[eventi] – Oggi le favole di Loriana Lucciarini su Italy Web Radio

Radio ON, oggi, su Italy Web Radio ci sono le mie storie fantastiche lette da Giulia, nella trasmissione “Una pioggia di favole”… non perdetevela! Ore 16.00 su https://italywebradio.it/i-nostri-programmi/una-pioggia-di-favole/

Loriana Lucciarini scrittrice

ItalyWebRadio FAVOLE Giulia 20.10.2017

Oggi alle 16:00 nel programma radiofonico di Italy Web Radio “Una Pioggia di Favole” Giulia leggerà i racconti di Loriana Lucciarini tratti da:

«Si può volare senza ali» (Arpeggio Libero)

e

«Una fantastica caccia al tesoro» (Arpeggio Libero)

Dove? Su Italy Web Radio, a questo link (cliccare poi su “ascolta”)

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[eventi] – Domenica 22 ottobre: Loriana Lucciarini è a «Fuori dal coro» la kermesse letteraria di Roseto degli Abruzzi

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Originally posted on Loriana Lucciarini scrittrice:
Loriana Lucciarini parteciperà alla kermesse editoriale e culturale FUORI DAL CORO, il 22 ottobre alle ore 17:00 per presentare i suoi romanzi nell’incontro letterario FRA EROS E AGAPE Si parlerà di letteratura sentimentale e…

[ospiti] – Le mille anime di Emma Fenu: farsi strumento di narrazione per raccontare i mille volti dell’universo donna | intervista all’Autrice di «Vite di Madri, storie di ordinaria anormalità»

Buon pomeriggio carissim* followers e benvenut* a questo appuntamento con la scrittrice e esperta della storia delle donne Emma Fenu, che ringrazio per essere qui.

Vi parlo un po’ di lei: ho conosciuto Emma attraverso il gruppo facebook di Cultura al Femminile e poi anche nell’associazione di cui anche lei fa parte, la Ewwa.

Le nostre strade si sono incrociate più volte sullo stesso sentiero, fin quando non ci siamo accorte l’una dell’altra. Ci siamo trovate e  oggi siamo qui, io e Emma, a presentarvi il suo volume «Vite di Madri, storie di ordinaria anormalità».


«Vite di madri» un volume che è uno scrigno di vite, di storie, di emozioni… qui la recensione su Scintille d’Anima, eccone alcuni stralci:

Un caleidoscopio di vite e di emozioni, ricucite con la forza della vita.

Vite di madri, storie di ordinarie anormalità di Emma Fenu è un volume di storie di donne, tessute come una coperta pachwork, dalle dita attente e delicate di Emma Fenu.

Tanti tasselli di stoffa, tutti diversi, cuciti e tenuti assieme dal filo sottile dell’animo e dell’amore. Tessuti lacerati da graffi e dolori, ricomposti e aggiustati per affrontare a fatica una vita tentando di afferrarne stralci di serenità e di luce.

Storie diverse, accomunate dall’universo narrante: quello femminile. Quello dell’essere donna e diventare madre.

La maternità è infatti l’elemento focale dei racconti nella dicotomia essere madre/essere figlia e della maternità voluta/la maternità negata.

(…) E ci ritroviamo in questo puzzle variegato e sofferente di esistenze graffiate, silenziose, che trovano per la prima volta voce e lacrime tra la narrazione di queste pagine, come un momento di espiazione di un dolore non voluto, non cercato, ma subìto e percorso fino in fondo al buio. Ma ritroviamo anche la luce, raggiunta a costo di enorme fatica, che tutte queste donne hanno conquistato e il cui l’unico elemento è l’Amore. L’amore che avvolge, che riscatta, che completa, che dona nuova dignità a queste esistenze spezzate e ricomposte.

Ho trovato Vite di madri ben scritto, con sensibilità e coraggio: l’Autrice procede in punta di piedi ma con parole di fuoco che restano incise nell’anima.

[tratto da Scintille d’Anima – recensione a cura di L. Lucciarini]


Ma chi è l’autrice di «Vite di Madri»?

In questo evento del Salotto letterario ve la farò conoscere e sono certa che vi affascinerà! 🙂

Ve la presento subito: Emma Fenu, è nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero e ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Ogni cinque anni, per esigenze lavorative, cambia nazione o continente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione. Si occupa da anni di Storia delle Donne, di Letteratura e di Iconografia di genere; recensisce libri e intervista scrittori per vari siti web; ha fondato e presiede un sito, “Cultura al femminile”, con rispettivo gruppo facebook, “Letteratura al Femminile”; tiene corsi di scrittura creativa e insegna lingua Italiana agli stranieri. Ha partecipato a varie antologie a tematica femminile, sia come giurata che come concorrente, e organizza eventi e incontri culturali sulle donne e contro la violenza di genere in tutta Italia. Ha pubblicato un saggio “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”; un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”; una silloge di poesie e racconti, con testo a fronte in catalano, “Sangue e Miele”; una fiaba i pregiudizi sessisti, “Il segreto delle principesse”; una saga familiare al femminile, “Le dee del miele”.

Ma Emma non è solo questo, è molto di più… Una personalità multisfaccettata, dalle mille anime, un caleidoscopio che riflette l’intero universo femminile…

Così la descrive Serena Mandrici all’interno del volume:

«Emma, Emma, fiocchi, merletti e confetti rosa; rose secche e fiori di campagna, ancora profumati; una finestra sul mondo, ma con le tendine e i nastri per chiuderle. Non so come faccia a sognare sempre, nonostante tutto. Emma per me è un mistero, nasconde così tante cose dietro la corazza e l’armatura da pulzella francese… C’è qualcosa in lei di segreto, come una tazzina da tea, di fine porcellana, che è stata portata da luoghi lontani, che ha attraversato i mari e i paesi, conoscendo cicatrici ed etnie. È una tazzina preziosa e fragile, che cura con amore la propria teiera stanca e dispensa una calda bevanda a tutte le persone che incontra… ma chissà quante riescono davvero ad assaporare l’aroma di quanto bevono, chissà quante scoprono i mondi segreti di cui si nutre lei. Ma non deluderla, non prenderla in giro. Emma c’è o non c’è, non ha vie di mezzo. Puoi scoprire un pezzo del suo mondo, se ti impegni: lo trovi nascosto sotto al fiocco in testa. Un mondo di parole, di frasi, di collegamenti, di cultura, di curiosità. Un pozzo in cui perderti.»

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Oggi Emma è qui con noi e le farò una breve intervista. Siamo pronte? Siiiiii, eccoci quiiiiii

🙂

  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – Una descrizione intensa, vera, che ho scelto proprio per presentarti qui oggi, Emma, perché credo faccia emergere la tua vera essenza, da subito. Lo pensi anche tu? E cosa puoi dirci di te, oltre quanto detto finora? Chi altro sei?
  • Emma Fenu – Sono una Donna. Sono un’Alice che ogni giorno si scopre diversa; sono, parafrasando Gianni Rodari, io più un minuto. Sempre me, ma un po’ più evoluta, cresciuta, “vissuta”.
  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – Un’attenta e articolata recensione di Ilaria Biondi su “Cultura al Femminile”, definisce «Vite di Madri» come un’opera che ha: «La lingua corposa, feconda di profumi e depositaria di voci arcane, avvampa il lettore, conducendolo in una danza di suoni e immagini che trascende il crinale del tempo. Una scrittura densa di rimandi e richiami interni. Di parallelismi e metafore. Di simboli, che rinviano per buona misura alla fecondità, nucleo denso del romanzo, e alla numerologia. Una partitura che si regge sul ritorno anaforico di parole dal forte potere evocativo, legate ai campi semantici del numinoso, del mistero e della maternità. Senza dimenticare il sapiente gioco degli ossimori, che innervano nella struttura formale le ineliminabili dicotomie della vita, nel suo essere al contempo buio e luce.» Emma, immagino che il lavoro sia stato complesso e articolato. Come hai strutturato la narrazione? Hai operato delle scelte a valle o è stato necessario un work in progress, rispetto alle vicende di cui ti hanno fatto custode?
  • Emma Fenu – “Vite di Madri” è nato nel progetto embrionale come una testimonianza autobiografica sull’endometriosi, ma è stato da subito un figlio ribelle ed è divenuto “altro”. Ho lanciato un appello su un forum di donne e ho ricevuto 152 storie vere, crude, bellissime. Ho notato che l’infertilità è spesso legata ad una relazione difficile o traumatica con la madre o addirittura esito di nodi irrisolti delle nostre ave, in tempi che precedono la nostra nascita. Ho letto saggi che supportano scientificamente tale ipotesi, ma io ho voluto occuparmi del piano emozionale e narrativo, elaborando 13 storie dal respiro corale, in cui, al di là della vicenda raccontata, tutte possono, in qualche modo, rispecchiarsi.
  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – Miti e Simboli sono elementi che ricorrono sempre nella tua narrazione letteraria e la caratterizzano fortemente. Intanto voglio sapere da te quanto le tue origini, tu che vieni da una terra d’antichi miti e riti, hanno formato questa tua visione?
  • Emma Fenu – Io sono stata cresciuta con fiabe, simboli, nenie sussurrate e parole taciute. La Sardegna è una terra misteriosa, dove vivi e morti percorrono insieme strade di pietra che portano al mito. Oggi la cultura ancestrale è meno sentita, ma l’eco risuona ancora, nel vento, per chi porge l’orecchio.
  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – Dicevamo, sei molto attenta alla simbologia mistica e ai segni mitologici. Tutta la tua narrazione ne è impastata. Infatti, ci hai tenuto a precisare nella prefazione che le storie all’inizio dovevano essere 12 per un motivo ma che poi il progetto è cambiato. Ti chiedo: perché l’utilizzo della simbologia è per te così importate? Cosa vuoi comunicare e cos’è intervenuto a modificare in corso d’opera il tuo lavoro?
  • Emma Fenu – Vivo nella simbolologia, sia per una naturale predisposizione a cercare un significato nascosto nelle pieghe delle storie e della Storia, sia per la mia formazione: dopo la laurea in Lettere e Filosofia, ho, infatti, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti, vertente sull’iconografia delle figure femminili fra Medioevo e Rinascimento. Eva e Maria Maddalena sono stati i miei primi amori. Tale approccio all’arte figurativa lo ho applicato anche alla letteratura, mettendo in atto, spontaneamente, una “caccia” al simbolo. Del resto tale parola, etimologicamente, indica un oggetto diviso fra due persone che, nel momento della riunione, avrebbe indicato la passata relazione avvenuta: un libro non è forse un modo per comunicare e riconoscersi parte di una stessa storia universale? Nella seconda versione, riveduta e ampliata, di “Vite di Madri” le storie non sono più 12 ma 13, entrambi numeri con un valore simbolico molto intenso. L’ultima storia è arrivata per posta, scritta a mano, 13 giorni prima della stampa del manoscritto.
  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – Tu narri di Donne: donne mistiche, donne Dee, donne Fenici, donne Streghe, donne Spezzate, donne come Potenza universale di fuoco sacro, Sacerdotesse mistiche, Madri-Figlie e Madri-universo, soprattutto. Approfondiamo questi aspetti. Tu, scrivi: «In verità, siamo Madri, tutte. Madri di idee, di progetti, di sogni. Seni turgidi di Dee che accolgono amiche, sorelle, mariti, amanti. Madri delle nostre madri e perfino di noi stesse. Capaci di far germogliare speranza e abortire fantasie, di creare dal nulla e di nutrire di noi: totalmente imperfette e, per questo, così seducenti e difficili da decifrare.» Puoi aggiungere qualcosa?
  • Emma Fenu – Siamo tutte madri, ventri accoglienti di idee, e siamo tutte infertili e sterili quando la voce ci viene negata e il silenzio imbavaglia la nostra creatività. Tutte figlie di Eva, tutte eredi di colei che morse la mela per desiderio di conoscenza.
  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – Veniamo ai contenuti del volume. Storie di donne. Di maternità. Di legami di sangue e di anima. Storie dure, di buio, di luce, di sofferenza, di rinascita. Storie nate da interviste. Nella prefazione scrivi: «Non si tratta di semplici boccate d’ossigeno, che rigenerano corpo e spirito dopo aver percorso, canticchiando, un sentiero di montagna. Sono, piuttosto, convulse fami d’aria, come quelle che seguono all’imposizione di una mano vigorosa, premuta su una bocca alla quale viene negato un urlo. Tuttavia, al termine della lettura, lo spasmo dei polmoni si attenua, per scandire, con respiri regolari, il tempo che segue alla conclusione della narrazione. Ogni storia è intensa, a tratti cruda e crudele, ma contempla una resurrezione catartica, una volta spostata la pietra che chiudeva il sepolcro del silenzio. (…) Ho rielaborato l’intero materiale ricevuto creando nuove osmosi, pur lasciando che ciascuna riga comprendesse tutto e che io vi fossi, in qualche modo, sempre inclusa. Sono io, dunque, il caleidoscopio che ora vi porge petali di immagini, lo specchio di Alice tramite cui il mondo si traveste per scoprirsi. Tale scelta narrativa è stata subito adottata, di comune accordo, in primis per tutelare l’anonimato delle donne che si sono con me confidate, senza remore; in secondo luogo per creare una dimensione “corale” grazie alla quale, in ogni lettera digitata, una forza collettiva fosse convogliata nella mia mente e nelle mie dita.» La stesura delle testimonianze quindi immagino sia stato un lavoro difficile e complesso, che ha necessitato di ascolto, elaborazione, sensibilità narrativa e empatia per la Emma, donna e la Emma Fenu, autrice. Quanto di entrambe c’è nel volume come l’atto di genesi per «Vite di madri»?
  • Emma Fenu – Ci sono entrambe, una inizia dove l’altra finisce, in un cerchio lunare. Non coincidono sempre, ma a volte si fondono e si confondono.
  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – Nelle interviste è stata determinante la capacità di ascolto ma anche il talento di tessere insieme storie diverse e diventare strumento di narrazione per le vite altrui. Capacità che devono essere naturali, o ce le hai o non riesci a gestire il carico emotivo di quelle esistenze. Serena Mandrici ti descrive così, come una persona «…in grado di vedere oltre il blu del mare, che cerca la sirena ancorata nei fondali, quella con lo scrigno e i segreti, e che ha la chiave e la voglia di scendere, ma non la cerca per avere il tesoro, la cerca per trovare, in ogni pietra preziosa, la storia che la conserva così lucente. Non so come possa essere sempre dentro le storie ma allo stesso tempo al di sopra delle stesse. (…)  La sua curiosità la tiene in vita, non ho dubbi. (…) Lei parla tanto, ma non parla mai, lei ascolta e consiglia e capisce sempre, lei rispetta i tempi, i modi, la forma stessa in cui scrivi. Lei sa perché tu vai a capo senza un senso, o perché metti una virgola proprio lì dove sembra non andare, sa perché lasci gli spazi, legge, attraverso le righe, quello che vuoi dirle, ma di sé manda piccoli segnali, raramente.» Ti ci ritrovi, Emma? E poi dimmi, quanto è stato complicato farsi strumento di narrazione?
  • Emma Fenu – È stato facile, naturale, viscerale. Non ho letto le storie, le ho vissute, le ho mangiate, le ho divorate, le ho fatte pezzi di me. Scriverle è stato liberatorio, come un parto rapido, anche se non indolore, epilogo agognato di una gravidanza a rischio.
  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – «Vite di madri» è un volume interessante anche dal punto di vista di analisi della società: come la donna si approccia al tema della maternità? Quanto gravano su di lei gli stereotipi e le aspettative culturali? La  maternità ancora oggi è vista come il fulcro, il perno in cui gira il senso identitario di una donna e che – in base agli eventi e soprattutto se non è una scelta voluta e consapevole ma più subìta – può trasformarsi in un peso da sopportare pur di non sottrarsi alle aspettative della società. Cioè, in alcuni casi, ci si piega agli stereotipi che vedono le donne-mamme felici e appagate rispetto a questo ruolo. Quasi mai la maternità viene dipinta con realismo e sempre più spesso, anche a causa dei messaggi veicolati da media e social network, le donne vivono questo aspetto con mille dubbi e insicurezze, reprimendo a volte anche la scelta di voler essere altro, pur di adeguarsi alle aspettative altrui. Non parliamo del dramma interiore che si scatena qualora, nonostante il forte desiderio, si arrivi a una  maternità mancata: essa diventa la negazione del proprio essere donna, della propria individualità, fino a svuotare di senso identitario l’esistenza. Un dramma nel dramma. E tutto ruota qui: quando non si trova lo spazio per interpretare i ruoli che la società impone e in cui li mondo vuole ridurci, si affronta una grande crisi personale.Ho trovato molto interessante il contributo della semiologa Sabina Cedri, presente in «Vite di madri», che approfondisce –  appunto  – i temi come Ruoli, Stereotipi, Individualità, Consapevolezza e Scelta personale.Com’è nata l’idea di inserire questa parte nel tuo volume? Faceva già parte del progetto iniziale o anche questa è stata un work in progress?
  • Emma Fenu – Ho molta stima di Sabina Cedri, come professionista e come donna. Quando ho concluso la stesura del libro mi è venuto spontaneo pensare ad un’appendice che spiegasse in termini semiotici e statistici, attraverso uno studio dei media, alcune fra le ragioni che stanno alla base dell’esistenza di un modello femminile stereotipato e mortificante che si rivolge in modo peculiare alle madri.
  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – Emma, tu sei una fucina di idee e fai mille cose. Puoi parlarci dei tuoi progetti a breve e a lunga scadenza? Nei hai qualcuno legato a «Vite di Madri?»
  • Emma Fenu – In “Vite di Madri” non ho incluso la mia storia, pur essendo io presente in ogni vicenda narrata, come un caleidoscopio. Sono passati quattro anni dal giorno in cui scrissi l’incipit. Oggi sono pronta a raccontarmi in un memoir.
  • Loriana Lucciarini (Scintille d’Anima) – Progetti futuri? Vuoi parlarcene?
  • Emma Fenu – Tanti progetti, Loriana! Mi nutro e mi sazio di sogni e progetti! A breve sarà edita una mia raccolta di filastrocche per bambini, in collaborazione con due psicologhe, che, rivolgendosi ai bambini dai due ai cinque anni, narra il concepimento naturale, la fecondazione assistita, omologa e etereologa, e l’adozione. Per l’inizio dell’anno prossimo pubblicherò una revisione più fruibile ai non addetti ai lavori e con parti ampliate del mio primo saggio su Maria Maddalena… e, infine, ho appena concluso la stesura di un terzo romanzo di cui, per ora, ignoro il destino: io gli ho dato vita, ora devo lasciarlo andare per le strade del mondo.

Per concludere questo incontro, voglio leggervi uno stralcio di uno dei racconti, che per me è il più rappresentativo. L’ho scelto perché rappresenta la Donna-Fenice, la donna che è specchio anche di me. Quella che non molla, che si rialza anche se devastata, quella che trova dentro sé quella potenza vitale capace di darle nuova luce negli occhi, nonostante tutto. Rispecchia il mio modo di essere. La mia filosofia di vita. La mia profonda convinzione che noi donne siamo esseri speciali, davvero, perché racchiudiamo l’energia del mondo e che siamo capaci di creare legami e sinergie…


Lo incontrai, aveva un anno più di me e frequentava il mio stesso liceo. Questa volta la mia quête esistenziale sembrava non avermi condotta sull’orlo della morte.

Avevo trovato la luce che stavo cercando, l’altra metà della mela di platonica memoria, l’amore predestinato, la gioia e lo stupore, la spensieratezza e la sicurezza. Lui era solare, allegro, sicuro di sé, forse anche troppo, brillante, simpatico… e anche bello, con due occhi neri e profondi. Ed era, soprattutto, felice, sempre e comunque.

Conobbi anche i suoi genitori, che, allora, non chiamavo ancora per nome.

Trascorsero quattro anni.

Domenica 27 giugno trascorsi una domenica spensierata con lui, in gita sulla sua moto.

Lunedì 28 giugno non riuscimmo, purtroppo, a incontrarci.

Martedì 29 giugno. Martedì 29 giugno 1993.

Ho ancora, tatuata nelle carni della mia memoria, la curva del suo sorriso e il candore dei suoi denti, mentre si gira per salutarmi.

Lui cammina, si volta, mi guarda con quel suo sguardo complice e mi fa l’occhiolino.

Mercoledì 30 giugno.

Non ricordo con certezza l’ora del nostro appuntamento a casa mia, ma cominciava a essere tardi. Lui era estremamente puntuale.

I cellulari allora non esistevano, dovetti chiamare i suoi genitori. Rispose sua madre, simulò calma e mi rassicurò, ma, non appena agganciato, senza avvisarmi, si infilò in auto, per raggiungermi.

Io tenevo ancora la cornetta stretta nella mano, entrambe pesi senza vita, quando percepii, in lontananza, il rumore di un elicottero.

Fu allora che capii. Alla guida della mia Panda mi diressi verso casa del mio amore, non sapendo che la madre, dalla parte opposta, percorreva la medesima strada. Da quel momento le nostre vite si legarono indissolubilmente, un filo invisibile che passa da quel punto di incontro, quello della statale tra Correggio e Carpi.

Arrivai sulla strada dell’incidente e feci la fila dietro alle altre auto.

Non ricordo quanto rimasi ferma nel traffico… forse un’eternità.

Vidi anche l’elicottero, il cui ruotare delle pale in volo avevo sentito da casa mia, e scrutai il volto del pilota, seduto nei pressi, con il mento appoggiato alle mani. Riuscii a fare la deviazione, passai di fianco a un camion, vidi la moto, feci l’inversione e mi fermai vicino a un’ambulanza. Chiesi chi era rimasto ferito e, ottenuta risposta, dissi con un filo di voce, ancora aggrappandomi all’illusione che non si trattasse di lui: «Penso che sia il mio ragazzo.»

Ripresi l’auto in direzione del Pronto Soccorso, lo stesso in cui mi prestarono le cure successive all’incidente che ebbi anni prima.

Dopo pochi minuti entrarono i suoi genitori: ci abbracciammo e finalmente scesero le lacrime. Aspettammo notizie, seduti su una panca verde menta.

Infiniti Minuti. Forse dieci, forse meno.

«L’impatto è stato forte e il ragazzo non ce l’ha fatta. Purtroppo è DECEDUTO.»

Fu come un vortice, una caduta in picchiata, l’aria che manca, la testa che gira, il mondo che crolla, il petto in frantumi e un “no” urlato e reiterato che esce dalla mia bocca e da quella di sua madre.

Uno scherzo del destino, di nuovo lì, stavolta senza ferite che si possano ricucire: queste avrebbero continuato a sanguinare, per sempre. Mi avvinghiai, come una bambina abbracciata al suo oggetto transazionale, a sua madre, una donna a cui, fino a qualche ora prima, avevo dato del Lei.

Qualche giorno dopo mi recai presso un consultorio, animata dalla stupida speranza di essere incinta di lui, cosa impossibile dato che assumevo un anticoncezionale. Fu straziante replicare alla domanda dell’infermiera sul perché avessi deciso di smettere la pillola: «Il mio fidanzato è morto mercoledì.» Mi sentivo vuota, troppo vuota, avrei voluto colmare l’abisso del mio dolore con un feto da crescere nella pancia, nella memoria di lui.

Sono trascorsi molti anni, da allora.

Chi vi scrive è una donna adulta, moglie di un marito meraviglioso e mamma di due bambini desiderati con ardore, che sono l’esito, vincente, di anni di lotte contro un’infertilità definita sine causa.

Ho un naso molto asimmetrico, con un ossicino che spunta e un altro incastrato all’interno e una cicatrice, vicino a una narice, che sembra un piercing.

I miei figli hanno una terza nonna, io una seconda madre. Non ho reciso il filo che mi ha legata a quella donna nell’immane dolore e sul quale, come acrobati, abbiamo camminato, incuranti del pericolo, verso la promessa di una porzione di felicità.

[tratto da «Vite di Madri, storie di ordinarie anormalità» – storia n. 6:  l’Amore ai tempi del colera]


Bene, spero che questo incontro sia stato interessante e pieno di spunti di riflessione per voi, car* followers. Tanti gli argomenti trattati, spero abbiate apprezzato le risposte sincere della nostra ospite e la sensibilità con cui abbiamo trattato temi impegnativi e delicati.

Ringrazio Emma per essere stata con noi e vi invito a seguire le prossime iniziative del Salotto Letterario di Scintille d’Anima, che saranno organizzate in futuro. Un abbraccio grande a tutt* e a presto! ❤ 🙂

Loriana Lucciarini

[letti per voi] – Parto di nuovo, di Giulia Mastrantoni | La paura che impedisce di essere felici

Messaggera di messaggi positivi, Giulia scrive storie – come queste della serie SHORT TALES – per riflettere o sognare, con finali a sorpresa, proponendo racconti introspettivi o divertenti, comici o drammatici, horror o quasi fiabeschi… un mix speciale, che riflette la sua personalità.

Oggi commento in due battute il suo PARTO DI NUOVO, un racconto breve dove la paura di amare e di essere felici diventa l’impedimento stesso alla felicità. Questo racconto fa parte della serie Short Tales


PARTO DI NUOVO

Un incontro, due anime affini, un legame che cresce ogni giorno di più… fino a fare paura.

Paura, perché? L’accorgersi di dipendere troppo dall’altro, dal quel sentimento che inizia a essere importante spaventa troppo la protagonista e così, per lei, la migliore strategia pare essere la fuga.

«Parto di nuovo» è dove la partenza è liberazione e, ogni volta, il ritorno sembra essere la conferma di un amore che non si allontana, non va via, nonostante i chilometri; quasi come una condanna…

Una novella che saprà conquistarvi, emozionarvi e darvi una grande lezione sulla vita e sull’importanza della scelta delle priorità dell’esistenza.

Loriana Lucciarini


Si acquista al costo di 1,77€  a questo link

 

 Quando aveva realizzato di essersi appena commossa per la sorpresa di Marco, aveva capito fino in fondo la gravità della situazione. Con la scusa di lavarsi le mani, era rimasta chiusa in bagno una buona decina di minuti, accanto alla finestra aperta. A respirare profondamente. La paura era più forte di qualunque felicità.

(Estratto)