pannocchia – A parte quello cui accennavo prima, quando ho avuto l’idea del romanzo ma poi mi sono chiesta se sarei riuscita a portarlo a termine dovendo far riferimento a storie vere, non ho avuto altri veri scogli da superare. Ho scritto la prima versione del romanzo nel 2014 e non me la sentivo di raccontare la parte di Coleen in prima persona. Non sono mai stata malata e allora non conoscevo nessun ragazzo che avesse o avesse avuto il cancro. La mia preoccupazione più grande, con questo romanzo, è sempre stata quella di portare rispetto alle persone che hanno o hanno avuto il cancro e ai loro cari. Quindi, ho scritto l’intera storia dal punto di vista di Allyson, e vedevamo Coleen attraverso i suoi occhi. Quando sono entrata in contatto con i primi ragazzi iscritti alla mia Associazione di volontariato Adolescenti e cancro, e cominciando a “entrare sempre più dentro” a questo mondo e a capire e apprendere quali sono le difficoltà dei giovani che affrontano questo percorso, che cosa provano, che cosa passa loro per la testa, ho deciso di riscrivere il romanzo alternando i capitoli di modo che ognuna delle due protagoniste potesse raccontare la vicenda in prima persona. Direi che questo è stato lo scoglio più grosso, anche se non l’ho mai trovato insormontabile.

Loriana Lucciarini – Come ti sei documentata sulle situazioni che descrivi nella storia?

Maricla Pannocchia – Ho svolto delle ricerche su Internet riguardo alla leucemia mieloide acuta e al trapianto di midollo osseo. Alcuni dei ragazzi supportati dalla mia Associazione hanno letto il romanzo, oppure ho chiesto loro chiarimenti su alcuni passaggi. Come sottolinea sempre la mia editor, questo non è un testo di medicina, ma un romanzo di narrativa. Probabilmente un medico noterebbe degli errori o passaggi che, dal punto di vista medico, non hanno molto senso. Io però so di aver fatto del mio meglio e penso che la situazione medica di Coleen possa essere verosimile. Per quanto riguarda l’aspetto emotivo e psicologico, ho preso ispirazione dalle storie di diversi ragazzi che hanno o hanno avuto il cancro e ci ho aggiunto una buona dose di empatia. Se io avessi sedici anni e da un giorno all’altro mi dicessero che ho la leucemia, che cosa farei? Credo che questa domanda mi abbia guidata nel dar voce a Coleen.

Loriana Lucciarini – Hai aperto un’Associazione di volontariato legata a queste problematiche, ne ho già accennato nella presentazione del tuo romanzo, ma vorrei che ce ne parlassi in modo più approfondito tu…

Maricla Pannocchia – Certo! Come ho accennato, durante la stesura della prima edizione del romanzo, sono rimasta a bocca aperta davanti al coraggio e all’amore per la vita di questi ragazzi. Mi dicevo: “Certo che avrebbero di che lamentarsi”, invece mi sono imbattuta in tante storie – tante vite – in cui le difficoltà non mancano, e anche i momenti “no”, ma si riesce sempre a guardare avanti e a trovare un motivo per sorridere e ho sentito dentro di me il bisogno di fare qualcosa per questi ragazzi. Non avendo nessuna competenza medica, sapevo di dovermi muovere in un altro ambito, e così ho deciso di lanciare un sito Internet dal nome Adolescenti e cancro attraverso il quale i ragazzi italiani avrebbero potuto mettersi in contatto con altri ragazzi in situazioni simili. Durante l’estate mi misi in contatto con una ragazza inglese che stava finendo le cure per un tumore alle ossa e mi feci dare dei consigli sul tipo di supporto sociale che aveva ricevuto lei nel suo Paese (dove ci sono diverse Associazioni che, in vario modo, supportano esclusivamente gli adolescenti e i giovani adulti) e poi sono entrata in contatto con Alessio, il primo dei ragazzi italiani a unirsi all’Associazione. A settembre ho lanciato il sito. Quando l’ho fatto è stato un po’ come con la stesura del romanzo, non mi sono fatta tante domande, ho abbracciato questa nuova avventura e non dico che sia sempre stato facile. I primi mesi sono stati quelli più difficili ma adesso le cose vanno molto bene. I ragazzi si sono iscritti principalmente grazie al passaparola. Offriamo diverse attività di cui vi parlerò meglio fra due domande. Comunque, penso che sia estremamente importante permettere ai ragazzi in cura ma anche a quelli che hanno finito le terapie di vivere diverse esperienze che li aiutino a sentirsi giovani e vivi a dispetto della malattia, e meno isolati, perché tutte queste esperienze le vivono con altri ragazzi in situazioni simili.

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Loriana Lucciarini – Hai realizzato anche un altro volume, dal titolo “Attimi di noi” che raccoglie le storie vere di quattordici dei ragazzi supportati dall’Associazione che raccontano la loro esperienza con la malattia. Certamente un ottimo modo per sensibilizzare, ma anche per avvicinare a questi temi. C’è dell’altro?

Maricla Pannocchia – In termini di scrittura su questa tematica al momento no, non  c’e’ dell’altro.  L’anno scorso, proprio in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile che cade ogni anno a febbraio, ho deciso di far uscire questa raccolta digitale contenente appunto le storie di quattordici dei nostri ragazzi. Ho deciso di renderla gratuita perché la gente magari comincia a leggere visto che scaricare il pdf non costa niente, e spero che poi continui. L’obiettivo è proprio quello che hai scritto tu, sensibilizzare le persone e avvicinare a questi temi. Come dico sempre, penso che il modo migliore per farlo sia direttamente attraverso le voci dei ragazzi che ci stanno passando o ci sono passati. Naturalmente, a un anno di distanza dall’uscita della raccolta quelle storie sono “vecchie”, ma sono comunque da leggere per chi vuole farsi un’idea di che cosa voglia dire davvero ricevere una diagnosi di cancro durante l’adolescenza.

Loriana Lucciarini – Come interagite come Associazione? Cosa proponete? In cosa consiste il vostro contributo? Come vi possiamo aiutare? Quali sono le esperienze che vi portate dietro?

Maricla Pannocchia – Quante domande! Allora, la nostra Associazione offre supporto online attraverso due gruppi chiusi, uno su Facebook e uno su whatsapp, tramite i quali i ragazzi possono entrare in contatto con altri giovani in situazioni simili da tutta Italia. Offriamo poi varie gite, specialmente qui in Toscana: nel 2016 abbiamo organizzato 4 gite a bordo barca. La principale è la Summer Holiday, ovvero la vacanza estiva. In inverno abbiamo realizzato il Winter Break a Firenze, ovvero un fine-settimana nel capoluogo toscano addobbato a festa per Natale. Partecipiamo a eventi di sensibilizzazione come convegni o conferenze. Per due anni consecutivi abbiamo partecipato alla conferenza Find your sense of tumour, in Inghilterra, organizzata dal Teenage Cancer Trust (Associazione inglese no-profit leader nella cura degli adolescenti con tumore), questo è un altro dei miei appuntamenti preferiti perché ci ritroviamo davvero in un altro mondo e siamo l’unica Associazione italiana a partecipare. Organizziamo giornate di svago nelle zone in cui abitano gruppetti di ragazzi come andare a vedere musical famosi in teatro o ancora partecipare a giornate di beauty e massaggi con professioniste dell’estetica oncologica. Per me è molto importante anche dare voce ai ragazzi. Per questo, i ragazzi che lo desiderano possono raccontare la propria storia in forma scritta e tutte le storie vengono pubblicate sul nostro sito Internet e condivise sulla nostra pagina Facebook. A ottobre abbiamo lanciato anche il Teens Video Project, attraverso il quale i ragazzi che lo desiderano possono raccontarsi creativamente utilizzando il linguaggio dei video. Tutti i nostri video da dicembre vengono incorporati nella piattaforma britannica JTV Cancer Support, che ospita da oltre dieci anni video di ragazzi dal Regno Unito e dall’Australia che hanno o hanno avuto il cancro. E ci siamo anche noi dall’Italia. Se avete voglia di farci un salto e vedere i video di alcuni dei nostri ragazzi, vi lascio il link:

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https://jtvcancersupport.com/region/italy/

Personalmente credo di essere all’inizio del mio viaggio, per questo accolgo a braccia aperte tutte le possibilità di confronto che mi si presentano. Lavorare con persone che si muovono in quest’ ambito da più anni di me o in contesti differenti, può sempre stimolare nuove idee e nuove collaborazioni. Con il tempo vorrei organizzare anche eventi di sensibilizzazione sul territorio, intanto quest’anno il 15 febbraio si terra’ “Livorno unita per i giovani” un evento organizzato dalla mia Associazione in collaborazione con l’Associazione livornese Ippogrifo e che vedra’ il coinvolgimento di altre Associazioni del settore della zona quali AVIS, AIDO, AIL e ADMO nonche’ la testimonianza di uno dei nostri ragazzi e il lancio simbolico dei palloncini, in concomitanza con le altre Associazioni amiche o federate FIAGOP.

Come aiutarci? Be’, la prima risposta è quella più ovvia, tramite donazioni, anche piccole. A volte le persone possono non rendersi conto dei costi coinvolti nell’offrire i servizi ai ragazzi. Cerco di collaborare con realtà disposte ad aiutarci gratuitamente ma non è sempre possibile. Tutte le iniziative sono gratuite per i ragazzi, che generalmente si pagano comunque le spese di viaggio. Al momento stiamo raccogliendo fondi principalmente per la Summer Holiday 2017, la vacanza estiva gratuita che quest’anno si terrà dal 21 al 24 agosto inclusi, a Livorno, e sara’ aperta a 9 ragazzi/e provenienti da varie zone d’Italia. Tutti possono contribuire, anche 2 o 5 Euro fanno la differenza. Come dico spesso, ogni giorno spendiamo soldi per sciocchezze, per una o due volte, rinunciamo e doniamo a questi ragazzi la possibilità di divertirsi, confrontarsi e sentirsi giovani a dispetto della malattia!

Qui il link alla campagna di raccolta fondi: https://www.produzionidalbasso.com/project/vacanza-estiva-per-ragazzi-con-il-cancro/

E’ possibile donare anche tramite il c/c postal Intestato a: Associazione di volontariato Adolescenti e cancro c/c postale numero 001033768654 IBAN: IT 84 N 07601 13900 001033768654

Per info o domande potete scrivere all’indirizzo e-mail: adolescentiecancro@yahoo.it

Infine, è possibile dare una mano come volontari: per le iniziative con i ragazzi cerchiamo volontari della zona (Livorno e provincia) ma se ti piacerebbe dare una  mano con la raccolta fondi (esempio: coinvolgendo le aziende, i mercatini ecc della tua zona o anche amici, parenti, colleghi e conoscenti) contattaci pure!

In qualunque modo tu decida di aiutarci grazie di cuore!

Loriana Lucciarini – C’è qualcosa che ancora non sappiamo e che dovremmo sapere su chi si trova ad affrontare la sua battaglia personale contro il cancro?

Maricla Pannocchia – Dato il riferimento al titolo del romanzo, ci tengo a specificare che ho scelto questo titolo perché per me rappresenta le cose che ancora non sappiamo e che l’esperienza di Coleen può insegnarci. Come dico sempre, le persone che non hanno vissuto il cancro sulla loro pelle non possono capire appieno, si possono sforzare, quelle più dotate di empatia sicuramente possono mettersi meglio nei panni di chi ha vissuto o sta vivendo il percorso di malattia però io non dico mai ai ragazzi supportati dalla mia Associazione “ti capisco” perché non è vero. Immagino. Cerco di capire. Provo delle emozioni al riguardo. Ma non mi sono mai seduta su una poltrona d’ospedale a lasciare che m’iniettassero del veleno in corpo (solo per fare un esempio) quindi no, non capisco. Detto questo, posso dire che la gente generalmente pensa che una volta finite le terapie un ragazzo torni alla normalità con un semplice schiocco di dita ma nella maggior parte dei casi non è così. A parte che un ragazzo può avere effetti collaterali a breve o lungo termine causati dalla malattia e/o dalle terapie, un’esperienza del genere ti cambia per sempre e in molti hanno difficoltà a reintegrarsi nella società e a riprendere la vita di tutti i giorni. Dedichiamo un pensiero anche a chi e’ in remissione. Non significa necessariamente che tutte le sue difficoltà siano svanite nel niente.

Loriana Lucciarini – Quando un tumore colpisce un adolescente è ancora più difficile e doloroso prepararsi per la battaglia, sia per l’adolescente stesso – che si affaccia alla vita e sa già che avrà un destino segnato da lotte e dolore – sia per i genitori e per chi gli sta vicino. Tutti, comprensibilmente, a fatica arginano il terrore e a stento riescono a trovare la speranza per reagire e prepararsi a lottare. Non lasciarli soli, dar loro un supporto psicologico è importantissimo e trovo che l’attività della tua Associazione sia davvero da far conoscere e supportare. Tu, grazie alla tua esperienza, cosa ti senti di dirci su questo? Come riuscite a entrare in contatto empatico con le persone per dar loro coraggio, forza e, soprattutto, speranza?

Maricla Pannocchia – Prima di tutto, grazie per le tue parole. Hai pienamente ragione, spesso dimentichiamo che a soffrire e a dover affrontare difficoltà non è solo il ragazzo che riceve la diagnosi ma anche tutti coloro che gli vogliono bene a cominciare dalla famiglia per passare agli amici, al partner e alla comunità in generale. Gli adolescenti si trovano in una fase della vita di per sé delicata e difficile e una diagnosi di cancro mette in pausa la loro quotidianità. Li costringe a pensare alla propria mortalità, magari per la prima volta. E’ importante che i ragazzi mantengano una parvenza di normalità nella loro vita e quindi, secondo me, i programmi di supporto fra coetanei e attività che permettono loro distrarsi, divertirsi ma anche di imparare qualcosa di nuovo, sono importantissimi. Partecipando a quasi tutte le iniziative organizzate dalla mia Associazione, ho visto con i miei occhi l’importanza del supporto fra coetanei e d’iniziative che aiutano i ragazzi a ricordare che sono prima di tutto delle persone con i propri talenti, interessi, le passioni ecc e il cancro non li definisce. Mi reputo una persona empatica, come ho accennato prima, e credo che questo mi aiuti a rapportarmi con i ragazzi. Credo che il “segreto” però sia un altro: quando ho i ragazzi davanti non penso mai a loro come a dei malati di cancro. Sono dei giovani, e solo secondariamente sono dei malati di cancro. Questo mi permette di parlare e scherzare con loro come se fossero sani, d’incoraggiarli, di chiacchierare di cose di poco conto o anche dei piani per il loro futuro. Naturalmente dentro di me so che hanno passato o stanno ancora passando difficoltà che non posso neanche immaginare e i momenti più difficili sono quando i ragazzi raccontano le loro storie che naturalmente sono molto toccanti dal punto di vista emotivo. Pur cercando di essere incoraggiante, non voglio vendere loro storielle o indorare la pillola. Penso che il classico “andrà tutto bene” a volte non serva proprio a niente, a quest’età i ragazzi sono grandi e sono maturati in fretta, a volte non vogliono storielle, ma hanno solo bisogno di una persona amica di cui fidarsi, con la quale potersi sfogare. E sì, come hai accennato tu, è importantissimo rimanere vicini a una persona che soffre di qualunque grave malattia, a qualunque età. Non importa fare grandi gesti, l’amore e la presenza costante possono valere moltissimo.

Loriana Lucciarini – Grazie, Maricla, per essere stata qui con noi oggi. Mi ha fatto piacere ospitarti e scoprire le tante attività che svolgi. 🙂

Maricla Pannocchia – E’ stato un piacere e grazie ancora per avermi ospitata e per le tue belle parole! 🙂 Mi scuso se mi sono dilungata con le risposte, ma sono temi che richiedono un po’ di tempo e di parole per poter quantomeno cominciare a parlarne per bene. Grazie! 😀

Loriana Lucciarini – Apro ora la chat con i lettori. Maricla risponderà durante la giornata a tutti i commenti che le invierete. La possibilità di farle domande terminerà alle ore 20:00. Per i commenti che arriveranno dopo quest’orario ricordo che l’autrice passerà nei giorni successivi per non lasciare inevaso nessun commento. Tutto chiaro? 🙂 Bene, la CHAT È APERTA: SIETE LIBERI DI FARE LE VOSTRE DOMANDE…

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